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La vittoria della libertà

Come sempre il Regno Unito indica la strada della libertà e dell'autodeterminazione, e sceglie la Brexit. Contro l'Eurosoviet, i mandarini di Bruxelles, la grancassa allarmistica dei media e perfino le minacce esplicite di Juncker (ridicole, per un popolo che ha resistito a Napoleone e a Hitler). Che lezione

image“Stringiamoci dunque al nostro dovere e comportiamoci in modo che se il Commonwealth e l’Impero britannico dureranno per un migliaio d’anni gli uomini diranno ancora: questa fu la loro ora più bella”. Così parlò Winston Churchill alla vigilia della battaglia d’Inghilterra, agosto 1940: lo scontro con la Germania nazista per la supremazia aerea sulla Manica, che fu anche la prima sconfitta militare del Reich, la fine del sogno hitleriano d’invadere la Gran Bretagna, l’inizio del riscatto degli uomini liberi.

Anche questa è un’ora bellissima, per i cittadini di Sua Maestà, anche oggi, 24 giugno 2016, come sempre nei suoi momenti migliori, il Regno Unito indica la strada della libertà e dell’autodedeterminazione, che anzitutto passa per un’irreversibile differenza di metodo rispetto alle burocrazie continentali, la quale si chiama consenso. Non esistono, per gli inglesi, processi politici e istituzionali che fluttuano sopra le volontà dei governati e che si alimentano indipendentemente da esse, e non da oggi, ma almeno dal 15 giugno 1215, il giorno in cui il re Giovanni d’Inghilterra concesse ai baroni del Regno la Magna Charta Libertatum. È quello che non hanno capito Juncker, Wolfang Schauble, i mandarini di Bruxelles e di Strasburgo, è quello che non ha capito Mario Monti, che ieri sera si aggirava da Mentana spaesato, balbettando che non si affidano decisioni strategiche alla volontà popolare… No, esimio senatore a vita, già premier ipertassatore a prescindere dalla volontà popolare: lì funziona così. Lì la questione della rappresentanza non è un orpello, è la carne viva della democrazia e ancora prima della più antica monarchia costituzionale del mondo, che non ha mai avuto bisogno di trasformarsi in una repubblica come tante. Lo sa per primo ovviamente David Cameron, il quale, da grande leader oggi perdente, ha capito che si era giunti a un punto di non ritorno, che l’ossessione dirigista e normativistica dell’Unione Europea non poteva più non essere messa alla prova del gradimento popolare, pena la disintegrazione stessa dello spirito britannico. Quello spirito che oggi ha detto: Out. Contro l’Eurosoviet, contro la grancassa allarmistica del mainstream continentale, contro i sondaggisti, sempre più cani da guardia dello status quo.

E allora è Brexit. E non date retta ai nostri media sguaiati e istupiditi, non è Brexit solo nei toni da nazionalismo folklorico di Nigel Farage (peraltro legittimi e sempre scissi da equivoci nostalgici, a differenza dei nazionalismi continentali), ma è Brexit anzitutto con le parole e la storia di Nigel Lawson, per sei anni Cancelliere dello Scacchiere di Margaret Thatcher, punta di diamante del liberismo anglosassone. “Restando dentro l’Unione si diventa partecipi di un progetto con un pesante deficit di democrazia, un tema avvertito da tutti i britannici”. Già, lo avvertono il tema, da quelle parti, e non da oggi, quando è necessario ci mettono in gioco anche la propria sopravvivenza. ” È così scandaloso dire che invochiamo un esecutivo e un parlamento che decidano senza vincoli esterni? A me sembra una cosa normale, specie per una democrazia”. Lo è, lo è, almeno per una democrazia liberale sostanziale, e non parolaia, la stessa che con la Thatcher nel 1984 urlò alla Comunità Europea “Rivoglio indietro i miei soldi!”, contro un progetto di finanziamento di politica agricola comune che dalla Lady di Ferro era visto per quello che era: un’imposizione burocratica contro la libera economia del Regno Unito. Come dice Lawson, “l’Europa elimina la concorrenza delle piccole e medie imprese che vorrebbero liberarsi dalle catene burocratiche”. Ed è una barbarie, vista con occhi inglesi e thatcheriani, perché l’unico legittimo sovrano della vita e della morte delle imprese si chiama mercato. Davvero pensavamo che un’Unione Europea ridotta a Politburo inquisitorio e vincolante su tutto, dalle politiche fiscali al diametro degli ortaggi fino alla regolamentazione dei social network, non innescasse una reazione di rigetto in un Paese così splendidamente libero e così poco regolamentato da avere una Costituzione flessibile e addirittura basata su fonti orali?

