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La Brexit è un problema. Per noi

Non ci saranno svolte federaliste in Europa, ma solo la crescita di deficit e debito pubblico, una maggiore presenza dello Stato in economia e lo sbandamento dei partiti tradizionali. Sì, la vera gatta da pelare ce l'ha chi rimane...

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Continuo a non condividere attacchi a referendum e scelte popolari su queste materie: che persino il Papa s’inchini dicendo “è volontà del popolo” mentre fior di liberali europeisti inneggiano al divieto di referendum dà semplicemente l’idea che i secondi avvertono di non avere più buoni argomenti per convincere gli elettori.

Una storia finisce, aver osteggiato la visione “contrattualista” della Ue praticata dalla Gran Bretagna ci priva di un grande Paese, di una potenza nucleare e di una grande piazza finanziaria mondiale: la Ue attuale non è affatto federale e non credo proprio lo diventerà ora, le decisioni si assumono intorno a blocchi di Paesi più forti che perseguono nel Consiglio Europeo propri interessi nazionali, ma se è così meglio chi i propri interessi li dichiarava e tutelava esplicitamente, come la Gran Bretagna, di chi di ammanta di enfasi europeista ma rinnega poi davanti ai propri elettorati le regole comuni che ha votato i Europa.

Le conseguenze economiche sono largamente imprevedibili, e dipendono da che tipo di accordi la Ue riserverà al Regno Unito in materia bancaria, e di libera circolazione di persone, beni e servizi. Più l’Europa adotta una logica “vendicativa”, più si fa male da sola. Le Borse oggi indicano che la stima dei mercati sconta effetti sulla robusta crescita della Gran Bretagna, ma effetti maggiori sulle asimmetrie bancarie e di debito pubblico interne all’eurozona. Serie e sottovalutate sono le possibili conseguenze di frenata mondiale, conseguenti a un serio rafforzamento del dollaro, al quale sono agganciate le valute di Paesi pari al 40% dell’economia mondiale, e in cui resta denominata una montagna di debito corporate di Paesi ex emergenti ora in panne. Il flight to safe yields può avere conseguenze di fonte alle quali le banche centrali hanno armi spuntate, se non coordinano i loro interventi anche sui cambi.

Cameron va a casa e questo dà a misura del suo errore di calcolo, i laburisti pure sono stati smentiti da parte consistente del proprio elettorato. Il problema scozzese tornerà ad aprirsi, e forse l’Irlanda del Nord chiederà di unirsi all’Unione europea. Ma, con tutto il rispetto, mi sembra meno rilevante dalla difficoltà crescente che i partiti tradizionali incontreranno nelle imminenti elezioni spagnole, poi in quelle olandesi, nel referendum costituzionale italiano, poi nel 2017 in quelle francesi e sinanco tedesche. Trump è agevolato da Brexit, perché cavalca anch’egli l’onda anti establishment e anti globalizzazione. Ma diciamolo chiaro: se la globalizzazione arretra non è colpa dei populisti raccatta-scontento, bensì dei vecchi partiti e leader che non hanno saputo fronteggiare anni di crisi con riforme radicali a effetto-ricrescita, e che oggi sono privi di argomenti credibili e leader capaci di parlare al cuore oltre che ai portafogli.

Non credo che la “svolta federalista” europea sia dietro l’angolo, come reazione a Brexit: chi se ne riempie la bocca non vuole affatto abbattere le barriere nazionali che rendono non comunicanti i mercati del lavoro, delle professioni, dei servizi pubblici, dell’energia, delle TLC, del welfare e delle pensioni, le cui separate constituencies vengono coltivate a livello nazionale da ogni singolo governo e partito a fini elettorali. Auguri a chi pensa che, con le elezioni politiche in arrivo prima ricordate, si metterà in tempi rapidi mano ai Trattati europei.

