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Quelli che preferiscono la sharia

Corriere e Repubblica colgono l'occasione della morte di Giulio Regeni per attaccare il generale Al Sisi e rimpiangere l'islamista Morsi. Vorremmo ricordare loro che l'Egitto di oggi è l'ultimo argine contro l'Isis e l'islamizzazione dell'area. Altro che i Fratelli musulmani...

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Qualcuno, dalle parti di Repubblica e Corriere, preferisce la sharia e lo Stato teocratico islamico. Dopo la notizia della morte di Giulio Regeni, lo studente italiano scomparso il 25 gennaio a Il Cairo e trovato senza vita ieri in Egitto, i grandi giornali hanno colto l’occasione per attaccare il regime autoritario del generale Al Sisi e rimpiangere il vecchio Egitto a impronta islamica guidato dal leader dei Fratelli Musulmani Mohammed Morsi.

Alcune premesse sono necessarie. La scomparsa di Regeni – le cui cause e circostanze di morte sono ancora da chiarire – è un fatto tragico, di natura privata ma anche pubblica, verso il quale non possiamo che esprimere il nostro dolore, come italiani, come colleghi (Giulio era un giornalista) e come suoi quasi coetanei. In seconda istanza, non potremmo mai essere favorevoli, da liberali e occidentali, ad alcuna forma di dittatura, che neghi o limiti le libertà individuali, che soffochi la libertà di stampa, che reprima il dissenso, che non garantisca il rispetto dei diritti umani e civili.

Detto questo, risulta comunque intollerabile la presa di posizione dei quotidiani diretti da Luciano Fontana e Mario Calabresi che, a proposito della morte di Regeni, parlano di «repressione del Faraone che ha messo a tacere il dissenso dopo aver soffocato nel sangue i Fratelli musulmani» (Corriere della Sera) e di «censura, violenza e desaparecidos in nome della guerra al terrore jihadista» (Repubblica). Vorremmo ricordare a questi nostalgici dell’Egitto guidato dall’islamista Morsi che Al Sisi è ormai l’ultimo baluardo per contenere il dilagare dello Stato Islamico in Medio Oriente e Nord Africa (anche perché l’Egitto si trova quasi esattamente in mezzo tra la Libia e la Siria); che è un alleato fondamentale dell’Occidente non solo per ragioni economiche e commerciali (vedi l’apertura del secondo canale di Suez o le trivellazioni garantite a Eni nel Mediterraneo), ma soprattutto geopolitiche e militari: tutela da Sud l’esistenza di Israele, combatte il terrorismo non guardando a Mosca (come fa Assad) ma a Washington, assicura all’interno del suo Paese uno stile di vita laico, che non opprime le donne, che non trasferisce la religione nelle faccende di Stato e nelle sentenze dei tribunali, che non rinnega la propria storia millenaria (non ci sono stati fortunatamente fondamentalisti egiziani che hanno distrutto Piramidi e Sfinge come hanno fatto i miliziani dell’Isis a Palmira), che garantisce ai turisti occidentali la possibilità di visitare il Paese senza minacce per la propria sicurezza e senza obblighi di atteggiamento o abbigliamento (per capirci, a Il Cairo si può andare in giro tranquillamente senza velo). Inoltre, a questi grandi accusatori di al-Sisi, vorremmo ribadire che è quanto meno avventato e imprudente voler attribuire le ragioni della scomparsa di Regeni al regime del generale e quindi una deduzione forse troppo affrettata associare l’uccisione del giovane italiano agli altri presunti casi di morti politiche in Egitto, traendone spunto per una condanna generale di quel governo.

Agli stessi tifosi dei Fratelli Musulmani, vorremmo poi ricordare che l’Egitto di Morsi che tanto rimpiangono aveva già fatto redigere una nuova Costituzione basata sulla sharia, che rendeva la legge coranica norma fondamentale dello Stato; che aveva soppresso ogni opposizione, facendo preparare il nuovo testo costituzionale da un’assemblea rappresentativa di una sola corrente politica (Fratelli musulmani e salafiti); che aveva stretto rapporti di collaborazione – come hanno dimostrato poi le stesse autorità giudiziarie de Il Cairo – con gruppi terroristici internazionali, quali Hamas ed Hezbollah; che aveva favorito un processo di islamizzazione della società, “concedendo” perfino alle hostess della compagnia aerea nazionale Egypt Air di indossare il velo.