E allora fanno tenerezza quelli come Jean Claude Juncker, presidente dell’Eurosoviet, che nei giorni scorsi ammoniva gli elettori (questa specie umana così straniante in quelle stanze) britannici che in caso di Brexit “non ci sarà alcun negoziato, chi è fuori è fuori”. Non hanno capito nulla, di questo popolo che ha resistito nella sua storia a Napoleone e a Hitler, non hanno capito che minacciandolo non lo spaventi, lo rinsaldi attorno alla propria isola e alla propria differenza filosofica e comportamentale, il Paese del liberalismo empirico e individualista di John Locke, per sempre diverso dallo pseudoliberalismo illuminista e costruttivista del Continente, il quale notoriamente quando c’è nebbia sulla Manica si trova ad essere isolato, monco, privato della sua parte migliore, quella che di fronte alla prova suprema della libertà non fallisce. Non hanno fallito neanche questa volta, hanno scelto liberamente, e hanno scelto Brexit, fieri e convinti che la storia del Commonwealth, il rapporto preferenziale con gli Stati Uniti d’America, l’imprescindibilità mondiale della City siano più forti di qualche euroburocrate in preda a deliri d’onnipotenza. Per noi, hanno ragione ancora una volta. In ogni caso, hanno vinto.

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di on 25 giugno 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

39 commenti a La vittoria della libertà

  1. Marco Beltrame Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:32

    Sbaglia Direttore. Non e’ una vittoria della liberta’, ne’ e’ l’incubo del populismo xenofobo.

    E’ una pura e semplice questione di quattrini: semplicemente una (risicata) maggioranza dei britannici ritiene che l’UE sia un danno economico per loro.

    Il resto e’ fuffa e ideologia, da entrambe le parti.

    • Gian Angelo Sozzi Rispondi

      24 giugno 2016 at 09:07

      Il problema che la “fuffa e ideologia” ce le beccheremo tutte noi…
      L’Inghilterra si barcamenerà o andrà a picco per fatti suoi (se posso permettermi una previsione, tra articolo 50 e trattative, ci ritroveremo un’Inghilterra ne carne ne pesce – e a tutti converrà adattarsi, facendo finta di niente, fino al prossimo giro di boa generazionale)mentre in Italia oltre il venditore di pentole televisivo, gli internati pentastellati notav-notutto, ci ritroveremo il tribuno sanculottista delle profonde periferie in piena efficienza viagra-brexit.
      Poveri noi !

    • Francesco_P Rispondi

      24 giugno 2016 at 11:27

      Dal punto di vista economico, l’esito della Brexit lo si vedrà abbastanza presto e può essere positivo come negativo sia per lo UK che per l’Europa.
      Con un po’ di buonsenso e pensando ad un modello di accordi come quelli in vigore fra EU e Norvegia o EU e Svizzera, l’andamento dell’economia reale sarebbe addirittura positivo. In caso contrario si andrebbe incontro ad una contrazione del PIL tanto al di qua che al di là della Manica.
      Gli unici Paesi la cui uscita sarebbe complicata e produrrebbe un shock economico reale sono quelli che si sono impiccati con l’euro.
      Ovviamente, mancando i politici di buonsenso, c’è da temere che scelgano per il peggio, cioè la strada della contrapposizione e della vendetta.
      P.S.
      Anche i trader mancano di buonsenso. Sono alla ricerca del fantomatico minimo a cui ricomprare ciò che hanno appena venduto e che nessuno sa dove si colloca.

