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Manifesto liberale in difesa di Uber

La reazione antimoderna e a tratti violenta dei tassisti milanesi contro l'app mette ancora di più in risalto l'urgenza vera: più libertà e più concorrenza. Altro che corporativismi sconfitti dalla storia...

taxi«Come imprenditore sono un lupo solitario. Sono un distruttore di monopoli nato». “I’m a natural born trust-buster”, così si è definito in una lunga intervista al Financial Times Travis Kalanick, il giovane fondatore di Uber, l’app che sta facendo imbestialire le organizzazioni e i cartelli di tassisti in tutto il mondo. Per Kalanick fare l’imprenditore, innovare e “distruggere monopoli” non è solo un modo per fare soldi, ma una missione e un imperativo etico. Alla sfida globale ed epocale di Kalanick e di Uber, quella di riuscire a far spostare le persone in maniera più rapida e forse economica attraverso l’uso della tecnologia, i tassisti italiani hanno risposto in maniera istintiva e in alcuni casi violenta. In questi giorni ci sono stati scioperi selvaggi, pochi giorni fa, al Wired Next Fest, hanno aggredito e impedito di parlare a Benedetta Arese Lucini di Uber Italia. Negli ultimi mesi a Milano si è visto di tutto: autisti di Uber rincorsi da tassisti, passeggeri obbligati a scendere, violenze, blocchi stradali, tentativi di sabotare la settimana della moda fino ai manifesti sui muri delle città con il volto di Arese Lucini indicata come ladra.

In un periodo di crisi è comprensibile la rabbia di chi ha investito migliaia e migliaia di euro per acquistare una licenza dal comune e ora vede erodersi il valore del proprio investimento a causa dell’ingresso di nuovi concorrenti. Nel corso degli anni però questa legittima motivazione è stata utilizzata come pretesto per impedire ad altre persone di entrare nel mercato e ai cittadini di avere servizi migliori e/o più economici: i tassisti in cambio dell’apertura del mercato hanno sempre rifiutato qualsiasi tipo di indennizzo, che fosse di tipo monetario o una seconda licenza.L’atteggiamento di chi ha una posizione dominante in virtù di una concessione è quello di difendere il proprio privilegio ed ostacolare la concorrenza, è ciò che fanno tutte le categorie e che hanno sempre fatto i tassisti in tutte le città e ad ogni latitudine. La questione che bisogna porsi è quale sia il bene comune. Ovviamente chi difende il proprio monopolio tende a far coincidere i propri interessi con quelli collettivi e con il cosiddetto “servizio pubblico”, ma gli scioperi selvaggi dei tassisti milanesi hanno ampiamente dimostrato che la difesa degli interessi di categoria è ampiamente privilegiata a considerazioni sul “bene comune” e sul “servizio pubblico”. Non c’è dubbio che l’obiettivo da perseguire sia quello di garantire agli utenti la massima libertà di scelta, la concorrenza. L’obiettivo della politica e del regolatore non dovrebbe essere quello di salvaguardare gli operatori di settore, ma individuare quale siano le migliori condizioni per soddisfare la domanda dei cittadini e degli utenti e non c’è modo migliore che garantire il massimo grado di concorrenza, quindi la possibilità che domanda e offerta rispondano liberamente alle rispettive esigenze.

Uber è solo una della tante innovazioni tecnologiche che stanno trasformando radicalmente il mondo della mobilità urbana e non solo. La reazione antimoderna dei tassisti, oltre ad essere inutile, rischia di essere controproducente, legittimando ulteriormente agli occhi dei clienti la necessità di maggiore libertà e concorrenza. È una situazione molto diversa dalle semplici richieste di aumento delle licenze che avvenivano negli anni passati e a questa innovazione i tassisti non possono rispondere con la chiusura e un impulsivo luddismo. Per non restare tra gli sconfitti della storia, dovrebbero cercare di adeguarsi alle innovazioni e alle nuove esigenze dei clienti, perché come ha detto Kalanick «alla fine il progresso e l’innovazione vincono».

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di on 6 maggio 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Manifesto liberale in difesa di Uber

