Widgetized Section

Go to Admin » Appearance » Widgets » and move Gabfire Widget: Social into that MastheadOverlay zone

Lettera sentimentale a Berlusconi

Tocca scriverti, caro Silvio, perché comunque la si guardi non può finire così, a rimorchio delle bizze del duo Salvini&Meloni. Fai saltare tutto, "distruzione creatrice", ripesca dalla manica l'asso della rivoluzione liberale, cioè quello che né il democristiano Renzi né gli imitatori della Le Pen capiranno mai...

Il segreto di SilvioTocca scriverti, caro Silvio, perché da qualunque lato la guardi, non può finire così. Qui non è, non è mai stata, generica retorica arcoriana, perché quando c’è stato da scendere in dettagli sgradevoli, quando c’è stato da misurare il fossato tra le intenzioni della rivoluzione liberale e il bilancio dell’attività di governo (Dio sa quanto ampio, specie nel finale di partita), ci siamo sempre, nel nostro piccolo Intraprendente, fatti avanti. In questo, ci piace pensare, molto più berlusconiani dei tanti che si autodefiniscono tali ogni sera accomodati nei salotti tivù filogovernativi.

Qui è questione dannatamente concreta, perfino esistenziale: non si può finire così. A rimorchio delle bizze di Salvini&Meloni, ormai un’unica entità residuale, seppur con una strategia legittima e limpidissima. Svuotarti, farti barcollare giorno per giorno, senza sferrare il cazzotto decisivo in volto (sanno di non avere la forza, in politica il peso carismatico e biografico) ma lavorandoti insistentemente ai fianchi, finché tu crollerai per stanchezza e forse per noia, tra una gazebaria (mai idea fu meno berlusconiana, Silvio) e l’evocazione di un improbabile Nazareno tris in chiaro. Quello bis in scuro è già all’opera, è chiaro, sta nella recente attività politica di Verdini e nelle riunioni aziendali con Confalonieri, ma qui vogliamo metterlo tra parentesi, fregarcene, arriviamo anche a questo, Silvio, per salvare quel (poco) che c’è di salvabile in una traiettoria ventennale. Tutela con le triangolazioni più o meno inconfessabili che ritieni l’impero, del resto è tuo diritto, visto che chi non sapeva sconfiggerti nell’urna e nella proposta ti ha attaccato su quello per lustri, arrivando a occuparsi delle libere feste private tra liberi adulti consenzienti. Ma tutela anche, dannazione, quel che di vivo permane nonostante tutto nella tua avventura pubblica e politica, le ragioni originarie, il messaggio potenzialmente rivoluzionario, l’agenda liberista seriamente evocata per la prima volta nel Paese più statalizzato ed elefantiaco d’Occidente, e perfino il suo approdo al governo. Meno spesa, meno tasse, meno burocrazia. Fuori lo Stato dalle nostre vite, dalle nostre aziende, dalle nostre scelte famigliari e individuali. L’imprenditore non più come nemico di classe (Partito Comunista ed eredi, in ultimo Pd renziano) o nel migliore dei casi anomalia da ricondurre alle regole del gioco tramite le vischiosità del sistema (Democrazia Cristiane ed eredi, in ultimo Pd renziano), ma come soggetto trainante, fonte prima del lavoro e della crescita. Svecchiamento del sistema giudiziario e suo minimo bilanciamento in senso garantista, anzitutto attraverso la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e giudicante (neanche questo sei riuscito a fare, caro Silvio di governo, neanche a salvarci tutti salvando anzitutto te stesso, altro che leggi ad personam). Riforma in senso compiutamente presidenziale di queste istituzioni gattoparde, vetuste, paludose, rappresentate oggi al massimo grado dal paludosissimo Mattarella.

