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Inno liberale alla Brexit

Domani si tiene il referendum che mette in discussione il dogma europeista. Le reazioni scomposte dell'eurocrazia alla possibilità che gli inglesi scelgano liberamente il proprio destino la dicono lunga sulle esigenze di libertà, pluralismo e autodeterminazione che sono in ballo...

ukA detta di molti, il sangue della deputata laburista Jo Cox (uccisa da uno squilibrato nazionalista) avrebbe già deciso l’esito del referendum che chiederà ai britannici, tra poche ore, di scegliere tra lo status quo entro l’Unione europea oppure un futuro del tutto indipendente da Bruxelles. Può darsi che sia così e che l’onda emotiva risolva a favore degli “unionisti” questa contesa politica. È però chiaro che anche in questo caso la questione del rapporto tra le isole britanniche e il continente resterà assai aperta, così come – più in generale – rimarrà viva la discussione su quale profilo dovranno assumere le istituzioni comunitarie.

Non è comunque un caso che questa prima vera e drammatica messa in discussione del dogma europeista venga dagli inglesi, e cioè dal popolo europeo che più di ogni altro, nel corso della storia, ha impedito l’imporsi di un potere egemonico nel Vecchio Continente. E non è un caso che i britannici siano chiamati a votare dopo che, lo scorso anno, si erano recati alle urne gli scozzesi, che in maggioranza hanno scelto di restare nel Regno Unito. L’atteggiamento scandalizzato e al tempo stesso minaccioso con cui i media e i politici francesi e tedeschi hanno commentato la campagna elettorale britannica (con tutto l’establishment schierato a difesa di un Regno Unito entro l’Europa) la dice lunga sul modesto tasso di liberalismo dell’Europa di oggi: perché senza dubbio la Brexit comporta qualche rischio, ma è grave che molti non sappiano vedere le ben maggiori opportunità che ad essa si accompagnano.

Innanzi tutto, bisogna ricordare che il fatto stesso di portare al voto i britannici implica una “demitizzazione” del progetto europeista. Si può essere più o meno favorevoli a un’unificazione politica dell’Europa, ma in ogni caso si dovrebbe capire che in tutto ciò non c’è nulla di particolarmente mistico o sacrale. I britannici si sono divisi tra favorevoli al “Leave” o al “Remain”, ma ben pochi l’hanno fatto per una sorta d’infatuazione religiosa nei riguardi delle istituzioni nazionali o continentali. In fondo, dopo avere consegnato nelle mani degli scozzesi la scelta se restare o meno nell’Uk, David Cameron ha dato ai britannici la possibilità di bocciare l’Europa: e il fatto che egli, nei due casi, si sia schierato con gli “unionisti” deve farci apprezzare ancor più la sua disponibilità a sottoporre al vaglio degli elettori questi assetti istituzionali. Ma la campagna sulla Brexit non ha solo questo merito. Quale che sia l’esito finale, essa ha aiutato a comprendere le virtù dell’autogoverno, perché discutere sull’Europa di oggi non significa soltanto avvertire le insufficienze di un’Europa burocratica, ottusamente tecnocratica, chiusa su se stessa, avversa a ogni mutamento e prigioniera del politicamente corretto. Oltre a ciò, le rivendicazioni britanniche hanno sottolineato come un’Europa “armonizzata” dall’alto e sottratta alla concorrenza istituzionale sia destinata a declinare. Oggi Londra è una piazza finanziaria importante, ma se si procedesse verso una normalizzazione del sistema fiscale e regolatorio britannico difficilmente potrebbe mantenere questa posizione.

