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Libere lobby in libero Stato

Il compagno della Guidi è indagato per aver "influenzato" le decisioni del governo. Ma la stessa pressione viene esercitata da categorie e gruppi di potere su ogni legge. Illudersi di eliminare questa dinamica è utopia. L'unico modo sarebbe legalizzarla, come negli Usa

lobby

Si possono già trarre tante conclusioni sul caso che ha già travolto politicamente il ministro Federica Guidi, inducendola alle dimissioni. Si può concludere che le intercettazioni, pubblicate sui quotidiani con grande disinvoltura, siano ancora uno strumento politico di lotta e di governo, capaci di ottenere risultati immediati ed eclatanti che né un voto dell’elettorato, né una maggioranza in Parlamento potrebbero sognarsi. Ma non è questo il momento giusto per parlare del solito circo mediatico-giudiziario che caratterizza la storia d’Italia da ormai un quarto di secolo. Un secondo aspetto della vicenda che emerge in tutta chiarezza è l’anti-industrialismo. Sarà solo un caso che lo scandalo Guidi emerge proprio a due settimane dal referendum sulle trivelle e riguarda altre trivelle e l’industria del petrolio? Resta un aspetto poco esplorato di questa vicenda, però, che ora più che mai va sottolineato: in Italia è illegale fare lobbying. E ciò non è un bene.

Di cosa è accusata Federica Guidi, infatti? Di aver favorito il suo compagno di vita, con un emendamento ad hoc. Dall’intercettazione di una sua conversazione telefonica con Gianluca Gemelli, emergerebbe che quest’ultimo si sia avvantaggiato dell’approvazione di un emendamento “spinto” dal ministro con il beneplacito della sua collega Maria Elena Boschi, a favore degli interessi della Total. Sarà vero, non sarà vero? Non si sa. Saranno semmai le indagini a dimostrarlo. Per ora assumiamo il principio dell’innocenza fino a prova contraria. Ma se fosse vero, dove sarebbe il male? Gemelli è indagato per “traffico di influenze illecite”, un nuovo reato, introdotto assieme alla legge Severino nel 2012, che incrimina “chiunque… sfruttando relazioni esistenti con un pubblico ufficiale o con un incaricato di un pubblico servizio, indebitamente fa dare o promettere, a sé o ad altri, denaro o altro vantaggio patrimoniale, come prezzo della propria mediazione illecita verso il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio”. È difficile distinguere fra lecito e illecito, a questo punto, in mancanza di una previa regolamentazione dell’attività di lobbying. Qualunque mediatore sfrutta i propri contatti presso gli enti pubblici, altrimenti non potrebbe ottenere nulla per i suoi clienti. Qualunque lobbista potrebbe essere condannato, a discrezione della magistratura.

Ecco allora che un caso scandalistico relativamente piccolo ci obbliga a considerare di nuovo la natura (vera) della democrazia. Che è e resta uno scambio. Non esiste il politico integerrimo separato dalla realtà, cioè dalla società che lo elegge. Non esiste il politico che si separa dai suoi interessi e affetti personali per dedicarsi, come un monaco di clausura, al “bene comune”, rispettando una “volontà generale”. Il politico viene eletto da qualcuno per fare qualcosa. Nel momento in cui viene eletto, usa il suo potere per realizzare quel che viene richiesto dai suoi elettori, fra cui ci sono anche parenti, amici e (ebbene sì) fidanzati e fidanzate. È brutto e squallido? È la realtà. Almeno in democrazia abbiamo la possibilità di sostituire pacificamente chi governa, se accontenta pochi e scontenta i più. In dittatura non avremmo queste possibilità (E le ex fidanzate del dittatore verrebbero fucilate, come è successo di recente in Corea del Nord).

Accettando questa realtà di fatto, ineliminabile quanto la natura umana, cosa ci resterebbe da fare? Renderla palese, ovvio. Perché è solo sotto la cappa ufficiale del divieto di qualunque “traffico di influenze” che si cela un “illecito”, si fanno strada solo i parenti e i favoriti, si possono celare pure i gruppi di interesse più loschi. Se l’attività di lobbying fosse completamente legale e alla luce del sole, come negli Stati Uniti, vi sarebbe più competizione fra interessi contrapposti. E oggi non avremmo a che fare con scandali, ma con onorati professionisti dell’arte di influenzare. Volete la cosa ancor più pulita? Allora privatizzate tutto ciò che è pubblico. Niente più appalti e monopoli: solo aziende sul mercato, in competizione fra loro. A quel punto la “corruzione” sarebbe solo un aumento del prezzo, liberamente negoziato.

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di on 6 aprile 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

12 commenti a Libere lobby in libero Stato

  1. Luca Beltrame Rispondi

    6 aprile 2016 at 09:57

    Mi permetto di notare che le lobby negli Stati Uniti hanno permesso la creazione di leggi terribili come il Sonny Bono Copyright Act, quanto piu’ illiberale possa esistere in campo di diritto d’autore (grazie alle pressioni della Disney).

    E’ mia ferma convinzione che la politica debba stare fuori dall’economia, e l’economia fuori dalla politica.

    • Stefano Magni Rispondi

      6 aprile 2016 at 10:45

      Sono d’accordo. E’ la conclusione a cui giungo anch’io: se fosse tutto privato, non avremmo nemmeno un problema di corruzione (così come lo intendiamo oggi) ma di prezzi. Nel frattempo, però, meglio avere lobby alla luce del sole che intrighi nell’ombra.

    • Alessandro Rispondi

      6 aprile 2016 at 11:26

      Concordo con Lei sul principio.
      Io personalmente credo che lo stato in quanto tale vada abbattuto, eliminato e sepolto. L’ingerenza dello stato nell’economia non la voglio tollerare e guardo con rassegnazione e disprezzo il mondo intorno a me che vive nutrendosi di cazzate progressiste e muore per via dell’applicazione delle suddette cazzate. Che il socialismo sia il modello uscito vincitore dalla guerra fredda mi pare un dato ormai evidente e su cui un giorno dibatteranno gli storici.
      Detto questo però non mi pare che l’articolo porti con se il messaggio pro stato interventista.
      E’ una considerazione più pragmatica e mi sembra amara: il conflitto d’interesse dello stato non è eliminabile, a meno di non eliminare lo stato stesso. Che a me andrebbe benissimo, per inciso. La democrazia è solo uno strumento che in quanto tale ha vantaggi e svantaggi: gli svantaggi sono tutti quelli connaturati anche alle dittature circa per esempio all’oppressione esercitata da un potere irresistibile nei confronti dell’individuo. L’unico vantaggio è che, almeno in teoria, un individuo ha la libertà di associarsi con altri e cambiare pacificamente , a proprio favore, la situazione. Il che non significa “fare giustizia” ma fare un proprio interesse o della propria “parte”. In questo contesto,mi pare evidente che il lobbysmo sia un elemento non eliminabile, perchè caratteristico della natura stessa sia dello strumento democratico, che vi si presta, che dei soggetti agenti, governo, politica, corpo elettorale.. Dunque, il fatto di renderlo palese ha per lo meno il merito di togliere almeno uno dei tanti veli di ipocrisia dietro cui si nascondono i soloni dello Stato Etico e della grande frottola, seppur di successo, che cade sotto il nome di “volontà generale”.
      Eliminare le ingerenze dei gruppi di pressione sulla politica non è possibile tanto quanto non è possibile eliminare dallo stato quei caratteri che lo rendono manipolatore, spione, interventista e criminale. E’ come lamentarsi di essere stati punti da uno scorpione dopo averlo preso tra le mani senza comprendere che…..è la sua natura.

    • Arcroyal Rispondi

      6 aprile 2016 at 11:45

      Insomma a Luca Beltrame piace la Corea del Nord, dove appunto i politici si riuniscono nelle segrete stanze e decidono le leggi senza subire infami pressioni da parte degli sporchi capitalisti e del mercato. Che schifo quando un processo decisionale prevede l’ascolto degli interessi in gioco. Meglio, molto meglio i comitati di salute pubblica guidati dai Robespierre di turno che agiscono in modo del tutto disinteressato.

      Anche i diritti di proprietà difesi dalla Sonny Bono Copyright Act sono una gran brutta cosa nel fantastico mondo dei Beltrame. Meglio il benecomunismo, quella figata che ci riempe di beni pubblici gestiti da politici disinteressati e che ovunque sia applicato produce uno schifo immondo perchè è la proprietà privata a dare valore alle cose, non certo il pubblico. Il caso dell’acqua in Italia è da manuale: reti colabrodo, sprechi assurdi, un’orgia di poltrone nelle municipalizzate per la gioia di cattocomunisti e grillini al seguito.

      Poi ci sarebbe pure da raccontare la favola delle grandi aziende petrolifere nazionalizzate dal Venezuela all’Algeria. Altra bella saga di ricchezze confiscate dallo Stato in nome dell’interesse pubblico e trasformatisi rapidamente in mostruose macchine di corruzione, malaffare, impoverimento morale e materiale di intere società.

