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Perché Theresa è una Lady di Ferro

Era per il Remain ma "Brexit significa Brexit", vuole restare nel mercato unico e aumentare il controllo sui migranti. Pronta a tagliare il welfare, bastonatrice di sindacati, nemica fiera dell'islamismo, ecco chi è la donna che entra al 10 di Downing Street ventisei anni dopo Margaret Thatcher

theresa-may-2“Brexit significa Brexit. Non dovrà esserci nessun tentativo di rimanere all’interno dell’UE o di rientrarci dall’ingresso di servizio”. Sarà che hanno scelto una donna perché il compito è così delicato che gli altri hanno preferito scansarsi, o sarà che l’unica a buttarsi a capofitto incurante del pericolo è stata lei, che questa occasione l’attendeva da tempo? Non cambia. Theresa Mary May, nata Brasier, è già al numero 10 di Downing street, premier numero 54 della storia contemporanea, seconda donna dopo la divina Margareth, alla quale piacerebbe, dopo il passaggio a Buckingam Palace, e la cerimonia del bacio delle mani, che ha risolto con un inchino e una stretta di mano alla regina Elisabetta II. Così prevede la legge inglese: se il premier del partito di maggioranza si dimette, è quel partito a scegliere il successore al governo, e David Cameron, all’indomani della vittoria del Brexit, si dimise dal governo e dal partito. Elezioni sarebbero sempre scelta preferibile, ma vista la velocità e la correttezza con le quali da quelle parti si dimettono quando perdono, anche se non richiesti, la democrazia è al sicuro.

La May ha annunciato un governo nel quale c’è un ministro apposito per gestire la Brexit ed è David Davis, scelto tra coloro che si erano espressi a favore dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea; agli Esteri c’è nientepopodimeno che Boris Johnson, paladino del Leave; ci saranno molte donne, circa la metà, e in ministeri importanti, tra cui Amber Ruud agli Interni, perché Theresa May è una femminista,”first of all I’m a feminist” la scelta che ha caratterizzato quanto la scelta conservatrice tutta la sua carriera politica. Caviamoci subito questo dente, a informazione dei molti, troppi, conservatori e sedicenti liberali italiani, che fuggono come i vampiri dall’aglio a sentir nominare uguali opportunità e parità di accesso, convinti e convinte, ahimè, che il modo migliore di contrapporsi all’insopportabile militanza femminista ideologicamente corretta, imperante nell’Italia delle sindache, delle ministre e delle boldrine, sia quello di trasformarsi in zelanti misogini/misogine, in nuovi angeli del focolare. O forse misogini e misogine tendenza olgettine lo sono per davvero. Theresa May non è roba per loro: è stata ministro per l’eguaglianza delle donne, ha fondato e presieduto il movimento Women2win, un’organizzazione che ha lavorato capillarmente per far entrare in Parlamento un numero più alto di donne conservatrici, girando per le contee, tenendo assemblee, in una sorta di costante e martellante moral suasion. Non è contraria alle quote rosa adottate dal partito laburista ma preferisce all’obbligo di legge calato dall’alto il metodo della persuasione culturale sull’elettorato.

thatcherSta per compiere sessant’anni, il Primo Ottobre, quasi una rottamata, è naturalmente favorevole all’aborto, come lo fu fermamente Margareth Thatcher, che amava ripetere “non conosco sorte più triste di figli non voluti”; ha votato a favore dei matrimoni omosessuali e delle adozioni omosessuali; non ha avuto figli; crede nella giustizia sociale come elemento fondante di una politica conservatrice; era favorevole alla permanenza dell’Inghilterra nell’Unione Europea, ma in modo così discreto e persino tiepido da consentirle di uscire vittoriosa nello scontro tra le fazioni dopo la vittoria del Leave; non intende andare ad elezioni prima del 2020; ha studiato ad Oxford come la Thatcher, provenendo da una famiglia modesta come la Tatcher, e ancora come lei ha sposato un marito devoto incontrato all’università, il quale ha sempre saputo che la ragazza coltivava il progetto di diventare primo ministro e che un po’ si seccò quando fu eletta la Thatcher prima di lei. È entrata in Parlamento per la prima volta nel 1997, nel 2002 segretario generale del partito, la carica di ministro dell’Interno l’ha conservata più a lungo di chiunque l’abbia preceduta, dal 2010. Riservata e ostinata, coltiva vezzi di stravaganza mescolati allo stile austero e anonimo della donna politico di professione inglese, insomma, porta il tailleur di ordinanza, ma adora le scarpe leopardate e le indossa senza timore; canzone preferita, come per tante donne con grande ego, “Dancing Queen” degli ABBA. Famosa una fotografia in T-shirt nera, gran sorriso e scritta sul petto: questo è l’aspetto di una femminista. Su terrorismo, Islam e immigrazione, grazie a Dio è feroce , nel 2013 dopo una lunga battaglia legale riusci a far deportare l’Imam Abu Qatada, sventando così un’attacco terrorista di massa. Nei mesi scorsi ha detto di essere contraria alle quote di migranti siriani che i paesi dell’Unione Europea avrebbero dovuto accogliere. A settembre aveva detto che è importante aiutare le persone che vivono nelle zone di guerra, ma non quelle “abbastanza forti e ricche per venire in Europa”. Nel discorso con cui ha presentato la sua candidatura a leader del Partito Conservatore, lo ha ribadito: è necessario avere maggiore controllo sul numero di persone che arrivano nel Regno Unito dall’Europa. Sarà interessante vederla alle prese con il sindaco di Londra, Khan.

