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È Hillary l’inadatta

Il giornalista collettivo ci vuole convincere che l'incapace sia il "brutto e cattivo" Donald Trump. In realtà, tra affaire-Libia, improvvido ritiro delle truppe dall'Iraq, mailgate e una campagna elettorale senza cuore e senza fegato, è Hillary la vera inadeguata

clinton

Tanto vale rassegnarsi, la campagna elettorale, le primarie, le due convention che ho visto io, non sono le stesse viste dal novantotto per cento della stampa mondiale e dai commossi inviati della politica mondiale. Tanto vale accettare di avere una visione distorta dell’America del 2016, almeno fino all’ 8 novembre, giorno delle elezioni del Presidente della Repubblica, quando, dovesse non farcela l’unto del Signore, Hillary Clinton, e affermarsi invece il diavolo in terra, Donald Trump, a quel novantotto per cento non resterebbe che il suicidio di massa in stile setta religiosa. Vedremo.

La convention che ho visto io a Philadelphia è finita giovedì sera con un discorso della candidata nominata, per la prima volta nella storia d’America una donna, che non ha entusiasmato né avrebbe potuto farlo perché non è questo il carattere del personaggio, persona dotata di ferrea logica e determinazione, ambiziosa colta intelligente, pronta a tutto, e appoggiata da chi ha soldi e potere come poche volte nella storia del Paese, ma priva di qualsiasi fascino e carisma. La storia della freddezza di Hillary però ha un po’ stufato anche chi come me la usa dal 1991, da quando si capì che dietro il fascinoso e un po’ cialtrone giovanottone dell’Arkansas, apparentemente un ingenuo, in realtà un veterano del partito al quale si era iscritto con i calzoni corti, si muoveva disposta a qualunque lavoro pulito e sporco una moglie d’acciaio. Una cosa infatti è fare la spalla, anche da first lady, altra è essere il candidato alla presidenza degli Stati Uniti, e se neanche in questo ultimo anno al quale si preparava da 16 anni, la Clinton ha tirato fuori un po’ di cuore e fegato, un po’ di visceri da mettere sul tavolo della sofferenza del Paese, sarà il caso di cominciare a dire che è perché è un politico diligente ma irrimediabilmente mediocre. Sarà anche il caso di dire che anche perché mediocre ha combinato tanti guai da segretario di Stato, sia pur con l’attenuante dell’avere come presidente Barack Obama.

Questa è la situazione, inutile negarlo se si appartiene a quel due per cento circa che non racconta balle su quanto è brava e bella Hillary Clinton, quanto è brutto e cattivo Donald Trump. Il Partito Democratico dopo otto anni di un presidente che godeva della sorpresa e della novità di essere un nero, ma che si è rivelato mediocre e inadeguato, ha partorito con sicumera ed arroganza un candidato unico che gode della sorpresa e della novità di essere una donna, ma che è già mediocre e inadeguata. Il suo discorso ha seguito le orme lasciate da Barack Obama il giorno precedente, una specie di cocktail pasticciato che ha pescato nella tradizione repubblicana e patriottica, che si ispira più a Ronald Reagan e Theodore Roosevelt, che non a padri democratici. Ci vuole una bella faccia tosta, se ci si chiama Barack Obama , a citare dei conservatori con la patente di progressista e politically correct intemerato che si ritrova. Vale anche per la Clinton, la quale ha mischiato l’università pubblica gratuita, la riforma sanitaria, il salario minimo più alto, la residenza a un milione e mezzo di profughi dal Medio Oriente, tutti i temi cari alla sinistra di Bernie Sanders che ciò nonostante rumoreggiava, con il diritto alle armi che non sarà mai toccato, la lotta al terrorismo che sarà senza quartiere, sempre senza nominare l’islam, la bandiera, il patriottismo. Ce n’è per tutti, venghino signori venghino, che qui serve almeno un milione di voti indipendenti ma anche almeno un milione di voti progressisti. Di qui il pasticcio, che va bene alla fine di una convention perché a parte i delegati conta che chi sta a casa davanti alla televisione trovi in un discorso lungo un’ora almeno un pezzetto che lo attrae e lo riguarda; in questo pasticcio campeggia il richiamo alla paura. Ah, se dovesse farcela Trump, al quale non si potrebbero affidare le scelte che un presidente degli Stati Uniti deve affrontare, fino all’estremo delle armi nucleari, perché privo di esperienza politica, rispetto a una Clinton che è stata first lady, senatore, segretario di Stato!