In particolare non credo affatto all’afflato europeista che in Italia viene usato come mantello per coprire due posizioni le cui conseguenze sono entrambe negative per l’Italia: la prima è quella cosiddetta “anti-austerity”, vecchio keynesismo usato per fare più deficit e più debito invece di tagliare energicamente spesa e tasse, e per accrescere ulteriormente il ruolo pubblico nell’economia malgrado la macro-inefficienza e corruzione di partecipate locali e investimenti di Stato; la seconda è quella della lobby banco-finanziaria che rifiuta le regole europee e storce il muso alla vigilanza BCE, invoca la necessità di banche meno capitalizzate, salvate con logica mutualistica affidandone l’onere alle più sane, vuole il ritorno allo Stato salva-banche, e tutto questo per coprire le responsabilità politiche e dei regolatori all’ombra delle quali per decenni è stato praticato credito relazionale, mendacio in atti contabili, patrimonio di vigilanza autofinanziato, e gravissime violazioni del codice penale. Siamo l’unico Paese europeo in cui alle proteste delle “vittime della crisi” e dei “diffidenti della globalizzazione” – presenti in tutta Europa e in Usa – vanno allegramente a braccetto disinvolti sacerdoti delle “banche per gli amici degli amici”.

Conclusione dichiaratamente incerta, visto che nessuno ha la palla di vetro su una tanto complessa concatenazione di eventi prossimi da cui dipenderà contenere o ampliare gli effetti economici, finanziari e politici di Brexit: i britannici hanno una bella gatta da pelare, ma noi restiamo messi molto ma molto peggio.

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di on 27 giugno 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a La Brexit è un problema. Per noi

  1. adriano Rispondi

    25 giugno 2016 at 17:53

    La gatta da pelare è comune e si chiama crisi irreversibile.La luce in fondo al tunnel,che qualche cieco fingeva di vedere, si accenderà il giorno in cui per alzare i tassi la potente FED non si perderà in anni di ridicoli annunci e smentite.Con i tassi negativi si può solo galleggiare.Scordiamoci le crociere.Le “barriere nazionali” sono altre e riguardano la storia e la cultura.A me va bene l’Europa che non ha la pretesa di trasformarmi in tedesco.Le altre no.Non so cosa intenda la signora Le Pen quando parla di Europa delle nazioni e neppure cosa si intenda per Europa federale.Prima di avere una moneta unica bisogna parlare la stessa lingua.Altrimenti si corre il rischio dei trattati israelo palestinesi,scritti in arabo e in ebraico così ognuno vi legge quello che vuole.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    25 giugno 2016 at 19:27

    Stavo pensando: se la sinistra ha condannato Mussolini per essersi sottomesso a Hitler, adesso il nostro ducetto farà vedere i sorci verdi al führer Angela Merkel.
    Apprensione inutile, perché sul “Giornale” ho appena letto: “La strategia di Bruxelles: piano franco-tedesco, senza Italia”.
    Sì, la brexit è veramente un problema. Per noi invertebrati.

  3. Ernesto Rispondi

    25 giugno 2016 at 20:58

    Se persino Giannino, cioè Confindustria, ha improvvisa bere collegato il cervello allora siamo davvero nella merda. Ma tanto gli evasori di Confondustria saranno pronti a scollegarlo al primo decreto “Salva evasori” del pagliaccio di Rignano.

  4. step Rispondi

    26 giugno 2016 at 14:09

    Beh, “la gatta da pelare” noi italiani ce l’avremmo avuta comunque, a prescindere dalla brexit, non è che si può costringere gli inglesi a restare nella UE perché così è un po’ meglio per noi… C’è da dire semmai che il Regno Unito avrebbe costituito una sana spina nel fianco nella UE, arginando lo strapotere tedesco, ma se la UE non convince l’ottica di lungo periodo deve essere quella di uscirne in toto, una entità negativa va cancellata non va soltanto modificata, eventualmente va rifatta dalle fondamenta.

