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Appello per un No liberale

Renzi, non a caso l'ultimo erede del compromesso storico, non ha previsto alcuna modifica autentica della nostra brutta Costituzione (vedi il presidenzialismo o la difesa delle libertà individuali). Piuttosto, sta eliminando ogni alternativa al potere di uno Stato canaglia. Battiamolo al referendum

renziNon sono iscritta all’Anpi e voto No. Potrei decidere, caro direttore, che mi basta questo slogan, una specie di mantra, semplice e volgare, ma la volgarità è da altri mutuata, per andare avanti di qui fino a ottobre e rispondere a qualsiasi contestazione, avanzata che sia dai crociati del Si, insinuata che sia dai neo pensatori del “vorrei dire di No, ma non si può restare immobili”, e infine più che onestamente sostenuta dai liberali preoccupati di mescolare le loro ragioni con quelle dei togliattiani. Facciamocene una laica liberale ragione, auguriamoci che loro facciano la stessa saggia cosa, poi ricominceremo a lottare, torneremo avversari, persino nemici giurati. Niente mi è più lontano di un Rodotà o di un Benigni. Intanto è No, vedrai quante volte scriverò NO in questo articolo.

Un NO è un NO, quale parte della parola “NO” ci ostiniamo a non comprendere? NO allo sconquasso costituzionale, NO alla pretesa di accaparrarsi l’immobilità al potere. Significa questo NO anche difendere una Costituzione che ritengo tra le più brutte del mondo? Pazienza, tanto le parti da cambiare o da buttare nell’immondizia non sono neanche state prese in considerazione, rispetto dell’individuo e presidenzialismo neanche a parlarne. Vorrei eliminare il bicameralismo perfetto? Certamente, le funzioni andrebbero divise tra chi produce poche buone leggi e chi esercita un dovuto controllo politico sull’esecutivo. Sono disposta a tollerare invece una rottamazione che attraverso il voto indiretto produce un muro contro il voto popolare, impedisce l’alternativa al potere grazie al voto popolare, insomma, se non temiamo l’abuso del termine, intendo subire una operazione mafiosa? NO.

Mi viene una sorta di pudore, e di stanchezza, ma anche di doloroso rimpianto che accomuna la mia generazione per averlo capito tardi, nel ricordare come e quanto dal compromesso al ribasso tra la Resistenza dei comunisti e quella liberale, cattolica, repubblicana, tra L’Unione Sovietica e gli Stati Uniti, in un Paese disfatto che la guerra non l’aveva vinta e non l’aveva persa, insomma da una menzogna, sia nata la scrittura della Costituzione repubblicana, e lasciamo stare il broglio del referendum che scelse la repubblica sulla monarchia. Così siamo fondati sul lavoro invece che sull’individuo, peggio i diritti individuali esistono solo se subordinati all’interesse collettivo, all’utilità sociale. Com’era? “Il riscatto del lavoro… o vivremo di lavoro o pugnando si morrà”, e il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità ce lo siamo perso, per sempre. Noi non siamo più gli stessi, la nazione non è più la stessa, ma il feticcio della Costituzione lo Stato lo continua a sfruttare schiacciando senza pietà i corpi intermedi della società, quelli che nelle democrazie liberali sono il sale perché fanno da tramite tra società civile e società politica, e guardate come si ribellano quando si sentono ignorati nello spettacolo democratico delle primarie americane del 2016. Il nostro ordinamento giuridico, la nostra organizzazione sociale sono invece in tutto simili a quelle di uno Stato canaglia, copio il termine, che fu dei neocon, da un libro di Piero Ostellino: troppe leggi, troppi regolamenti, troppi divieti. Interviene su questa mancanza di libertà asfissiante Matteo Renzi? Macché, il premier è un autocrate, è l’ultimo esemplare del compromesso storico, è l’erede dello spirito della scrittura della Carta del 1947, per questo interviene con un voto ordinario del Parlamento invece che usare le procedure della democrazia rappresentativa; e ora, a metterci il cappello, lui e i suoi cari lanciano una campagna straordinaria di minacce, lusinghe, appelli a professori università per università, una sorta di xfiles delle prebende possibili se si entra nel giro giusto . Io mi devo difendere e dico NO.

