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Centrodestra, serve un #ritornoalfuturo

Sì, oggi siamo al deserto: d'idee, di uomini, di progetti. Ecco un prontuario per chi non vuole arrendersi allo schema Partito della Nazione vs salvinismo televisivo (e un appuntamento da non perdere)

imageIl centrodestra è un deserto: d’idee, uomini e futuro. La soluzione rapida non c’è, non esiste, è stata bruciata da errori, separazioni, primarie rimangiate, mancanza d’attributi, inconcludenza. Inutile rimuginarci sopra, per rimediare completamente serviranno anni e nuova generazione, ma ciò che si può fare nei prossimi mesi è iniziare a costruirla quella generazione. Un blitz per accelerare è nelle corde di tutti coloro che non vogliono rimanere prigionieri nello schema partito della nazione vs salvinismo perdente. Come? Costruendo una rete intorno a delle proposte dure e taglienti come il diamante. Lasciando perdere storie, appartenenze, errori, provenienze: chi ci sta si metta al lavoro.

Ci sono almeno 5 punti su cui si possono mettere a nudo le debolezze di Matteo Renzi e devastare la retorica televisiva del leader leghista;

1) Debito pubblico. Veleggia quasi al 133% e continua ad essere una taglia sopra la testa nostra, dei nostri figli e nipoti. E’ la chiave per perdere la nostra sovranità politica lasciandolo nelle mani dei fondi internazionali ed esponendo il Paese alle tempeste finanziarie quando la politica vacilla. Va riportato sotto il 100% combinando privatizzazioni, crescita e rigore.

2) Fisco. C’è la questione del diritto e delle libertà fondamentali: stop al solve et repete. Prima lo Stato accerta l’evasione, poi chiede i soldi e non viceversa come succede. Non si può vivere in un Paese in cui ogni raccomandata in negozio o in azienda è accolta con un fremito di paura da chi produce. Secondo: via Equitalia e Agenzia del Lavoro, inutili macchine di burocrazia. Terzo: abolizione dell’Irap, Ires al 20%, Irpef ridotta con aliquota massima al 30%.

3) Pensioni. Ritornare al principio degli incentivi-disincentivi per la scelta dell’età di pensionamento, eliminando le attuali rigidità del sistema e lasciando ognuno libero di scegliere: abolizione della contribuzione obbligatoria per i lavoratori autonomi. Riformare radicalmente l’Inps, introducendo libertà per i lavoratori nella gestione della previdenza e concorrenza tra sistemi previdenziali.

4) Rottamare le regole. Ridurre leggi e regolamenti attraverso una riorganizzazione complessiva del sistema legale: poche grandi e chiare leggi che abroghino tutte le altre migliaia di norme confusionarie e soffocanti. Inserire un principio di libertà nella Costituzione: sono vietate solo le attività che sono previste espressamente come tali dalle leggi ordinarie. Il cittadino è libero d’intraprendere qualsiasi iniziativa non rientri tra queste. Il diritto deve favorire le imprese innovative: bisogna passare dall’adattare la realtà alle regole, all’adattare le regole alla realtà. In alcuni settori (privacy, sicurezza sul lavoro, edilizia, fisco) occorre una sola legge semplice che cancelli e sostituisca tutte le precedenti.

5) Pubblica Amministrazione e Welfare. Abolire la vera diseguaglianza: quella tra dipendenti pubblici e privati. Estendere il Jobs Act anche ai lavoratori pubblici, ridurre progressivamente il numero dei dirigenti, fine delle assunzioni senza concorso, stabilire gli obiettivi e valutare i rendimenti delle pubbliche amministrazioni e dei propri dirigenti. Metodo Margaret Thatcher: ridurre del 10% in 5 anni il numero dei dipendenti pubblici. Fine degli affidamenti in-house nei servizi pubblici locali, concorrenza tra pubblico e privati per tutti i servizi pubblici erogati dagli enti locali. Liberalizzare non si può, si deve perché significa meno tasse, meno corruzione e più opportunità per gli imprenditori. Rompere definitivamente il tabù: nella Pubblica Amministrazione sarà possibile licenziare chi non lavora o non raggiunge i risultati stabiliti come nel privato.  Per quanto riguarda scuola e università occorre migliorare le condizioni di studenti e insegnanti, rendere più incisiva e competitiva la ricerca universitaria, aprire canali università-imprese, introdurre reali meccanismi di concorrenza, sistemi di voucher, valutazioni per insegnanti, scuole e atenei. Basta posizioni di rendita degli insegnanti, livellamento verso il basso degli studenti, scarsa internazionalizzazione degli atenei.

