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L’EuroSoviet del pensiero (unico)

I media ci propinano un unico insopportabile lamento contro gli zoticoni inglesi che hanno rigettato l'unica scelta moralmente degna, l'Unione Europea. Una forma di autoritarismo (pseudo)intellettuale, con tanto di demonizzazione di chi dissente

Pensiero unicoMettiamo che un marziano, il solito marziano di Ennio Flaiano, rifaccia una capatina a Roma in questi giorni. E, per informarsi, cioè per aggiornarsi su quel che si dice e pensa sui “fatti del giorno”, compri i tre o quattro giornali maggiori, ascolti radio e tv, visiti qualche sito. La prima idea che si farà è che l’Italia sia ripiombata in un regime dispotico, diciamo pure che il fascismo sia ritornato. E che, fra l’altro, il nemico sia quello di sempre: la “perfida Albione” con la sua mentalità bottegaia e plutocratica e con l’inguaribile vizio di far votare i suoi cittadini con quel sistema che chiamiamo democrazia e che, certo in sé imperfetto, è, come diceva un suo figlio, il migliore che finora sia dato conoscere.

I fatti sono noti: i britannici, da sempre scettici su quel progetto dirigistico e burocratico che si chiama Unione Europea, sono stati chiamati a decidere, in prima persona, se continuare ad aderirvi (fra l’altro fino ad oggi parzialmente) o meno. Chi altri, se non loro stessi, doveva deciderlo? Non era fino a ieri un dogma del pensiero progressista l’ “autodeterminazione dei popoli”? Una scelta importante e complessa, non c’è dubbio, come ha detto Giorgio Napolitano, ma questo non giustifica certo l’idea, sottintesa nella sorprendente dichiarazione rilasciata a caldo dell’ex presidente della Repubblica (che, ahimé!, vede crollare la seconda fede della sua vita), che i cittadini di una democrazia, fra l’altro la più antica e solida del mondo, debbano essere accompagnati per mano o con le dande a fare la “scelta giusta”, l’unica morale, che in questo era il Remain. Una scelta prestabilita che si vorrebbe la migliore per tutti perché certificata da élite che si considerano e si sono autoproclamate illuminate ma che in verità non hanno nemmeno il conforto della storia a giustificazione di questa loro pretesa (generalmente il popolo ha dimostrato, nelle scelte fondamentali, molta più saggezza dei “chierici”).

Su questa lunghezza d’onda, su giornali e media un unico insopportabile lamento, un insieme di idee e frasi fatte, con nessuno che si è posto laicamente il compito di capire prima di giudicare. Proprio perché la scelta era importante e complessa, ciò che occorreva mettere in campo da parte della stampa era un atteggiamento il meno ideologico possibile. Il primo passo che avrebbe dovuto compiere una informazione seria, prima e dopo del voto, era separare, nella misura del possibile, i fatti dalle opinioni; quindi, cercare di mettere a confronto le diverse opinioni o tesi, quelle favorevoli e le contrarie al Brexit, rigorosamente documentate e argomentate, in modo che ognuno avesse qualche strumento in più per farsi la sua di idea. Che, dovrebbe essere sottinteso, era legittima indipendentemente da quale essa fosse. È questo e null’altro il ruolo che si richiede alla stampa in un paese libero, in una “società aperta”: un effettivo pluralismo delle opinioni e non unico, conformistico coro, come nei regimi autoritari. Niente di tutto questo è accaduto in Italia. L’idea sottesa a tutti i commenti, oltre agli scenari apocalittici messi in campo, è che un popolo di zoticoni ha deciso di non essere parte di un progetto in cui non crede e che, poiché questo progetto era il migliore per lui e per tutti, l’unico altamente morale, quel popolo va apostrofato agli occhi della storia come egoista e immorale. Un ragionamento che è, a ben vedere, la quintessenza del pensiero ideologico, delle teologie politiche che tanto danno hanno hanno arrecato nel Novecento con il passaggio in loro automatico dalla politica all’etica, appunto, e con la connessa demonizzazione morale dell’avversario politico e l’isolamento e l’esclusione del dissenziente.

Certo, ad uno sguardo più approfondito, il nostro marziano si renderà conto che l’isolamento nell’Italia di oggi, dettato dall’Intellettuale Collettivo, non comporta, vivaddio, l’eliminazione fisica. Ma ciò rende il “pensiero unico” dominante ancora più subdolo, se così si può dire. Esso non genera più l’odio per il potente, che agiva alla luce del sole, che era proprio del primo. Esso, piuttosto, genera oggi soprattutto il servilismo delle coscienze, oltre alle frasi fatte e all’ingabbiamento del pensiero in griglie già date e che scattano in automatico, Chiunque, consciamente o no, sa che se contrasti l’ideologia del “politicamente corretto” che ci domina, e che come in questo caso mostra sempre più protervia e arroganza, sei liberissimo di farlo: nessuno contrasterà le tue idee , che potrebbero ovviamente anche essere sbagliate ma che almeno andrebbero passate al vaglio del confronto e delle argomentazioni.

