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La guerra giusta in Libia

Gli Usa bombardano Sirte. È un attacco necessario per colpire l'Isis nelle sue basi. E un intervento utile per rimediare al caos libico post-Gheddafi. Che l'Europa e l'Italia prendano esempio...

bombe sirte

Inizia apparentemente in sordina una nuova operazioni militare americana in Libia. Cinque raid aerei mirati contro le postazioni e i mezzi blindati dello Stato Islamico a Sirte. La Bbc non ne parla nemmeno, il Corriere non gli dedica il primo piano. Probabilmente si tratta di piccole azioni isolate, come ce ne sono tante su tutti i fronti della lunga guerra al terrorismo. Oppure, da quel che dichiarano sia Washington che il nostro governo (che ha già messo a disposizione, da mesi, la base di Sigonella), si tratta dell’inizio di una campagna più massiccia contro il Califfato. Per ora sono queste le prime notizie dell’intervento statunitense nel Paese mediterraneo, autorizzato a fine luglio, chiesto esplicitamente dal governo di unità nazionale libico di al Serraj. È “un fatto molto positivo”, come commenta il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni. E non potrebbe essere definito altrimenti.

Se vogliamo realmente prevenire attentati, dobbiamo anche (e non solo) colpire l’Isis nelle sue basi, nei suoi “santuari”, nelle terre che ha occupato e governa con pugno di ferro. Purtroppo non ci sono altri metodi a disposizione, non c’è trattativa che tenga con un movimento che si fa portavoce di un islam apocalittico, rivoluzionario, universale e totalitario.

Siamo già pronti a sentire ogni tipo di argomento contro il nuovo intervento statunitense, come da tradizione. Vediamo quali sono le maggiori obiezioni. Un appunto pertinente riguarda la natura ridotta dell’intervento, dettata dalle necessità. Non ci sono e non ci saranno neppure truppe sul terreno, perché il governo Serraj lo impedisce. Già ha velatamente protestato contro la Francia, che il mese scorso ha dovuto ammettere (dopo l’uccisione di tre suoi sottufficiali) la presenza di sue forze speciali e consiglieri militari in Libia. Erano presenti da tempo, mai dichiarati, combattevano dalla parte del governo di Tobruk, quello laico, che si contrappone al governo islamico di Tripoli. Serraj non ha digerito che ci fossero truppe europee sul suolo libico, soprattutto teme che la Francia e anche l’Italia continuino ad appoggiare un governo in esilio che potrebbe scalzarlo. Quindi, nella guerra contro l’Isis, è improponibile un intervento “boots on the ground”. I raid aerei mirati sono l’unica carta a disposizione della Coalizione contro l’Isis.

L’altra obiezione la muove la Russia e per questo ci aspettiamo che la vasta platea dei putiniani italiani segua a ruota, ripetendo la stessa tesi: secondo l’ambasciatore russo in Libia, Ivan Molotkov, i raid statunitensi sono ai confini della legalità (“Attualmente in Libia è difficile parlare di diritto”). La tesi è fragile, però, perché i raid sono effettuati dietro richiesta del governo Serraj che attualmente è l’unico riconosciuto dall’Onu. Aspettiamoci, però, la nuova offensiva propagandistica russa (e dei filo-russi, già svegli e attivissimi nelle sezioni dei commenti online) contro gli americani “destabilizzatori” che bombardano illegalmente la Libia solo per inondarci di profughi. Come se non fossimo già inondati di profughi, peraltro

C’è poi l’atteggiamento democristiano di quelli che: “non disturbare il can che dorme”, cioè non colpire l’Isis perché altrimenti si vendica su di noi, che siamo il bersaglio più vicino. Tuttavia, come abbiamo già ricordato a più riprese sulle colonne di questo giornale, l’Italia è già un bersaglio dichiarato dell’Isis sin dal 2014. Vuoi perché ci vogliono tenere per ultimi, vuoi per fortuna, vuoi per (perché no?) la bravura dei nostri servizi segreti, non ci ha ancora colpito in casa. Ma l’intenzione c’è. E gli italiani uccisi a Tunisi, Dacca e Nizza sono lì a testimoniarlo con la loro tragica fine. In generale non è più dimostrabile la tesi del terrorismo “reattivo”. Anche se non attaccato direttamente, l’Isis ha continuato a colpire l’Europa, ovunque, indiscriminatamente. Quello americano è un contrattacco, un’azione di “auto-difesa” come è definita dal comunicato del Dipartimento di Stato: “Gli Stati Uniti hanno la possibilità di usare la forza militare contro i militanti islamisti in Libia come auto-difesa nel quadro del conflitto armato in corso contro lo Stato islamico”.