Sabato 19 Marzo dalle 14 e 30 a Milano in via Copernico, 38 (Spazio Copernico) parliamo di questi punti con mondo produttivo, finanziario, delle professioni e delle università. Nella seconda parte discutiamo del futuro del centrodestra con gli under 40 che vogliono partecipare ad un’azione su questi temi concreti e cruciali per il Paese, costruire una rete di persone, idee ed eventi oltre la galassia dei partiti e le appartenenze. Serve uno sforzo di squadra, una lobby delle idee, una generazione incazzata certo, ma intelligente e coordinata. Perché nell’economia, in politica e nella vita di questo secolo dobbiamo garantirci da soli. E siamo pronti a farlo. Vi aspettiamo, per ritornare al futuro insieme.

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di on 7 marzo 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

21 commenti a Centrodestra, serve un #ritornoalfuturo

  1. geometra67 Rispondi

    5 marzo 2016 at 11:14

    In Italia esiste un solo economista di levatura internazionale capace di stilare un programma veramente innovativo e liberale :il Professore Antonio Martino!Il grande problema sarà convincere gli elettori di centro-destra tornare a votare traditi troppe volte dagli”ini”(Follini,Casini Fini, Verdini e compagnia)Solo aggirando in qualche modo l’assenza del vincolo di mandato parlamentare potrebbe succedere!Chi cambia idea si deve dimettere!Tutto il resto è solo aria fritta.

  2. fabio Rispondi

    5 marzo 2016 at 13:29

    la cultura politica in italia, come il resto della CULTURA di cui l’ITALIA è stata per secoli faro di civiltà, è a zero

    la destra berlusconiana non ha valori, non rispetta né porta avanti i valori cattolici in parlamento, nemmeno quando ha la maggioranza.

    speriamo nel Partito della Famiglia ora….. senno dopo 40 anni che vado puntualmente a votare, per la prima volta non saprei per chi votare….

  3. fabio Rispondi

    5 marzo 2016 at 13:31

    probabilmente il cambio di idea non è tale, ma talvolta si tratta di uscire da un partito o da una coalizione che non rispetta il programma e le idee che sulla carta o con qualche contratto televisivo ha presentato agli elettori

    Casuni è stato intelligente ed ha abbandonato subito il Titanic berlusconiano

  4. adriano Rispondi

    5 marzo 2016 at 14:36

    1)Tornare alla lira.Il debito in Giappone è maggiore del nostro e non è un problema.2)Abolire il contante e adottare la moneta elettronica.Le tasse si pagano automaticamente ad ogni transazione patrimoniale fra soggetti diversi,aliquota al 20% unica,nessuna agevolazione fiscale tranne la no tax area.Quello che rimane non può essere tassato ancora ed ognuno può farne ciò che vuole.3)Contributivo puro.Ciò che viene accantonato viene liquidato all’atto della pensione.Ciascuno fa i suoi conti e finisce di lavorare quando vuole.3)Occorre l’assemblea costituente.Bisogna rifare la costituzione.Se non si parte dall’inizio,non si parte.5)L’area pubblica va limitata all’indispensabile.Tutti i servizi privatizzabili vanno privatizzati.Fra l’impossibilità di estendere la normativa privata a quella pubblica e l’impossibilità di privatizzarla,meglio provare a superare la seconda.

    • Luca Beltrame Rispondi

      5 marzo 2016 at 18:45

      > .Il debito in Giappone è maggiore del nostro e non è un problema.

      Se non chiama “problema” la deflazione e la stagnazione da quasi 20 anni (da – guarda un po’ – una crisi immobiliare all’inizio degli anni 90 del secolo scorso), il fatto che le manovre stataliste di Abe non abbiano sortito alcun effetto, e che sia stato costretto ad alzare le tasse (che ha annientato quel poco di ripresa che andava)…

      • Ernesto Rispondi

        6 marzo 2016 at 10:57

        Guardi che c’è un problema peggiore della deflazione, che si chiama stagflazione e del quale tutto, intossicati di teoria economica marxista, pare si siano dimenticati. Ma ci arriviamo, e allora in molti rimpiangeranno la deflazione controllata alla Abe.

      • adriano Rispondi

        6 marzo 2016 at 14:01

        Non è un problema per l’insolvenza o la favola dello spread.Il debito deve essere denominato nella moneta di cui si ha la sovranità.Rimangono,naturalmente,una montagna di problemi che non sono solo del Giappone perchè deflazione e stagnazione ci sono anche qui.Le ricette per far ripartire la macchina nessuno le ha ed infatti si brancola nel buio dei tassi negativi.Personalmente non vedo soluzione al default per poter iniziare da capo.Con una moneta nostra potremmo decidere da noi come rovinarci o tentare di evitarlo.Con l’euro ci pensano gli altri.