Detesta il partito laburista e lo teme, come teme le elezioni, e farà di tutto per non doverle indire prima di maggio 2020: di questo ha parlato al suo partito, incoraggiando a dimenticare le divisioni recenti sul referendum: “Facciamo in modo di utilizzare questo tempo per costruire il sostegno di cui abbiamo bisogno e vincere alla grande tra quattro anni. Non ci dimentichiamo di che cos’è l’opposizione. Il Labour ha portato il paese sull’orlo della bancarotta, non deve succedere più. Che sia guidato da Tony Blair, da Gordon Brown o da Jeremy Corbin, quando il Labour prospera il Paese soffre”.

brexit-3Ha detto subito che Brexit è Brexit, indietro non si torna, ma che non ha alcuna fretta, che negozierà il miglior accordo possibile nel lasciare l’Unione europea, che non intende occuparsi dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona prima di un anno. Intende rimanere nel mercato unico imponendo però alcuni controlli; non intende rinunciare al deterrente nucleare. Sul trattamento che verrà riservato ai moltissimi emigranti e lavoratori dell’Unione Europea dopo l’uscita, ritiene che qualsiasi decisione andrà presa nella reciprocità, ovvero in cambio degli stessi diritti per gli inglesi in Europa. Sostiene salario minimo e congedo di maternità, ma è pronta a tagli del welfare se utili per sostenere l’economia

Da ministro dell’Interno, Theresa May è stata durissima con la polizia, in guerra per ridurre la corruzione all’interno del corpo, del quale ha tagliato le spese con successo, visto che il numero di crimini non è aumentato. Nel 2014 uno scontro famoso: davanti a una platea di agenti di polizia, lei elenca una serie di gravi e noti casi di cattiva condotta e abuso di potere che hanno riguardato la polizia britannica negli ultimi anni, e conclude che questo comportamento ha fatto crollare la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine. Nessuno applaude, ma lei rincara la dose annunciando che avrebbe tagliato i finanziamenti pubblici al sindacato della polizia perché un’indagine aveva mostrato che il sindacato disponeva di circa 30 milioni di sterline nascosti in conti “secondari”. Per la prima volta nella storia recente dei rapporti tra le due nazioni, la May ha detto no all’estradizione negli Stati Uniti dell’hacker scozzese Gary McKinnon, accusato di essersi introdotto illegalmente in novantasette server militari degli Stati Uniti e della Nasa tra il 2001 e il 2002. Lo ha deciso per ragioni esclusivamente umanitarie, tanto il premier Cameron che gli americani lo hanno saputo quando lei lo ha annunciato in Parlamento. Capito il tipo?

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di on 16 luglio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Perché Theresa è una Lady di Ferro

  1. Macx Rispondi

    14 luglio 2016 at 08:43

    Ha le palle!!!!!!!!!!!

  2. Dario Rispondi

    14 luglio 2016 at 10:04

    Dal commento della MGM sembrerebbe che la May, tosta quanto si vuole, sia una specie di radicale. Non immaginavo che per una conservatrice costituissero delle medaglie da appendersi al petto l’essere a favore delle adozioni dei busoni o negare l’estradizione dei delinquenti “per ragioni umanitarie”. Del resto, uno dei primissimi provvedimenti del governo Cameron fu l’introduzione del matrimonio busone.
    Boh, sarò io che ho una visione arcaica del conservatorismo, che ci vogliamo fare.

