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Il rapporto bufala sulla guerra irachena di Blair

blair

John Bolton, ex ambasciatore statunitense all’ONU, aveva scritto sul Telegraph che «l’unica colpa di Blair nella guerra in Iraq è stata quella di non essersi stancato prima di Saddam Hussein». Alle 11 di questa mattina Sir John Chilcot ha reso noto il suo rapporto in merito al coinvolgimento della Gran Bretagna nell’intervento in Iraq nel 2003. Il Rapporto Chilcot, più lungo di Guerra e Pace e costato sette anni di lavoro al team di esperti, ha cercato di far luce sulla condotta dell’allora primo ministro Tony Blair e sul casus belli di un conflitto che è costato la vita a 179 soldati britannici. Il documento accusa Blair di aver deciso di agire sulla base di informazioni insufficienti e di valutazioni errate. L’ambasciatore Bolton ha ben evidenziato sul Telegraph come si trattasse allora delle «migliori informazioni di intelligence disponibili in quel momento». In particolare Chilcot fa appiglio alla questione delle armi di distruzione di massa che Stati Uniti e Gran Bretagna avevano utilizzato per invocare un intervento militare contro il regime di Saddam Hussein. Armi che non furono mai trovate: a parte le armi chimiche utilizzate dallo Stato Islamico e frutto del saccheggio delle riserve del dittatore.

Una scelta, quella dell’intervento, presa prima che tutte le opzioni pacifiche per il disarmo fossero state prese in considerazione, sostiene il rapporto. Conseguenze sottovalutate, pianificazione e preparazione inadeguate, basi legali insoddisfacenti: il governo britannico ha fallito secondo Chilcot. L’azione sarebbe anche potuta essere necessaria ma non nel marzo 2003 in quanto la minaccia di Saddam Hussein non era imminente: meglio passare per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con una strategia di contenimento. L’intervento avrebbe rafforzato ed alimentato il qaedismo nel Regno Unito.

A cosa serve questo rapporto? A nulla. Lo scriveva Julie Lenarz dello Human Security Center qualche giorno fa: le posizioni ideologiche ormai saldissime ed il famoso “senno del poi” rendono impossibile una discussione seria. Già nel 1999, nel suo celebre discorso di Chicago, Blair individuò in Saddam Hussein e Slobodan Milosevic come i nemici dell’Occidente. In questo momento in cui anche Donald Trump parla dell’ex dittatore iracheno come di un “bad boy” che però ha ucciso terroristi, sembra difficile trovare persone capaci di ammettere che eliminare il regime di Saddam Hussein è stata la cosa giusta da fare. Mentre Chicot ancora parlava Tony Blair è intervenuto con un comunicato: «Mi assumerò la piena responsabilità per ogni errore senza scuse o eccezioni». Quella del 2003 fu una decisione presa «in buona fede e in quel che ritenevo essere il migliore interesse per il paese».

L’attuale leader laburista Corbyn ha parlato di «un atto di aggressione militare basato su un falso pretesto». E ha aggiunto che andare in Iraq senza l’autorizzazione dell’Onu è stato «pericoloso». I primi nemici di Blair e dei moderati laburisti sono oggi un po’ insoddisfatti: i sostenitori di Corbyn (sotto attacco interno e sfiduciato la scorsa settimana da un voto non vincolante dei suoi parlamentari, oltre l’80% a lui contrario) speravano in qualcosa di più dal rapporto: speravano che emergessero la malafede, le bugie e gli inganni dell’allora primo ministro. Niente di tutto questo: solo un documento che racconta le difficoltà di intervenire contro un dittatore. Che ora, fortunatamente, non c’è più.

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di on 6 luglio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Il rapporto bufala sulla guerra irachena di Blair

  1. Mario Rispondi

    6 luglio 2016 at 18:47

    Ma per favore dove vogliono andare questi stupidotti se non far guadagnare i dieci euro per l’articolo scritto dal giornalista.

  2. Graziano Rispondi

    6 luglio 2016 at 19:01

    Beh gli effetti dell’ attacco al regime di Saddam Hussein li vediamo oggi.
    Blair ha fatto la cosa giusta a pentirsi di aver preso parte a quelle guerra.

  3. Ernesto Rispondi

    6 luglio 2016 at 19:24

    Il rapporto Chilcot è un mirabile esempio di quello che in inglese si chiama hindsight view: senno di poi. Una ridicola e patetica sceneggiata contro un politico socialdemocratico colpevole dell’unico peccato che i comunisti non accettano: essersi alleato a un conservatore.
    Questo è solo uno squallido capitolo della squallida guerra che la componente marxista del Labour guidata da Corbyn (sostenuto dal sindacato comunista Unite) sta combattendo per vendicarsi dell’essere stata messa in disparte. Il mostro comunista va combattuto senza pietà, decapitato e reso poltiglia; guai ad avere pietà. Blair ebbe pietà di un Corbyn che lo supplicava: ecco la riconoscenza di un comunista di mèrda.
    Corbyn la spazzatura vuole seguire le orme del demente Micheal Foot, che negli anni ’80 costrinse il centro Labour alla scissione nell’SDP, salvo condannare il Labour alla marginalità fino appunto a Blair.
    Ma i comunisti non sono persone, sono macchine il cui unico fine è creare le condizioni per una dittatura. Ecco dunque Jeremy la feccia umana (sono tutti veri soprannomi del soggetto, preciso) pronto a rifare le stesse vaccate del demente Foot.
    Sterco politico.

    • Dario Rispondi

      7 luglio 2016 at 09:14

      Bravo Ernesto, lei è uno dei pochi qua dentro che segue la politica britannica e sa di cosa parla

  4. sergio Rispondi

    7 luglio 2016 at 09:34

    quello che conta, come disse Mr Obama, è lo stare:
    ” on the right side of the guns “

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