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Se Saviano si sente Kasparov

saviano

Ah Robbè, datti agli scacchi. Vorremmo dire “datti all’ippica”, ma le physique du rôle mi sa che non te lo consente. Allora meglio puntare a fare lo scacchista, così muovi il cavallo, ma solo nel senso della pedina.

Mi sembra un bel destino a cui potresti essere consegnato, soprattutto dopo l’incontro-intervista in cui ti sei cimentato con l’immenso Garri Kasparov, lo scacchista più grande di tutti i tempi nonché oppositore di Putin. Questa “partita” di Roberto Saviano (perché di lui parliamo) con Kasparov era dettata nella mente dell’autore di Gomorra da due ragioni fondamentali: dimostrare che come scacchista anche lui era un figo pazzesco; e testimoniare che, al pari Kasparov, anche Saviano è un eroe che sfida le dittature in nome della libertà.

Be’, entrambe le imprese sono fallite miseramente, ma Saviano (tronfio del suo Ego ingombrante) pare non essersene accorto. Impiega le prime 500 battute del suo imperdibile pezzo a descrivere il suo lungo e faticoso apprendistato da scacchista, quasi si trattasse della sorte di un predestinato.

«Sono cresciuto giocando a scacchi. La mia prima scacchiera l’ho avuta da bambino, dono di un uomo che con i suoi racconti e il suo volermi bene mi ha indirizzato la vita. Si chiama Vittorio Marguccio. Perché quando qualcuno ti inizia agli scacchi ti sta regalando una nuova strada attraverso cui stare al mondo. I pedoni scardati, le caselle scolorite, le rigature sul legno, la sabbia o il terriccio testimoni dei luoghi in cui giocavo. Ricordo tutto di quella mia prima scacchiera». Roba da far venire le lacrime agli occhi. E sì, così nasce un campione… Peccato però che poi, alla fine del pezzo, quasi en passant Saviano confermi di essere una pippa pazzesca nel gioco degli scacchi, nonostante quella sua prima scacchiera e i pedoni scardati e tutte le sue tirate nostalgiche… In pratica, a stare al suo racconto, Kasparov in un paio di mosse lo stende e gli fa scacco matto: parliamo del più grande campione di sempre, sia chiaro, ma a quel punto non era meglio per Saviano evitarsi quella menata iniziale sul suo passato da scacchista in erba quasi a spararsi le pose e ammettere che con pedine e pedoni e scacchiere lui riesce ancora peggio che da scrittore?

Niente da fare, il suo Ego gli impediva questa ammissione preliminare. Però almeno, deve aver pensato Robby da Napoli, visto che non possono mettermi alla pari con Kasparov sulla scacchiera, posso provare ad eguagliarlo dal punto di vista dell’impegno civile, in quanto come lui sono un’icona politico-letteraria che si batte contro ogni regime e ogni forma di criminalità.

Per questo Saviano tesse il (doveroso) elogio di Kasparov come anti-putiniano militante: «“Le frontiere erano sicure, era un continente in pace. A rompere questo equilibrio è stato proprio Vladimir Putin”. Per Kasparov non comprendere questo è la più grande ingenuità che le democrazie del mondo libero possano commettere», scrive Saviano. E tutto questo per dimostrare che Kasparov ha intuito le stesse cose che lui ha scoperto già da tempo, cioè che la Russia è una nazione mafiosa, la più mafiosa del mondo. «Da anni cerco di studiare il ruolo delle organizzazioni mafiose russe, la loro diffusione nel mondo, la conquista di New York e di Londra», scrive ancora Saviano. «Sono tra le meno studiate e raccontate. Nei pochissimi casi, ci si concentra sul mero aspetto gangsteristico. L’analisi che Kasparov mi propone della mafia russa è senza paracadute: “La Russia di Putin si può in un certo senso considerare il paese più mafioso del mondo”». Eccolo là, il più grande scacchista vivente conferma quello che Saviano aveva già fiutato e capito, mica è uno sprovveduto lui, pure Kasparov gli dà ragione, anzi forse Kasparov deve aver letto qualche scritto di Saviano per trarre quelle conclusioni.

Idem dicasi per il ruolo dell’intellettuale nei confronti del potere. Anche in questo Kasparov non è che un Saviano bis, un suo alter ego, un suo emulo ed erede (anche se lo scacchista russo è nato molto prima dello scrittore napolteano, ma questo è un dettaglio). «Come si può pensare di fronteggiare tutto questo (cioè uno Stato illiberale, infiltrato dal crimine, ndr) con un libro, con degli incontri, con delle lezioni? È una impresa ingenua ancor prima che titanica», si domanda angosciato Saviano. E la sua risposta retorica, tratta dal dialogo con Kasparov, è che «La forza del nostro mondo è di pensare a lungo termine, dare vita a istituzioni e leggi che funzionino anche tra dieci anni. Per questo ha fiducia nella parola come arma». E ciò suona come un’ennesima consacrazione del Saviano intellettuale impegnato, una benedizione a proseguire nella sua nobile battaglia, a non demordere perché alla fine le forze del bene vinceranno e anche le sue parole non cadranno nel vuoto

Sì, ora Saviano sa di poter essere il Kasparov italiano, è stato appena investito del ruolo (anche se in Italia fortunatamente non c’è alcun Putin al potere, ma questo non conta), sa che con i suoi libri riuscirà a innestare una rivoluzione civile così come Kasparov ce l’ha fatta con i suoi scacchi. Ed è disposto a essere arrestato, a venire tacitato, a fare il martire pur di continuare la sua altissima sfida ai tiranni presenti e futuri.

Intanto però, mentre Roberto si immergeva in questi sogni e deliri di onnipotenza, Kasparov gli pappava tutte le pedine con una sola mossa e lo riportava sulla terra. Scacco matto. Sì, Robbè, ripensandoci, è meglio che continui a scrivere libri….

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di on 14 marzo 2016. Filed under Politica,Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Se Saviano si sente Kasparov

  1. Ernesto Rispondi

    14 marzo 2016 at 17:16

    Gli scacchi sono l’esempio evidente di come una monomania psicotica non abbia nulla a che fare con l’intelligenza. Sapere prevedere numeri mostruosi di varianti in relazione a movimenti prestabiliti di 7 diversi tipi rende intelligenti esattamente come ricordare l’ordine nel quale si sono riposti i calzini nel cassetto. Infatti di solito chi ci riesce non sa ordinare una pizza da asporto.
    Lo dimostra l’analisi da idiota che Kasparov fa della politica estera russa. Assieme, Saviano e Kasparov fanno 97 scarso di QI. Però di certo Kasparov conosce 37 tipi di puzzette, e Saviano distingue 22 odori di piedi differenti.

  2. Ettore Avanzini Rispondi

    15 marzo 2016 at 18:43

    …Invece di farsi investire del ruolo….questo emerito buffoncello rosso, perchè non si fa investire da un TIR??? Otterrebbe due risultati: 1)togliersi di torno (finalmente), 2)lasciare in pace la innocente tastiera…E.A.

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