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Non è un bell’addio

In un'intervista all'Atlantic Obama mostra tutta la sua debolezza in politica estera: dall'Isis non considerato "una minaccia globale", alla guerra in Libia definita "un errore" fino allo scaricabarile sugli alleati storici ritenuti degli "scrocconi". Il suo saluto alla Casa Bianca è fin peggio del suo mandato

U.S. President Barack Obama walks out to deliver remarks alongside Human Services Secretary Kathleen Sebelius and other Americans (unseen) the White House says will benefit from the opening of health insurance marketplaces under the Affordable Care Act, in the Rose Garden of the White House in Washington, October 1, 2013. The U.S. government began a partial shutdown on Tuesday for the first time in 17 years, potentially putting up to 1 million workers on unpaid leave, closing national parks and stalling medical research projects. October 1, 2013. REUTERS/Larry Downing (UNITED STATES - Tags: POLITICS BUSINESS HEALTH)

Abbandonare gli alleati storici e cospargersi il capo di cenere per il passato americano che tanto dolore nel mondo avrebbe causato; cercare nuovi partner dimenticando però di applicare i rigidissimi standard richiesti agli alleati fedeli; ritirare le truppe da ogni territorio lasciando spazio ad avversari e terroristi. Questa è la dottrina Obama. Il presidente ha affidato ad un dialogo con Jeffrey Goldberg sulle pagine della rivista americana The Atlantic le sue confessioni sulla politica estera. Un’intervista per salutare la Casa Bianca dopo otto anni della sua dottrina che ha riportato gli Stati Uniti e l’Occidente indietro di dieci anni, sotto la costante minaccia del jihadismo globale.

Goldberg ricorda al presidente il suo motto in affari esteri: “non fare cose stupide“. Un bello slogan non c’è che dire. Ma che viene tradito quando si afferma che «l’Isis non è una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti. Il cambiamento climatico è una potenziale minaccia esistenziale per il mondo intero se non facciamo qualcosa al riguardo». Si parla poco di Stato Islamico nella lunghissima intervista, forse parlare di terrorismo e islam assieme mette poco a proprio agio il presidente. Si parla, invece, dei caos in Libia e Siria. «Quando mi guardo indietro e mi chiedo cosa sia stato fatto di sbagliato, mi posso criticare per il fatto di avere avuto troppa fiducia nel fatto che gli europei, vista la vicinanza con la Libia, si sarebbero impegnati di più con il follow-up». Colpa quindi degli «opportunisti» Cameron e Sarkozy per l’intervento della Nato nel 2011, definito un «errore». Non si capisce come Obama abbia potuto dimenticare il falco Hillary Clinton, al tempo Segretario di Stato, principale sponsor dell’intervento americano. Intervento di cui, però, poco dopo, il presidente sembra vantare alcuni successi: parlando di Sarkozy, infatti, racconta che il capo dell’Eliseo» voleva vantarsi di tutti gli aerei abbattuti nella campagna, nonostante il fatto che avessimo distrutto noi tutte le difese aeree».

Quanto alla questione siriana, Obama si scaglia contro l’Arabia Saudita che, oltre ad essere colpevole di aver contestato l’accordo nucleare con l’Iran, è causa degli conflitti in Siria, Iraq e Yemen assieme agli iraniani. Ovviamente, le colpe principali sono dei sauditi che «devono trovare un modo efficace di condividere il vicinato ed istituire una pace fredda». Nessuna accusa viene mossa al regime di Teheran. Ancora sulla Siria, Obama si dice orgoglioso di non essere intervenuto nel 2013 contro Assad, nonostante le violenze del dittatore contro la sua popolazione. Ah, le popolazioni civili usate a discrezione come strumento contro i “guerrafondai”.

Si parla invece molto poco delle due grandi aperture di Obama verso Iran e Cuba. La farsa della vittoria del fronte moderato ed i risultati deludenti del commercio con la dittatura castrista avranno convinto il presidente a sorvolare sui due temi preferendo lanciarsi in lodi verso le politiche isolazioniste di George H. W. Bush. E allora giù tutta contro i falchi democratici e l’eredità lasciata da Bush figlio. Ecco, questo è il punto. Al Qaeda sconfitta e Saddam Hussein morto, controllo militare e politico di Afghanistan ed Iraq. Questa era l’eredità bushiana. Oggi, dopo meno di otto anni di presidenza Obama in Afghanistan talebani e russi vanno a braccetto, l’Iraq è in mano all’Isis così come la Libia e la Siria del dittatore sanguinario Assad. Un Assad sostenuto da Russia ed Iran. Un Iran che, assieme agli amici Hezbollah (in crescita anche in Siria) e Hamas, minaccia Israele. Ah già, Israele… L’unico paese del Medioriente che Obama è stato in grado di attaccare direttamente nella sua intervista, prendendosela con l’eccessiva “condiscendenza” di Netanyahu. Grazie di questi otto anni, presidente. Ora lascia la Casa Bianca e restituisci l’America agli americani e all’Occidente.

