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Lui gode, noi meno

Renzi dice di «godere da pazzi» in campagna elettorale. Peccato che a noi il piacere di votare sia ormai negato da tempo. E con esso, anche il desiderio di vedere il Paese rialzarsi. Ci restano solo tasse e spesa, non certo fonte di libidine...

MATTEO RENZI - ROMA 2013-09-17 MATTEO RENZI DICHIARAZIONI RENZI-FOTO ARCHIVIO - fotografo: Daniele Scudieri / IMAGOECONOMICA

Sarà che abbiamo parametri diversi di piacere, ma lui, Matteo Renzi – in alcune dichiarazioni a La Stampa – dice di «godere da pazzi» quando sono in ballo campagne elettorali ed elezioni. Le schede infilate nell’urna, lo spoglio delle schede, quella chiusura furtiva dietro la cabina elettorale al riparo da sguardi indiscreti devono eccitarlo proprio da bestia, fino a causargli un’elezione pazzesca, un orgasmo multiplo, politico s’intende. Peccato che a noi non sia concesso lo stesso piacere: e non tanto perché preferiamo altre maniere per «godere da pazzi», quanto perché ormai sono anni che non pratichiamo, cioè l’astinenza elettorale dura da un po’ troppo tempo. L’ultima volta è stata nel 2013, ma allora siamo andati in bianco, vittime della nostra impotenza: alla fine hanno messo al governo uno che non avevamo mica scelto… E così sono tre di seguito i partner, pardon i premier, che ci appioppano nostro malgrado, e che ci fanno anche “godere” molto poco.

L’unica forma di “godimento” elettorale che Renzi ci concede sono i referendum, un contentino, una sorta di preliminari, di effusioni senza mai arrivare al sodo; anche perché quasi sempre si risolvono con un nulla di fatto, e il godimento diventa semmai esercizio onanistico di chi li propone, masturbazione elettorale No Triv o No Rif (cioè, no riforma del Senato). Mai una volta che avessimo il piacere di god…, di votare davvero.

Niente da fare. E nel frattempo non possiamo neppure consolarci con qualche diversivo, pensando ad esempio quanto il nostro premier/partner, pur non facendoci mai toccare l’apice della libidine, almeno ci faccia vivere con molte soddisfazioni. C’è poco di che sdilinquirsi, ad esempio, a guardare le ultime stime Fmi sulla crescita italiana: a dispetto di ogni rosea previsione e promessa del nostro compagno piacione, nel 2016 la ripresa del nostro Paese sarà appena dell’1% e l’anno seguente dell’1,1%. Piccoli passi avanti rispetto ai tempi dello zero virgola? Macché. Sempre secondo l’Fmi, nel 2021 la crescita italiana tornerebbe allo 0,8%, cioè alle cifre risibili del 2015… Renzi dice che cambia, cambia, ma come ogni partner narciso non cambia mai. E dice che vuole far rialzare il Paese. “Si sta rialzando, si sta rialzando”. Ma non si rialza mai…

E che dire delle tasse, che un vecchio ministro trovava “bellissime” e il nostro premier, a proposito di strane forme di diletto, non mostra di disdegnare. Dopo aver giurato più volte di tagliarle ed eliminarle, eccole là che si ripresentano, come delle ex redivive. E così nel Def di quest’anno (è il Documento di Economia e Finanza, non la marca di una pillola di piacere) Renzi vorrebbe inserire il taglio di un miliardo di euro sulle detrazioni fiscali, che non è un taglio delle tasse, ma il suo esatto contrario. Il premier taglia gli sconti sulle tasse. In sostanza, aumenta le tasse. Ma almeno lo fa con quello che in grammatica italiana si chiama “litote” (pratica estrema, tra il sadico e il masochistico, di cui il premier ha già abusato in passato). E intanto pensa anche a rimpinguare un po’ la spesa pubblica, continuando a chiedere deficit a Mamma Europa per soddisfare il suo vizietto del buco di bilancio e chiamando lo sperpero di denaro con altro nome per non farlo sembrare una perversione: “faremo investimenti per 56 miliardi”, giura Renzi. Cioè daremo fondo alle casse dello Stato…

