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Quei laici(sti) muti sul Papa che fa politica

La laicità è una bella cosa ma non è certo quella che ci hanno fatto passare per tale qui in Italia. Qui essa è stata sequestrata dai laici in servizio permanente effettivo, ovvero i laicisti, ed è diventata spesso la più escludente, e quindi la meno laica, delle ideologie politiche. Il perché di questo sequestro, che ha significato la perversione del principio e la sua strumentalizzazione pratica, del tutto simile a quello subito da altre cause buone e giuste (ad esempio quella dell’emancipazione femminile), è presto detto: ai sequestratori interessava solo la causa della vittoria della sinistra progressista e tutto era finalizzato a questo obiettivo più o meno esplicito.

Del principio in quanto tale ai nostri interessava un bel niente, nonostante la prosopopea e il fare pedagogico o inquisitorio. Per chi ha ben compreso questo concetto non desta perciò stupore alcuno il palese doppiopesismo, ovvero il silenzio assoluto con cui sono state accolte le frasi (che in altri e non lontani tempi avrebbero causato un pandemonio) pronunciate venerdì sera da papa Bergoglio ad un convegno in Vaticano presso l’Accademia delle scienze. Francesco ha detto: “La Chiesa ė chiamata a compromettersi. Si dice che la Chiesa non debba mettersi nella politica“, ma “la Chiesa deve mettersi nella politica alta”. Altro che separazione della sfera spirituale da quella temporale!

Eppure, nonostante questa palese affermazione di clericalismo (dicevano così i nostri a ogni piè’ sospinto), non una frase indignata si è sollevata da parte dei laicisti e progressisti un tanto al chilo. I quali, forse, complice il Jobs act renziano, avranno tutti chiesto di andare in pensione anticipata. Prendendo, ovviamente, la giusta liquidazione per i tanti anni di lavoro, cioè la rendita di posizione conquistata sul campo allorquando la centrale del consenso riteneva giusto inveire contro l’interventismo della Chiesa di Ruini e contro quei reazionari dei papi precedenti Francesco.

Gli Scalfari e i Zagrebelsky pontificano ancora, infatti, anche perché non sanno fare altro, ma i soggetti delle loro reprimende (ahimè! hanno sempre qualcosa da insegnare al prossimo) sono ormai ben altri: Bergoglio è stato classificato come uno loro e tanto a loro basta. Se interviene pesantemente nel dibattito politico per lui non c’è nessun problema: per i nostri “eroi” (si fa per dire) egli interviene nel modo giusto. Che ovviamente è quello che loro hanno stabilito a priori. D’altronde, di questo ideologico e fazioso doppiopesismo Bergoglio stesso aveva dato ampia dimostrazione già qualche mese fa, allorquando, a distanza di pochi giorni, aveva prima cercato di delegittimare Trump, intervenendo a gamba tesa nel dibattito elettorale americano, ma subito dopo aveva però affermato, usando tutt’altra misura, che, in merito al dibattito italiano sulle cosiddette “unioni di fatto” e sul cosiddetto “matrimonio gay” non aveva alcuna intenzione di immischiarsi. Che dire? Forse oggi, se vivesse tra noi, Protagora rivedrebbe il suo famoso: non l’uomo ma la sinistra politicamente corretta è “la misura di tutte le cose: di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono”.

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di on 5 giugno 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Quei laici(sti) muti sul Papa che fa politica

  1. ultima spiaggia Rispondi

    6 giugno 2016 at 09:17

    Chi crede in Dio è difficile che possa riconoscersi nella Chiesa cattolica. San Francesco docet.
    Dal falso di Costantino in poi è stato un susseguirsi di appropriazioni indebite. Oggi è lo stato più ricco al mondo. Spiritualmente il più miserando.
    Ogni altro commento sarete inutile.

  2. Pierluigi Rispondi

    6 giugno 2016 at 09:24

    Cattocomunisti e comunisti sono in perfetta sintonia su molti punti: aggressione al capitale, lotta di classe, redistribuzione, oscurantismo culturale, indottrinamento e soggezzione psicologica delle masse sfruttamento di uno dei sentimenti più torbidi dell’essere umano:l’invidia. L’ambigua posizione nei confronti del capitalismo voluto perchè necessario alla produzione del benessere essendo questa fonte necessaria alla redistribuzione con la quale acquisiscono consenso e potere e nello stesso tempo combattuto per giustificare la loro professione ben retribuita di spoliazione assegnazione.Si spalleggiano a vicenda, a volte fingendo “forti contrasti” necessari a creare tensioni e differenze, ma difatto marciano uniti e compatti.
    I grandi scontri sulle questioni di base e sui diritti (divorzio, aborto emancipazine della donna gay ecc.)sono passati.
    Ora non resta che l’aspetto economico su cui l’intesa è praticamente totale. Alleanze non tanto sommerse. Quindi non c’è nulla da stupirsi, solo da prendere atto come giustamente e sempre bene fa lei mettendo il tutto in evidenza. Continui a scrivere.

  3. Marco Rispondi

    6 giugno 2016 at 11:10

    E ‘ la sinistra bellezza,il comunismo mascherato da comunismo,l’uguaglianza idiota e blindata come argomento portante mai realizzata è mai realizzabile Eppoi….poi uno o un paio che comandano su tutti si chiami come si chiami,Matteo,Giulio,Francesco o Peppenasella..

  4. Bodeukos Rispondi

    6 giugno 2016 at 18:42

    Il Papa ha ragione: la Chiesa deve essere libera di prendere posizione su tutto. Non si capisce solo una cosa, che il Papa dovrebbe spiegare: perché i cittadini d’Italia (e solo loro, nel mondo) sono obbligati a finanziare per miliardi e continuativamente (fra esoneri fiscali totali, scuole cattoliche, associazioni cattoliche, docenti statali di religione, mantenimento chiese, e altri favori degli enti cosiddetti pubblici) la Chiesa Cattolica, e solo quella?

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