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Quel sondaggio un po’ così su Milano

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Le primarie “più belle del mondo”, come le hanno ormai battezzate gli sponsor, stanno diventando le più furbette. Sgambetti finali che si consumano su un terreno scivolosissimo, quello dei sondaggi. Così, succede che chi di sondaggio perisce, di sondaggio ferisce. Usiamo l’abusato detto al contrario per spiegare che chi, sfavorito dai numeri fino a ieri, proprio coi numeri tenta il ribaltone. Niente di nuovo per le competizioni di questo tipo: affidarsi alle statistiche per smuovere le coscienze e condizionare il voto è prassi consolidata e politicamente, diciamo così, corretta. Fa parte del gioco, si sa. Sta poi alla malizia e all’abilità politica del sondaggista, o meglio, del committente, gestire la faccenda senza cascare nella più smaccata partigianeria.
Così, invece, è successo ieri a Milano, dove è girato un sondaggio un po’ particolare. Dopo tre o quattro rilevazioni che, se pur da prendere con le pinze, davano Giuseppe Sala come favorito, ieri dal cilindro è uscita un’elaborazione di Lorien Consulting che dà Francesca Balzani in netta rimonta. E fin qui nulla di strano: ci sta che dopo l’endorsement di Pisapia la Balzani abbia recuperato qualche punto su Mr Expo. Qualche stravaganza, però, salta all’occhio se si considerano un po’ di fattori. In primis, il committente del sondaggio: non è un partito (il Pd ne commissionò uno non appena la Balzani scese in campo), non è un organo di stampa (recentemente ne sono usciti uno per il Corriere della Sera e uno per Repubblica), ma una società, la “Milano Arte e Moda”, il cui titolare, Alessandro Dalai, è un membro del salotto magico di Francesca Balzani. La mossa è lecita, per carità, ma un tantino grossolana. Tanto che un membro del Comitato degli 11 garanti delle primarie, Mario Rodriguez, non il primo arrivato ma un esperto di comunicazione pubblica e politica (aperto sostenitore di Sala, va detto) lo ha subito fatto notare su Twitter: “A che titolo una società di arte e moda finanzia sondaggi politici?”. E ancora: “Usare sondaggi per creare notizie e indurre comportamenti è uno dei più banali spin. Brutta figura politica e professionale”. Senza esagerare, la buccia di banana, i sostenitori della Balzani, l’hanno pestata. Soprattutto se si vanno a guardare i numeri della rilevazione. Che dicono così: in una prima slide, le intenzioni di voto danno, in linea con quanto detto le scorse settimane da Swg, Ipsos e Ixé, Sala al 40%, la Balzani al 22%, Majorino al 18,7% e Iannetta allo 0,2%. La seconda slide, però, cambia le carte in tavola: “Se coloro che intendono seguire l’endorsement di Pisapia sostenessero effettivamente la Balzani”, recita il sondaggio, la vice sindaco salirebbe al 30,4%, Sala scenderebbe al 35,1% e Majorino si fermerebbe al 17,2%. La frase (cosa voglia dire esattamente si fa fatica a capirlo), francamente un po’ sibillina e letta con quel tanto di malizia che in politica non guasta mai, sembra confezionata ad arte per dare un titolo di giornale e far riecheggiare, così, il nome di Pisapia legato al suo, proprio a cinque giorni dal voto. E così è stata letta dagli avversari della Balzani: non tanto da Sala che in questi giorni evita le polemiche come la peste bubbonica per schivare le accuse e le domande sui conti di Expo, quanto Pierfrancesco Majorino che ha liquidato la faccenda parlando di numeri “fantascientifici”. Altra strana coincidenza: i numeri di Majorino sommati a quelli della Balzani batterebbero alla grande Sala. E, guarda caso, questo è il tema su cui, a tamburo battente da giorni, lei sta insistendo per far ritirare l’assessore al Welfare. Troppi pezzi che si incastrano a perfezione. Ora, parlare di sondaggio farlocco, come hanno fatto alcuni sui social, è ingeneroso. Certo è che siamo davanti ad un prodotto la cui confezione fa acqua da tutte le parti. Possiamo però dipingerla come una gaffe politica, a cui si aggiunge il doppiopesismo statistico della Balzani: la quale, mentre fino a due giorni fa bollava i sondaggi che la davano sfavorita come «consultazioni tra pochi intimi» (sbagliando, tra l’altro, perché il campione usato, 600 intervistati, come fa notare oggi Repubblica, è numericamente lo stesso della Lorien), oggi li usa per tirare la volata. Morale della favola: in politica tutto è lecito, ma lo sgambetto s’ha da fare con nonchalance.

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di on 3 febbraio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

Un commento a Quel sondaggio un po’ così su Milano

  1. franco Rispondi

    4 febbraio 2016 at 12:44

    Quante genialità nella manipolazione di dati oltremodo dubbi.

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