Esiste concretamente il pericolo di una deriva autoritaria qui in Italia, non negli Stati Uniti di Trump? Esiste. Dopo l’approvazione di una legge elettorale che dovrebbe consentirgli di vincere a mani basse quando si terranno le elezioni politiche, la riforma istituzionale disegna un ordinamento giuridico che permetterà a chi già governa di governare tutto il tempo che vorrà. Chiunque abbia plaudito o lo faccia ancora oggi al decisionismo di Renzi, parendogli sempre e comunque una virtù, confonde la personalità e il carattere, necessari, con l’autoritarismo, il capriccio, la prevalenza degli interessi personali, mefitici.La fortuna e le colpe obiettive di Silvio Berlusconi, la trama golpista tessuta tra Roma Berlino e Bruxelles da Giorgio Napolitano, gli hanno consentito di sedersi a Palazzo Chigi direttamente da Firenze passando da primarie farlocche di partito; non riconosce né l’esistenza e la forza di una opposizione parlamentare strutturata onesta e coraggiosa né il peso di una opinione pubblica informata che sia correttamente. Laddove esistesse questo rischio, lo ha eliminato, l’operazione di occupazione della Rai e la svendita di Libero ne sono l’ultima prova. Renzi già disegna, con solerti collaboratori che per anni hanno bivaccato dall’altra parte, una eventuale successione interna. La manipolazione del consenso pubblico renderà difficile raccontarlo, e scegliere tra si e no, anche per questo bisogna organizzare il NO senza farsi troppi scrupoli filosofici o morali. Hic Rhodus hic salta.

Non mi nascondo che l’assenza di una borghesia e di una cultura liberali abbiano prodotto questa situazione. La borghesia italiana è vile e incolta nella gran parte,il cattolicesimo liberale ha ceduto a quello cosiddetto democratico, fino alle autentiche aberrazioni del papato in carica, del quale è nauseante la condanna indifferenziata di denaro e ricchezza. Basta guardare il panorama delle prossime elezioni amministrative per rendersi dolorosamente conto che manca una forza democratica liberale che si opponga con autorevolezza alla sinistra. Un candidato valido come Stefano Parisi dichiara “andrei bene come sindaco di Milano anche a Renzi”, e ti cadono le braccia. Spettava a Silvio Berlusconi nei lunghi anni in cui ha governato l’onere e l’onore di favorire un sistema politico rispettoso dell’alternanza tra una forza politica di matrice liberale e una di matrice socialista. Ha trovato ostacoli di ogni genere, anche illegali, sulla sua strada, ha avuto i numeri e il potere per fare il suo dovere ugualmente più di una volta. Il suo è un fallimento. Sono realisticamente pessimista, in un quadro internazionale pericoloso, in una Europa che ripete ciecamente gli errori del passato. Ma questo signore va perlomeno arginato, lo strumento c’è, sono pronta ad allearmi col diavolo per riuscirci, spero che il diavolo voglia fare la stessa faticosa scelta. Ricordiamoci che il premier propone una riforma costituzionale che tra le altre aberrazioni, ci dice esser indispensabile per accelerare la produzione legislativa. Altre leggi? Ogni anno, a inutile cerimonie di chiusura per ferie con esibizioni di tremendi ventagli, i presidenti di Camera e Senato fanno a gara a chi ha approvato il numero più alto di leggi, invece di vantare l’esatto contrario, e Matteo Renzi , che leggi inutili, sbagliate, dannose, matrici di divieti e di burocrazie, ne produce dodici al mese, vuole abolire il bicameralismo perfetto perché ritarda l’approvazione delle leggi? Per favore, votate e fate votare questo benedetto NO, si tratta di estrema legittima difesa. NO.

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di on 27 maggio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

14 commenti a Appello per un No liberale

  1. Marco Rispondi

    26 maggio 2016 at 08:44

    Un no di Maglie ispirato che sembra poesia.Il giovanotto non ama né il paese ne la gente sa solo usare e sfruttare situazioni a suo vantaggio. È questo non andrà via mai.Se vincesse il no andremo alle elezioni e magari stupidi come siamo sarebbe almeno questa volta eletto da qualcuno e non da Napolitano.Questo fa le cose e nessuno parla perché nessuno vuole perdere la poltrona per sempre.L’unica possibilità è l’idea liberale,quella vera,che è ormai rappresentata da quattro gatti,il resto è estremismo ,illiberalità ed oppressione da qualunque parte ti guardi e ti giri.Il regime statalista avanza a dismisura e qualunque poltrona politica diventa un’ispirazione ad un posto di lavoro per ovvio anche questo pagato da soldi pubblici.Brutta fine per il paese più bello e creativo del mondo.

  2. anna tiscornia Rispondi

    26 maggio 2016 at 11:13

    Condivido, condivido ed ancora condivido.

  3. Macx Rispondi

    26 maggio 2016 at 13:32

    Brava!

  4. adriano Rispondi

    26 maggio 2016 at 14:43

    Purtroppo tutto questo dipende dall’assenza di una opposizione reale.Per convergenza di interessi ne esiste solo una formale e un accordo sostanziale.Se si è tutti uniti nella UE,si è uniti in tutto.Se si concorda con l’euro,pure.Se si elegge insieme il presidente stessa cosa.Se si sostengono gli stessi governi anche.C’è una intesa sottotraccia che ha come unico impedimento il voto.Già un primo segnale si avrà il 5 giugno.Se ,come temo,vinceranno i soliti noti,il pranzo è servito.Forse per la riforma pasticciata potrebbe essere comunque diverso ma qualora i partiti tradizionali mantengano percentuali rilevanti temo che non sarà così.