Semplicemente, da quel momento in poi, passi nell’indifferenza nell’anonimato, sei dimenticato, nessuno avrà più interesse a parlare con te. In una parola, non sei un diversamente senziente e pensante, ma sei visto come un immondo o immorale. Che fare? Credo che oggi non basti coltivare sacche di resistenza liberale al “pensiero unico” che pervade le nostre coscienze e che ha nell’informazione le proprie casse di risonanza. Non possiamo continuare, noi pochi, “i quattro gatti liberali”, a parlarci addosso, fra di noi. Occorre, piuttosto, passare all’azione, “penetrando nelle fila del nemico” là dove è possibile e mettendo di fronte alle sue enormi contraddizioni un pensiero come quello vincente che, essendo a tesi e già stabilito prima di ogni confronto democratico o dialettico, diventa per forza di cose selettivo e affetto da doppiopesismo.

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di on 27 giugno 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a L’EuroSoviet del pensiero (unico)

  1. Pierluigi Rispondi

    27 giugno 2016 at 08:28

    Purtroppo Lei ha ancora ragione. Il liberalismo e i liberali hanno sempre avuto un comportamento distaccato, da splendido isolamento, quasi aristocratico. Hanno profondamente ragione, ma non scendono in piazza per farla conoscere, per attaccare, sia pur con eleganza e non con la grossezza e arroganza tipica della sinistra, controparte.
    Sembra quasi che dopo aver espresso le loro idee siano totalmente soddisfatti. Così saranno sempre meno. D’altro canto la sinistra tiene sotto scacco il popolo: vuoi la redistribuzione? vuoi che faccia il neo Robin Hood? Vota e fai quello che ti dico. Per scendere in piazza ci volgliono i numeri, cioè gli elettori anche se in effetti questi crescono se scendi in piazza.

  2. maboba Rispondi

    27 giugno 2016 at 08:38

    Lo “spettacolo” offerto da giornali e TV è nauseante. Purtroppo anche quelli di Mediaset non sono da meno. Voler far passare gli inglesi da mentecatti è davvero incredibile. Da mesi ogni volta che parlano della lega nostrana, ma soprattutto della AfD o del FPO gli aggettivi appiccicati anche nelle strisciate sono “estrema destra”, razzisti, xenofobi etc. Ho letto il programma di AfD e sinceramente questo estremismo di destra non l’ho trovato. Ho trovato critiche all’attuale gestione dell’UE e alla immigrazione selvaggia. Tanto basta per essere tacciati del peggio in circolazione. Come semplice cittadino l’unica arma è quella del dialogo diretto con amici e conoscenti. Fra l’altro ho verificato che la maggioranza non la pensa come TV e giornali vorrebbero. Sono “europeisti” senza se e senza ma soprattutto coloro che dipendono, direttamente o indirettamente dalla greppia pubblica e solidarizzano con quell’altra greppia, quella europea, che si è formata in questi anni.

  3. Merio Rispondi

    27 giugno 2016 at 08:57

    Prof. Ocone non va mai dimenticato che siamo in un paese comunista appieno,che la libertà ,seppur posta in un recinto di regole,non ci appartiene .Viviamo delle modeste concessioni che i paesi ricchi destinano a quelli poveri come noi.La classe media non è più alla nostra portata perché lo statalismo,quella cosa per cui alcuni lavorano ed altri li depredano impedendo crescita e ricchezza,e’ stata volutamente distrutta da classi politiche senza capacità e dirette da altri.La Gran Bratagna è un esempio ma dalle nostre parti non serve più ….qui il voto non lo si esercita da tempo e d’altra parte un paese senza libertà né democrazia non vota.