    3 cose. 1 – Non c’è solo il soldo, si può legittimamente aspirare ad essere soltanto italiani pur essendo un po’ più poveri: non so se senza la UE saremmo più poveri tuttavia bisognerebbe prescindere dal verbo “convenire” ogni tanto e basarsi anche sul verbo “essere”…

    2 – Un conto è la globalizzazione delle merci, un altro conto è la globalizzazione delle persone: io esalto il libero mercato ma il mercato – come suggerisce l’etimo della parola – afferisce a cose non a persone, il confine è sacro perché costituisce la mia identità e fa sì che io rispetti anche l’identità altrui (che altrimenti non riconoscerei neanche); ma il confine deve essere apribile a comando delle persone relativamente alle merci, l’ottica liberale pone lo sfondamento dei confini circa le merci ma non presuppone questo sfondamento circa gli uomini.

    3 – Non mi pare che la UE si sia dimostrata meno socialista dello Stato italiano, all’inizio pensavo lo potesse essere ma poi mi sono ricreduto, all’UE non interessa che certi scopi vengano raggiunti con i tagli, certi obiettivi secondo la UE possono raggiungersi anche e soprattutto con l’aumento delle tasse, a questo punto mi tengo (solo) la burocrazia statale italiota, che posso combattere più da vicino, non vedo perché aggiungere un’altra burocrazia: bisogna essere masochisti per volere ancora più padroni di quelli che si hanno!

    • aquilone Rispondi

      26 giugno 2016 at 17:17

      Bravo Step, ottime riflessioni, sopratutto il punto 2 e 3

  5. Sergio Andreani Rispondi

    26 giugno 2016 at 17:18

    Una delle ultime notizie è che gli italiani stanno diventando in massa euro-scettici.

    Il 45 % vorrebbe votare per uscire dall’ Euro.

    Questo cambio di opinione degli italiani sull’argomento Euro ed Europa non fa altro che confermare la loro complessiva ignoranza ed imbecillità politica nonchè l’ esaltazione della più grande virtù nazionale : voltare la gabbana e abbandonare la nave che affonda gridando ” Io lo dicevo da sempre che finiva così !!! ”

    Per anni gli italiani sono stati Euro-entusiasti , come giustamente ricorda Funny King.

    In nessuna altra parte dell’ Europa si trovavano percentuali di favorevoli alla Ue simili alle nostre.

    La Motivazione è abbastanza semplice : essendo il popolo italiano assai più ignorante della media Europea è stato abbastanza facile da intortare dipanando una serie di narrazioni buone solo a convincere bambini deficienti.

    Non scordiamo che secondo alcuni recenti studi nel nostro paese gli analfabeti funzionali raggiungono il 75 % della popolazione.

    L’ euro porterà più ricchezza, saremo tutti fratelli , non ci saranno più guerre e via via con idiozie di questo calibro.

    Negli anni della spremitura fiscale al motto di Oro alla Patria per entrare nell’ Euro ( vedi Tassa per L’Europa di Romano Prodi ) soltanto la Lega Nord ebbe il coraggio di affermare che l’ Euro era una grandissima minchiata , una delle ultime ancore rimaste in mano allo Stato italiota per posticipare le tendenze secessionistiche in atto (1996-1999).

    Tutti gli altri partiti erano e sono a favore dell’ Euro.

    La Lega Nord e i suoi esponenti ricevettero, come sempre , una copiosa dose di sputi dalla maggioranza della popolazione : ” Che senso ha parlare di Padania quando adesso andiamo tutti in Europa ” ? dicevano.

    Poveretti . la propaganda li aveva convinti che si trattava di una sorta di Gita scolastica , senza nessun pericolo o controindicazione.

    E per di più , sembrava essere una facile via di fuga alla opprimente burocrazia Romana : non sapevano i genietti che da lì a pochi anni ci si sarebbe trovati incastrati tra i burocrati romani a Sud e quelli europei a Nord , molto più famelici e oppressivi.

