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Quelli che la jihad è colpa del capitalismo

Dovevamo aspettarcelo che, pur di non guardare in faccia alla realtà, che ci dice con chiarezza che i terroristi fanno capo a un’ideologia di morte di tipo religioso-politico, che è anche una (efferata) concezione della vita, prima o poi sarebbe risbucata dagli impolverati armadi della storia la fatidica tesi marxista che è sempre e solo colpa della società. Anzi, per essere più precisi, della struttura economica capitalistica che domina il mondo. È la “questione sociale”, bellezza! Ed è quindi colpa, sotto sotto, di noi occidentali, che siamo i patrocinatori ultimi di questo sistema perverso basato sul denaro, cioè sul Dio Mammona, che giustamente gli islamici aborrono?

Il sistema, dicevano i vecchi marxisti, non si riforma, si abbatte. E, pur di raggiungere lo scopo, erano disposti a tutto, proprio come i terroristi: per fare una buona frittata (che in effetti non si è mai fatta), bisogna rompere molte uova e non andare troppo per il sottile diceva Stalin. L’islam,in questo senso, non è che la forma moderna, o se si preferisce postmoderna, che assume la lotta di classe globale fra sfruttati e sfruttatori, fra capitalisti e rivoluzionari, fra ricchi e poveri. E vaglielo poi a spiegare a costoro che molti jihadisti non se la passano niente male, figli della ricca borghesia e perfettamente integrati nel sistema della finanza globale: nell’ideologia conta non la realtà, ma ciò che simbolicamente ognuno rappresenta nell’ordine di idee che ci è precostituiti. Chi, se non i filosofi, potevano promuovere questo passaggio dall’islamismo come questione psichiatrica (era la tesi fino ad oggi dominante) all’islamismo come questione sociale? I filosofi, come ebbe a dirmi una volta un noto opinionista italiano, hanno il “dovere cetuale dell’anticapitalismo“: un modo di riconoscersi e di essere riconosciuti, non avendo più ormai un ruolo sociale evidente o ben definito. Non si spiegherebbe altrimenti il “successo” di pensatori arcaici e confusi, di nessuna originalità teorica, come gli Agamben, i Tronti, i Cacciari. Il Partito non esiste più, ma è sempre una certa Stimmung (perdonatemi: faccio il filosofo anche io!) anticapitalista che detta il tono. A dar man forte alla tesi dell’eterno anticapitalismo dei filosofi è stato, fra gli altri, l’eccentrico (e anche contraddittorio) pensatore tedesco Peter Sloterdijk. Già nel 2006, nel libro Ira e tempo, come ci ricorda in un articolo pieno di entusiasmo Pietrangelo Buttafuoco su Il Fatto (i nemici della modernità e del capitalismo, siano di destra o di sinistra, alla fine si incontrano sempre e si danno la mano!). L’islamismo come un surrogato del vecchio comunismo, una nuova internazionale della protesta (Sloterdijk, col suo stile furbo e immaginifico, parla di “banca mondiale della dissidenza”)? Come dimenticare che già Roger Garaudy, uno dei massimi filosofi marxisti francesi del secolo scorso, alla fine della vita aveva abbandonato il comunismo e si era convertito all’islam, folgorato (come d’altronde Michel Foucault) dall’antioccidentalismo dell’ayatollah Komeini? E pazienza poi se con le libertà occidentali cadevano già allora non poche teste, non solo metaforicamente. Su una cosa però i filosofi, cultori dell’Uno, non si sbagliano: che sia comunismo o islamismo lo Stato finale a cui essi anelano è sempre una “società chiusa“, “conciliata”, “comunitaria”. Una società che non conosce le libertà individuali e nemmeno la vitale bellezza di un mondo contraddittorio e imperfetto come il nostro, l’unico in cui può svilupparsi lo spirito dell’umanità. Seguire i filosofi che vogliono farsi re o consiglieri del re? No, grazie: abbiamo già dato.

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di on 26 luglio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Quelli che la jihad è colpa del capitalismo

  1. maboba Rispondi

    26 luglio 2016 at 09:36

    Questi, intelligenti quanto vogliono, sono dei falliti inellettuali che però si abbuffano ai privilegi e ai benefici che questa struttura capitalista della società concede anche a loro. Può darsi che questa non sia la migliore “cultura” possibile, ma parafrasando Churchill è certamente la peggiore a parte tutte le altre. Mi sta bene che uno sia fortemente critico e si faccia bello di analisi pseudoraffinate, ma dovrebbe poi rinunciare, non dico tanto ai telefoni mobili o a internet, ma anche alla sopraffina tecnica chirurgica e farmacologica che questa “struttura” e non altre ha prodotto. Naturalmente non lo faranno. Scorretti e falliti sì, ma mica scemi!

  2. maboba Rispondi

    26 luglio 2016 at 09:56

    Dimenticavo, chiedendo venia per lo spazio occupato.
    Azzardo l’ipotesi che questa predilezione di molti “sinistri” e anche qualche “destro” per l’islamismo in senso lato, sia dovuta al fatto che in fondo gli integralismi ed i totalitarismi, al di là di fattori contingenti divergenti, sono affini. Li accomuna la concezione utilitaristica della vita e la mancanza del concetto cristiano di persona, che è invece il fondamento di questo Occidente cristiano e della sua “struttura capitalista” che loro tanto aborrono (Mughini docet). Per i comunisti esiste solo l’individuo che vale solo se serve alla causa del benecomune (da loro stabilito, naturalmente) altrimenti può anzi deve essere eliminato quando vi si oppone. Per i nazisti al posto del bene comune c’è la razza. per gli islamici se uno non fa parte della umma , vale di meno e può o deve essere eliminato, se non si converte. E’ di qualche tempo fa l’editto, o come si chiama, delle autorità islamiche dell’Università di Al Azhar (Spero di aver scritto bene) con il quale stabilivano che non si può punire il superiore (l’islamico) per un delitto compiuto ai danni dell’inferiore (il miscredente) con lo stesso metro di giudizio.

  3. Pierluigi Rispondi

    26 luglio 2016 at 15:27

    Dopo il fallimento delle attuazioni pratiche del socialismo, dopo il quasi unanime giudizio dei danni causati dalle società chiuse o dalle religioni o dalle ideologie socialiste che si sono sempre opposte alla modernità capitalistica borghese, in considerazione dell’alta autostima e dell’ego dell’intellighentia che non consente una revisione, questa non sa più cosa dire se non ripetere sempre la stessa cosa: la inevitabile, tale perchè è la scienza dirlo, lotta di classe.
    Solo che ora non è più tra proletariato indigeno e capitalismo, ma tra proletariato asiatico generato dallo sfruttamento del capitalismo occidentale a natura imperialistica secondo la più classica teoria marxista.
    Non è triste essere a corto di idee. Succede. E’ triste non ammetterlo.

  4. Luca Rispondi

    27 luglio 2016 at 10:47

    Ma se oltre trentamila religioni che si vedono in giro per il mondo si procacciassero malati mentali,superstiziosi,stizziti con il mondo,creduloni come quanto vediamo dove saremmo?Ma non è che il problema è anche un’altro e va dritto a pensare le religioni come gruppi di potere e pressione?

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