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Come Putin tenta d’inserirsi nella frattura Erdogan/Nato

Erdogan (1)Il colpo di stato tentato lo scorso 15 luglio dai militari turchi e poi finito nelle purghe e nelle epurazioni del sultano Erdogan ha aperto una nuova fase nelle relazioni tra Turchia e Russia. Mosca, complice la ritirata americana dallo scenario globale imposta dall’amministrazione Obama, mira a ridurre l’influenza degli Stati Uniti in Siria e in tutto il Medio Oriente. La posizione traballante della Turchia nella NATO potrebbe offrire al Cremlino l’opportunità per inserirsi all’interno delle tensioni tra gli alleati atlantici ed indebolire il patto.

Lo scorso novembre la tensione tra Ankara e Mosca salì alle stelle con l’abbattimento di un jet russo Su-24 da parte di un F-16 turco sul confine con la Siria. Nel giugno di quest’anno Erdogan si è scusato pubblicamente per il fatto e le diplomazie sono tornate a dialogare. Ma dopo il fallito golpe contro il Sultano, la Russia ha iniziato a guardare alla Turchia per scardinare i rapporti tra gli alleati della NATO. Per questo, come analizzato in un suo documento sulle relazioni turco-russe l’Institute for the Study of War, la Russia si è posizionata durante ed immediatamente dopo il colpo di stato al fianco del regime di Erdogan. Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, in quelle ore impegnati in un summit con il segretario di stato americano John Kerry, ha offerto al presidente Erdogan l’asilo politico in Russia, battendo sul tempo Stati Uniti, Germania e tutti i membri della NATO nella corsa al Sultano sotto attacco. I media russi si sono affrettati ad accusare Washington di aver sostenuto il golpe e a sbandierare un presunto ruolo dell’intelligence di Mosca nel preannunciare ad Erdogan il colpo di stato.

Tentativi di riavvicinamento sono arrivati anche da parte turca. I due piloti turchi che abbattuto il ​​jet russo nel novembre 2015 sono stati arrestati durante le epurazioni per il fatto golpe ed alcuni funzionari hanno sostenuto che quella fu una decisione indipendente assunta dai due militari. La posta in gioco è la Siria: Mosca vuole utilizzare la base aerea della NATO ad Incirlik, che dopo il golpe sta vivendo un periodo di instabilità che sta facendo spazientire i partner di Ankara. Ma fino a che la Turchia sarà parte dell’alleanza atlantica il permesso agli aerei russi non verrà concesso. Ma c’è spazio per un accordo tra i due paesi sulla Siria: secondo l’ISW, Mosca potrebbe cessare di sostenere pubblicamente e militarmente i curdi in Turchia e Siria, e Ankara potrebbe utilizzare la sua influenza per ridurre le minacce dei gruppi di opposizione verso le forze russe.

Anche sul fronte interno dei due paesi il golpe ha avuto ripercussioni. Come Erdogan, infatti, anche Putin ha utilizzato il fallito colpo di stato in Turchia sarà usata per giustificare ulteriori misure restrittive che concentreranno nelle sue mani – e dei suoi uomini di fudicua –ancor più poteri al fine di evitare una rivolta militare a Mosca. Il rapporto dell’ISW evidenzia come sia «improbabile che la Turchia e la Russia perseguano una partnership a lungo termine, in quanto i due paesi hanno interessi strategici in contrasto». Tuttavia, la Russia potrebbe sfruttare la Turchia per raggiungere obiettivi a breve termine come l’influenza sulla Siria e l’indebolimento della NATO. Le misure sempre più autoritarie del Sultano Erdogan stanno allontanando Ankara dall’Unione Europea e dalla NATO: un isolamento che Mosca potrebbe capitalizzare per allungare le mani sul Medio Oriente.

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di on 2 agosto 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Come Putin tenta d’inserirsi nella frattura Erdogan/Nato

  1. Valerio Rispondi

    2 agosto 2016 at 09:09

    Perché non vedere la cosa come uno sganciamento? La Turchia non piace all’europa, ammettiamolo. Che sia stata corteggiata per tanti anni non vuol dire che fosse per amore, potrebbe essere solo per interesse e ora che lo scenario è cambiato è possibile liberarsi di questo scomodo alleato.
    L’Ucraina decisamente potrebbe essere molto piú utile rispetto alla Turchia. É ortodossa, economicamente piú interessante (granaio) e strategicamente ad un passo da Mosca. Se poi mettiamo che un avvicinamento della Turchia musulmana alla Russia ortodossa sarebbe un innesco esplosivo potremmo rendere due piccioni con una fava.

  2. Luca Rispondi

    2 agosto 2016 at 20:44

    La Turchia di Erdogan è un pericolo.un arretramento tirannico dei diritti umani.Va colpita duramente in sanzioni e controllo militare.Hanno perso il 35%di turismo occidentale riempiendosi di islamici.E si tengano quelli e questo bel presidente.

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