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Ci mancava il partito di De Magistris

de magistris

Non solo si crede – ahinoi probabilmente non a torto – già sindaco. De Magistris, con la consueta modestia, con le manie di grandezza a cui ci ha ormai abituati, aspira a fare il leader nazionale. L’incubo era già nell’aria da tempo, ma ora che è quasi sicuro di avere Napoli nel sacco, il Masaniello del terzo millennio guarda oltre: «Dopo le elezioni nascerà un movimento politico non leaderistico, un movimento popolare che va oltre i confini di Napoli e che avrà una soggettività politica anomala, costruito con una democrazia partecipativa. Con gli elettori M5S esiste una sintonia e la Roma di Virginia Raggi può essere un interlocutore interessante».

Forse a De Magistris sfugge che, a maggior ragione in un paese dove c’è più del 50% di astenuti, la democrazia partecipativa ha fallito alla grande. E che, non avendo nemmeno un centesimo della – seppur discutibile – visione di Gianroberto Casaleggio, sarà difficile pensare che il suo esperimento possa essere qualcosa di più di un clamoroso flop. Ma se vuole aggiungersi ai partitini dello zerovirgola De Magistris è il benvenuto. Chissà che, fuori da Napoli dove è ancora – per noi misteriosamente – idolatrato come il rivoluzionario agitatore antirenziano e salvatore della patria, finalmente non si sgonfi il soufflé e non si consumi la fine politica di questo inspiegabile fenomeno.

Che poi, non bastavano i Fassinachi, i Civati e tutti gli zerovirgola della sinistra italiana. No, ci toccherà pure sciropparci questo pulcinella che si scapicolla per confezionare la brutta imitazione del grillismo. E nonostante gli appelli della moglie che, in questi giorni di pre-ballottaggio si prodiga per nascondere sotto al letto il costume da Masaniello, e nonostante i grillini lo abbiano già scaricato – «Non mi interessa» ha etto Roberto Fico – l’ex pm va avanti come un treno. E noi, pur morendo dalla curiosità, dovremo aspettare ancora un po’ per capire cosa sarà questo “anomalo” mostro a tre teste. Che sicuramente proporrà reddito di cittadinanza per tutti e altre fantasiose trovate a spese nostre. Per fortuna, fuori da Napoli, i masanielli non vanno più di moda.

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di on 19 giugno 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Ci mancava il partito di De Magistris

  1. Marco Rispondi

    18 giugno 2016 at 09:54

    De Magistris non è nessuno ne può esserlo.Quelle aree sono perdute per sempre ed a carico interamente dello stato che porta via risorse al nord operoso.Lui non può amministrare nulla se non la devianza criminale crescente e i film che si fanno su questa,può mangiare un’ottima pizza se non contaminata,guardare paesaggi splendidi con accanto immondezza a vendere,vivere una cultura straordinaria nascosta da inefficienze e rapine.Napoli come Roma è tutto il meridione,luoghi senza pari per storia e cultura.persi per sempre e senza speranza,quella stessa non speranza è fattività impossibile di cui è portatore il nuovo masaniello che non mi pare sia finito bene.Chi seguisse il nuovo movimento potrebbe però aspirare ad un posticino da qualche parte…….fatica mai.

  2. cerberus Rispondi

    19 giugno 2016 at 18:25

    Il popolo arancione….che cosa è ,in quel di Napoli, siffatto popolo?
    gente che crede in una Italia che magna e gode?gente che chiagne e fotte? Ho un caro amico napoletano che dice di Napoli ” niente si muove senza il permesso della camorra.” Trovo Napoli una città bella e malata,di una malattia cronica e incurabile che vive di stato e di espedienti.Forse l’unico modo di governare tale città e non governarla perché tutto si muove con una spinta primordiale e inesauribile che la tiene in equilibrio tra il disastro e la meraviglia.

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