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Il modello Voghera per non discriminare gli italiani

voghera

L’Italia sembra essere la patria dello spreco economico. Decine di miliardi bruciati disapplicando normative oppure evitando di esercitare leggi per pigrizia o per incapacità degli amministratori locali e nazionali. Uno dei casi che maggiormente tocca l’interesse è quello della redistribuzione dei contributi, sopratutto quando a cascata il danaro viene “donato” a chi italiano non è.

In un Comune della provincia di Pavia, esattamente a Voghera, siede su banchi – sedeva, meglio dire, visto che la città è stata commissariata – del Consiglio comunale il consigliere Marco Sartori in quota Lega Nord. Nel 2014 il leghista è andato a pescare il d.p.R. 445/00, dell’allora governo Amato II, nel quale viene chiesto all’extracomunitario che vive su suolo italiano di certificare la sua patrimonialità, mobiliare ed immobiliare, nel Paese d’origine. Questo certificato deve essere redatto dalla competente autorità dello Stato estero, per poi essere tradotta nella nostra lingua dal consolato italiano in quel Paese che ne attesta la conformità. Il progetto ha preso il nome di Modello Voghera.

Questo decreto è rimasto nel cassetto dal 2000 e così al cittadino estero veniva chiesta un’autocertificazione, tramite ISEE, che in numerosi casi portava ad un’attestazione farlocca e di conseguenza contributi a chi non li meritava. Peccato che a Voghera, come del resto in quasi tutta la penisola, quando si cerca di difendere i diritti di chi in questa nazione è nato si trovano frizioni. Così l’assessorato ai servizi sociali ha disapplicato la normativa, disattendendo quelle che sono le disposizioni di legge. Ma il dato significativo resta che in 18 mesi di applicazione si sono riscontrate riduzioni del 50% delle domande per accedere ai contribuiti economici da parte degli extracomunitari, portando ad un risparmio pari a 135.104 euro per le casse comunali.

Il Modello Voghera porta due tipi di benefici. In prima istanza fa scivolare fuori dalle graduatorie per l’assegnazione di alloggi popolari gli stranieri non aventi diritto dando precedenza ai cittadini italiani. In secondo luogo, in termini strettamente economici, evita di alleggerire il portafoglio dei contribuenti comunali. L’aspetto cruciale è proprio quello delle case popolari: nel crescente disagio portato dalla crisi economica i diritti di chi trova scritto sulla carta d’identità, alla voce nazionalità, “italiano” diventano slogan da comizio che nei fatti non trovano riscontro. Eppure decreti come questo riescono a dare speranza a migliaia di famiglie – diventano milioni se il modello fosse diffuso da Bolzano a Palermo – ed è per questo che la Regione Lombardia dallo scorso ottobre applica la normativa per tutti i servizi, non solo quello degli alloggi.

Sartori prosegue il suo lavoro di diffusione esportando il progetto ai comuni di Vigevano e Mortara in provincia, ma arrivando anche ad Albino, nel bergamasco e Tolentino nel maceratese. In quest’ultimo paese è stato applicato in aggiunta il d.p.R. 394/00, sulle norme di condizione dello straniero in Italia, con un risparmio sui contributi anche per i cittadini comunitari. Sull’agenda del leghista ci sono scritti i nomi di Padova e Novara, dando ampio respiro ad un modello che riforma trasversalmente la concezione di redistribuzione dei contributi. Inoltre, essendo un decreto ministeriale, diventa competenza del ministro dell’Economia e delle Finanze, Pier Carlo Padoan, metter mano alla normativa facendola rispettare in ogni singolo comune della nostra nazione.

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di on 3 marzo 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Il modello Voghera per non discriminare gli italiani

  1. Lorenzo Rispondi

    3 marzo 2016 at 21:17

    Bravo Marco
    Un purtroppo ex vogherese

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