      • Luca Beltrame Rispondi

        6 aprile 2016 at 14:18

        “Anche i diritti di proprietà difesi dalla Sonny Bono Copyright Act sono una gran brutta cosa nel fantastico mondo dei Beltrame.”

        Mi spiace, ma il diritto d’autore non e’ un diritto naturale di proprieta’ in quanto coinvolge opere immateriali. Infatti cosa sono brevetti e diritto d’autore? Monopoli *limitati* nel tempo, garantiti pero’ *dallo Stato* (vede dove voglio arrivare?). Si rilegga bene la frase precedente: *monopoli* garantiti dallo *Stato*.

        E in quanto tali, e’ facile fare pressioni sullo Stato stesso per mantenere il monopolio. Il mio ragionamento e’ che nulla e’ eterno, e se si vuole un monopolio, dev’essere come il potere politico: forte, ma limitato nel tempo. 98 anni dalla morte del creatore e’ follia pura per questo motivo, ancor piu’ visto che i monopoli garantiti dal diritto d’autore erano soprattutto per garantire la riproduzione (allora assai costosa). Originariamente si parlava di 18 anni dall’uscita del lavoro oggetto di protezione, che e’ gia’ troppo in termini moderni ma sufficiente.

        Capisco la “reductio ad absurdum” che sta facendo, ma non sono qua a fare campagna per l’abolizione del diritto d’autore, quanto al suo uso per mantenere monopoli che in un’economia di *vero mercato* non dovrebbero esistere.

        P.S.: Red Hat ha superato il miliardo di dollari quest’anno, e il loro principale prodotto (software) lo danno via gratis (semplifico moltissimo, ma rende l’idea).

        • Arcroyal Rispondi

          6 aprile 2016 at 22:26

          cit. “Mi spiace, ma il diritto d’autore non e’ un diritto naturale di proprieta’”

          A me invece pare innaturale che dopo 18 o 30 o 40 anni tu pretenda che io metta aggratis a disposizione tua e di chiunque altro il libro o il film o il software creato da me con cospicui investimenti del mio tempo, del mio denaro e del mio lavoro. Il diritto allo scrocco è quanto di più innaturale riesco ad immaginare.

          cit. “E in quanto tali, e’ facile fare pressioni sullo Stato stesso per mantenere il monopolio”

          Facile una cippalippa. La difesa dei diritti d’autore è molto impopolare. Le società umane sono da sempre piene zeppe di gente che aspira a godere delle opere altrui senza pagare dazio.

          cit. “98 anni dalla morte del creatore e’ follia pura”

          Certo, come no. Peccato che la vita media in Occidente, cioè la Civiltà che detiene il record assoluto delle invenzioni in ogni campo dello scibile, è arrivata attorno agli ottant’anni. Non mi pare così fuori luogo che uno scrittore o un regista o un cantante pretendano che a godere del proprio genio sia non solo lui ma pure i propri figli e nipoti. I 75 o 98 anni previsti dalla legislazione americana ci stanno tutti.

          cit. “Capisco la “reductio ad absurdum” che sta facendo, ma non sono qua a fare campagna per l’abolizione del diritto d’autore, quanto al suo uso per mantenere monopoli che in un’economia di *vero mercato* non dovrebbero esistere”

          Non hai idea di quanto ti sbagli.

          Negli Stati Uniti il primo allungamento legislativo della durata dei diritti d’autore ci fu nel 1976. Si portò a 50 ( e in certi casi a 75 ) anni dalla morte del creatore il momento in cui l’opera veniva messa a disposizione di tutti. Proprio a partire dalla seconda metà degli anni settanta, cioè nel momento di massima regolamentazione del diritto d’autore in America, partì quella Rivoluzione informatica che sconvolse il mondo nei decenni successivi. L’aver messo dei paletti molto alti a difesa della proprietà intellettuale rese estremamente conveniente investire nella ricerca. E d’altra parte il fatto che ci fosse una tutela rigorosa del copyright obbligò ad innovare, a trovare soluzioni non ancora scoperte da altri. Chi si limitò a godere dei benefici di legge e cioè del portafoglio di brevetti accumulati durante il secolo come per esempio l’IBM, andarono negli anni ottanta e novanta in crisi. La storia dei fondatori di Apple e di Microsoft è invece la dimostrazione lampante della bontà di queste leggi. Un’economia di vero mercato prospera col e nel copyright.