  5. recarlos79 Rispondi

    5 marzo 2016 at 14:39

    primi: mandare al diavolo silvio! secondo arruolare luca ricolfi!

  6. Giancarlo Pagliarini Rispondi

    5 marzo 2016 at 17:46

    Un contributo del vecchio Paglia: guardate se può essere utile questo documento, che avevo scritto nel 1991 nella sede della Lega Nord di Piazza Massari, prima del boom elettorale della Lega Nord “Decalogo”di Piazza Massari (anno 1991)
    1 Limitare il potere di tassazione dello Stato e degli enti locali, identificando nella Costituzione un tetto massimo alla pressione fiscale complessiva. Invertire i flussi fiscali, eliminando l’intermediazione dello Stato e statuire che le PA di ogni Regione devono coprire almeno l’80% di tutte le loro spese, incluse quelle previdenziali. Solidarietà e perequazione possono coprire il rimanente 20% solo in assenza di sprechi e di significativa evasione fiscale e contributiva nelle Regioni che ricevono la solidarietà dalle altre Regioni.
    2 Riconoscere nella Costituzione l’impresa, e tutelarla
    3 Limitare la presenza dello Stato nell’economia.
    4 Regolamentare il diritto di sciopero.
    5 Imporre obblighi di trasparenza e di rendiconto ai sindacati.
    6 Tutelare come valore fondamentale la professionalità, l’imparzialità e l’indipendenza della pubblica amministrazione.
    7 Togliere gli attuali limiti all’esercizio dei referendum.
    8 Statuire con molta chiarezza che il debito pubblico potrà essere trasferito alle generazioni future solo a fronte di investimenti.
    9 Passare gradualmente dall’attuale, assurdo sistema pensionistico “a ripartizione” a un più razionale e responsabile sistema “a capitalizzazione”.
    10 Sancire nella Costituzione il principio dell’assoluta uguaglianza tra pubblico e privato, che devono essere considerate due sfere parimenti sovrane. Prevedere che se tra queste due sfere sorgono gravi conflitti, a decidere sia la volontà popolare, attraverso un referendum. Sancire che il cosiddetto “primato della politica” é un’idea falsa, e che una società libera e aperta é sempre dualistica: poggia cioè su una assoluta uguaglianza tra privato e pubblico.

    • Francesco_P Rispondi

      6 marzo 2016 at 00:22

      Aggiungo: mi piace un sacco l’idea di Ted Cruz (vedere suo programma https://www.tedcruz.org/five-for-freedom-summary/ ) la “Grace Commission” voluta dal Presidente Regan per valutare i livelli di spesa federale e le aree di spreco e di frode.
      Dovremmo pensarci anche noi. Però, perché funzioni ci vogliono politici come il “Vecchio Paglia” e delle cesoie giganti!

      • Milton Rispondi

        6 marzo 2016 at 18:40

        Grazie del link: il programma di Ted Cruz è veramente bello, incisivo, conciso e condivisibile (non a caso affine al Tea Party).
        Per un programma del genere (fantascienza per l’Italia) varrebbe la pena di impegnarsi.

    • adriano Rispondi

      8 marzo 2016 at 13:26

      Non ci vogliono proposte lente ma proposte rock.Non ci vogliono proposte ermetiche ma comprensibili.Esempio.”Togliere gli attuali limiti all’esercizio dei referendum.”Che significa?Sarebbe meglio:introduzione di forme di democrazia diretta con referendum consultivo senza quorum o con quorum se si preferisce che non cambi nulla.I messaggi devono essere chiari non criptati o ambivalenti.Altrimenti ci si accontenta di galleggiare invece di vincere la coppa America.

  7. frankie Rispondi

    5 marzo 2016 at 21:41

    Saluti
    Io sono u 50enne ma perennemente incazzato liberista quanto basta da essere cosciente che il nemico e’ lo stato come si e’ andato costituendo in cosca mafiosa antiumana
    va bene lo stesso o bisogna per forza essere sotto i 40 ?

    fr

  8. Emilia Rispondi

    6 marzo 2016 at 09:12

    Io so solo una cosa: lo Stato è ladro e bisognerebbe metterlo in galera. Ma chi lo fa?