In caso di Brexit e, più in generale, di dissoluzione dell’Unione europea certamente si correrebbe qualche rischio. In particolare, sarebbe davvero terribile se il Regno Unito non potesse rimanere entro il mercato comune e se l’Unione alzasse barriere nei riguardi dei cittadini e dei prodotti britannici. Una parte dei sostenitori del distacco di Londra da Bruxelles lo fa sulla base di un’opzione nazionalista e perfino protezionista, ma proprio per questo motivo hanno scherzato con il fuoco quanti, come Wolfgang Schauble e lo stesso Cameron, hanno sostenuto in campagna elettorale che un Regno Unito fuori dall’Europa non potrebbe in alcun modo godere di una posizione simile a quella di Svizzera e Norvegia. In realtà, le classi dirigenti europee dovrebbero mostrare maggiore responsabilità e capacità di visione, favorendo lo sviluppo di istituzioni veramente adeguate alle diverse realtà. Se la Svizzera non ha mai aderito all’Unione è perché la sua struttura (tanto basata su localismo e democrazia diretta) non è compatibile con la logica delle direttive e con ogni forma di pianificazione politica. La Gran Bretagna che ha deciso di restare al di fuori dell’euro ha voluto, in maniera analoga, mantenere sotto il proprio controllo decisioni e competenze che invece altri Paesi hanno scelto di mettere in comune. Un’Europa “à la carte”(più britannica che francese, più svizzera che tedesca) è un’Europa più liberale di quanto non lo sia una che pretenda di uniformare portoghesi e olandesi, gallesi e romeni, catalani e danesi. La difficoltà dei britannici a farsi assorbire dall’Unione potrà anche in parte essere figlia del loro orgoglio nazionale, ma certamente deriva pure da un realismo che è difficilmente separabile da quella storica di forte attaccamento agli ideali di libertà. È almeno dai tempi di John Forterscue che gli inglesi oppongono le libertà degli abitanti dell’isola all’attitudine a obbedire che invece così comune tra quanti vivono sul continente.

È possibile che alla fine non vi sia Brexit, che Cameron vinca e Boris Johnson perda, che l’ordine eurotecnocratico non venga incrinato dalle schede deposte nelle urne. Ma le esigenze di libertà, pluralismo, concorrenza istituzionale e autodeterminazione che molti fautori dell’indipendenza britannica hanno affermato in queste settimane di accesa discussione non saranno facilmente archiviate. Brexit o non Brexit, l’ipotesi di un’Europa plurale può rafforzarsi e prendere corpo negli anni a venire.

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di on 24 giugno 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

17 commenti a Inno liberale alla Brexit

  1. Merio Rispondi

    22 giugno 2016 at 08:38

    Senza gli inglesi oggi parleremmo tedesco ed invece in un modo o nell’altro siamo finiti ad arricchire quella nazione impoverendoci tutti.Aree debolì economicamente come l sud Europa ,con un debito pubblico stratosferico finiscono con il diventare il parco buoi di paesi come la Germania.Gli inglesi intanto scelgono ..noi …noi non abbiamo la cultura della scelta. in libertà ,noi siamo il parco buoi.

  2. Pierluigi Rispondi

    22 giugno 2016 at 09:05

    Sempre d’acordo. I ricatti e le minacce paventate dalla Germania e Francia la dicono lunga sul tasso di democrazia di tali paesi e quindi dell’Europa. O noi o contro di noi sono discorsi degni di Lenin Hitler e via discorrendo.
    Si espongono con veemenza potenziali, anche se il cui fondamento scientifico è tutto da dimostrare, grossi rischi sempre e solo di stampo economico per di più a breve. Non si discute di democrazia e autodeterminazione. Come se queste ultime non avessero nel lungo periodo una rilevanza economica.
    Un esempio estremo ma significativo. In caso di invasione estera, una guerra difensiva contempla morti e sacrifici e immensi danni a breve. Per evitarli è intelligente e dignitoso farsi invadere?

  3. maboba Rispondi

    22 giugno 2016 at 09:06

    L’unica maniera affinché quest’accozzaglia burocratica, la UE che in troppi ancora continuano a chiamare Europa, venga profondamente cambiata è che vinca il Brexit. Altrimenti continuerà una lenta agonìa fino al declino definitivo dell’Europa come entità culturale ben distinta.

  4. Padano Rispondi

    22 giugno 2016 at 09:26

    Se l’UE si dissolve, addio speranze per i Catalani.
    Non parliamo delle speranze Lombardo-Venete.
    Dal canto loro, gli Scozzesi han già fatto sapere che se gli Inglesi decideranno che loro non saranno più Europei, loro smetteranno di essere Britannici.

