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Sono segretaria e me ne vanto

segretaria

Le segretarie sono diventate assistenti. O meglio «assistant manager». Il ruolo è lo stesso, ma il nome serve a farle rispettare di più, almeno così dicono. Il termine segretaria apparentemente rimanda a un’immagine anni 50, con una donna di bell’aspetto che risponde al telefono, scrive a macchina e porta il caffè al suo capo. «Assistant manager» racconta invece una personalità più complessa, che parla tre lingue, facilita i rapporti aziendali, organizza gli appuntamenti e gestisce l’immagine del datore di lavoro online e offline. La possiamo chiamare in modo diverso, ma la sostanza è sempre la stessa. Ce lo insegnava anche Shakespeare: possiamo chiamare la rosa con un altro nome, ma resta lo stesso fiore. Perché allora questo accanimento verso il termine segretaria? Tutta una questione di rispetto. Se ti chiamano «assistant manager» non ti chiedono di portare il caffè e magari non ti guardano il lato b quando esci dal loro ufficio. Se ti chiamano segretaria rischi una sessista pacca sul derrière. Quante fesserie. Il rispetto non è qualcosa che si ottiene con un titolo anglofono sul curriculum. Almeno fosse così facile. Chi pensa che una segretaria sia solo una figura di bella presenza, pronta a portare il caffè e rispondere cinguettante al telefono si sbaglia di grosso e dubito rispetterebbe qualunque altra donna sul posto di lavoro, a prescindere dal suo ruolo. Smettiamola di far sentire gli uomini più sicuri e cercare disperatamente di farci accettare. Sono segretaria e me ne vanto. Se i miei colleghi non capiscono cosa voglia dire il problema è loro e non tocca a me insegnare quello che la loro mente non riesce a comprendere. Se poi sono le stesse segretarie ad avere la puzza sotto il naso e ricollegare il loro titolo professionale a un’immagine che viene rappresentata solo nei telefilm – in maniera anche meno stereotipata e più progressista – allora non ne usciamo più. Facciamoci chiamare ministre e «assistant manager» così gli uomini si ricorderanno che siamo donne e abbiamo un cervello e le nostre colleghe, magari, la smetteranno di dire che abbiamo ottenuto il nostro lavoro per essere andate a letto con qualcuno. Sì, perché sono sempre le grandi femministe a dare della “zoccola” alla collega, dietro le sue spalle. E allora, care «assistant manager» fatevi chiamare segretarie senza paura, perché il vostro lavoro è fondamentale e chi è abbastanza intelligente lo sa. Gli altri impareranno, prima o poi.

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di on 25 maggio 2016. Filed under La signorina snob. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

7 commenti a Sono segretaria e me ne vanto

  1. Alfonso Rispondi

    24 maggio 2016 at 16:17

    Io credo sarei il primo ammiratore del suo derrière.

  2. sergio Rispondi

    25 maggio 2016 at 09:50

    meglio ‘assistant manager’ di ‘trainee’ (anche se trovi lavoro alla White House)

  3. Alfonso Rispondi

    25 maggio 2016 at 13:49

    Lei deve essere una vera bomba sexy.

  4. DB56 Rispondi

    25 maggio 2016 at 14:16

    Delusa: banali commenti maschilisti. Mi aspetto di meglio da chi legge questo giornale !

  5. lombardi-cerri Rispondi

    27 maggio 2016 at 13:48

    C’è troppa gente abituata e giudicare le persone in base a quanto c’è circa un metro sotto la testa.
    Mi viene il non infondato dubbio che il “sopra” di chi disserta ,sia zero.

  6. Franco 110 Rispondi

    30 maggio 2016 at 00:38

    Sette anni fa, alla mia aspirante segretaria ho semplicemente detto che mi aspettavo rispettasse i “segreti” del suo ufficio.
    Con gli anni, provavo ripugnanza a presentarla come “Segretaria”, perché mi sembrava una grave diminuzione delle sue acquisite elevate competenze professionali.
    Parlandone, la risposta, perentoria, è stata: IO SONO LA TUA SEGRETARIA!
    Credo che il rispetto per le persone e l’apprezzamento del loro lavoro non passino per queste piccolezze semantiche e “assistant manager” mi ripugna.
    Grazie mia Segretaria, senza di te non potrei lavorare!

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