  2. Gian Angelo Sozzi Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:36

    Bah !!! Se da un punto di vista teorico (il famoso schiaffo a Bruxelles) non posso che essere contento, da un punto di vista pratico non sono così sicuro che si tratti di una buona scelta. A parte le interessate ripercussioni interne (scozzesi e nord irlandesi) la frattura generazionale e su basi sociali (giovani contro vecchi, ceti medi contro periferie) è il trionfo di personaggi tipo Farange che di liberale hanno pochino… E adesso chi ferma Le Pen o Salvini? E questo non tanto in termini di politica “europea” quanto in quella di politica interna dei vari paesi. Senza contare che al Cremlino avranno stappato bottiglie di spumante della Crimea…
    No, non sono molto tranquillo.

    • recarlos79 Rispondi

      24 giugno 2016 at 09:32

      nei prossimi due anni di trattative l’ue proporrà un compromesso per rimanere. e se dio vuole potrebbe essere reclamato anche da altri.

      • Gian Angelo Sozzi Rispondi

        24 giugno 2016 at 10:09

        Non sarà tanto che cosa potrebbe offrire l’EU, quanto chi tratterà per l’Inghilterra. Oggi come oggi Westminster è ampiamente pro remain(e nella visione brexitiana la riaffermazione della centralità del parlamento nazionale è uno dei capisaldi); Cameroon si è dimesso, ma non è detto che venga nominato un filobrexit, ne che un nuovo parlamento sia automaticamente schierato filobrexit.
        Comunque lo si veda, il brexit assomiglia molto a quel tizio che si tagliò gli attributi per far dispetto alla moglie.

  3. Merio Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:48

    Nel 45 fummo liberati dagli americani ma soprattutto dall’intelligence inglese,oggi ci dicono ancora una volta come liberarci dallo strapotere tedesco .Tutto questo ci porta a vedere il trattato di Dublino a riprodurre regole d’insieme buone per tutti e non solo per i tedeschi e i furbissimi francesi oggi in disgrazia economica,mai quanto l’Italia.In riferito all’Italia pensiamo cosa avessero fatto i britannici se solo per un attimo avessero avuto in giro un Monti e le sue Fornero che ci hanno distrutto in nome di qualcosa che da tecnico doveva fare come fece Maggie invece di farci diventare una colonia tedesca cioè tagliare l’enorme debito ma da incapace se non di farsi senatore a vita per il merito di averci ammazzati tutti.Ora richiamatelo per compensare la svalutazione della sterlina,l’aumento dello spread ,la debolezza dell’euro a fronte di una crisi infinita.Da qui a poco saremo senza la classe media e tutti molto ma molto più poveri.

  4. Nordio Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:50

    Ancora una lezione di Democrazia dalla Gran Bretagna. Allora la Democrazia esiste ancora. Una speranza per i cittadini nonostante le affermazioni di un personaggio (Mario Monti), che pur deprecabile, è stato puranche presidente del Consiglio Italiano quindi di peso (morto, ma peso)
    E’ pur vero che gli Italiani si sono visti negare perfino il diritto di scegliere col voto il proprio governo, ma se la G.B. ha dimostrato che la Democrazia ancora vive allora la nostra progenie può avere un filo di speranza, forse.

  5. ultima spiaggia Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:54

    Finalmente una buona notizia. L’Europa delle zucchine, dei broccoletti di bruxelles, della moneta farlocca, del politicamente corretto, del multiculturalismo, del buonismo, del lassismo, della globalizzazione e della legittimità delle guerre preventive è alla frutta. Dopo aver causato più danni della seconda guerra mondiale, il quarto Reich sta cominciando a perdere pezzi. Meglio tardi che mai.

    • Padano Rispondi

      24 giugno 2016 at 09:00

      Le guerre preventive le fa la Nato, non l’UE.

      • ultima spiaggia Rispondi

        24 giugno 2016 at 09:38

        L’UE le ha appoggiate tutte. Vedi Francia

        • Arcroyal Rispondi

          24 giugno 2016 at 11:51

          E quali sarebbero queste famose “guerre preventive”?

          Su, fateci vedere il Gino Strada e la Laura Boldrini che vive e lotta insieme a voi.

          • ultima spiaggia

            24 giugno 2016 at 12:50

            Ho scritto: “l’Europa delle zucchine, dei broccoletti e… della LEGITTIMITÀ delle guerre preventive”.

  6. Zampieri Vittorio Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:55

    Tra i tanti commenti sentiti in tv ieri che spaziavano da valutazioni economiche e politiche sull’Unione, si è sentito dire che è necessario riformare l’Unione stessa. Mi chiedo: i dirigenti odierni ne sarebbero in grado? Forse si può sperare lo faccia Junker? Che lo aiutino Sheuble e altri? Il difetto sta nel manico: il potere politico per far funzionare l’Unione non deve stare nella Commissione che non rappresenta i popoli, ma nel Parlamento che i popoli li rappresenta, essendo l’unico organismo eletto.

  7. Padano Rispondi

    24 giugno 2016 at 08:57

    Ieri sera alla Maratonamentana c’è stato un gustoso siparietto.
    Mentana aveva evidenziato che, in caso di vittoria del Leave, gli Scozzesi avrebbero chiesto un nuovo referendum sull’indipendenza, per rimanere nell’UE.
    Il salviniano Borghi ha replicato che non capiva l’atteggiamento degli Scozzesi (!).
    Mentana è stato gustosissimo, dicendogli: “Non per darle lezioni di leghismo, ma solitamente i federalisti preferiscono la entity sovranazionale rispetto a quella nazionale.”
    E l’altro risponde: “mah… forse errori del passato…”

    ERRORI DEL PASSATO ?!?

    Cialtrone.

    • Ernesto Rispondi

      24 giugno 2016 at 10:06

      Questi si stanno dimostrando dei cretini patentati. Il problema è che dovrebbero rappresentarci, e invece non si capisce bene chi o cosa stiano rappresentando. Il nord no di certo, questo lo posso garantire, e lo ha capito persino Mentana.

    • Arcroyal Rispondi

      24 giugno 2016 at 11:40

      Gli organismi sovranazionali come la UE sono preferiti dai ‘federalisti’ di sinistra perchè loro sono follemente innamorati delle burocrazie pachidermiche che regolano per il bene comune ogni singolo aspetto della vita dei sudditi. Il tipico elettore scozzese o catalano quando sogna UE ha anche, se non soprattutto, in mente il sussidio o la pensioncina che il burocrate europeo gli concede in cambio della sua libertà.

      I federalisti veri, i federalisti liberali e libertari, risiedono invece ad Atlanta, a Denver, a Berna e a Lugano dove in pochi sognano ONU e UE perchè sono perfettamente consapevoli che togliere poteri a Roma ( o a Washington ) per consegnarli a qualche burocrate di Bruxelles ( o del Palazzo di vetro ) è un modo come un altro per finire dalla padella alla brace.

      Sono stati molto più autenticamente federalisti gli elettori inglesi che hanno rifiutato l’Unione sovietica ( la quintessenza del federalismo alla Mentana ) europea di quanto lo siano gli highlander scozzesi che smaniano di consegnare le loro vite nelle mani degli Junker e delle Merkel.

      Mentana si conferma ancora una volta un anchorman, un uomo culturalmente ancorato agli anni settanta del secolo scorso, uno che non riesce ad andare molto più in là del suo naso sinistrato. Di federalismo, quello autentico, non capisce una beneamata mazza.