    E, soprattutto, se l’UE si dissolve, tempo quindici anni e torneremo ad ammazzarci come topi: Francesi contro Tedeschi, Inglesi contro gli uni o gli altri, Est Europa tutti contro tutti (salvo poi diventare succulenti bocconi per i Russi), Italiani insieme a chi conviene…

    • Arcroyal Rispondi

      22 giugno 2016 at 12:34

      Da alcuni giorni ti aggiri distribuendo demenziali volantini pubblicitari delle ramblas. Il sol dell’avvenire padano sarebbe adesso la generalitat catalana, quello sconfortante esempio di repubblica socialista in salsa mediterranea che solo chi non è mai entrato negli uffici della Generalitat o dell’università di Barcellona può ritenere auspicabile? Vi si respira un clima in tutto e per tutto simile alla magica Napoli di Giggino’a manetta, lo sai oppure ti sei limitato a guardare il Barca in televisione? A quando una bella intemerata a favore della Nigeria, altro luminoso esempio di federalismo straccione ( e di nigeriani siamo purtroppo già pieni anche se tu padano te ne freghi, evidentemente soddisfatto nel vedere le nostre strade intasate di mignotte e papponi di colore )?

      Non capirò mai come qui da noi al Nord in tanti che pur giustamente rivendicano l’indipendenza da quel pezzo di Africa che ci governa da Roma, Firenze e Palermo, invece di guardare al Texas e all’Arizona, veri stati federalisti dove dimora gente con le palle che non vive di sussidi statali, dalle nostre parti abbiamo i padani che sognano highlander, la Scozia, la più arretrata delle lande governate da Sua Maestà, piena zeppa di ubriaconi che trascorrono le giornate al pub a bersi i sussidi sociali garantiti dal Labour.

      La profezia alla Nostradamus sulla futura guerra intereuropea ( “tempo quindici anni” cit ) dimostra poi quanto la propaganda delle burocrazie comunitarie sia penetrata nei cuori e nelle menti. L’Europa è uscita da secoli di guerre intestine non per la lungimiranza degli Adenauer, degli Schuman dei De Gasperi e degli Spack. Tutte persone stimabili, per la carità, come erano stimabili tanti altri politici che governarono l’Europa dopo la Grande Guerra. Nel nostro continente gli uomini lungimiranti non sono mai mancati, ma le guerre ci sono sempre state.

      La storia europea, anche se fanno di tutto per farlo dimenticare, è cambiata solo a partire dalle prime ore del mattino del 6/6/1944 quando gli angloamericani sbarcarono in Normandia. La pace è garantita dalla NATO, non dalla Ue. Finchè nelle basi di Ramstein e Aviano ci saranno G.I., l’Europa sarà in pace e al riparo dalle mire di califfi e zar. Facciamo parte da più di 70 anni di un Impero ( il più grande e potente della storia….ripetiamolo almeno una volta giorno come antidoto alle balle sul terzomondo e le presunte colpe occidentali con cui ci avviliscono da mane a sera ) ma stentiamo a riconoscerlo ed amarlo pur rotolandoci come maiali negli agi che ci garantisce. Un impero che ci ha conquistati più con la forza delle idee che con quella delle armi.

      L’argomento più discusso nelle ultime ore dalle foreste del Borneo ai grattacieli di Vancouver non è la Brexit, ma la nona puntata di Game of Thrones. La Battle of the Bastards di Westeros esattamente come la Brexit mostra in modo splendido che UK e USA sono l’unico modello possibile per un futuro migliore. Altro che Catalogna.

  5. ultima spiaggia Rispondi

    22 giugno 2016 at 09:55

    Inutile commentare: contro la forza la ragion non vale.
    E la percentuale dei cretini è di gran lunga superiore a quella delle persone che ragionano.
    Europeisti fino alla morte.

  6. paolo Rispondi

    22 giugno 2016 at 11:10

    purtroppo volaare alto con le ali della libertà porta in luoghi dove l’aria è pura leggera ma anche molto rarefatta.
    Molti non vogliono correre il rischio di inebriarsi di libertà, hanno paura che gli giri la testa! Preferiscono respirare l’aria opprimente e puzzolente della sottomissione, del compromesso della schivitù!

    questa la differenza tra chi andrà a votare in Inghilterra!

  7. franco Rispondi

    22 giugno 2016 at 13:33

    Ma quale politico, pur faccia di tolla e ne abbiamo,potrebbe battersi contro il nord europa con il debito pubblico insanabile e più alto del mondo.Rassegniamoci non avremo mai una Maggie o un Reagan che tagliano in colpo il quaranta per cento della spesa riportando il paese alla dignità che non abbiamo da decenni.Prepariamoci al commissariamento.

