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Il reato di negazionismo è fascista

Concepire e promulgare una legge sul negazionismo è errato logicamente, inefficace e anzi controproducente da un punto di vista pratico, illiberale da quello etico-politico, ma comunque significativo dal punto di vista sociologico e culturale. Il negazionismo è, come direbbe quel tale, più di un crimine: è una grossolana fandonia. Come tale esso va combattuto con le armi della critica ragionata, della persuasione, della cultura e anche della satira. Farlo diventare un crimine finisce per dargli una dignità che non ha, senza considerare il fatto che non sarà certo la previsione di incorrere nei rigori della pena che farà recedere lo stupido e l’ignorante dalla propria stupidità e ignoranza. Elevando il negazionismo a reato, lo si rende persino affascinante presso i tanti deboli di mente che subiscono il fascino del perverso e del proibito: da oggi, ahimé, si crederanno ribelli ed eroi della libertà!

La legge sul negazionismo è poi e soprattutto una legge illiberale, perché mette dei limiti alla libertà di pensiero e di espressione e perché stabilisce una “verità di Stato” a cui tutti, anche gli storici e gli studiosi, debbono attenersi. Affidare all’autorità statale il compito di stabilire per legge ciò che è storicamente vero o falso, giusto o ingiusto, prima di ogni libero confronto di opinioni (fossero anche aberranti come è quella negazionista) e prima di ogni libera ricerca storiografica, significa da una parte non avere fiducia nelle proprie idee, tanto da sentire l’esigenza di metterle a sicuro da ogni assalto, dall’altra delegittimare quel libero confronto senza pregiudiziali che è appunto il fondamento assoluto di una “società aperta”. La quale, proprio perché è tale, non tollera uno Stato che si fa “Stato etico” e che, in modo paternalistico, si fa pedagogo e definitore di ultima istanza di ciò che è buono e giusto: elementi che per avere valore e forza debbono risiedere necessariamente nella coscienza dei singoli.

Non è un caso che il “reato di opinione” fosse uno degli assi portanti del fascistissimo “codice Rocco”. Una democrazia, anche se ben altre sono le opinioni che essa vuole avvalorare rispetto ai totalitarismi di ogni tipo, non può assolutamente scendere sul loro stesso terreno. In ogni caso il passaggio della legge alla Camera con ampia maggioranza è molto significativo, da una parte, dell’insensibiltà della nostra classe dirigente, da una parte, verso la deriva regolatrice e normativistica della nostra legislazione, che sempre più si assume compiti che non sono assolutamente suoi (ripeto: il negazionismo si sconfigge nella società, e in ultima istanza nella coscienza dei cittadini, non attraverso lo Stato); dall’altra, della volontà di compiacere un preteso “sentire comune”, che è poi l’essenza di quel “politicamente corretto” che è la tara dei nostri tempi e della nostra società. C’è anche, last not but least, la volontà di tenersi buoni quelli che vengono individuati come gruppi organizzati e influenti, come ad esempio gli ebrei. I quali però spesso, soprattutto nelle loro voci più autorevoli (penso ad esempio agli storici Carlo Ginzburg e Sergio Luzzatto), sono assolutamente contrari alla malsana idea che l’indubitabile verità della Shoah per tenersi ben ferma debba ricorrere al marchio di fuoco dell’entità statale.

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di on 9 giugno 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a Il reato di negazionismo è fascista

  1. Milton Rispondi

    9 giugno 2016 at 19:02

    Ottimo articolo, come sempre. Grazie Prof. Ocone.

  2. ultima spiaggia Rispondi

    9 giugno 2016 at 19:20

    Dopo ottant’anni torna la paura del fascismo che, guarda caso, non c’era ai tempi del “miracolo economico”.
    Perché?
    Perché oggi siamo con la cacca fino al collo e il fascismo è figlio delle grandi crisi, come insegna la storia.
    Non hanno capito che le rivolte non si fermano a suon di decreti. Figuriamoci le pallottole.
    Povera Italia!