Infine, ma non da ultimo, ci sono quelli che vorrebbero tornare indietro nel tempo e rimandare al potere Gheddafi, che imprecano contro i francesi e gli americani che lo hanno lasciato uccidere dai ribelli, appoggiando l’insurrezione. Ma non si torna indietro nel tempo: piaccia o no il passato, ora la Libia è un caos e occorre metterci una pezza. Un intervento contro l’Isis a Sirte, colpendo la banda armata più pericolosa del Mediterraneo, contribuisce a metterla, quella pezza.

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di on 3 agosto 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

22 commenti a La guerra giusta in Libia

  1. Luca Rispondi

    3 agosto 2016 at 08:37

    I poveretti instupiditi sostenitori del pacifismo o di assetti putinianizzati sarebbero stati smentiti quando i loro figli fossero stati trucidati come gli ultimi cinquecento da barbari di quest portata.Per fortuna,pur con Obama,l’America esiste e solo su questa possiamo credere e sperare.

    • Sergio Andreani Rispondi

      3 agosto 2016 at 12:06

      ” E’ un intervento utile per rimediare al caos libico post-Gheddafi. Che l’Europa e l’Italia prendano esempio… ”

      ????

      Chi ha provocato il caos libico post Gheddafi se non i nostri “alleati” Usa, Francia e Inghilterra ????

      Per fregarci il petrolio e impedire la nascita deli Dinaro d’oro che avrebbe soppiantato il CFA francese…

      Da chi dovremmo prendere esempio ?

      Da questi bucanieri ?

  2. ultima spiaggia Rispondi

    3 agosto 2016 at 08:58

    La guerra dovremmo farla alla Francia e all’America, responsabili di questo epocale disastro di cui non si contano più i morti né i danni economici.
    Quanto all’Italia, il ritratto che ne fece Pier Paolo Pasolini quarantacinque anni fa è ancora valido:
    «Prevedo la spoliticizzazione completa dell’Italia: diventeremo un gran corpo senza nervi, senza più riflessi… La strada maestra, fatta di qualunquismo e di alienante egoismo, è già tracciata. Resterà forse, come sempre è accaduto in passato, qualche sentiero: non so però chi lo percorrerà, e come»

    • ultima spiaggia Rispondi

      3 agosto 2016 at 13:35

      A conferma di quanto ho già scritto, riporto il titolo de “il Giornale” apparso pochi minuti fa:

      «Libia, le carte di Hillary Clinton: “La Francia distrusse l’Italia”
      La guerra che portò il caos in Libia venne scatenata dai francesi con l’avallo degli americani. L’obiettivo era uno solo: affermare la potenza transalpina ed eliminare ogni influenza italiana nel Maghreb»

  3. Dario Rispondi

    3 agosto 2016 at 09:15

    Quei poveretti che ci governano hanno già cominciato la pantomima sul fatto che l’Italia non partecipa, l’utilizzo delle basi da parte dell’USAF chissà, e così via frignando. Una tristezza infinita.

  4. Alfonso Rispondi

    3 agosto 2016 at 09:25

    Tutto questo casino per una stronza che dice a un soldato con cane lupo di un’unità k9 dell’esercito: “tieni quel cazzo di cane lontano da me”.

  5. Sergio Andreani Rispondi

    3 agosto 2016 at 10:26

    Sentivo la mancanza dei vostri articoletti filo USA.

    Peccato che il buon Bilal , figlio di Erdogan, è stato beccato a riciclare qualche centinaio di milioni di euro derivati dal traffico di petrolio rubato alla Siria di Assad.

    La Turchia è un paese NATO:come la mettiamo?

    Non sento nemmeno più le vostre voci sui russi che non bombarderebbero l’ ISIS e altre amenità.

    Forse perchè gli USA in Siria sono stati battuti ?

    Smettetela di fare le ragazze pon-pon degli USA.

    Siete ridicoli.

    Grazie Putin : https://www.youtube.com/watch?v=C_cHIu3KMG8

  6. Padano Rispondi

    3 agosto 2016 at 11:44

    La motivazione più seria del perché l’Italia non è (era) nel mirino dell’Isis resta sempre quella di Cacciari: attaccare un paese destabilizzato rischia di consolidarlo.

  7. aurelio Rispondi

    3 agosto 2016 at 12:24

    Finito con la Libia bisognerà far a pire a Erdogan di andare in vacanza.Ovvio che deve pensarci l’America noi facciamo solo le sbruffonate televisive.

  8. adriano Rispondi

    3 agosto 2016 at 13:47

    Ho criticato l’America quando ho ritenuto di doverla criticare.In questo caso non capisco chi protesta.I signori dell’Isis hanno dichiarato guerra e la guerra la si fa al nemico ovunque si trovi.Quello che non si comprende piuttosto è perché si sia aspettato tanto e non si attuino interventi decisivi.Il problema dovrebbe coinvolgere la NATO con tutte le forze disponibili.Il cosiddetto governo libico dica quello che vuole.L’obiettivo minimo è eliminare l’Isis e basta.Non capisco in questo caso la Russia.In guerra l’unico diritto è quello della difesa che si ottiene solo con l’annientamento del nemico.