    La Grande crisi era però lontana e , si sa , la gente tende a credere in quello in cui vuole credere , soprattutto se la credenza in questione è condivisa dalla stragrande maggioranza della popolazione.

    Poi è arrivata la bufera , la popolazione ha incominciato ad impoverirsi , a perdere il lavoro e quindi è cresciuta la consapevolezza che la crisi è stata dovuta e innescata soprattutto alla Finanza nord – americana che da sempre sta dietroal processo di unificazione delle Colonie europoidi.

    Di conseguenza gli italioti hanno cominciato a dismettere l’ ideologia europeista con la stessa disinvoltura con cui si cambiano , molto raramente essendo conservatori , le mutande.

    Non è una novità : gli italiani resistono al cambiamento fino allo stremo ma poi , quando tutto è perduto , saltano sul carro del vincitore.

    hanno sempre fatto così , anche quando cadde il fascismo e pure quando cadde la Democrazia Cristiana e pure quando cadde Berlusconi e Forza italia.

    Berlusconi si mise addirittura a votare in aula a favore dei governi che lo avevano spodestato : Monti , Letta . Renzi.

    E il suo Partito del cazzo prende ancora il 20 % nella cosiddetta capitale morale d’ Italia.

    Come vedete avere speranza è assai difficile.

    Non c’è speranza : si tratta di un popolo che non è mai esistito e che ha la faccia come il culo.

    Non a caso i francesi già ai tempi del cosiddetto ” Risorgimento ” ci chiamavano il ” Paese dei morti. ”

    Avrei tante altre cose da scrivere ma non penso sia utile sprecare più di tanto il mio tempo per quelle merde dei miei concittadini.

    Andatevene al diavolo.

    Io intanto mi godo lo spettacolo e , se danneggerà anche me , non me ne frega nulla.

    • Padano Rispondi

      27 giugno 2016 at 09:13

      Divertente la chiosa “se danneggerà anche me, non me ne frega nulla”.

    • Padano Rispondi

      27 giugno 2016 at 14:42

      In realtà io ricordo che la Lega diceva che la Padania doveva entrare nell’euro, e l’Italia tenersi la lira, in modo tale da poter continuare a fare svalutazioni competitive.

      • Ernesto Rispondi

        27 giugno 2016 at 15:37

        E questa è l’unica cosa sensata che un movimento indipendentista dovrebbe dire!!
        Se Lombardia e Veneto sono potenziali triple A, e stanno attaccati all’Italia in default, l’unica cosa sensata sarebbe fare pesare la propria solvibilità chiedendo ai “paesi forti” di area euro di prendere atto del fatto che conviene PRIMA A LORO una situazione di indipendenza delle regioni del nord, legate a doppio file alle loro economie, sia in import che in export!

        Ma adesso va di moda la rilettura dei SegaLegaioli. Ora la Lega dura e pura è offesa col nord, che non li ha sostenuti nella loro “battaglia”. Non è chiaro se la barragli fosse quella dei cuscini, dei bottoni o a chi arraffava più denaro pro domo sua.

        Se è vero che forse Lombardia e Veneto non meritano l’indipendenza (che è qualcosa che si conquista), comunque è anche vero che nulla abbiamo fatto per meritarci dei clown come i leghisti onanisti, che ora si sentono una nuova élite di incompresi quando sono, con altissima probabilità, una massa di ladri o, nella migliore delle ipotesi, di coglioni.
        Perché tertium non datur, per un movimento politico che aveva il 36% in Veneto e il 26% in Lombardia, e non ha saputo fare… nulla.

  6. femine Rispondi

    27 giugno 2016 at 11:29

    Da vecchia ignorante buona solo per essere “rottamata” dagli eccelsi cervelloni italici, mi domando ( e non posso farne a meno…) senza la “brexit” le nostre sorti sarebbero state migliori, ovvero se avesse prevalso il “remain” avremmo potuto fare i saltelli di gioia? E mi fermo qui.

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