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L’idea scellerata di togliere le versioni di greco al liceo classico

esami-maturità

Fin dalla sua istituzione il Liceo classico è stato il fiore all’occhiello dell’istruzione italiana perché ha formato intere schiere di classe dirigente, senza contare che per molto tempo con il diploma di maturità classica ci si poteva iscrivere a tutte le facoltà universitarie. Oggi però a causa delle mutate condizioni culturali e lavorative altamente informatizzate attraversa una crisi di iscrizione e di identità – secondo i dati più recenti è frequentato solo da sei studenti su cento – per gli scarsi addentellati con le possibilità occupazionali.

Per uscire dalla scarsezza delle iscrizioni il 28 e il 29 aprile scorsi si è svolto al Politecnico di Milano un convegno sul tema: “Il Liceo classico del futuro”, organizzato dal Ministero della Pubblica Istruzione e dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia “sull’aggiornamento dell’impianto curricolare e didattico del Liceo classico, per adeguare così gli studi classici alle esigenze del mondo attuale e per riflettere sulle prassi didattiche che consentano al Liceo classico di assicurare la propria identità culturale e formativa e, nel contempo, di fare propri i valori dell’innovazione”.

I temi trattati sono spaziati dalla ricerca dei nuovi contenuti curriculari e didattici che il Liceo classico dei prossimi anni avrà alla revisione della seconda prova dell’esame di Stato – prevista dalla Legge 107 sulla “Buona scuola” (o presunta tale) che dovrebbe avere concreta attuazione con la Maturità del 2017. Da quello che si intuisce dalle idee emerse durante il dibattito, il più convinto assertore della improcrastinabile riforma del Liceo classico odierno, il prof Maurizio Bettini – ordinario di Filologia classica dell’università di Siena – riprendendo sull’argomento un’idea dell’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, auspica una riforma didattica dell’insegnamento del greco durante il corso di studio e del conseguente nuovo taglio da dare alla prova degli esami di maturità. Più chiaramente quest’ultima dovrebbe consistere non in una sola prova di traduzione in italiano (la cosiddetta “versione”) – come adesso – bensì in una rosa di testi, opportunamente contestualizzati, magari un po’ più brevi di quelli odierni, in modo da affiancare la traduzione pura e semplice con delle domande che vertano non solo sugli aspetti linguistici, ma anche sulla cultura classica. Contro questa proposta si sono schierati altri insegnanti della stessa materia – Walter Lapini dell’università di Genova, Mario Cantilena della Cattolica di Milano, Giuseppe Zanetto della Statale e Renzo Tosi dell’Alma Mater di Bologna – i quali temono uno snaturamento del liceo classico come materia oggetto di studio (come si è già fatto con il latino al liceo scientifico dove già dall’anno scorso si sta sperimentando una nuova seconda prova, basata sulla possibilità per i candidati di scegliere fra un problema classico e uno contestualizzato che chiede agli interessati di scegliere fra diverse offerte di tariffe telefoniche). Comunque le tesi emerse contribuiranno a dare indicazioni interessanti alla linea del Ministero della Pubblica Istruzione che dichiara esplicitamente di volere perseguire opportune “strategie educative e didattiche per prospettare il Liceo classico del futuro, in sintonia con le richieste avanzate dalla società della conoscenza e dell’apprendimento, che sempre più prevede un capitale umano dotato di conoscenze, capacità e competenze flessibili e dinamiche”.

Il che – almeno nelle intenzioni del ministero – presuppone che le innovazioni didattiche dovrebbero consentire al Liceo classico di assicurare la propria identità culturale e formativa e, nel contempo, di fare propri i valori dell’innovazione. Di definitivo, quindi, a tutt’oggi non c’è niente, al ministero dell’Istruzione i tecnici stanno lavorando per la riforma.

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di on 10 maggio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a L’idea scellerata di togliere le versioni di greco al liceo classico

  1. adriano Rispondi

    11 maggio 2016 at 10:14

    Ricordo un racconto di Asimov,”Struttura anomala”.Nel futuro,ad una certa età,si andava nell’Istituto della conoscenza.Le macchine ,attraverso esami del cervello,valutavano le capacità di ognuno e l’apprendimento della professione avveniva immediatamente con un metodo automatico.C’erano delle eccezioni,le “strutture anomale”.Il protagonista era una di queste e si stupì quando il tecnico del computer con la faccia stralunata gli disse:”Tu non puoi continuare la procedura.Non possiamo insegnarti nulla.”Si sentì perduto ed escluso.Al contrario avendo capacità non comuni venne indirizzato verso un corso di studi tradizionali perchè solo con quelli si potevano formare chi era portatore di genialità.Non ho avuto la possibilità di studiare il greco ma solo il latino.Anche limitandosi all’utilità sull’etimologia delle parole sarebbero da mantenere entrambi.Altrimenti si perde qualcosa perchè come diceva il professore di matematica:”La matematica non è come la storia in cui si può sapere quello che è successo a Napoleone senza sapere quello che è successo a Giulio Cesare”.

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