Questa, grosso modo, era l’agenda di ropture della discesa in campo, un’agenda mai vista seppure a lungo invocata dai settori produttivi del Paese, quelli che lo stipendio se lo devono inventare ogni giorno, queste erano le parole d’ordine. Vai a recuperarle, ma non in una chiacchierata domenicale con Barbara D’Urso, vai a recuperarle nella missione di fondo e nella polemica quotidiana di questo tempo supplementare della tua partita politica che la Fortuna (dote indispensabile di ogni Principe, oltre all’assenza di avversari interni credibili) ti ha concesso. È anzitutto tuo interesse, è quel che ti differenzia irrevocabilmente dai due giovanotti che stanno unendo le loro debolezze per darti il colpo di grazia, il lepenista padano e la lepenista di borgata. Chiedono (ancora) più Stato questi due, Silvio, è ora di accorgercene, chiedono sussidi e protezionismo e difendono le corporazioni (guarda la battaglia tutta illiberale contro Uber) e addirittura utilizzano con nonchalance la parola “mercato” in senso dispregiativo. Non solo non hanno la più pallida idea di cosa sia un’impresa, ma probabilmente “non sarebbero neanche capaci di amministrare un’edicola”, lo hai detto tu in questi giorni di rabbia e d’orgoglio contro le loro manovrine da vecchissima politica. Fai saltare tutto, fuoco alle polveri, “distruzione creatrice”, direbbe un maestro di libertà come Joseph Schumpeter. Rintraccia da qualche parte l’asso nella manica, rigiocati la sparigliata massima della rivoluzione liberale, con coscienza e perfino l’umiltà saggia di averla mancata, di aver fallito quand’eri in prima linea, e proprio per questo di essere ora paradossalmente libero di adottare un nuovo schema. Coagula energie giovani, non compromesse con l’annacquamento del berlusconismo, no stagisti di Brunetta, energie giovani nel ragionamento politico, prima ancora che nell’anagrafe, e appunto ragionanti, non sgambettanti in improbabili casting di bellezza (un esempio può essere l’adunata di bucanieri liberali a cui questo giornale ha dato un contributo sabato), regalati forse l’unico ruolo che ti manca in commedia, quello del regista, del Capo di Stato Maggiore, se “padre nobile” ti suona troppo politichese, e rompi il loro gioco. C’è vita e spazio politico tra il renzismo neodemocristiano d’occupazione del potere e il paralepenismo italico d’occupazione delle piazze, è esattamente lo spazio di manovra per chi volesse (ri)accendere la miccia d’una rivoluzione liberale, ed è enorme. Ma fallo prima di subito, rischi perfino di vincere ai calci di rigore. E noi, sai com’è, rischiamo perfino di portare a casa la pelle.

Condividi questo articolo!

di on 20 marzo 2016. Filed under Editoriale,Senza categoria. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

13 commenti a Lettera sentimentale a Berlusconi

  1. Marco Rispondi

    14 marzo 2016 at 15:04

    Direttore Sallusti se Berlusconi leggesse qualche giornale dovrebbe chiamarla e stringerle almeno la mano.Lei ,se lui leggesse almeno un giornale,gli ha detto come stanno davvero le cose,fatti che il suo cerchietto magico gli impedisce e gli ha impedito di vedere e capire.Se il soggetto ormai lontano avesse cura cercare gente in gamba potrebbe cominciare da oggi a leggere i giornali per informarsi e magari capirebbe aver bisogno di gente preparata e con buona sintesi come Lei o il suo giornale davvero liberale.Liberale termine abusato soprattutto da chi la liberalità non pratica e non sa cosa sia davvero nella ricchezza socioeconomica infinita che produce o produrrebbe se liberata.

  2. recarlos79 Rispondi

    14 marzo 2016 at 15:45

    sallusti e marco, vi do una notizia: silvio non è mai stato liberale, né mai lo sarà. preferisce appoggiare renzi col fido verdini che costruire qualcosa di liberale.

    • Milton Rispondi

      14 marzo 2016 at 17:41

      Sintesi perfetta. Aggiungo che i veri liberali che pur ha o aveva (vedi Antonio Martino) li rifugge e li umilia.

  3. Epulo Rispondi

    14 marzo 2016 at 21:06

    Verdini è il virus inviato da B per distruggere, da dentro, e per sempre, il PCI-PDS-DS-PD. Non ce l’ha fatta con Dallas, non ce l’ha fatta con Colpo Grosso, non ce l’ha fatta con Forza Italia…ce la farà Denis.

  4. Arch Stanton Rispondi

    14 marzo 2016 at 22:05

    Sono d’accordo: Berlusconi non si faccia umiliare e trafiggere dai due scemi del villaggio, sono solo due dei tanti nanetti che si sono montati la testa. Bertolaso è in politica da 10 giorni ed è già stato tradito due volte ed oggi insultato da tutti con metodi boldriniani. Il TG1 delle 20 l’ha linciato per i primi 5 minuti.