  9. step Rispondi

    6 marzo 2016 at 14:12

    Prima occorre individuare un vero liberista, poi occorre sostenerlo senza cedere di un millimetro con la scusa di eventuali alleanze o altro. È inutile che vinca il centro-destra se poi i vertici di questo centro-destra sono più socialisti di Renzi. Quindi bisogna evitare annacquamenti vari “per il bene e per l’unione del centro-destra” e ragionare a lungo termine, altrimenti tanto vale tenersi Renzi. Purtroppo al momento in quell’area abbiamo solo politici socialisti: Salvini, Meloni, Berlusconi, i democristiani o i tecno-democristiani come Passera, ecc. Fa bene l’elettorato “moderato” a non dare credito a questa gente, il fatto è che non appena si arriva alla poltrona… addio ai buoni propositi liberali…

    A margine, e per quanto riguarda le pensioni: la Fornero non aveva tutti i torti ed è l’unica che ha pensato seriamente ai conti pubblici, la flessibilità così come sembra paventata nei punti dell’articolo non sembra sostenibile.

  10. Emilia Rispondi

    6 marzo 2016 at 16:11

    Vorrei chiedere all’autore dell’articolo, ed anche ai commentatori, che fine fa fatto un certo Samorì. Lo vidi anni fa in alcune trasmissioni televisive, mi sembrava che dicesse cos interessanti. O perlomeno da valutare e da discutere. Mi colpì molto la sua verve.
    Grazie.

  11. Paolo Rispondi

    6 marzo 2016 at 23:45

    – Abolizione delle Regioni e trasferimento delle compentenze alle province che saranno opportunamente riaccorpate
    – abolizioni di comuni ridicoli, e accorpamento di quelli che possono gestire il territorio insieme
    -spostare la capitale da roma e portarlam a milano

    – sanitá pubblica libera per chi ne vuole usufrire paga le tasse . Chi non la vuole non paga le tasse e decide lui che fare quando sta male che tanto giá cosî ossia uno che sta male va da privato se non vuole morire per cui è cornuto e mazziato ossia paga le tasse per sostenere questa sanita pubblica oscena e poi deve cacciare i soldi se vuole avere cure adeguate
    TUTTO QUANTO PREMESSO
    CON TUTTO quello che ne consegue ossia a casa i dipendenti pubblici vendere il patrimonio immobiliare e mobiliare

    ( solo questo metterebbe a posto ii conti pubblici per i prossimi 30 anni)

    Poi bisogna fare una riforma dello STATO. via il quirinale a casa il presidente della repubblica garante di se stesso
    Via il senato
    Dimezzare la camera da 600 a 300
    Spostare i ministeri da roma e metterli al nord

    • Ernesto Rispondi

      7 marzo 2016 at 14:55

      La coazione a salvare l’Italia dei settentrionali è veramente patologica. Ma ancora non avete capito che l’Italia, composta da meridionali ladri ed evasori, NON VUOLE essere salvata dal nord, e da nessuno? Ma ancora non avete capito che le statistiche sono FALSE, che i meridionali, cioè gli italiani, vivono nell’OPULENZA e nel LUSSO perché l’80% della loro economia è NERO? Case non accatastate e dunque esentasse, affitti in nero, ristoranti che non emettono ricevuta, attività commerciali del tutto abusive, evasione fiscale totale non sono ECCEZIONI, ma LA NORMA anche in regioni a torto credute virtuose come Toscana, Abruzzo, Umbria…
      NESSUNO vuole essere salvato dall’afflato dei settentrionali, perché se venissero applicate NORME sarebbero finiti lusso e opulenza, le gite a Milano coi rotolini di 500 euro sventolati sotto al naso di camerieri e commessi increduli.
      Se gli idioti settentrionali, beoni creduloni con l’anello al naso, si convincessero che l’unica salvezza è farli sì i ministeri a Milano, ma della LOMBARDIA STATO, invece di salvare chi ride di loro e gli augura la morte brindando a champagne, non sarebbero, appunti, beoti settentrionali. Ma Catalani, o Scozzesi.

      • Dario Rispondi

        7 marzo 2016 at 17:32

        Ernesto for President

  12. Paolo Rispondi

    6 marzo 2016 at 23:49

    Tutto quanto ho detto prima purtroppo lo si può ottenere con un grosso strappo istituzionale ossia una rivoluzione ed un colpo di stato e non certo cercando di ricomporre uno schieramento di destra che riproporrà le dinamiche di sempre che già si conoscono.

  13. Paolo Rispondi

    7 marzo 2016 at 20:36

    Ernesto scommetto che sei un terrone!

    Quello che hai detto lo sanno anche i sassi. Si sa che i terroni non vogliono unirsi al nord se non finisce la pacchia assistenzialista dello stato parassita romano.

    Ma siccome la speranza è l ultima a morire io gli darei un’altra possibilitá di ridemersi facendo parte di un nuovo stato italiano con capitale a Milano dove nei ministeri finalmente non si senta piu parlare napoletano o romano.

    Fatto questo i sudisti o si adegueranno o sventoleranno bandiera bianca chiedendo loro la secessione o l annessione al nord africa.

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