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La realtà parallela di Severgnini sull’immigrazione

severgnini

Alle 8 e mezzo di sera Beppe Severgnini inizia a essere meno brillante e il groviglio che è sulla sua testa zazzeruta si trasferisce in un processo osmotico al suo interno. Così, se pronuncia farsi a casaccio sull’immigrazione, non prendetelo sul serio: è tutta colpa della stanchezza.

Intervenendo al programma Otto e mezzo, il noto giornalista del Corriere della Sera ieri ha parlato dell’invasione di immigrati in corso, sostenendo che «i numeri fino ad oggi sono gestibili» e che «in Europa siamo 500 milioni in società benestanti e dobbiamo vergognarci di non poter accogliere i migranti di cui parliamo oggi».

Forse Severgnini non ricorda che solo nel 2015 sono approdati in Italia circa 150mila migranti e in tutto il continente europeo oltre un milione. Le stime della Società Italiana di Statistica danno poi l’arrivo costante di 350mila migranti all’anno in Europa fino al 2025 e di 380mila dal 2026 al 2030, e questo prescindendo da eventi straordinari come guerre e carestie. Facendo una proiezione al ribasso, ne arriveranno insomma circa 5 milioni e mezzo nei prossimi quindici anni. Come dire che per ogni 100 abitanti residenti da sempre nel nostro continente, ce ne sarà almeno uno approdato negli ultimi tre lustri. Una proporzione gigantesca, assaggio di una vera e propria sostituzione di popoli.

Ma, al di là dei numeri, è la stessa ideologia di fondo che sostiene la tesi di Severgnini a non tenere. Ossia il mito che si debba necessariamente accogliere, che un continente buono è quello che spalanca le porte e che sia sua compito morale favorire l’integrazione multiculturale. Abbiamo già visto, e tragicamente, quanto questa ideologia abbia fallito nei Paesi europei e continui a creare fenomeni preoccupanti. È proprio il caso di continuare a blaterare che, se quelli arrivano, noi non possiamo fare altro che accoglierli? È proprio inevitabile fare un calderone tra profughi e migranti economici e potenziali criminali, senza riuscire a distinguerli? Non sarebbe forse meglio pensare a come frenare il flusso anziché inventarsi strategie per recepirlo?

Ma forse Severgnini non deve avere letto i numeri o deve essersi dimenticato che i Paesi europei – per capienza delle strutture di accoglienza, per situazione economica e per ragioni di ordine sociale – non possono più accollarsi migranti in fuga. La prossima volta si schiarisca le idee, così come ultimamente si sono schiariti i suoi capelli. E magari si faccia un pisolino al pomeriggio per dire cose più lucide in tv, la sera.

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di on 1 marzo 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a La realtà parallela di Severgnini sull’immigrazione

  1. michele Rispondi

    1 marzo 2016 at 18:58

    Beh, nessuna meraviglia, così ragiona un cattocomunista…

  2. Lucia Rispondi

    1 marzo 2016 at 20:54

    Severgnini vive tra le nuvole.Lavora al Corriere

  3. cerberus Rispondi

    3 marzo 2016 at 21:30

    L’ASIMMETRICO Severgnini ci onora con il suo perbenismo progressista fino alla nausea.Io evito certe menti eccelse e continuo a evitare i radical-chic,mi irritano e poi devo prendere del maalox.

  4. lombardi-cerri Rispondi

    4 marzo 2016 at 07:53

    L’uomo con la perenne puzza sotto ilnaso

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