          Non è un caso che i suoi maggiori nemici si siano da sempre annidati nei paesi socialisti. In Unione Sovietica la proprietà intellettuale come ogni altro diritto individuale era sommamente disprezzata. Il progettista del T34 o del Mig valeva quanto il saldatore che blindava carri armati e aerei e non poteva rivendicare nessun diritto sulle sue invenzioni in quanto il suo lavoro doveva essere messo a disposizione dello Stato e della società in nome del bene comune. I risultati in campo artistico e scientifico sono sotto gli occhi di tutti. La Russia nel XIX secolo e fino alla rivoluzione d’ottobre fu all’avanguardia in moltissimi campi dalla letteratura alla pittura alla meccanica. Poi man mano che si procedette nell’edificazione del paradiso dei lavoratori la creatività si affievolì fino a scomparire. Oggi dei 70 anni di potere comunista si ricordano solo ‘cagate pazzesche’ come la corazzata Potemkin. Quei pochi avanzamenti scientifici che ci furono nell’energia atomica e nei viaggi spaziali furono quasi esclusivamente il frutto del saccheggio e dello spionaggio messi in atto dall’Armata Rossa e dal Kgb. Oggi mi sapresti dire il nome di qualche scrittore, musicista o scienziato russo che abbia raggiunto una fama mondiale? Non è un caso che tutt’ora la Russia sia uno dei paesi dove il copyright viene meno tutelato.

          I diritti d’autore non solo sono uno dei pilastri del libero mercato e uno dei motori del capitalismo. E’anche una garanzia di progresso e di difesa del patrimonio artistico. Nel 1998 Il Sonny Bono Act, chiamato dai suoi detrattori Mickey Mouse Protection Act perchè la Walt Disney fu in prima fila nell’azione di lobbying, fu decisivo per il restauro e il trasferimento sul digitale di film che non ci sarebbe stata nessuna convenienza economica a farlo. Se oggi film come Biancaneve, Casablanca o Via col Vento sono editi in modo magnifico e non si sono trasformati in reperti archeologici quasi inguardabili lo si deve al fatto che il loro valore economico è stato tutelato dalla saggezza dei legislatori americani.

          cit. “P.S.: Red Hat ha superato il miliardo di dollari quest’anno, e il loro principale prodotto (software) lo danno via gratis (semplifico moltissimo, ma rende l’idea)”

          Benissimo, è una scelta aziendale e in questo modo si fanno un’ottima pubblicità. Ma trovo altrettanto giusto che l’IBM non abbia mai messo ‘open source’ il suo OS/2. Le leggi devono tutelare anche la proprietà intellettuale oltre che quella materiale. Sta poi ad ognuno, singolo o azienda, decidere il da farsi dei prodotti del proprio ingegno.

  2. Ernesto Rispondi

    6 aprile 2016 at 10:36

    A volte le posizioni di questo giornale sono incomprensibili. Il lobbismo sta al liberalismo economico come il comunismo alla proprietà privata. Tant’è vero che gli atti criminali che questo governo sta compiendo a favore di lobbisti selezionati ideologicamente (Farinetti anyone?) li poteva commettere solo un governo comunista.
    Deriva, da articoli come quello qui sopra, la fastidiosa sensazione della disonestà intellettuale palese anche in altri giornali, dove non si scrivono articoli, ma redazionali dopo briefing.
    Decidete: volete sostenere la platea degli imprenditori, o la possibilità per qualche furbo italiano di fare la prostituta di questo o quel governo di ladri, per passare da venditore di lavatrici a guru del bio ita porn food?

    Parlate tanto di Caprotti. Per un articolo come quello qui sopra, se lo leggesse, Caprottti vi leverebbe il saluto.
    Parlare di lobbismo nello stato dove 3/4 della popolazione insegna ai figli a essere mafioso, dove si ottiene un lavoro solo con una raccomandazione, dove le banche fanno credito solo a chi ha la tessera del PD, è un’offesa a quelli che vorreste fossero i vostri lettori.

    Ma forse, come ben dimostra la delirante intervista al fancazzaro Tosi più sotto, sono altri quelli a cui rendete conto. Siccome parlate tanto e a volte a sproposito di USA, allora fate un favore: come negli USA, ditelo. Ma non potete pensare che tutti i vostri lettori siano ingenui. Siete ingenui voi.

    • Arcroyal Rispondi

      6 aprile 2016 at 12:13

      cit. “Il lobbismo sta al liberalismo economico come il comunismo alla proprietà privata”

      E questa da dove sbuca? A quanto ne so il capitalismo e il lobbismo sono sempre andati di pari passo. In Gran Bretagna patria della rivoluzione industriale, del libero mercato e dell’etica protestante la Compagnia delle Indie è stata una magnifica storia di lobbismo.