Resta da decidere se quelle famose scelte si potrebbero affidare a una che ha fortemente appoggiato la guerra sciagurata che ha fatto fuori Gheddafi e che ha provocato la morte violenta di un ambasciatore americano e della sua scorta; a una che ha abbandonato al suo destino l’Iraq dove tanti soldati americani erano morti; a una che ha creduto che la primavera araba fosse la soluzione invece dell’aggravante; a una che ha sostenuto l’accordo nucleare con l’Iran, la nazione più estremista e pericolosa dell’intera area punto; a una che ha finanziato l’Isis invece di scegliere al momento giusto l’intervento in Siria; insomma una chi non ha azzeccato una sola decisione di politica estera in quattro anni.

Aggiungo che americani e osservatori dovrebbero essere preoccupati di affidare la nazione a una che sistematicamente l’ha truffata prelevando illegalmente migliaia di comunicazioni destinate all’indirizzo riservato e protetto del Dipartimento di Stato per metterle su un suo indirizzo privato, esponendole quindi alla penetrazione e al furto da parte degli hacker che circolano nel mondo; una che ha mentito alla Commissione del Senato e al Fbi, che ci ha messo un anno per consegnare solo una parte di quelle mail, che ha sostenuto che non una delle lettere distrutte apparteneva al genere cosiddetto classified quando invece l’indagine ha appurato che non solo lo erano ma che alcune di queste rientravano della categoria del top secret. La storia confermerà che Hillary Clinton oltre se stessa nel famoso brutto affare di Bengasi ha protetto Barack Obama perché la strage è avvenuta nel settembre 2012 a ridosso della rielezione, quando mandare rinforzi in Libia avrebbe rivelato la realtà, ovvero che il controllo non c’era. Ora ha riscosso il premio di quella infamia, ma che sia alto tradimento o solo imperdonabile sventatezza e leggerezza come le ha detto il capo dell FBI, il ragionamento su chi tra lei e Trump sia più unfit to lead a me sembra di facile soluzione, proprio come quello non meno importante su chi contrabbanda principi e valori altrui strumentalmente.

Non è così per il lieto giornalista collettivo che teme la novità del candidato repubblicano e si affida al conformismo; non è così perché siamo infetti, avvelenati dal politically correct. Guardatevi telegiornali non dico di Sky o della Rai ma di Mediaset, vedrete quanti entusiasti clintoniani, tendenza Nazareno. Guardate le foto degli ospiti accorsi alla convention di Philadelphia, e non dico le Boschi o le Boldrini, figuranti scontate della retorica della prima donna candidata da prendere a scatola chiusa; dico un parlamentare europeo di Forza Italia come Lara Comi, che si fotografa orgogliosa di aver conosciuto e aver condiviso un selfie con Nancy Pelosi, un deputato democratico che più liberal non si può, una di quelle che pensano che Trump sia come Berlusconi e tutti e due come Mussolini. Che gli vuoi dire alla Comi? Niente, anche perché sicuramente si sente in folta compagnia e dalla parte del Progresso, casomai ai suoi elettori posto che dovrebbero essere dei sani conservatori italiani, che dovrebbero ricordarsi che cosa ci è costato in termini di vantaggi economici e di sicurezza alle frontiere la sciagurata guerra a Gheddafi. I sondaggi fino ad oggi dimostrano che la grande sceneggiata a Philadelphia con sfoggio di dive e divi e cantanti,e con l’esibizione di qualche traditore repubblicano capitanato da Michael Bloomberg, miliardario ma risentito sociale, non ha convinto perché Donald Trump è in testa, anche se ora toccherà alla Clinton l’effetto positivo del dopo convention.

Una cosa è certa: i festanti oratori democratici pensando a Trump, che partì insieme ad altri sedici coi suoi soldi e contro il suo partito e tutti i media, se la fanno letteralmente addosso.