  3. Filippo83 Rispondi

    14 luglio 2016 at 11:39

    Credo che ci sia una via di mezzo, tra chi li chiama ancora “busoni”, e chi vuole concedere tutto senza pensieri. Matrimonio ed adozione non sono “diritti”, ma atti pubblici: e comunque un liberale e tanto più un conservatore dovrebbero guardare all’estensione delle libertà, non dei diritti che sono già stati definiti con pieno successo entro la fine del ‘700 (salvo i casi di schiavitù e sottomissione, ancora presenti nel mondo, ça va sans dire).
    Andrebbero anche definiti meglio i concetti di femminismo e di giustizia sociale, appunto per non scadere nel “boldrinismo”. Le donne sono e devono essere uguali agli uomini, nella classe dirigente? Sì (e chi meglio del Regno Unito lo insegna adesso, regina e primo ministro donne). Dobbiamo dunque istituire le quote rosa? No. La giustizia sociale si ottiene ampliando le possibilità d’impresa, che creano nuovo lavoro, rimanendo nel libero mercato? Sì. La giustizia sociale si ottiene con una tassazione elevata, una burocrazia opprimente e con lo stato che crea lavoro a dispetto del mercato? No.

  4. Francesco_P Rispondi

    14 luglio 2016 at 15:37

    Theresa May è una donna molto razionale ed è una negoziatrice determinata, ma anche molto diplomatica e paziente. Personalmente, la ritengo in grado di svolgere al meglio un compito delicato in un momento difficile, guidando il processo di uscita dello UK dalla Unione Europea.
    Il fatto che prima della decisione del popolo avesse appoggiato la posizione di Cameron, rimanere nella UE salvaguardando alcune specialità britanniche, la rende probabilmente molto più adatta a gestire un delicato passaggio rispetto ad altri leader che hanno sostenuto la campagna per il Brexit.
    Il processo di uscita dalla UE presenta dei rischi tanto per lo UK che per l’Europa. Presenta anche delle opportunità per i Britannici, soprattutto nel medio e lungo periodo a condizione di trovare una leadership forte e competente.
    Anche se questo richiede un po’ di spazio, cerco di riepilogare i principali termini della questione.
    Perdonatemi per la lunghezza di quanto segue.
    – – – – – – – – –
    PREMESSA – LA COMPETITIVITA’
    Se mai ci fosse bisogno di ricordarlo, in un sistema competitivo la versatilità e l’organizzazione contano più della potenza fisica di soggetti meno flessibili e meno capaci di adattarsi alle nuove situazioni.
    L’economia è un sistema competitivo che si sviluppa secondo una dinamica bottom-up. Ne discende che la flessibilità e l’organizzazione rappresentano dei fattori chiave per raggiungere il successo. Proprio per questi motivi i sistemi dirigisti hanno sempre fallito alla distanza, anche quando hanno prodotto dei rimarchevoli exploit in pochi anni.
    IL BREVE PERIODO
    Circa il 50% del volume di scambi commerciali della GB si svolge con Paesi Comunitari. Gli altri Paesi della UE hanno una percentuale di interscambi intra UE molto maggiore che con paesi extra UE (vedere http://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/File:Intra_and_extra_EU-28_trade,_2015_(imports_plus_exports,_%25_share_of_total_trade)_YB16.png ). Il saldo degli interscambi commerciali fra UK e EU fa della Gran Bretagna un importatore.
    Nel breve termine l’andamento delle economie britannica ed europea dipenderà molto dall’atteggiamento della UE, che pare intenzionata ad agire in fretta e in modo “imperiale e punitivo”, anche se ciò comporta delle inevitabili conseguenze economiche per i 27 rimanenti. Tendenzialmente, l’impatto economico derivante da una uscita frettolosa dello UK, avrebbe conseguenze più severe per noi che non per lo UK.
    Mentre Bruxelles sembra voler “caricare a testa bassa”, la Gran Bretagna non ha alcuna fretta di agire.
    Il periodo di due anni per la negoziazione è previsto dal Trattato di Lisbona e partire dal momento della richiesta ufficiale da parte della nazione che vuole abbandonare l’Unione.
    Nel caso specifico lo UK sembrerebbe intenzionato ad avviare il negoziato nel tardo autunno/inizio inverno, comunque prima della fine dell’anno. In questo periodo di moratoria dei negoziati, Londra può mettere a punto un piano strategico per compensare le perdite sul mercato europeo e iniziare ad attuare il cambiamento. Il desiderio di Londra è un negoziato lento. Tempi lunghi sarebbero utili anche per molti dei Paesi rimasti nella UE. Ricordiamoci sempre che l’interscambio commerciale con lo UK non è omogeneo per tutti i Paesi EU e che l’Italia, l’Olanda, ecc., soffrirebbero molto più della Germania e della Francia da una separazione repentina.
    IL LUNGO PERIODO
    L’attuale UE, con il suo castello di regole irrazionali e la asimmetria dei rapporti fra i diversi Stati, sembra perdente nel medio/lungo periodo, a meno che un barlume di saggezza o una “rivolta” di diversi suoi membri non la induca (o meglio costringa) a cambiare nella direzione di un po’ di deregulation e di un maggiore equilibrio nei rapporti fra Stati membri.
    Se guardiamo alla Brexit con un ottica di medio/lungo periodo, lo UK, non più frenato dalla melma normativa di Bruxelles, può avere maggiori opportunità di crescita rispetto all’Europa. Peraltro la Gran Bretagna sottratta ai vincoli europei può rafforzare i rapporti economici e finanziari con i 53 Paesi del Commonwealth, gli USA e il Far East. Ovviamente si tratta di una potenzialità che potrà esprimersi non immediatamente e a condizione di una guida politicamente forte ed economicamente competente.
    Già oggi il sistema economico d’Oltremanica è il più equilibrato per quanto riguarda l’interscambio commerciale con Paesi UE ed Extra-UE. Tutti gli altri Paesi dell’Unione presentano una preponderanza di scambi interni alla Comunità, cosa che renderebbe assai più difficile un’eventuale separazione.
    CONSIDERAZIONE PERSONALE
    La posizione assunta da Junker, Merkel, ecc., aprirebbe ulteriormente le fratture esistenti all’interno della Comunità. La forzatura del Trattato di Lisbona costituirebbe un precedente grave e allarmante.
    La fretta e la voglia di “potere imperiale” sono sempre cattive consigliere…
    Sono convinto che anche noi, Paesi rimasti sotto il giogo dell’euro-burocrazia, dovremo ringraziare la paziente, determinata e competente Theresa per averci salvato dalle conseguenze più devastanti dell’imperatrice d’Europa Angela.