    • Sergio Andreani Rispondi

      3 agosto 2016 at 15:51

      La Nato ?

      Magari la Turchia di Erdogan , vero ?

      Quello che compra il petrolio dall’ISIS ?

      Ma li leggi i giornali ?

      • Giovanni Sallusti Rispondi

        3 agosto 2016 at 16:23

        La Nato, quella cosa che ha garantito per settant’anni la libertà dell’Europa, compreso quella degli Andreani di sputare addosso alla Nato. Nessun Andreani può parlare o criticare a Mosca, perché viene silenziato prima, ed è per questo che siamo migliori. Saluti, a presto!

        • Nosferatu Rispondi

          4 agosto 2016 at 13:51

          Sallusti la libertà di opinione ti infastidisce. Da un paio di anni ci stiamo chiedendo come mai gli usa non attaccano l’isis. Poi arrivate voi, le ragazze pon pon Made in Usa. Pubblicate le foto di mcain e cominciate a fare informazione invece che propaganda, bolliti

          • Giovanni Sallusti

            4 agosto 2016 at 14:05

            Caro Nosferatu (?), la pubblicazione del tuo commento dimostra da sé quanto poco, o nulla, c’infastidisca la libertà d’opinione. Che invece infastidisce parecchio a Mosca, dove per le opinioni politiche non allineate con l’autocelebrazione dello Zar rischi di prenderti una pallottola nella schiena, o di essere avvelenato, o di essere trasferito in Siberia come ai bei tempi del Kgb. L’attuale amministrazione Usa l’abbiamo criticata più volte, una su tutte in occasione dell’accordo folle con i nazi-islamisti di Teheran (peraltro tra i migliori amici di Putin). Ma certo non abbiamo dubbi, tra Washington e Mosca, dove stia di casa la libertà. Saluti!

      • adriano Rispondi

        4 agosto 2016 at 13:39

        Dico la NATO per indicare la strada del coinvolgimento di tutti i paesi minacciati e che fanno finta di non esserlo.Purtroppo si deve agire con quello che c’è e la Turchia,purtroppo,c’è.Aggiungo per completare la mia opinione che Putin,invece che protestare per diritti che non ci sono,avrebbe fatto meglio a ribadire la necessità della partecipazione anche della Russia,archiviando le differenze sulle questioni controverse,come la Siria,per agire insieme su quelle condivise,comel’Isis.Se ,naturalmente,lo sono davvero.

  9. step Rispondi

    3 agosto 2016 at 14:14

    La Clinton era in svantaggio di tre punti, dopo questo intervento si trova in vantaggio di sette punti su Trump. È un favore fatto da Obama alla Clinton, naturalmente i voti recuperati riguardano l’elettorato indeciso di centro-destra. Ma a parte gli americani, la cui scemenza è tale che in futuro si rovineranno da soli, l’importante è che gli italiani non dimentichino l’atteggiamento della Francia, ma ogni cosa a suo tempo…

  10. Nordio Rispondi

    3 agosto 2016 at 16:47

    Ogni volta sembra che l’Italia faccia chissà quale grazia a concedere le basi militari agli USA. Ma l’Italia se lo ricorda che ha PERSO una guerra vinta da Americani e Inglesi ? Lo sa che in Germania ci sono basi militari Americane perchè la Germania ha perso malamente una guerra ? Oppure si pensa che “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato…..” ?

    • ultima spiaggia Rispondi

      3 agosto 2016 at 18:01

      Non farti sentire dall’ANPI che gli americani hanno vinto la guessa, ché sono convinti d’averla vinta loro.
      Detto questo, la strategia delle basi militari USA in Italia è una cosa, la cazzata imperdonabile che ha portato il caos in Libia è un’altra, l’ignavia dei nostri governanti parassiti è un’altra ancora.

    • aquilone Rispondi

      3 agosto 2016 at 18:07

      Hai ragione, però lasciami aggiungere che se in germania (e in italia) ci sono basi americane o al servizio degli americani e poi della nato, è perchè non solo perdemmo la guerra, ma anche perchè i bolscevichi erano alle porte e bisognava fargli capire che oltre non potevano andare. Se nn ci fossero state le basi dello zio tom, saremmo tutti passati dalla camicia nera alla bandiera rossa
      Saluti

  11. Padano Rispondi

    4 agosto 2016 at 14:18

    Ci vogliono boots on the ground, altro che pugnette.
    L’alpino Esposito e il lagunare Russo stanno già oliando il Beretta…

    • lombardi-cerri Rispondi

      5 agosto 2016 at 06:38

      Purtroppo in Italia non comandano “gli Alpini” (opportunamente distrutti da Roma ) , nè i Lagunari (messi in minoranza da Roma), ma i “facite a faccia firoce !”, noti rivali dei Gurka…….

      • Padano Rispondi

        5 agosto 2016 at 15:48

        Buongiorno, professore.

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