Ecco, se Morsi non fosse stato deposto nel 2013 dopo veementi proteste di piazza, è verosimile pensare che l’Egitto sarebbe uno Stato a chiara matrice islamica, nemico dell’Occidente, vicino agli odiatori di Israele e dell’America, a rischio di infiltrazioni forti anche da parte dei seguaci del Califfo. Se oggi non abbiamo una lunga striscia quasi senza soluzione di continuità che dalla Siria si protrae fino alla Libia, stringendo in un abbraccio mortale Israele e difatto affacciandosi minacciosa su buona parte del Mediterraneo orientale, lo dobbiamo al generale Al Sisi. Che, come dicono gli americani, sarà pure uno spregiudicato (in realtà, usano un’altra parola che inizia per “s”), ma almeno è il nostro s… pregiudicato.

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di on 5 febbraio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

9 commenti a Quelli che preferiscono la sharia

  1. franco Rispondi

    5 febbraio 2016 at 17:58

    Non me la prenderei ,i giornali anzicitati nulla hanno in liberalità di pensiero ed espressione.Spiego loro che in Egitto vige al momento uno stato di polizia,improprio se sono militariè ancor peggio.Sono spazi di tensione dove la guerra è in atto.Ogni movimento che presupponga non comprensione può esser pericoloso.Siamo in regime militare lo capiscano i direttori di quei bei giornali citati.

  2. Milton Rispondi

    5 febbraio 2016 at 18:11

    Caro Veneziani, condivido tutto, compresa la nostra repulsione per ogni forma di dittatura, ma con una domanda fondamentale: è possibile una DEMOCRAZIA ISLAMICA ?.
    Personalmente ritengo di NO, perché gli stessi precetti della loro religione sono l’opposto del vivere civile, e la situazione dei tanti stati a maggioranza islamica lo attesta.
    Quindi sia in Egitto, come in Siria, Libia, Afganistan, ecc. ecc. non possiamo fare a meno di dittature (meglio se laiche vedi Al Sisi piuttosto che fondamentaliste vedi Morsi) in quanto l’alternativa è la anarchia come in Libia.

    Per quanto riguarda Corriere e Repubblica, meglio lasciar perdere. Sono gli stessi da sempre. Non hanno nemmeno l’onestà intellettuale di pentirsi del loro recente sollecitare ed appoggiare la destituzione di Gheddafi.

  3. gastone Rispondi

    5 febbraio 2016 at 18:28

    Veneziani condivido il suo articolo, lunga vita a Al Sisi.

  4. Marco Rispondi

    5 febbraio 2016 at 20:30

    Al Sisi con i grandi limiti di una gestione militare e’ l’unico baluardo ed esempio contro i terroristi assassini dell’isis..prendiamone atto e cerchiamo di appoggiare queste attività’ che danno speranza.

  5. cerberus Rispondi

    5 febbraio 2016 at 23:15

    Che brutta cosa l’ideologia sinistroide italiota,sono disposti a vendere il paese ai muslim pur di dare contro alla destra e/o alla lega.Sono traditori e collaborazionisti dei fanatici islamici….ma ci ricorderemo di certa gente.

  6. adriano Rispondi

    6 febbraio 2016 at 11:52

    Ma non bisognava esportare la democrazia?A me risulta che i Fratelli avessero vinto le elezioni e che chi li aveva votati conoscessero benissimo le loro intenzioni.Se nei paesi islamici la maggioranza è favorevole alla legge coranica non capisco di cosa si parli.Le argomentazioni esposte per rendere accettabile Al Sisi avrebbero dovuto valere e valgono anche per Saddam , Gheddafi e Assad.Invece non è stato e non è così.Chissà perchè.