      • gastone Rispondi

        24 giugno 2016 at 12:22

        ARCROYAL: condivido il suo ragionamento.

        • Ernesto Rispondi

          24 giugno 2016 at 12:55

          E non avevo dubbi… Cosa non farebbero i leghisti pur di non essere messi di fronte al loro squallore. È colpa delle cavallette. Del tornado. Del terremoto. MAI colpa del fatto che sono dei pagliacci.

          • gastone

            24 giugno 2016 at 18:46

            Caro Ernesto mi piacerebbe conoscerla di persona e poter parlare un po’ con lei ,solo per capire perché lei da titoli vari a sproposito sempre con un certo livore nei confronti di persone che nemmeno conosce. io invece la saluto caramente e le faccio tanti auguri di tante belle cose.

      • Ernesto Rispondi

        24 giugno 2016 at 12:52

        Arcroyal, lei è di norma un commentatore fenomenale e inappuntabile nel situare storicamente le vicende, ma qui sbaglia.
        Lei ha in mente una Scozia che non esiste più; la Scozia è profondamente cambiata. Gli Scozzesi hanno oggi due leader fenomenali che si chiamano Alex Salmond e Nicola Sturgeon, che hanno saputo rendere reale un sogno. Lei può non essere d’accordo con la loro visione federalista, ma una cosa le assicuro: la Scozia sarà a breve indipendente. Poi, le politiche interne di possono aggiustare, ma intanto il risultato è ottenuto.
        L’indipendenza si ottiene anche facendo patti col diavolo. Sporchi, sudati e se necessario coperti di merda e sangue, come diceva Pietro Nenni. Ma liberi.

        • Arcroyal Rispondi

          24 giugno 2016 at 17:25

          Ernesto, anch’io ti sono molto vicino quando insegui con il forcone i Noi-Salvini che hanno buttato alle ortiche la questione settentrionale.

          Però continuo a non capire come si possa confondere il federalismo con i nazionalismi scozzese e catalano. L’Inghilterra sia come impero sia come commonwealth sia come regno unito ha fornito i più straordinari esempi di federalismo che si conoscano. I lasciti più preziosi del British Empire ( Stati Uniti, Canada, Australia ) sono tutti grandi stati federali. E La Gran Bretagna stessa negli ultimi anni ha dato magnifiche lezioni di libera associazione concedendo ai suoi cittadini di decidere se volevano restare nel regno e nell’unione europea.

          Da tutto questo una parte della Scozia vuole staccarsi. I leader indipendentisti scozzesi sono stati straordinariamente efficaci a richiamarsi a tradizioni storiche che a loro sembrano bellissime, ma a me che in Braveheart con il senno di poi sarei stato toto corde con la cavalleria inglese, sembra solo un triste esempio di società clanica con un’economia fondata sulla pastorizia e sull’abigeato ( e oggi sul petrolio del Mare del Nord in via di esaurimento, buon viatico ad incamminarsi sulla luminosa strada del Venezuela chavista e madurista ).

          E dietro alle cornamuse e sotto ai kilt intravedo una regione delle Isole britanniche dove da decenni impazza il welfare che riempie i pub di ubriaconi perditempo. Non a caso serbatoio elettorale del socialismo inglese, la linfa vitale delle unioni sindacali che Maggie chiamava giustamente ‘our enemy within’, il nostro nemico interno.

          Gratta, gratta, si è ricominciato a sentir parlare di indipendenza quando a Londra sono andati al potere primi ministri conservatori e laburisti che hanno tagliato la spesa pubblica. Idem in Catalogna: anche lì si è accesa la fiamma nazionalista con i popolari al governo a Madrid intenzionati a far fare una cura dimagrante agli apparati statali e a chi vive di elemosine pubbliche.

