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Se il populismo vince è colpa del buonismo

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Ieri i notiziari erano troppo occupati a canticchiare “Bella ciao”, ma oggi, c’è da scommetterci, analisti politici e giornali portavoce del politically correct faranno a gara per commentare l’esito delle elezioni in Austria. Magari con un bel fondo o con una lunga intervista al Romano Prodi, al Gianni Letta o all’europeista di turno. E, a occhio, già sappiamo cosa diranno: che la vittoria, oggi, della destra di stampo populista e lepenista anti-immigrati, è la vittoria di chi cavalca strumentalmente il razzismo di alcuni e l’esasperazione di molti per apparecchiare la propria ascesa politica.

Nelle urne presidenziali austriache, al primo turno di domenica, il “Partito della Libertà” di Norbert Hofer ha superato il 36% dei voti, conquistando il ballottaggio insieme ai Verdi di Alexander Van der Bellen, lasciando fuori dai giochi i popolari e i socialisti. Hofer, antieuropeista di ferro, aveva – e non a torto – recentemente attaccato lo sciagurato accordo rea Unione Europea e Turchia sull’immigrazione. Apriti cielo, mai criticare l’Ue, se mai incalzarla, come fa senza successi il nostro premier Renzi. A dire il vero, qualcuno, dagli scranni dell’Eurocrazia, ha commentato parlando di ritorno dei «fantasmi sconfitti dalla guerra» e di “Europa” in pericolo. A quel qualcuno, ovvero il vicepresidente del Ppe, lo spagnolo Esteban Gonzalez Pons, sfugge che l’origine dell’avanzata delle destre illiberali di stampo lepenista, sta proprio nell’Europa e nelle sue fallimentari non-politiche sull’immigrazione.

Liquidare un fenomeno politico di questa portata come nuova “ondata di xenofobia e nazionalismo” è riduttivo e fuorviante. Anche perché ad esserne interessato è tutto il continente. Compresa la Germania, dove le politiche pro-immigrazione di Angela Merkel hanno regalato, alle regionali dello scorso Marzo, un’autostrada al partito di Frauke Petry, l’Adf. In Ungheria, ad esempio, il partito di estrema destra Jobbik alle politiche del 2014 si è accaparrato oltre il 20% dei consensi diventando il partito di quell’area più rappresentato in Europa. Per non parlare della Francia, dove il Front National è il primo partito e da cui è partita la missione di Marine e Marion Le Pen in giro per l’Europa a predicare il verbo a chi lo accoglie con favore, come il nostro Matteo Salvini. Peccato, però, che non serva fare terrorismo psicologico evocando la furia nazista se prima non ci si fa un bel esame di coscienza. Sì, perché l’origine di tutto questo non sta nel Babau razzista o in qualche strana reincarnazione del Fuhrer, ma in un’Europa fondata sul buonismo dell’accoglienza senza regole e a prescindere, in un’Europa che pensa di risolvere il problema con la mancetta all’Africa.

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di on 26 aprile 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Se il populismo vince è colpa del buonismo

  1. franco Rispondi

    26 aprile 2016 at 13:09

    Ne Merkel ne Obama protagonisti primi dei guai dell’Europa e del mancato intervento in Siria che conta oggi 400.000 morti, avvalleranno che con leaders mussulmani non si tratta mai alla pari, basta l’inciviltà del rifiuto dei diritti umani, e che la sinistra ,qualsivoglia sinistra ,non può produrre politiche di ricchezza ma di assistenza come la storia ha confermato nel mondo impoverendo tutti e non dando futuro se non di dittature e porcherie varie.

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