  7. Arcroyal Rispondi

    6 febbraio 2016 at 13:11

    A Veneziani e ai buontemponi che lo applaudono mi auguro di cuore che in questa vita o in un’altra tocchi in sorte di vivere qualche anno tra le grinfie di una qualsiasi dittatura nazionalsocialista araba – tipo Gheddafi lo stupratore, la macelleria Assad, la camera a gas saddamita, uno qualsiasi dei diadochi nasseriani – in modo da assaporare fino in fondo i costumi e le usanze delle varie gestapo arabe. Poi vediamo se anche loro non si danno per disperazione all’Isis o ai Fratelli mussulmani.

    Chiunque abbia un minimo di frequentazione dell’Egitto ( intendo le strade e le piazze del Cairo o di Alessandria non certo i fondali di Sharm el Sheikh ) sa che la mukhabarat egiziana è un ricettacolo di incapaci e di canaglie. Quello che è capitato a Giulio Regeni è esattamente ciò che sperimentano da decenni intere generazioni di egiziani. Finchè non ci renderemo conto che è proprio questo genere di regimi che fa da incubatore al peggior terrorismo islamista la guerra durerà ancora per millenni.

    L’unica pallida giustificazione di gridare ‘Forza Al Sissi’ sarebbe che fosse almeno efficiente nel reprimere i terroristi. Invece non solo il Sinai ma pure la Valle del Nilo è teatro di continui attentati e di scorribande da parte delle bande islamiste. Solo la censura impostata su modalità algerine impedisce di afferrare le esatte dimensioni della colossale inefficienza dei militari egiziani nel combattere il terrorismo. Sono dei gorilla corrotti e brutali ma le dimensioni del cervello restano appunto quelle di un gorilla. E quindi gli riesce spesso impossibile distinguere uno studente italiano innamorato della cultura araba da un pericoloso fanatico islamista. Ammesso e non concesso che gli importi qualcosa fare distinzioni, e l’obiettivo non sia sempre quello di eliminare chiunque minacci anche solo con la forza di qualche articolo pubblicato sul Manifesto le oligarchie militari al potere in Egitto da più di mezzo secolo.

    Rivendicare che Al Sisi sarebbe “our son of a bitch” come fa l’ineffabile Veneziani richiederebbe come minimo la consapevolezza che la frase si riferiva probabilmente ( in realtà non c’è alcuna prova sicura che un qualsiasi presidente americano da Roosvelt in avanti abbia mai pronunciato una simile sconcezza ) a tiranni del calibro dei Somoza e dei Trujillo che certamente erano dei pendagli da forca, ma al confronto degli apparati repressivi egiziani cresciuti nel culto del KGB e della Stasi fanno la figura di missionari gesuiti nelle reducciones del Paraguay del XVIII secolo.

    Comunque mi rallegro di constatare che anche l’Intraprendente si è finalmente ricongiunto alla famiglia giornalistica del centro destra italico. Dal Giornale e da Libero ogni giorno si leva commosso il canto in onore degli Assad e dei Kadyrov e del loro ruolo di formidabili stoppatori delle derive islamiste. Qui invece il canto libero si alza in onore degli Al Sissi. Cambiano gli aguzzini eletti a star ma resta uguale l’andreottismo di fondo. Come uguale è il tratto russo dei personaggi appena citati: Al Sisi al contrario delle sparate di Veneziani [ “combatte il terrorismo non guardando a Mosca (come fa Assad) ma a Washington” cit.], era a Mosca nell’agosto scorso e basta andarsi a leggere cosa dichiarò al cospetto dello Zar per capire l’abisso in cui l’Intraprendente precipita quando pubblica schifezze di articoli come questo.