          Il fraintendimento che vedo in te ( non parliamo poi del padano tifoso del Barca ) lo trovo ancora più sbalorditivo se penso che gli indipendentisti scozzesi innamorati dell’Unione Europea, si vogliono staccare da un regno che 34 anni fa non esitò a spedire ai confini del mondo flotte di navi e aerei in soccorso di un pugno di sudditi residenti in uno sperduto arcipelago invaso da bande di fascisti argentini. Sommo esempio di rispetto del patto primario tra cittadini e stato, “io pago le tasse, e tu, stato, mi difendi da invasioni e calamità”. Noi invece viviamo in un paese il cui governo oltre a dissanguare con le tasse il Nord per riempire la pancia alle proprie clientele elettorali e alle plebi sudiste, manda navi e aerei a raccogliere masse di aspiranti naufraghi che stanno trasformando le città del settentrione in scorci di Lagos e della Mecca.

          Se si crede davvero nel federalismo, l’Inghilterra è l’esempio da seguire, non la Scozia, non la Catalogna, non la Sicilia di Crocetta.

          • Ernesto

            24 giugno 2016 at 19:17

            Caro Arcroyal, da attento osservatore di Britanni come potrei darti torto nella maggior parte delle tue analis?
            Posso forse negare che il “leftism” scozzese è un riflesso condizionato del “welfarismo” di un’economia che ha poco da dare e dire? No. Anzi, posso aggiungere che il “grudge” degli scozzesi verso tutto ciò che è tory ha radici lontani, negli scioperi falliti dei minatori repressi con grande coraggio dalla Thatcher senza lanciare UN lacrimogeno e senza che si sia mai visto UNA SOLA arma da fuoco, coi bobbies vestiti da bobbies (senza mimetiche, senza elmetti, senza scudi, con la divisa a doppiopetto di allora) che inventavano formidabili scazzottate 400 contro 400 contro i minatori sui pratoni davanti alle miniere.
            La Scozia non ha mai perdonato agli inglesi quello che ha vissuto come la spoliazione della sua economia (anche se non lo era).
            Non possiamo però dimenticare che il nazionalismo SNP è stato per lustri cialtronesco quasi quanto quello della Lega (quasi, battere la Lega è impossibile). Poi… Poi è arrivata la generazione dei Salmond, delle Sturgeon, di tanti scozzesi nuovi e diversi. Sì, la società scozzese è in fondo quella che lei dice, ma questi politici sono veramente bravi. Innanzitutto, sono di sinistra solo come facciata, ma mi creda sono saldamente e fieramente anticomunisti (si può dire lo stesso di Jeremy Corbyn?). Sono socialisti, e qualcuno (la Sturgeon di certo) nel cuore è tory fino al midollo. Fece scandalo a Londra il suo incontro (che doveva restare segreto) con Cameron proprio mentre fingeva di appoggiare Miliband…

            Cosa intendo dire con questa noiosa premessa? Intendo dire che proprio l’esempio Commonwalth ci dimostra che le indipendenze sono tutte diverse l’una dall’altra. Il Regno Unito ha avuto i massacri contro gli irlandesi e poi le repressioni, ed è servita una tripla guerra (prima di indipendenza, poi mondiale e infine civile, De Valera contro Collins) perché gli irlandesi conquistassero la libertà (meravigliosa terra libera dove TUTTI i partiti sono di destra…).
            Ma c’è stato anche Gandhi. E adesso questo bel modo di gestire la questione scozzese, tant’è vero che si vocifera di accordi già in corso per mantenere una qualche forma di appartenenza della Scozia al Kingdom (per rispetto della regina, che anche gli scozzesi rispettano come loro capo di stato) pur garantendo indipendenza politica e fiscale assolute.

            Il caso catalano è ancora diverso. Ancora più complesso, perché getta le sue radici nella resistenza al franchismo, nella repubblica di Catalogna, nel sonno degli anni ’80, nel risveglio dell’orgoglio e in un’azione politica prima di destra e quindi isolata e marginale, poi trasversale e ora temibile, coi castigliani che stanno reagendo come peggio non si potrebbe a suon di minacce e promesse di carri armati (sic!).

