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Il mio Pannella grande anche negli errori

Non avrei immaginato, ma ho pianto leggendo della sua morte ieri. Perché a me Pannella ha insegnato tanto, nella cappa di piombo degli anni Settanta e di lì in avanti poi. Lo conobbi a un’iniziativa anticoncordataria alla quale partecipavamo come giovani repubblicani, nel 1978. Ci litigai di brutto quando convinse Craxi a scegliere Scalfaro presidente della Repubblica nel 1992- bruciato Andreotti che doveva essere eletto al Colle, ma venne travolto dalla strage di Capaci.

È l’unico politico che abbia conosciuto a praticare davvero le virtù individualiste della rivolta di Atlante di Ayn Rand, che per i libertari è la Bibbia. Non solo divorzio e aborto, ma antipartitocrazia, contro l’informazione dei partiti, antiproibizionismo, garantismo non per sé e i propri amici ma per tutti a costo di candidare terroristi di destra e sinistra oltre a Tortora, pacifismo mai antioccidentale, la battaglia per Israele nella Ue, la lotta contro i grandi gruppi pubblici e le baby pensioni, oltre a quelle privilegiate dei politici (trent’anni fa, badate). Tantissime altre cose. Ci ha indicato i cancri della Prima e della Seconda repubblica. E ha commesso anche gravi errori. Ha purtroppo ucciso generazioni di persone straordinarie passate nel Partito Radicale, purtroppissimo impedendone la crescita. Ma è stata anche colpa loro. L’unico a violare pubblicamente e gandhianamente leggi che riteneva ingiuste, per esporsi ai rigori delle condanne e in questo modo sollevare dibattiti pubblici. Da oggi, la sparutissima pattuglia liberal-liberist-libertaria è ancora più desolatamente minoritaria. L’ho ricordato ieri in radio con Mario Ajello e Pierluigi Battista. Ciao Marco, spero dovunque tu sia andato che romperai le scatole anche lì agli Andreotti che ti han preceduto.

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di on 20 maggio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Il mio Pannella grande anche negli errori

  1. Alfonso Rispondi

    20 maggio 2016 at 14:16

    Io nonostante tutto penso che anche nelle piccole cose con cui io o chiunque altro era d’accordo con lui (il finanziamento pubblico dei partiti o il Tibet) alla fine abbia clamorosamente fallito. E no, io non ho pianto.

  2. femine Rispondi

    20 maggio 2016 at 17:11

    L’avevamo conosciuto, tanto amato e, nel corso di anni ( decenni) anche per certe sue bizze da superstar non proprio umanamente benevoli, ce ne siamo disamorati; ne sanno qualcosa tutta la miriade di ” volontari collaboranti stradaioli” che, mettendo le proprie risorse anche di pecunia, si sono avvicendati fino allo sfinimento, e sono scesi ( come me) alla prima fermata utile dal quel fantastico tram incantatore con abbandono esasperato e senza rimpianti. Nessuno poteva “regnare” con lui, salvo qualche anima che non gli ha mai fatto mancare la totale dedizione anche negli sbagli e nelle intemperanze, fosse quel fosse e fu.
    Non mi viene da piangere; mi rimane una certa malinconia
    (amarezza) per tante cose che avrebbero potuto essere fatte e non ci furono. Infine mi urta, invece, la pronta beatificazione dei tanti ipocriti che, se avessero vero rispetto, dovrebbero dire di aver sbagliato a non seguire e cercare di attuare le idee, le proposte reiterate dell’unico vero politico intellettualmente onesto che l’Italia abbia mai avuto.
    Ovunque tu sia caro Marco abbi un buon stare.

    • Davide Rispondi

      20 maggio 2016 at 17:37

      Non in paradiso di sicuro!

      • Francesco_P Rispondi

        21 maggio 2016 at 07:45

        All’inferno in compagnia dei preti di tutte le religioni? No, non se lo merita!

        • Alfonso Rispondi

          21 maggio 2016 at 15:29

          Ha scristianizzato l’Italia, vedi un po’ tu.

          • matteo

            11 giugno 2016 at 11:16

            Al contrario di chi ha statalizzato Dio per divinizzare Cesare (“l’uomo della provvidenza” che con il Concordato avrebbe “reso l’Italia a Dio e Dio all’Italia”), ha cercato di legalizzare lo Stato che, lungi dal dettare legge, deve essere il primo a rispettarla (dall’amministrazione della giustizia alla sua appendice carceraria – come voleva Voltaire), e di rievangelizzare una Chiesa ancora, per inerzia cesaropapista, incapace di rendere “a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio” come Cristo comanda.

  3. Marco Rispondi

    20 maggio 2016 at 19:24

    Non ha mai avuto più volti,ha sempre scelto battaglie e modi difficili e ci ha insegnato come esser diversi per il cambiamento,per una rivoluzione per questo o quello.Certo non ha mai lasciato spazio ad altri.Ma invero oggi i migliori professionisti della politica e ve ne sono davvero troppo pochi arrivano da quella scuola che comunque è ,nei pieni limiti riconoscibili, e sarà una scuola colta ed onesta.

  4. lorenzo Rispondi

    21 maggio 2016 at 08:43

    Pannella ha svolto la funzione di “coscienza critica” e di “grillo parlante” della classe politica e partitocratica italiana. Per certi versi, lo stesso ruolo che ha avuto Montanelli nell’ambito giornalistico. Una “stecca nel coro”. Ha svolto il ruolo di coscienza critica di un sistema del quale in realtà ha fatto parte, del quale non era un nemico, e dal quale non è mai stato considerato un vero nemico. La celebrazione, tanto grande quanto scontata e prevedibile che oggi tutto il regime (politico, istituzionale, giornalistico) gli tributa, ne è la conferma. Ed è la conferma di quanto il personaggio sia controverso e contraddittorio, così come tutti gli esponenti del suo partito, che mi sono sempre sembrati i seguaci di una setta e di un “santone”, seppure laici. Detto questo, mi era umanamente simpatico, e gli sono legato per il fatto di aver iniziato ad approfondire le vicende della politica italiana tramite Radio Radicale.

    • matteo Rispondi

      11 giugno 2016 at 11:41

      Anche i farisei innalzavano sepolcri ai profeti uccisi dai loro padri.
      In questo senso l’elogio funebre della partitocrazia a Pannella era prevedibile e previsto da lui stesso…

  5. Ernesto Rispondi

    21 maggio 2016 at 12:59

    Giannino è stato tutto: repubblicano (ma anche repubblichino e perché no repubblicone), radicale e proibizionista, berlusconiano e antiberlusconiano. Oggi è l’unico comunista che conosca a far credere di essere liberale. E fa tutto questo nelle pause, perché insegna ad Harvard. Che italiano!

    • matteo Rispondi

      11 giugno 2016 at 11:58

      Giannino (liberista alla Milton Friedman) proibizionista (https://twitter.com/ogiannino/status/420923060162527233)?
      Berlusconiano e antiberlusconiani sono quelli pregiudizialmente pro o contro Silvio. Oscar gli ha (giustamente) rimproverato la mancata, per non dire “ostacolata” (nel caso dei referendum abrogativi radicali del 2000), “rivoluzione liberale”.
      Dopo di tutto è normale che un italiano così insegni ad Harvard.

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