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      6 febbraio 2016 at 16:34

      Caro Arcroyal, la apprezzo sempre per il suo contributo non intruppato e autenticamente liberale. Un profilo come il suo è il lettore ideale di questo giornale, almeno per come è stato pensato. Proprio per questo, dire che L’Intraprendente si accoda al coro stonato di certo centrodestra italiota per un solo pezzo (che ovviamente difendo anche nel merito, Al Sisi non è Assad) è oggettivamente ingeneroso, quando ogni giorno tentiamo in mezzo a mille difficoltà di articolare una voce eccentrica e liberale su ricette economiche, atteggiamento da tenere col gangster internazionale Putin, rapporto con la più grande democrazia liberale del mondo, gli Stati Uniti, difesa a oltranza di Israele e delle ragioni che rappresenta, diritti individuali e cornice di riferimento saldamente atlantica e liberista… So che me lo concederà. Saluti, a prestissimo!

      • Arcroyal Rispondi

        7 febbraio 2016 at 13:32

        Direttore, proprio perchè state cercando di mantenere la rotta verso l’Atlantico, anche solo un pezzo che suoni simile a quelli che il Giornale pubblica ogni giorno dalle basi russe in Siria e dagli ameni palazzi del “leader spirituale” ceceno Kadyrov, stona.

        La stonatura risulta poi tanto più evidente se al suo fianco viene impaginato un articolo di Stefano Magni in cui giustamente si mette all’indice la propaganda russa che cerca di far passare il massacro degli oppositori della macelleria Assad come lotta al terrorismo. Non è forse la stessa cosa che fanno da decenni i generali egiziani? Al Cairo non si stanno forse riempendo le camere di tortura con persone che non hanno nulla a che fare con l’Islam radicale ma che proprio dal punto di vista della teoria politica liberale rappresentano i primi significativi segni di un’opinione pubblica laica e democratica?

        Come ha anche rilevato un putiniano come Adriano, dopo questo articolo di Veneziani non si capisce più il no ad Assad o a Saddam. La giustificazione per cui Al Sisi non è Assad a parte che dal punto di vista storico-politico è parecchio discutibile visto che la famiglia Assad aprì la sua premiata macelleria proprio perchè ispirata da Nasser, e al Sisi è solo l’ultima incarnazione del nazismo nasseriano, ma soprattutto porta con sè l’inevitabile considerazione che neppure Erdogan e i Saud sono Al Sisi. Del primo ricordo con nettezza un titolo dell’Indipendente che proclamava “nè con Putin nè con Erdogan”. Dei secondi ricordo invece lo sdegno con cui anche qui si enumerano le continue violazioni dei diritti umani da parte della monarchia saudita. Eppure se andiamo a vedere il grado di libertà e di affollamento delle carceri al Cairo oggi si sta peggio che a Riad e ad Ankara.

        Capisco il pragmatismo, capisco gli angloamericani che per 5 anni furono alleati di Stalin, per 7 della giunta argentina, per 16 di Pinochet, per decenni di Mao e di Deng, ma qui sono più di quarant’anni che stiamo chiudendo gli occhi di fronte ai crimini dei successori di Nasser. Winston non ebbe mai il minimo dubbio nel riconoscere in Naguib e in Nasser, i padri putativi di Al Sisi, gli ufficiali egiziani che tenevano nascoste sotto al letto le bandiere con la croce uncinata in attesa spasmodica che Rommel entrasse ad Alessandria, e cercò in ogni modo di schiacciarli come scorpioni velenosi. Gli americani invece ci videro dei paladini della lotta contro il comunismo e lo fermarono: Winston aveva ragione, Eisenhower torto, purtroppo.

        Il corpo di Giulio Regeni è l’ultimo, sanguinoso segnale che al Cairo si aggirano da troppo tempo dei nazisti. Di fronte a questo scempio il mio cuoricino liberale ha la stessa reazione che ebbe nel 1942 Sir Miles Lampson, Primo Barone di Killean, ambasciatore di Sua Maestà in Egitto, quando scoprì che nel palazzo reale si nascondevano alcuni fans di Hitler e di Mussolini. Si mise alla testa di una colonna di autoblindo e piombò nel palazzo armi in pugno a sistemare le cose. Eppure anche allora c’era una guerra in corso ed il nemico era quasi arrivato al Canale. Ma, appunto, un liberale quando scorge dei nazisti dovrebbe sempre mettere l’elmetto e iniziare a sparare.

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