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di on 31 luglio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a È Hillary l’inadatta

  1. geometra 67 Rispondi

    29 luglio 2016 at 18:21

    Il grande Donald è purtroppo l’ultima speranza anche per gli italiani che ragionano con la loro testa,che sperano la fine del conformismo cattocomunista islamico!Consiglio non richiesto ai lettori di questo splendido e unico giornale veramente libero:se dovesse vincere la Clinton con Bergoglio Merkel e il nano Renzi compriamoci un Corano e impariamo a leggerlo.Viva Donald Trump.

  2. AdrianoZ Rispondi

    29 luglio 2016 at 20:19

    Concordo completamente tutto.
    Peraltro Bloomberg domina i media e quindi da la direzione alla main stream alla quale si adegua l’informazione occidentale.
    Quanto a Mediaset: Berlusconi fece il primo patto con Renzi; ora Confalonieri ha già espresso il suo orientamento nella stessa direzione e con Marina Berlusconi ha ben dato la direzione anche a Forza Italia verso il mondo della finanza che decide.

    Come ho già scritto altrove, Cara e Stimata Maglie, per un cittadino normalmente alfabetizzato e liberale non vedo speranze. Ora non saprei proprio chi votare in questo scenario politico vuoto di argomentazioni, sporco di interessi e ignorante la storia (spesso ignorante e basta).
    Solo in tre cose spero dopo l’estate: la vittoria della destra in Austria, di Trump in USA e il NO a queste confuse e poco democratiche modifiche alla nostra Costituzione. Costituzione che va modificata ma va modificata in meglio.

  3. Nordio Rispondi

    29 luglio 2016 at 20:31

    E’ veramente penoso lo scodinzolamento delle nostre esponenti politiche corse ad acclamare la Clinton. Veramente di cattivo gusto considerando che avendo delle cariche istituzionali si sarebbero dovute tenere equidistanti. Ah quanto sarei felice se il prossimo presidente sia Donald Trump, lo sarei primcipalmente per l’America ed anche per noi miserevoli europei.

  4. cerberus Rispondi

    29 luglio 2016 at 21:11

    Quindi potremmo avere:Hillary, il marito,la boldrinova, il bomba,Junker The Drunker,la mogheriniiiiii….& soci…
    Azz,tutti in una botta sola piegherebbero anche un lottatore di Sumo,figuriamoci questo occidente disastrato.

  5. Luca Rispondi

    29 luglio 2016 at 22:15

    Grande e decisa Maglie.Si questa volta se la battono è un Trump qualunque potrebbe battere Clinton.Dopo Obama può essere.

  6. andrea federici Rispondi

    30 luglio 2016 at 12:04

    complimenti. grazie

  7. femine Rispondi

    1 agosto 2016 at 12:05

    Impagabile MGM: anche quest’articolo va messo in cornice! Leggere i suoi scritti mi fa sentire meno orfana dell’in-dimenticata Oriana.
    Non posso pensare che l’americano “medio”, mai così tanto negletto e bastonato, resti passivo e si faccia turlupinare dal quartetto malefico Hillary/Bill-Barack/Michelle che definirli mediocri sta per complimento. Che la sorte ci sia benigna e che Trump dia al mondo l’utile e rude scossone di cui tanto avrebbe bisogno per almeno cominciare a rinsavire.
    Buona giornata a tutti.

  8. Francesco_P Rispondi

    1 agosto 2016 at 15:42

    Secondo la mia opinione, la Clinton è un reale pericolo.
    Il suo piano economico e fiscale rischia di aggravare la situazione economica, causando recessione. La sua mania di big government e iper-regolamentazione rischia di trasformare gli USA in una brutta copia dell’Europa. La sua volontà di interferire e far cadere i governi che non le piacciono rischia di scoperchiare nuovi vasi di Pandora (vedi Egitto, Libia, Siria, ma anche qui in Ita(g)lia in collaborazione con la Merkel) e approfondire la crisi di credibilità degli Stati Uniti che si è ridotta in questi ultimi anni. La sua russofobia irrazionale è destabilizzante e rischia di fare un favore al Cremlino facendo “scappare” gli alleati.
    A questo punto qualsiasi altro candidato, persino l’inutile Gary Johnson è meglio, anche se non si è pienamente d’accordo con lui.

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