    • db56 Rispondi

      22 giugno 2016 at 14:07

      Il fatto è che un taglio netto alla spesa prima o poi dovremo darlo! Il problema è che , come sempre, rimarranno intoccabili privilegi e sperperi delle varie caste e taglieranno sulla pelle dei più deboli (e degli italioti che continuano a dar fiducia a questo governo).

  8. adriano Rispondi

    22 giugno 2016 at 13:50

    Vincerà il no.Da sempre lo dicono i bookmakers.La povera signora può aver contribuito ma molto di più è pesato il convergente bombardamento terroristico di Cameron e soci.La paura dell'”oscura regione dalla quale nessuno è tornato e ritorna pone un freno all’azione e ci fa tutti vili”,diceva più o meno il poeta.Non importa se il sì prevarrà di poco o di molto.Importa che prevarrà e alla potente macchina politico finanziaria che ci governa interessa poco perchè potrà continuare nell’opera intrapresa.Non vedo alternativa ad un futuro da schiavi o peggio.Purtroppo.

    • paolo Rispondi

      24 giugno 2016 at 14:35

      adriano ora devi offrire da bere tutti i commentatori!!!

  9. Nordio Rispondi

    22 giugno 2016 at 14:16

    Se, come ormai probabile (complice la morte di Jo Cox capitata al momento topico) non ci sarà alcuna Brexit, la “povera” Gran Bretagna che era una potenza mondiale, regina delle colonie in tutto il mondo, esempio di democrazia, vincitrice della II guerra mondiale finirà sotto il calcagno di quella Germania che pur sconfitta è riuscita a: Riunificarsi, diventare una Potenza Economica e Finanziaria e sottomettere tutti gli staterelli europei come suoi satelliti.
    Non c’è che dire, una miserabile fine della G.B. e una rivincita della Germania che pare non fermarsi più.
    E poveri anche noi con l’economia distrutta che continueremo a scodinzolare nell’attesa di qualche mollica.

  10. Padano Rispondi

    22 giugno 2016 at 15:32

    Avevo deciso di non rispondere ai toni provocatori di Arcroyal, ma nel suo intervento ho colto uno spunto che merita una risposta.
    Tralascio la ridicola comparazione di Barcellona, storica città di mercanti, avventurieri e imprenditori, con la, comunque bella, città partenopea. Immagino che per lei siano entrambe simili, a loro volta, a Istanbul, ad Alessandria o a Lagos.
    Spiegherò invece perché noi polentoni guardiamo, o dovremmo guardare, con invidia e speranza, alla Scozia e alla Catalogna.
    Gli scozzesi nel 2014 han potuto esprimere liberamente il proprio diritto all’autodeterminazione, grazie all’onestà politica di Cameron, conscio che uno Stato che tiene dentro i propri confini milioni di persone che non vogliono più sapere di farne parte non può definirsi una democrazia.
    In Italia, aprire un sito dichiaratamente indipendentista, anche prendendo le distanze da tanki di cartone, fucili e cerbottane, rischia di farti incriminare per gesto atto a “menomare l’unità dello Stato”. Non sono minacce a vuoto: Bepin Segato, che non ebbe alcun ruolo nell’azione dei Serenissimi del 1997, fu identificato come “l’Ambasciatore Veneto” e come l’ideologo del gruppo; si beccò 3 anni e 7 mesi. In carcere si ammalò di cancro, venne curato, e, appena stette meglio, fu rispedito dentro. Le sue condizioni peggiorarono quasi subito e lo Stato italiano, vigliaccamente, lo liberò pochi giorni prima di morire (26/03/06).
    I catalani invece hanno incontrato sulla loro strada altri campioni di liberalismo in salsa latina, i popolari castigliani: i quali hanno simpaticamente messo in chiaro che se procedono sulla strada indipendentista gli mandano l’esercito e sbattono in carcere i leader. Non potendo ricorrere a strumenti “istituzionali”, la leadership catalana si è presentata alle elezioni regionali con uno spirito esplicitamente “costituente”, dichiarando che il loro mandato sarebbe stato esplicitamente impostato sulla “desconexiòn”: risultato, hanno stravinto le elezioni.
    E sì, entrambe le esperienze, Scozia e Catalogna, si basano sulla saldatura di tutto l’arco elettorale, da destra a sinistra, per perseguire il sogno di libertà: la bandiera catalana è stata innalzata per decenni dal partito liberale, Convergencia i Union, ma il soberanismo è diventato maggioritario solo quando si sono aggiunte forze di sinistra. Per quanto riguarda la Scozia, lo Scottish National Party è di destra dal punto di vista identitario, socialdemocratico come politica economica.
    Il raggiungimento del miraggio della libertà chiede che non si rifiuti nessuna freccia, se essa nutre il proprio arco.
    Una nota a proposito dell’immigrazione, di cui “me ne frego”: è evidente che il plan è quello di dare libero spazio all’ingresso di imam e papponi vari, al fine di “rafforzare”, additando il “diverso”, un artificioso sentimento di unità nazionale. Strategia tracciata, al suo crepuscolo, da quella buonanima di Gianfranco Fini: polentoni e teroni, tutti italiani siamo! Mira el neghèr, guarda quant’è “abbronzato”!
    Ps: mi fa piacere sapere che costei segue Game of Thrones. Se vi interessa (ma dubito), anch’io, alle medie, leggevo Lord of the Rings.