Se proprio in amore&piacere siamo sfortunati, il premier – può obiettare qualcuno – però ci ha dato il lavoro, sublimando la sua libido nell’offrirci occupazione con il Jobs Act (niente a che fare con Blow Job e dintorni). Poi guardi i dati e scopri che, finito l’effetto Viagra (cioè il doping di Stato delle detrazioni sulle nuove assunzioni), i nuovi contratti indeterminati si sono afflosciati improvvisamente, con un calo improvviso. Era una sveltina, insomma. Nulla di duro destinato a durare. E si sa, in certe faccende, la velocità tanto esaltata dal premier non è esattamente un merito…

Il Paese resta a corto di piaceri, eppure Matteo continua a godere da pazzi, e con lui quei pochi italiani che si accontentano di Renzi, non avendo trovato di meglio. Ma come diceva il filosofo Luciano Ligabue, chi si accontenta gode. Così così.

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di on 13 aprile 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

8 commenti a Lui gode, noi meno

  1. adriano Rispondi

    13 aprile 2016 at 17:33

    Si vota quando lo prevede la legge.Prima è una opportunità non un obbligo.I referendum pure.Peccato che normalmente siano truccati e che il risultato non sia vincolante perchè non si sa di cosa si stia parlando.Renzi governa perchè l’attuale sistema lo prevede non esistendo il vincolo di mandato.Essere stato eletto è un particolare secondario,oltretutto non previsto,sempre dalla legge.Per il resto se non si esce dall’euro non cambia niente.

  2. Marco Rispondi

    13 aprile 2016 at 19:14

    Certo esso è un uomo dall’eloquio intellettuale e sopraffino e di norma uomini così sono gaudenti generando gaudenza a noi che lo ascoltiamo ,manca solo un orgasmo collettivo che aspettiamo da tre anni.Monti non ci è riuscito ,lui dopo tante prove magari ce la fa,prepariamoci.

  3. cerberus Rispondi

    13 aprile 2016 at 21:15

    Certo che la mimica facciale del toscano è strabiliante.

  4. Marco Green Rispondi

    13 aprile 2016 at 21:31

    In politica siamo giunti al tempo del personalismo straccione.

    Il grullo distrugge gli equilibri costituzionali sfruttando (da non eletto) il vantaggio ottenuto grazie a una legge elettorale incostituzionale ma poi si mette italicamente a fare la vittima, affermando che chi si oppone al suo progetto (autoritario) di riforma non lo farebbe per difendere l’attuale sistema (democratico) ma per “andare per principio contro di lui”.

    Il fenomeno poi rilancia la stessa falsità, proclamando di sacrificarsi per il bene del “paese”, dicendo che sa del “gioco sporco” di chi vuole associare il suo futuro politico all’esito del referendum confermativo (dopo che…lui stesso il giorno ha fatto titolare che se il referendum costituzionale verrà bocciato si ritirerà della politica).

    Insomma, il solito, ridicolo, teatrino di queste mezze tacche della politica, i figli stupidi della stupida mentalità maggioritaria che parte col voler imporre un bipartitismo assolutamente inadeguato e, nei fatti, non voluto dal corpo elettorale, e arriva a progettare di distruggere ogni possibile opposizione parlamentare e istituzionale.

    Al di là del costo inaccettabile in termini di perdita di democrazia, chiunque andrà a governare dopo una simile riforma costituzionale e il voto con Italicum, farà danni difficilmente recuperabili.

  5. daniela Rispondi

    14 aprile 2016 at 16:46

    ma che vada…

  6. Ernesto Rispondi

    14 aprile 2016 at 18:55

    Una curiosità. La foto è un mezzo busto. C’è Banca Etruria con la sua chioma bionda in ginocchio?

    • Padano Rispondi

      15 aprile 2016 at 14:31

      Mitico!

    • Padano Rispondi

      15 aprile 2016 at 14:38

      In effetti, Maria Etruria potrebbe almeno concedere lo stesso trattamento a tutti i risparmiatori truffati…

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