  5. Luca Rispondi

    14 luglio 2016 at 18:39

    Articolo unico e leggibile brava Maglie.Si la May porterà bene ,un gran bene alla Gran Bretagna.Una che dice oggi cosa fa domani da buon segno di se.

  6. aurelio Rispondi

    15 luglio 2016 at 13:43

    Si la Gran Bretagna sarà “più forte e potente che pria”…alla faccia dei tedescuzzi che magari venderanno meno auto in quei luoghi che saranno sempre più ricchi mentre noi sempre più poveri.La gran Bretagna ha fatto bene ad uscire pur con una speculazione giornalistica e finanziaria da superimbroglioni …di qelli che fino a un minuto prima gridavano al”remain” con certezza ed ha permesso loro guadagni di miliardi un attimo dopo.

  7. step Rispondi

    15 luglio 2016 at 14:23

    Se ho capito bene: parla di giustizia sociale e di partecipazione dei lavoratori all’impresa, è favorevole all’aborto, è favorevole alle coppie omosessuali, era per il remain, salario minimo e congedo di maternità ce la faccio appena a scriverli, la reciprocità relativamente ai lavoratori stranieri non mi convince, l’unico dato che mi aggrada è che questa May non è contro l’energia nucleare, un po’ poco… Se i presupposti sono questi, per un libertario di destra come me Theresa May non è proprio il massimo, per quanto preferisca sempre una tories a un laburista o a un liberale ovviamente. Comunque è ancora presto per dare giudizi, aspettiamo e vediamo, certamente se guardiamo agli ultimi maschietti tories prime ministers c’è da avere più fiducia in una donna…

  8. femine Rispondi

    18 luglio 2016 at 10:36

    Ma negli USA non c’è un Reagan all’orizzonte, con il quale l’indimenticata Margaret è stata in sintonia totale a beneficio, ahinoi malamente tramontato, di tutto l’occidente; anzi si profila una Hillary che con la Theresa niente l’accomuna…

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