  11. sergio Rispondi

    22 giugno 2016 at 15:40

    quando i gufi entrano in gioco, il risultato finale diventa imprevedibile https://twitter.com/guardian/status/745504565039030272

  12. fr4nk18 Rispondi

    23 giugno 2016 at 09:15

    Come si puo’ pensare che gli inglesi possano entrare nel IV Reich ?
    Certo la cosa ideale sarebbe che alcuni paesi si unissero per buttare fuori i tedeschi dalla comunita’ europea .. non certo per la loro ansia di purezza dei bilanci statali giustissima e opportuna essere contro la germanizzazzione dell’europa certo non e’ essere a favore dei cialtroni @la Renzi o @la Hollande
    e compagnia quanto per la loro burocrazia ridicola e ottusa come quasi solo i tedeschi possono essere
    Una comunita’ europea che guarda all”armonizzazione’ fiscale e alla dimensione delle vongole che violenta le volonta’ e le tradizioni delle persone e che impone leggi senza che vi sia un suffragio universale.I cialtroni di cui sopra sono al guinzaglio della psichiatricamente problematica Merkel a capo
    di una nazione , quella tedesca che sarebbe da dividere e ridurre in staterelli solo e solamente per
    la loro storia nera cupa e assassina.
    Questa europa va distrutta i maniaci tedeschi defenestrati e il loro tentativo di islamizzazione bloccato e respinto.
    Se l’europa e’ questa che ci viene propinata meglio lasciar perdere io quando vedo l’ubriacone juncker trovo che la sua unica qualita’ sia quella posta prima del cognome .Questa legione di sordi burocrati ottusi stupidi meritevoli di comparire in un libro di kafka vanno solamente ignorati.

    Fondamentalmente capisco gli inglesi … io sono per un’europa completamente diversa simile ai cantoni svizzeri per organizzazione e ordinamento .. questi legulei come Monti si credono l’elite illuminata che deve governare noi caproni … stiano attenti ai caproni e alla loro forza d’urto un giorno potrebbero venir colpiti

  13. Giorgio Rispondi

    24 giugno 2016 at 10:23

    Credo che citare Norvegia e Svizzera sia sbagliato: sono piccoli paesi che insieme fanno poco più della popolazione della Lombardia. Il Regno Unito (finché sara cosi) vale 65 milioni di persone.
    Stare dentro senza starci come i norvegesi e gli svizzeri non sara’ cosi semplice.
    Alla fine qualche problema l’avranno perché il Commonwealth non c’e’ più ( ci si dimentica che questo fu uno dei motivi dell’ingresso) e non potranno più fare da punto d’entrata sul mercato europeo.
    In quanto a noi, l’opinione prevalente e che l’Italia ora uscirà: se non avessimo un venditore di pentole ma uno statista come premier (ma non l’abbiamo scelto), capirebbe che ora deve fare riforme vere, a cominciare da quella della giustizia, perché i mercati pensano che se e uscita la Gran Bretagna, può uscire anche l’Italia. E infatti hanno già cominciato a vendere in borsa.
    Purtroppo non farà nulla come ha fatto fin’ora alla democristiana maniera, e si venderà, per quattro soldi, ai tedeschi.

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