  4. Francesco_P Rispondi

    27 giugno 2016 at 09:33

    Oggi pomeriggio il solito vertice a casa Merkel fra la padrona e un paio di collaborazionisti, Pétain-Hollande e Mr. 80 euro per discutere come “punire” la Gran Bretagna e per cercare di trovare un accordo fra PPE e PSE per imporre Grßße Koalition in Spagna. I due ospiti della signora sono personaggi deboli per diversi e noti motivi. Come al solito le decisioni che richiederebbero una discussione collegiale a 28 – 1 sono prese privatamente dal membro più influente alla presenza di qualche personaggio politicamente in difficoltà e poi trasferite alla riunione plenaria per essere ratificate.
    L’attuale Trattato di Lisbona è macchinosissimo e quindi favorisce la creazione di canali extra istituzionali. Si fa male la legge per poterla ignorare quando fa comodo, una tipica furbata all’italiana adottata scientificamente dai tedeschi.
    Quello che va bene a Berlino, deve andare bene a tutti anche se si tratta di masochismo puro. Chi ha eletto la Merkel presidente dell’Europa con poteri maggiori del presidente USA e di quello Russo (sì, Putin ha molti meno poteri reali della Merkel)? L’influenza della Merkel sull’Europa è sproporzionata, simile a quella di Erdogan e di Nazarbaev, due dittatori de facto.
    Infatti, per lo sciagurato Trattato di Lisbona, il parlamento europeo è sostanzialmente una inutile larva, mentre la Commissione Europea è fatta solo da nominati senza alcun suffragio che ne ratifichi la legittimità.
    Il Trattato di Lisbona è stato ratificato da tutti gli Stati firmatari, esclusivamente per via parlamentare non essendo stato ammesso il referendum per la sua approvazione.
    Comunque gli Inglesi (non chiamati ad un referendum in quella occasione – voto parlamentare 346 si, 206 no e 81 astenuti) hanno dato da tempo il benservito a Gordon Brown e al Labour Party!
    P.S.
    Vi propongo un articolo australiano ed una canadese
    http://www.news.com.au/finance/economy/world-economy/why-brexit-was-a-great-thing/news-story/5ff55c3fcd1e21944bcd1a01d2d40198
    http://www.theglobeandmail.com/opinion/get-used-to-the-new-europe/article30613547/
    solo per dimostrare quanto siano diverse le cose viste fuori dalle colonie tedesche.
    Forse essere fuori dall’Europa è una condizione per non essere fuori dal Mondo.

    • Ernesto Rispondi

      27 giugno 2016 at 15:43

      Intervento magistrale.

  5. ultima spiaggia Rispondi

    27 giugno 2016 at 10:10

    Trovo del tutto normale che il catastrofismo dei media stia seminando il panico e dividendo il popolo.
    “Divide et impera” è sempre stato l’espediente dei tiranni. La democrazia è un mito da sfatare, un principio ideologico, un concetto astratto. Settant’anni di pace hanno procurato più vittime e danni economici della seconda guerra mondiale, con la differenza che la guerra aveva resettato il sistema e permesso di ripartire, mentre settant’anni di pace hanno rafforzato il potere decisionale della classe dirigente e concentrato la ricchezza su pochi eletti, togliendo ogni possibilità per ripartire.
    Stiamo cercando la libertà che abbiamo perduto e non sappiamo quando.
    Siamo combinati veramente male.

  6. adriano Rispondi

    27 giugno 2016 at 10:28

    In una certa cultura accanto alla “autodeterminazione dei popoli” c’è quello della “sovranità limitata”.Ciò che si è scritto sul no è allucinante.Voto ignorante,decrepito,eccessivo,dannoso,inspiegabile.Di inspiegabile ci sarebbe,se fosse vero,che il 75% dei giovani ha votato sì ed invece di ribellarsi alle imposizioni preferisce mantenerle.Di inspiegabile ci sono gli scozzesi che per ottenere l’indipendenza da Londra scelgono la dipendenza da Berlino.Quando assaggieranno l’euro con i crauti capiranno cosa vuol dire.Di inspiegabile ci sono quelli che oggi alla luce del sole dichiarano beatamente che il voto è un accessorio di cui si può fare a meno e che appartengono ai partiti che vengono votati al 90%.O la sveglia è puntata male o è guasta.Quale disastro occorra ancora per aprire gli occhi non si sa.

  7. sergio Rispondi

    27 giugno 2016 at 13:04

    … e poi, l’Europa è una cosa seria
    a raddrizzare i cetrioli ci devono pensare gli Stati membri
    http://europa.eu/rapid/press-release_IP-08-1694_it.htm

  8. Milton Rispondi

    27 giugno 2016 at 17:18

    Caro Prof. Ocone,
    condivido ed ammiro le sue analisi, ma mi permetta di non condividere il suo appello finale. Lei auspica un liberale “passare all’azione” che sottintende ottime intenzioni ma, mi scusi, scarsissimi risultati.
    Mi sono reso conto di essere liberale da studente a vent’anni, nel ’68, e lo sono rimasto sempre rinforzandomi nelle convinzioni con letture ed esperienze di vita. Come lei auspica ho sin da allora militato in movimenti politici od associazioni, co-fondato circoli culturali, ecc. ecc.. Ho persino avuto l’illusione che, con Antonio Martino ed altri, la prima Forza Italia potesse essere la svolta per questo disgraziato paese. I risultati li vediamo.
    Mi sono quindi rassegnato, senza pentimenti e senza recriminazioni, al fatto che gli italiani, imbevuti fino al midollo di ideologie catto-comuniste e rassegnati al “Franza o Spagna purché si magna”, cambiano solo con una guerra o con un fallimento.

    Nel frattempo gioisco dello schiaffo che la Brexit ha dato alla supponenza ed arroganza dei vari Junker, Napolitano, Renzi, ed ai vari pseudo-direttori e giornalisti italiani schifati del voto popolare.

    Evviva la Gran Bretagna ed i britannici.

    • Dario Rispondi

      27 giugno 2016 at 17:54

      Bravo Milton!

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