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di on 11 marzo 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Non è un bell’addio

  1. Ernesto Rispondi

    11 marzo 2016 at 17:10

    La storia lo farà a pezzi. O entriamo davvero in un’epoca oscura fatta di controllo dell’informazione, o prima o poi si scoprirà che costui è un criptoislamico che pratica la taqiyya come da prescrizione coranica, e che dell’islam ha fatto gli interessi per tutto il suo mandato. E allora ne vedremo delle belle, perché se così fosse costui ha fatto scientemente centinaia di morti, ed è complice degli attentati di Londra e Parigi. Guarda caso, gli islamici hanno attaccato quelle capitali uccidendo persone innocenti, e costui su quelle capitali sputa, ovvero sui morti. Altra prescrizione coranica…

    • frankie Rispondi

      12 marzo 2016 at 10:39

      Confermo le sue opinioni … il peggior presidente degli stati uniti ha portato ad azioni della polizia pubblica interna paragonabili alla peggior Bolivia anni 70 (assassinio di Lavoy Finnicum ad esempio)
      e alla completa distruzione delle norme costituzionali americane (quella e’ la costituizione piu’ bella del mondo) ad una politica estera che e’ ipocrita definire fallimentare (in realta’ sono d’accordo con lei per quanto riguarda l’islamismo di XXXbama)
      A vergogna dei politici e del popolo americani non essersi liberati di tale personaggio prima …

      Anche gli imperi finiscono …

  2. Francesco_P Rispondi

    11 marzo 2016 at 21:08

    Ho letto “The Obama Doctrine” su The Atlantic ( http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2016/04/the-obama-doctrine/471525/ ) e l’articolo di analisi “Recovering from the Obama Doctrine” su National Interest ( http://nationalinterest.org/feature/recovering-the-obama-doctrine-15461 ). Consiglio a chi abbia un po’ di tempo di leggerli entrambi.
    Consiglio anche di leggere anche http://www.realclearpolitics.com/video/2015/10/19/cruz_on_syria_we_have_no_business_sticking_our_nose_in_that_civil_war.html per capire il punto di vista di un vero americano, realmente conservatore e grande estimatore della politica economica ed estera di Regan.
    Obama è uno sciocco. Per fortuna lo confessa.
    A proposito della Libia, Obama confessa che fu indotto all’azione dai francesi. Sarkozy aveva uno scopo ben chiaro: danneggiare l’ENI a vantaggio della propria industria energetica, cioè danneggiare un altro Paese della NATO. infatti, di li a poco Berlusconi fu rovesciato da una euro-congiura di Palazzo. Visti i risultati sull’economia italiana, siamo caduti dalla padella nella brace, pardon nella fornace di Freddy Kruger Monti.
    Anche se mal consigliato, avrebbe dovuto capire molte cose che avevamo capito anche noi comuni mortali.
    Un Presidente deve ragionare sui fatti, non essere condizionato dalla retorica e deve essere capace di capire chi sono i cattivi consiglieri, come lo fu Hillary Clinton ai tempi del suo mandato come Segretario di Stato.
    Se ci si presenta arrendevoli e disarmati, ovvero si pensa alla guerra senza pensare a come fare dopo la pace, si sbaglia trascinando l’America e tutto l’Occidente nella sconfitta. Se si hanno le idee confuse, ovvero se si ignora la situazione reale, si perdono le guerre con spese e morti inutili.
    Solo un pacifista può disprezzare la vita dei propri soldati da mandarli a morire per niente e solo un uomo di sinistra può disprezzare i suoi concittadini da spendere tanti soldi delle loro tasse per andare incontro ad una sconfitta.
    All’America (e quindi all’Occidente) serve un Presidente lucido e razionale, non personaggi folcloristici che ricordano un mix di Beppe Grillo + narcisismo renziano e neppure una organizzatrice di complotti come Lady email.

  3. maboba Rispondi

    12 marzo 2016 at 07:58

    Accordo con il giudizio su Obama.
    Continuiamo a pestare sul mortaio l’ “Assad il sanguinario” e non ho elementi per contestare, tuttavia vorrei sapere come mai si continua a trascurare la realtà di un regime, quello di Erdogan, che è altrettanto sanguinario verso i curdi. Il peggio è che si tratta di un nostro “alleato” del quale si ipotizza l’entrata in Europa. Strilliamo e squittiamo come topi presi per i ……. per le “malefatte” russe in Ucraina, tutte da dimostrare perché anzi forse le abbiamo fatte più noi (vedi Maidan), abbiamo bombardato Belgrado (!) e stiamo zitti e silenti verso questo regime massacratore di propri cittadini, ché fino a prova contraria tali sono i curdi. Ci facciamo addirittura ricattare.
    Noi occidentali siamo proprio rincoglioniti.

  4. Sergio Andreani Rispondi

    12 marzo 2016 at 08:41

    Obama è un cazzaro.

    Pero’ è un negro.

    Per questo il P.D. italiano lo ha osannato ancora prima che fosse eletto.

    Dopo 8 anni sono impegnati a contestare Donald Trump.

    Ma andate a cagare……

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