            Mi fermo giocoforza per non annoiarti, ma spero sia chiaro il senso di questa mia incompleta e stentata analisi: a ogni movimento indipendentista corrisponde una diversa azione. E inseguo i leghisti col forcone, anche fuori di qui, perché sono conigli. Hanno di fronte gli ITALIANI! Gente che alla terza schioppettata scapperebbe a gambe levate, se è vero come è vero che bastò una abbondante irrorazione di concime a far scappare a gambe levata mezza celere di Genova.
            I leghisti hanno commesso il peccato innominabile: sfruttato il sentimento nazionale lombardo che alcuni lombardi davvero hanno (vuoi per tradizione familiare, vuoi per cultura, vuoi per afflato) e lo hanno piegato ai loro capricci, sventolando la NOSTRA bandiera per poi gettarla nella spazzatura e rimettersi asventolare quella che… beh ricordiamo tutti Bossi cosa consigliava ci si facesse.

            Ecco: Bossi è un uomo. Gli uomini sbagliano, si ammalano, invecchiano. I pupattoli in felpa, chi se ne frega.
            Finisco: i veneti, la Liga Veneta, è fatta di altra pasta.
            Io non so come faccia Luca Zaia a tenere i pugni in tasca, di fronte a certe facce di palta in salsa verde lombarda. Ma sono certo che presto qualcosa accadrà, perché la Liga Veneta la faccia per i clown della Lega Lombarda non la perde.
            E non sarà perché lo dico io che accadrà.

          • Padano

            24 giugno 2016 at 20:19

            È sempre un piacere leggerti. Sappi però che non seguo il calcio (e quindi, neanche il Barca).

      • Gian Angelo Sozzi Rispondi

        24 giugno 2016 at 13:53

        Mi spiace, ma faccio fatica a vedere tanti nobili afflati dietro ad un Farage.
        Il risutato per lo SNP à solo un sistema di rimettere pretestuosamente in discussione il risultato del referendum sulla secessione; mutata mutandis lo stesso vale per i nazionalisti irlandesi. Posso sbagliarmi, ma alla base dell'”autentico federalismo liberale libertario” ci sono banali questioni tipo la disastrosa gestione EU del problema degli immigrati, insomma più “pancia” che grandi sistemi.

        • Arcroyal Rispondi

          24 giugno 2016 at 17:38

          @ Gian Angelo Sozzi

          Le motivazioni degli elettori possono essere le più varie e le più diverse. Resta però che il Regno Unito con queste consultazioni elettorali dimostra di essere un modello insuperabile di federalismo liberale e libertario.

    • gastone Rispondi

      24 giugno 2016 at 12:21

      scusi Padano ho visto pure io , ma il siparietto l’ho interpretato in altro modo . Cialtrone ?

      • Padano Rispondi

        24 giugno 2016 at 12:58

        No, mi spieghi.

    • Marco Green Rispondi

      24 giugno 2016 at 23:56

      Se per disgrazia Borghi Aquilini dovesse riuscire a far passare le sue fantasie economico-finanziarie…faccio fatica a quantificare il caos e il crollo di sistema che ne deriverebbe, ma riesco facilmente a visualizzare il passo successivo: ghigliottine e teste di politici che finiscono in un cesto.
      Forse un po’ mi dispiacerà per i fenomeni di casa nostra (ma se la saranno cercata); l’unica consolazione è che accanto a loro vedremo probabilmente sfilare anche altri campioni della politica contemporanea, tipo il chiacchierone fiorentino e la Maria Antonietta delle riforme.

      Si sa: quando il popolo si incazza non va molto per il sottile.