  1. Renzo Riva Rispondi

    28 giugno 2014 at 18:36

    Bene la distruzione dei monopoli.
    Altro la difesa degli interessi strategici di una nazionalità,
    per esempio l’energia.
    Chiunque deve poterla produrre e vendere sul libero mercato libero
    che si incaricherà di assicurare la vittoria a chi la concorrenza premia.
    Altro è un mercato drogato da imposizioni politiche contingenti che sono sotto gli occhi di tutti e che porta alla delocalizzazione delle imprese energivore che garantivano il lavoro a tanti di loro che una volta nel settore siderurgico e metalmeccanico si nomavano “metalmezzadri”.
    .
    http://www.qualenergia.it/articoli/20140627-sparare-alle-formiche-col-bazooka-lo-spalma-incentivi-blocca-nostro-sistema-bancario
    .
    Renzo Riva
    Capo tecnico
    .
    Puntuale come un orologio atomico oggi è partita la lettera della Assorinnovabili.
    .
    http://www.qualenergia.it/sites/default/files/articolo-doc/Letter%20Oettinger%20spalmaincentivi-assoRinnovabili.pdf
    .
    Io non sono un profeta ma la lettera che ieri ho inviato ad alcuni organi d’informazione e che da ancora visione di sé nel mio post di ieri, sono lì a dimostrare che chi non ha la mente obnubilata da interessi truffaldini ed è informato a sufficienza, non poteva non percepire nettamente l’epilogo che ieri ho già prefigurato per un futuro prossimo.
    .
    Oggi saluto tutti i miei amici e pure i miei detrattori con un friulano
    MANDI
    .
    .
    Per memoria la lettera di ieri
    .
    Renzo Riva
    Capo tecnico
    .
    Mia lettera appena inviata a vari organi d’informazione.
    .
    I fatti, le opinioni
    e la corretta informazione

    I fatti riportati a suo modo dalla informazione del passato ha prodotto l’Italia d’oggi, ovvero una nazione allo sbando.
    L’informazione dei fatti d’oggi invece ci proietterà in un futuro che temo sarà a tinte fosche se non peggio.
    Per esempio non è senz’altro colpa dei media se riportano una mozione bipartisan del consiglio regionale del F-VG che esalta il taglia bollette del governo.
    Il provvedimento governativo invece produrrà un aggravio dei costi per le famiglie italiane e non i risparmi sbandierati.
    Per chi vuole leggere correttamente i fatti, invece di fermarsi al solo dato della propaganda riportata, la realtà delle cose è ben diversa.
    Spalmare gli incentivi al fotovoltaico, su ulteriori 7 anni aggiuntivi ai venti precedentemente previsti, produrrà un ulteriore aggravio finanziario che pagheremo tutti, con buona pace di chi vuole fare le nozze con i fichi secchi.
    Lo scorso anno la Spagna azzerò benefici di tutti gli incentivi al fotovoltaico perché questi afferivano alla fiscalità generale.
    In Italia invece se il governo volesse fare ciò provocherebbe una “class action” da parte degli investitori stranieri che hanno fatto il loro piani sul rientro dell’investimento finanziario; non di quelli italiani troppo avvezzi a trovare altre forme surrettizie compensative.
    Il risultato del giudizio di qualsiasi magistratura, nazionale o europea, non potrebbe che essere favorevole a chi chiede siano rispettati i termini contrattuali sottoscritti.
    Notizia a margine e di questi giorni: la Spagna ha ridotto la tassazione sul lavoro ed alle famiglie dello 8%.

    Renzo Riva
    Cirn F-VG
    .

  2. alberto Rispondi

    26 gennaio 2016 at 22:47

    Grande Kalanick!

  3. Epulo Rispondi

    29 gennaio 2016 at 07:34

    perché i pseudotassisti, che sfruttano l’app di Uber per arrotondare lo stipendi, non seguono le stesse regole che valgono per chi ha una licenza?

    • Mari Rispondi

      15 maggio 2016 at 18:03

      Guarda che autisti Uber Black hanno tutti i requisiti dei taxisti compresa licenza….ncc in qst caso. Uber fattura e si pagano le tasse….tutte. taxisti di comun accordo dichiarano minimo sindacale dal momento che nn fatturano e nn rilasciano ricevute fiscali
      Sono figlia di taxista e lo dico a ragion veduta sapendo anche quanto mio padre guadagnava..
      Quindi………a sentir loro nn c’è mai lavoro…. kissa’ xké stanno tutti bene con case al mare/montagna e quanto altro. Se nn c’è lavoro mi spieghi ke’ la loro licenza la vendono a 180.000€??????? X un attività commerciale il valore si stabilisce con 2 volte il fatturato o dichiarato…..come mai non costa 30.000€?????? Chiedetelo. Ciaooo

  4. Alfonso Rispondi

    5 maggio 2016 at 15:35

    SI chiama proprio come quello di taxi driver.

  5. Sergio Andreani Rispondi

    5 maggio 2016 at 16:01

    Si , però io vorrei anche la chiusura degli Ordini professionali , cazzarola !

    A cominciare dall’Ordine dei Veterinari di Milano che non serve ad una fava !

  6. recarlos79 Rispondi

    7 maggio 2016 at 15:47

    va bene la concorrenza però a parità di condizioni! le migliaia di euro per la licenza sborsate dai tassinari, che chi usa uber non paga, chi gliele ridà?

    • Padano Rispondi

      9 maggio 2016 at 08:36

      Si chiama rischio di mercato.

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