  3. Zamax Rispondi

    10 giugno 2016 at 09:13

    Premesso che la formula di questo “reato” è talmente ampia e vaga da lasciar mano libera a qualsiasi “magistrato democratico” di impallinare chiunque gli sembri “fascista”, le leggi “anti-negazioniste” non hanno altro obbiettivo che fondare le fondamenta dogmatiche – sempre aggiornabili da un sinedrio di sacerdoti democratici – di una supposta “religione civile” progressista, quella dei “diritti umani”. Ora, i dogmi possono avere solo natura metafisica, sopra-naturale, si li riconosca o no: è roba di Dio, non di Cesare. I fatti che si svolgono “solamente” nella dimensione spazio-temporale, “solamente” nella storia, e specialmente quelli di massa, per natura non potranno mai acconciarsi alla cristallina e “unilaterale” verità di un dogma. In ultimo, il reato di negazionismo, e l’impostazione misticheggiante data a questa questione, non fanno altro che nutrire il negazionismo, in quanto è molto più facile negare rotondamente un dogma che negare fatti storici di grande portata di cui abbiamo tutte le prove possibili.

    • Franco 110 Rispondi

      12 giugno 2016 at 21:37

      Condivido.
      I reati d’opinione sono la grande conquista del nuovo totalitarismo pseudo democratico.
      E’ vietato esprimere idee dissenzienti sulle questioni di genere, sulla santità della Resistenza, sul male “assoluto” del Fascismo, sui campi di sterminio, che comprendono l’uccisione di moltissimi Ebrei.
      La cosa peggiore è rappresentata dalla dogmatizzazione del numero degli uccisi.
      Mentre è orribile aver concepito l’idea di uccidere gli appartenenti alla Razza ebrea in quanto tali ed in mancata commistione con altri gravissimi reati, oggi si vuole definire come verità della nuova intollerante fede che tali uccisi sono proprio sei milioni. Fossero stati cento, sarebbe stato minore l’obbrobrio?
      Così facendo si accredita l’idea che se fossero stati “solo” 500.000, probabilmente la cosa poteva essere accettabile.
      I nuovi sacerdoti intolleranti stabiliscono il bene ed il male non per la reale o supposta legge di Dio, ma in funzione delle mode correnti e ciò in concomitanza alla debolezza silente degli altri Sacerdoti che dovrebbero, sul Bene e sul Male parlare forte e chiaro.

  4. aurelio Rispondi

    10 giugno 2016 at 12:12

    occuparsi di attività opinionistiche è buon modo di deviare da problematiche e rappresentarsi meglio a possibili gruppi di pressione.L’illiberalità ha mille volti e su questi mille maschere,siamo in uno stato a conduzione burocraticostatalista e ne subiamo ogni momento la privazione di libertà.

  5. rosario nicoletti Rispondi

    10 giugno 2016 at 17:35

    Purtroppo, non è la prima pessima legge, e non sarà neppure l’ultima. Non appena viene individuato un reato “telegenico”, ZAC! il Parlamento spara una nuova legge. Povero nostro Paese! O, forse, non è più il nostro.

  6. geometra 67 Rispondi

    10 giugno 2016 at 18:35

    Gli Onorevoli del centro-destra hanno,come al solito,perso una grande occasione per distinguersi dalle capre del “politicamente corretto”.

  7. adriano Rispondi

    11 giugno 2016 at 13:35

    La moda vuole questo e questo chi la segue fa.L’uso della ragione è superfluo.Le dittature sono ripugnanti,tutte,e basta.Possono compiere schifezze più o meno criminali ma il giudizio è già assicurato nella premessa,la privazione della libertà.Se qualcuno trova intelligente negare l’evidenza dovrebbe avere la possibilità di farlo.E’ un modo di qualificarsi.Leggo oggi che Il Giornale regala Mein kampf.Idea stravagante contro la quale si scatena la critica.L’iniziativa è sbagliata,e Sallusti si dice pentito di averla fatta,ma non per il fatto in sè ma perchè è inutile regalare qualcosa che non serve neppure in bagno.C’è qualcuno che anela di leggere gli sproloqui di un pazzo?Io no.

  8. step Rispondi

    13 giugno 2016 at 14:26

    Voglio fare del negazionismo in eccesso, voglio negare la cifra ufficiale a favore di una cifra molto più alta (cosa che peraltro è avvenuta in passato, è stato un continuo ritocco al ribasso). Voglio proprio vedere cosa mi succede. Seguendo una logica giusfilosofica “aritmetica” le conseguenze penali non dovrebbero essere dissimili…

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