  5. Ernesto Rispondi

    26 maggio 2016 at 16:00

    Nel frattempo, il grande evasore fiscale nuovo capo di Confindustria fa suonare l’inno nazionale, e auspica nuove patrimoniali (lui ha i soldi a Singapore e tutto intestato a società off shore) e un aumento dell’IVA (lui fa impresa non per vendere prodotti, ma per evadere il fisco). Finché il patto scellerato ai danni della borghesia produttiva del nord, sottoscritto dai marxisti ladri centro-meridionali e dai grandi evasori di Confindusfroa, non verrà spezzato il pogrom fiscale continuerà. Con buona pace del pensiero liberale. Confindustria, l’unica associazione industriale marxista del mondo.

  6. Epulo Rispondi

    26 maggio 2016 at 17:54

    lo ripeto: DEVE vincere il Sì, e verrà fatto vincere. O con le buone, o con le cattive. L’UNICA cosa da fare è non andare a votarlo. Passerebbe col 20% dei voti, gonfiabili a 30% massimo, e saranno scornati.

    • Marco Green Rispondi

      26 maggio 2016 at 20:06

      Ragionamento masochistico.
      A Renzi interessa solo vincere, anche per un solo voto, e non gliene frega niente del quorum, visto che tanto se il referendum passa avrà comunque dedicata la sinfonia quasi totale di tutti i media, giornali radio e TV (che già lo spalleggiano nell’interminabile monologo di idiozie della campagna elettorale) per descrivere il suo trionfo.

      Bisogna andare a votare in massa per il no.
      E’ vitale dal punto di vista democratico.
      Stare a casa questa volta è imperdonabile, e chi si lamentasse DOPO per il disastro creato dalla vittoria del sì andrebbe solo preso a…ci siamo capiti.

      Va’ a votare e fai votare no, fa’lbrao…

      • Marco Green Rispondi

        26 maggio 2016 at 20:10

        Devo precisare: quando scrivo “tanto se il referendum passa” intendo ovviamente se passa la sua riforma, se vince il sì, dato che sappiamo che il referendum costituzionale “passa” comunque, non avendo bisogno di quorum.

        • Epulo Rispondi

          27 maggio 2016 at 07:18

          sono certo che ci saranno degli “aggiustamenti” della volontà popolare (tipo quelli austriaci), per cui ho la certezza che il mio voto non conterà comunque.

  7. gastone Rispondi

    27 maggio 2016 at 07:02

    Andiamo a votare e votiamo NO perche contrariamente a quanto dice il caccia palle renzi questa riforma è contro il popolo a favore di chi è al potere e da lì non vuol più andar via, così semplicemente,semplice,

  8. Marco Green Rispondi

    27 maggio 2016 at 13:51

    Epulo, i tuoi dubbi sono legittimi, visto l’esteso sistema di potere che appoggia il tentativo di involuzione autoritaria che Renzi sta portando avanti con la riforma costituzionale e l’Italicum, ma mi sembra che il comitato e i partiti contrari si stiano organizzando bene e vadano sostenuti con convinzione, assicurando una copertura capillare e costante nei seggi.

    Certo se ti dai così già per vinto sin dal principio è inutile cercare di convincerti.

    Chiaro che il gioco facile in questo referendum ce l’ha Renzi che, oltre ad avere dalla sua parte i media, può giocare sul demenziale ragionamento del “vincitore chiaro che governa indisturbato per tutto il mandato”, fatto ormai passare come necessità inevitabile nelle teste di tanti cittadini immaturi, ignoranti o effettivamente fascisti (pensiamo a tutti i casi umani rappresentati dai militanti del sedicente partito democratico che si prestano volentieri, per stupidità o per puro tornaconto personale, al tentativo renziano).

    • Epulo Rispondi

      29 maggio 2016 at 09:31

      dalla caduta del governo B in poi ci sono troppe cose che non mi piacciono. Questa riforma costituzionale è ben più pericolosa di quella del 2006, ma tutti vi si sono piegati senza fiatare. Tira una brutta aria.

  9. Dario Rispondi

    27 maggio 2016 at 23:30

    Posto che:
    – il Bomba non è affatto un innovatore, ma solo un conservatore più moderno e intelligente dei suoi predecessori dello Stato parassita fasciocomunista
    – il Bomba e la sua comitiva sono gente di bassissimo livello e fortemente antipatica, pensiamo solo alla vigilessa terona posta a capo dell’Ufficio Legislativo della Presidenza del Consiglio
    – la riforma costituzionale, anche se parte da principi condivisibili, è di fatto scritta malissimo, sbagliata e pericolosa
    qualcuno mi sa spiegare perché non si dovrebbe andare in massa a votare NO?

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