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Caro Grillo, se siete ancora vivi è grazie a noi

Beppe-Grillo

Ma non eravamo morti? Ieri Beppe Grillo ha fatto qualcosa di eccezionale: ha resuscitato i giornalisti italiani per farne degli assassini. Secondo il leader grillino, che evidentemente non si è ancora ripreso dallo shock per la morte di Gianroberto Casaleggio, il suo guru, nonché titolare della Ditta, “è morto per quegli articoli”, ovvero per i pezzi scritti contro di lui. E per i quali l’ideologo dei Cinque Stelle avrebbe più volte querelato i giornalisti. Il teatro dell’ultima pagliacciata del comico genovese è Catania: da qui, qualche anno fa e prontamente ripresi, erano partiti i deliri sulla «mafia» che «non esiste» e, come da tradizione, anche a questo giro non è voluto essere da meno.

Deve avere le idee un po’ confuse, Beppe Grillo. Perché o siamo «morti viventi», come ci definì un paio di anni fa, o siamo degli assassini. «Casta», «servi», «leccalulo», «impresentabili», «giornalisti del giorno» proscritti del Sacro Blog. La verità è una, Beppe caro. Se non ci fossimo noi pennivendoli, ad amplificare – e facciamo male – ogni dichiarazione – intelligente o imbecille che sia – di Di Maio, di Dibba, della Taverna e di chi per loro, il Movimento Cinque Stelle non avrebbe quella “potenza di fuoco”, appunto, mediatica, che ha. Perché, parliamoci chiaro, non sono certo quei quattro click sul web che hanno fatto del Movimento Cinque Stelle il secondo partito in Italia. Così come non è certo la densità della proposta politica a tenere i pentastellati in vita. A tenere in vita i grillini, come del resto un po’ tutto lo sciocchezzaio politico nostrano, ci siamo noi. Non è certo un merito, ma lo rivendichiamo comunque con un certo orgoglio. Anzi, è stato lo stesso Movimento a darci via via più credito. Sono lontani i tempi in cui Casaleggio riusciva a imporre il boicottaggio della ribalta televisiva. I grillini sono i nuovi prezzemolini della vetrina mediatica e, anche grazie a quella, stanno strutturando i loro consensi. Virginia Raggi non sarebbe così alta nei sondaggi se la stampa non l’avesse salutata, con tanto di splendido sorriso in prima pagina, come il nuovo che avanza. Che poi, quando le scriviamo, certe cose, non ci crediamo nemmeno noi. E forse, ogni tanto, come dici tu, «ci facciamo un po’ schifo». Ma questa è un’altra storia.

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di on 28 aprile 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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