      Non avrai per caso confuso il lobbismo, cioè la difesa di determinati interessi economici contrapposti ad altri, con il corporativismo, cioè la difesa e la conservazione dei cosiddetti ‘corpi sociali’?

      Guarda Ernesto che anche Esselunga fa ‘lobbying’. Dalle mie parti finchè ci sono stati in comune i socialcomunisti praticamente esistevano solo la Coop e il Pam. Poi vinse le elezioni il centrodestra e arrivarono non 1, ma 2 supermercati Esselunga.

      In una società ci sono sempre in gioco interessi contrapposti. L’importante, come spiega bene l’articolo, è che siano palesi, evidenti, alla luce del sole in modo che il cittadino quando il governo prende delle decisioni possa facilmente comprendere a vantaggio di cosa o di chi le abbia prese. Perchè qualcuno che si avvantaggia c’è sempre, ma in Italia spesso questo viene ben nascosto.

      Tanto per citare un esempio famoso, uno dei tanti eventi che marchiano Bettino Craxi come uno dei peggiori politici repubblicani è il referendum del 1987 sul nucleare. Si spacciò la battaglia contro l’atomo come la difesa della sicurezza collettiva. Ma in realtà dietro a quella scelta disastrosa a cui il PSI diede un contributo decisivo c’erano corposi interessi petroliferi, dall’ENI alle bustarelle generosamente elargite dagli sceicchi del Golfo e da Gheddafi. Si fece credere invece all’opinione pubblica che da una parte ci fosse l’interesse comune dall’altra una lobby nucleare esclusivamente interessata al tornaconto economico. La solita manfrina che la propaganda sinistrorsa utilizza per coprire le scelte di campo che tornano utili ai compagni.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      6 aprile 2016 at 13:03

      Caro Ernesto, lei fa una confusione tremenda tra il corporativismo vischioso e antimercato, figlio dello pseudocapitalismo di Stato all’italiana, e il sano lobbismo concorrenziale e competitivo anglosassone, figlio di un’economia aperta. Caprotti, per intenderci, ha combattuto tutta una vita il primo, e firmerebbe seduta stante per avere il secondo. Come tutta la “platea degli imprenditori” che non lavora tramite parentele parapolitiche. Lei non è d’accordo? Ci critichi pure, il dibattito anche aspro è il motivo per cui questo giornale è nato, non ci rinuncerei mai. Ma accusare l’interlocutore di disonestà intellettuale è un’insinuazione estranea al merito del contendere, odora di scarsità d’argomenti, e certamente non è molto onesto. Saluti, a presto!

  3. Marco Green Rispondi

    6 aprile 2016 at 13:35

    Inutile scomodare gli USA: la via italiana per istituzionalizzare direttamente certi operatori sociali ed economici (e quindi, trattandosi del belpaese, dei relativi clientelismi e rendite parassitarie) esiste già e il sistema Renzi vi sta convergendo in maniera naturale.
    So che ne hanno ampiamente dibattuto alla Leopolda e se non sbaglio si chiamerà “Camera dei circoli democratici e delle corporazioni”, o roba simile.

  4. fabrizio Rispondi

    6 aprile 2016 at 13:52

    lasciando le cose come stanno si aumenta la possibilita’ di corruzione causata alla discrezionalita’ del funzionario di turno; e, quel che in italia e’ ancora peggio, si lascia campo libero alla discrezionalita’ della magistratura di stabilire il confine tra lecito ed illecito (le leggi si applicano per i nemici e si interpretano per gli amici)

  5. adriano Rispondi

    6 aprile 2016 at 18:05

    “Ma se fosse vero dove sarebbe il male?”Il male è l’esclusione della volontà dei cittadini dalle decisioni che li riguardano.Il politico fa gli interessi di chi lo elegge ma sulla base del programma con è stato votato.Ciò che esula da esso deve tornare all’approvazione della lobby dei cittadini.La democrazia rappresentativa in questo mondo di ladri non basta più.Per le questioni vitali e di primaria importanza le altre lobby devono avere la compiacenza,prima di fare i loro comodi,di chiedere cosa ne pensano gli elettori.La costituzione va cambiata in “la sovranità appartiene al popolo”,senza altre aggiunte,non in”la sovranità appartiene alle lobby”.Questa dovrebbe essere,per quanto mi riguarda “la natura (vera) della democrazia”.

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