  8. SiDai Rispondi

    24 giugno 2016 at 12:01

    Ma che bello vedere tutti i gli isterismi e preoccupazioni.. Quato mondo non va come dite voi.. ” con le mani nei capelli ti chiderai come mai”…

    • paolo Rispondi

      24 giugno 2016 at 13:31

      ci sta bene anche
      “…come mai ..come mai…anche quelli a cui volevi tanto bene sono pronti al tradimento….come mai….come mai….”

  9. paolo Rispondi

    24 giugno 2016 at 13:19

    FANTASTICO!!!

    Questo dimostra che gli inglesi sono un popolo con le
    PALLE SOTTO!!

    Complimenti!

  10. adriano Rispondi

    24 giugno 2016 at 13:24

    Già,”mai così tanti dovettero così tanto a così pochi”.Questa mattina stentavo a crederci.Non sono mai stato così contento di aver avuto torto.C’è alla fine qualcuno che non ha paura e qualsiasi ne sia la motivazione è una buona notizia per chi non sopporta le imposizioni.Non capisco l’insistenza di elogi a Cameron,che ha indettoil referendum per altri scopi,e le critiche a Farage ,che non sarà un’aquila ma ha il merito di parlare chiaro su questa Europa.Dallo spazio è arrivato un messaggio.”Bruxelles,abbiamo un problema”.Houston riuscì a risolverlo.Vedremo cosa faremo noi.

    • Milton Rispondi

      24 giugno 2016 at 16:26

      Condivido. Avrei scommesso sul Remain, ed è stato bellissimo avere torto, anche alla faccia dei tanti soloni visti in televisione e dei farabutti che governano l’ Europa.
      Sul piano economico nulla di catastrofico: borse e sterlina troveranno a breve un giusto equilibrio e gli accordi UE – Svizzera ed UE – Norvegia potranno essere aggiornati anche con l’UK.
      Positivissimi invece gli effetti politici: od un rapido ripensamento liberale della UE o la progressiva disgregazione con altri Paesi che la lasciano.

      Evviva gli inglesi.

      • Dario Rispondi

        24 giugno 2016 at 17:10

        Condivisibilissimo; grazie Milton

  11. paolo Rispondi

    24 giugno 2016 at 13:38

    Sono d’accordissimo con Francesco P.
    La Brexit di per sè è neutra nè pro nè contro. Basterebbe rinegoziare in toto con trattati blaterali UE-UK tutto ciò che necessita per integrare e reintegrare nell’alveo giusto i rapporti economici già esistenti! Quindi il problema si sposta sugli eurocrati che dovrnno dare dimostrazione di bravura e capacità nel ricucire il teorico strappo.

  12. Sergio Andreani Rispondi

    24 giugno 2016 at 13:56

    Un saluto a quell’ idiota di Beppe Severgnini( che non potrà mai essere un cervello in fuga) e alla sua supponenza che ci ha ammorbato per mesi e mesi.

    Caro Beppe , il tuo problema sta nel fatto di avere nella scatola cranica solamente una dozzina di neuroni che , per di più , non fanno sinapsi tra loro, ma solo col tuo buco del c….

  13. Ernesto Rispondi

    24 giugno 2016 at 18:35

    Perché qualcuno degli esperti dei giornaloni non ci spiega come mai il Regno unito esce dall’UE, l’Italia resta dentro, la borsa di Londra (che doveva andare in frantumi) perde il 3,15% ma la borsa di Milano, nella sana e sicura Europa, perde il 12,48%?
    Forza, comunisti del cazzo, date di nuovo libero sfogo alla fantasia parlando di pimpiripettenuse.

    • Ernesto Rispondi

      24 giugno 2016 at 18:45

      Dal giornale di regime La Stampa: “L’antieuropeismo alle urne comincia a pagare in maniera preoccupante”. Ma preoccupante per chi, bastardi? Per i vostri padroni ai quali fate marchette tutte le volte che vi sedete al PC a battere un pezzo? L’Europa sta distruggendo, assieme al PD, l’Italia, ma noi dobbiamo essere preoccupati di Berlusconi e dell’antieuropeismo? Servi squallidi…

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