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Sì, è vero, ci stuprano

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Terminata la doccia con l’olio satinante passo al trucco, alle calze, al jeans con la maglia scollata fin dove concede l’impegno che mi aspetta. Completo con la spruzzata di un Guerlain qualsiasi e il tacco tra il pratico e il sexy. Prima colazione al bar, due chiacchiere con i conoscenti che in una piccola città non manco di incrociare, la sigaretta di rito e la giornata inizia per me come per tutte le donne europee contemporanee. Rispondo al cellulare, è l’ennesima amica in crisi col marito, lo stronzo di turno che ha tradito ed è stato tradito dalla cronologia dei messaggi non cancellati.

Insomma, avere a che fare con gli uomini è faccenda complessa a ogni latitudine (per non dire degli uomini che devono vedersela senza capirci una mazza con noi donne), ma non è questo il punto.  Il punto è che non scambierei un monolocale in Occidente con una reggia in Medioriente, una vita di libertà e di incazzature con gli europei fedifraghi con un solo uomo che mi costringesse a vivere come vuole lui, le prediche della mamma tradizionale con la segregazione impostami da una suocera musulmana. E qui già mi sento addosso le smorfie delle femministe, quelle dell'”io mi difendo da sola” e che “anche in Occidente ci sono uomini violenti”.

Benissimo. Invece di pontificare da un tacco 12 e strillare all’Europa che le quote non sono abbastanza rosa, che i fidanzati si devono immolare alla fedeltà per non ferirle e il capufficio la piantasse con la battuta sull’aria condizionata delle loro calze a rete, prenotassero un weekend a Baghdad per dimostrare la loro apertura mentale con la chiusura del velo sotto il mento, sarebbero coerenti.

Ma il problema è che il brivido della molestia ultimamente ce l’abbiamo a chilometro zero: quelli di Colonia, Stoccolma, Vienna e Zurigo sotto fatti che parlano da soli e lasciano senza parole chi, come me, vorrebbe continuare a profumarsi e fumare per strada, con l’unica accortezza di non buttare il mozzicone a terra.

La copertina della rivista polacca Wsieci che ritrae una donna bionda strattonata da mani scure è l’emblema del doppio scandalo: per chi intravvede nelle molestie di gruppo un reale pericolo per la libertà occidentale c’è chi grida all’allarmismo verso un fenomeno di xenofobia dilagante, dove ancora una volta sarebbero gli europei a doversi fare l’esame di coscienza. Che l’etnia dei molestatori, per di più organizzati in gruppo, corrisponda a quella dei nordafricani, è un fatto, non un’opinione. Che prima d’ora le arance meccaniche si consumassero in luoghi circoscritti e privati e non sulla pubblica piazza come accade in guerra, è un’altra opinione mancata. Che la violenza sulle donne esista anche da noi ma che per gli islamici sia legittimata dal Corano è l’ulteriore realtà che si vuole ignorare. E ancora una volta a superare la gravità dei fatti è la grevità delle opinioni, quel pensiero dominante e politicamente corretto che parte da molte figure istituzionali, Boldrini in testa, e che attecchisce nel terreno fertile nel buonismo di gruppo (mentre sappiamo che individualmente tutti aprono la porta di casa al randagio affamato ma la chiudono a un povero migrante senzatetto), a riprova che l’unione fa tristemente la forza anche nelle opinioni, non solo nello stupro.

La rivista polacca titola “Stupro islamico dell’Europa“, impatto forte da periodico di destra che sfrutterebbe i pregiudizi popolari verso i “diversi” per fini elettorali. Può essere, ma se ci fermiamo ai fatti solo gli offuscati possono vederli diversi da come si presentano, forse l’immaginazione non ha carattere popolare e attiene ai romanzieri, tra i quali Houellebecq, che ha dipinto una Francia islamizzata tra 20 anni. Sta di fatto che se oggi il consenso dei partiti di destra si sta allargando a macchia d’olio e di leopardo è perché i socialismi sono ancora fermi a concetti di un semplicismo disarmante, quali la correttezza verso gli immigrati, il ditino puntato contro l’egoismo occidentale, la confusione tra una società multietnica e quella multiculturale di impossibile attuazione, specie quando la mano tesa viene spezzata dallo spregio verso le nostre, di tradizioni. E nemmeno vengono ascoltati gli arabi che in quella stessa cultura ci sono nati e cresciuti, tanta è la supponenza degli opinionisti della falsa bontà che non sanno cosa succede nel Canton Ticino ma pretendono di capire una cultura africana. Il grido di allarme esce dalla penna di Magdi Allam, che ritiene pericolosissimo minimizzare per paura o opportunismo politico le violenze di Capodanno in Europa. Così l’intellettuale algerino Kamel Daoud, che in un articolo ripreso anche dal NYT spiega il rapporto malato del musulmano con le donne e il sesso, scrittore accusato di islamofobia da un gruppo di intellò francesi che paiono usciti per sbaglio dal romanzo di Houellebecq.

Integrate pure tutti, se ci riuscite, ma non disintegrate la mia giornata tipo e le amiche del Bloody Mary con le focaccine al salame! A voi le fette di salame sugli occhi.

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di on 22 febbraio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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