    • Epulo Rispondi

      15 marzo 2016 at 11:27

      ho visto l’inizio del TG1 di ieri sera. Indegno. E poi si lamentavano di E. Fede…

  5. aquilone Rispondi

    14 marzo 2016 at 22:31

    Tutti i nobilissimi intenti proposti da quest’articolo a berlusconi sono inutili. Sallusti forse ancora gli vuol bene e ci prova a stimolarlo. Ma non è berlusconi l’uomo che può in minima parte realizzare un programma liberale, al massimo un programma salva faccia. Non lo ha fatto quando aveva i “numeri” figuriamoci oggi che è l’ombra di se stesso. Non sa nemmeno più come dialogare persuasivamente con i suoi ex alleati e i suoi ex elettori. I consigli di Sallusti, la direttrice politica/liberale da lui indicata, sarebbero una specie di scrigno prezioso cui attingere se al posto di berlusconi ci fosse oggi un uomo nuovo, capace di raccogliere intorno a se i veri liberali. Liberali? Ma nè è rimasto qualcuno in questa italia dove chi veramente è intimamente liberale fugge in qualsiasi paese anglosassone prima che sia troppo tardi?

  6. HaDaR Rispondi

    15 marzo 2016 at 04:55

    E quando mai Berlusconi è stato “liberale”??
    È sempre stato socialista, e di quelli ce ne son sempre stati di sinistra (comunisti, socialdemocratici) o di destra (fascisti, nazisti).
    Lo STATO è CRESCIUTO sotto Berlusconi, non si è rimpicciolito, né sono diminuite le imposte (che non è solo l’IRPEF!), né lo STATO PREZZEMOLO che entra ovunque.
    Uno stato e un’economia liberali non han NULLA a che vedere con quanto sia a destra sia a sinistra si propone in Italia.

  7. Nutella Rispondi

    15 marzo 2016 at 05:00

    E quando mai Berlusconi è stato “liberale”??
    È sempre stato socialista, e di quelli ce ne son sempre stati di sinistra (comunisti, socialdemocratici) o di destra (fascisti, nazisti).
    Lo STATO è CRESCIUTO sotto Berlusconi, non si è rimpicciolito, né sono diminuite le imposte (che non è solo l’IRPEF!), né lo STATO PREZZEMOLO che entra ovunque.
    Uno stato e un’economia liberali non han NULLA a che vedere con quanto sia a destra sia a sinistra si propone in Italia.

  8. Emilia Rispondi

    16 marzo 2016 at 20:23

    Quando nel 1994 il Polo delle libertà vinse le elezioni mi convinsi che quella macchina da guerra fosse stata definitivamente annientata. Oggi mi devo ricredere. Questi hanno i tentacoli dappertutto.

  9. adriano Rispondi

    17 marzo 2016 at 13:50

    Temo che l’appello sia rivolto ad un cavaliere inesistente.Alla fine della storia ritengo sia chiaro come l’unico obiettivo,sempre e comunque, fossero solo i suoi interessi.Altrimenti non si spiegherebbe la collaborazione con chi avrebbe dovuto essere l’avversario.

  10. Francesco_P Rispondi

    20 marzo 2016 at 13:07

    Berlusconi si è “politicamente suicidato” cacciando dal partito i pochi liberali che aveva al suo fianco nel ’94 per riempirlo di democristiani traditori come Casini, Fini, Alfano e Verdini.
    Uccidendo il partito ha lasciato un vuoto in cui sguazzano i peggiori parassiti che si mangiano soldi che paghiamo con le tasse e ci tolgono dignità e libertà.
    Berlusconi non può nemmeno pensare di dare un futuro alla sua creatura affidandosi a Salvini, statalista e antioccidentale come un leader di sinistra.
    Quello che ha fatto Berlusconi con Forza Italia, PdL e Forza Italia 2.0 è come chiamare a bordo i dirottatori per riempire i posti; alla fine l’aereo è pieno, ma va da tutt’altra parte rispetto alla sua destinazione.
    Direttore,
    ritengo che bisogna iniziare a dare vita ad un true conservative grassroots movement iniziando dal basso e con tanta pazienza, altrimenti non ci sarà nulla fra 5, 10 o 20 anni. Su questo progetto non si possono imbarcare democristiani, statalisti, populisti e faccendieri alla Verdini perché altrimenti si fa la stessa fine che Berlusconi ha fatto fare a FI. E’ una strada lunga, ma è l’unica che porta alla meta.

    • Dario Rispondi

      21 marzo 2016 at 18:03

      Parole sacrosante; grazie.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *