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Lo scacco matto di The Donald

Stravince in uno degli Stati più moderati e liberal d'America, supera i concorrenti per distacco e si candida prepotentemente alla conquista della nomination repubblicana. No, Trump non era solo un bluff...

trump 2

Donald Trump si è ripreso il controllo delle primarie repubblicane e Hillary Clinton ha inflitto un duro colpo a Bernie Sanders. Così ha commentato il New York Times l’esito delle primarie nello Stato di New York. Sono andate meglio del previsto per il frontrunner del GOP. Il magnate ha infatti ottenuto il 60,5 percento dei voti, staccando di oltre trentacinque punti il secondo classificato, John Kasich. Fermo al 14,5 percento Ted Cruz, l’ultima speranza dell’establishment anti-Trump prima della convention. The Donald ha conquistato così 89 delegati, Kasich 3, Cruz fa segnare 0 sul tabellino. Con il 57,9 percento si è invece imposta tra i democratici Hillary Clinton, aggiudicandosi 135 delegati. Nonostante i 104 delegati conquistati, New York sembra essere la parola fine sulla campagna di Bernie Sanders.

Con 844 a 543 delegati già al sicuro, Trump allunga sul rivale Cruz. Ma le primarie newyorchesi rischiano di mandare in frantumi tutto il lavoro del team del senatore del Texas per “rubare” delegati al rivale. Tra poco si tornerà a votare e lo si farà sulla East coast, in Stati dove Trump è super favorito. Sul versante democratico, invece, Hillary Clinton si è spinta ad annunciare che la conquista della nomination democratica è vicina.

Donald is back! Trump era in grosse difficoltà ma la vittoria di New York gli ha donato nuova linfa vitale. Dopo i problemi sull’aborto e quelli legati al suo campaign manager, il magnate ha sbaragliato la concorrenza. Ma il dato più significativo è il terzo posto di Ted Cruz in uno Stato molto moderato come New York. Oltre a cancellare gli sforzi delle scorse settimane per arginare The Donald, la sconfitta newyorchese ha dimostrato i timori dell’establishment verso il senatore del Texas. A Manhattan, il luogo dove votano i grandi finanziatori e gli alti funzionari del partito, il più votato è stato John Kasich.

Anche la sconfitta di Sanders è stata durissima per il candidato ed il suo staff. Con i sondaggi che lo davano in riavvicinamento sulla favoritissima Clinton, il nonno Bernie si era spinto a dire nei suoi comizi «vinceremo a New York». Il suo staff ne era convinto: si poteva fare. Hanno investito più denari di quanto abbia fatto la Clinton su New York in spot tv e comizi. Ma la questione delle minoranze etniche ha di nuovo condannato Sanders alla sconfitta. Il senatore ha infatti sofferto la popolarità della rivale nella comunità afroamericana. Un esempio: la Clinton ha conquistato il 70 percento dei voti nel Bronx.

New York era l’occasione per Cruz e Sanders per provare a ribaltare la situazione e sfruttare il momentum. Ma come sottolinea il vicedirettore del Post, Francesco Costa, ha vinto la demografia sul momentum. Il voto popolare ha detto sì a Trump, l’unico candidato repubblicano a poter sperare nella conquista delle nomination alle primarie, e alla Clinton, sempre più salda al timone della nave democratica diretta verso la convention e oltre, verso novembre.

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di on 20 aprile 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Lo scacco matto di The Donald

  1. Francesco_P Rispondi

    20 aprile 2016 at 20:07

    Trump è il Cavallo di Troia inserito dalla Clinton fra i Repubblicani per guadagnare l’elezione in modo facile, facile.
    Trump aveva sostenuto Hillary Clinton alle primarie del 2008, quando poi venne eletto Obama.
    Nel 2000, alla fine del mandato di Bill Clinton, aveva corso come indipendente per sottrarre voti ai Repubblicani allo scopo di far eleggere ancora un democratico.
    Le sue posizioni sono assolutamente e volutamente “fuori di testa”. Trump ha copiato esattamente il metodo Casaleggio-Grillo: fare leva sulle fobie di una parte dell’elettorato per raccogliere consenso da “congelare” in iniziative inutili e senza senso, favorendo gli attuali assetti di potere. Dove i veri conservatori sono forti e organizzati a livello di base, Trump è stato sconfitto, dove non sono organizzati, Trump ha vinto e stravinto.
    Guardando i sondaggi su RealClearPolitics si nota come il divario fra la Clinton e Trump in caso di elezioni generali tenda a crescere settimana dopo settimana.
    Poiché tertium non datur agli americani rimane ben poco da scegliere a novembre.
    Purtroppo il Partito Repubblicano attraversa una crisi di identità, l’establishment è impopolare e non ha saputo difendersi da una candidatura quanto meno sospetta.
    Così ci troveremo con un presidenza che farà molto male all’America e ancor di più all’Europa, visti i precedenti di quando Lady Email era Segretario di Stato.

  2. cerberus Rispondi

    20 aprile 2016 at 22:26

    Che grasse risate mi farei se il pazzoide Trump arrivasse alla White House, solo per vedere la faccia dei progressisti italioti e yankee pagherei oro (del giappone).

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