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Più Parisi, meno partiti

La sua candidatura è un buon punto di partenza. S'intravede un valore aggiunto, che però deve scavalcare i recinti obsoleti e i soliti noti del centrodestra vecchia maniera

Parisi

E’ partita ufficialmente stamattina la corsa del centrodestra milanese verso le comunali della prossima primavera. Stefano Parisi, che ha voluto togliersi di dosso l’etichetta di «tecnico prestato alla politica» – «da quindici giorni sono un politico a tutti gli effetti» ha dichiarato nelle battute iniziali –  ha presentato la sua candidatura davanti a tutto quello stato maggiore del centrodestra che «ha tanto insistito» per averlo in campo. Parisi, da «uomo del fare» come lo ha incoronato Mariastella Gelmini, ha snocciolato i punti programmatici di quella che sarà la sua linea politico-amministrativa, qualora diventasse sindaco: il ritorno alla centralità di Milano nei processi decisionali che avvengono a livello nazionale con uno stop alla subalternità da Roma; la sperimentazione di una nuova piattaforma di governo che metta al centro la sburocratizzazione e lo snellimento della macchina comunale; l’internazionalizzazione; la digitalizzazione anche e soprattutto a supporto della sicurezza; l’attenzione, propria degli «amministratori di condominio», alle piccole problematiche; la riattivazione dell’imprenditorialità cittadina con un’occhio di riguardo ai commercianti «soffocati da troppe regole» ma senza fare assistenzialismo; la complessiva riduzione della pressione fiscale. Il tutto condito dalla volontà di allestire una campagna elettorale all’insegna del fair play e del «confronto sì esplicito ma utile e produttivo, non strumentale» con l’avversario. Ovvero lo speculare Giuseppe Sala.

Buone idee condivisibili che il candidato pare intenzionato a realizzare. Bene, siamo ad un buon punto di partenza, in cui si intravede un valore aggiunto. L’auspicio però, ora, è  che quella che Matteo Salvini ha definito come «l’anteprima di una liberazione nazionale» e che Mariastella Gelmini ha salutato come l’avviso milanese di «sfratto al Governo Renzi», non si esaurisca negli slogan e, soprattutto, scavalchi i recinti dei partiti e i soliti noti del centrodestra vecchia maniera. Ciò che ci auguriamo, alla luce di quanto si è visto oggi, è che la spinta innovativa che ha animato la presentazione del city manager non si faccia imbrigliare, cioè, dalle vecchie logiche della politica. E, sebbene la capolista di Forza Italia abbia garantito a Parisi la piena autonomia di movimento, una riflessione la politica deve farla. Perciò, nella giusta prospettiva di far emergere la novità di una candidatura come quella di Parisi, i partiti che lo appoggiano e i relativi capilista (Gelmini per Forza Italia, Salvini per la Lega, Lupi per il Nuovo Centrodestra sotto altro nome e De Corato per Fratelli d’Italia) non devono abdicare al proprio ruolo, ma pensare, fin da ora, alla formazione delle liste che altro non saranno se non lo specchio della classe dirigente della Milano di domani, l’emblema di quel rinnovamento tante volte invocato, ma, fino ad oggi, mai realizzato. Quei giovani (o anche meno giovani, per carità, qui non si vuole professare per forza l’ideologia rottamatrice) che hanno lavorato sui territori, nelle periferie e nei consigli di zona si facciano avanti e lavorino per Milano.

Ecco, dalla fotografia scattata questa mattina con Lupi, Gelmini, Salvini, La Russa e da quella scattata lunedì sera con Alfano, emerge, però, la necessità di lavorare ancora. Onore al merito di chi ha già lavorato come ministro o nelle precedenti amministrazioni cittadine, ma se al centro, invece di Parisi, ci fossero stati Letizia Moratti o Gabriele Albertini, probabilmente nessuno si sarebbe accorto che, in fondo, sono passati più di dieci anni e che quella che abbiamo visto rischia di essere ancora un’immagine d’antan. Ma il tempo c’è e ci auguriamo che questo scatto ancora un po’ ingiallito, sventolato all’aria di un rinnovamento percettibile ma ancora incompiuto, si appropri di quella nitidezza, freschezza e brillantezza di cui Milano ha assolutamente bisogno.

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di on 26 febbraio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Più Parisi, meno partiti

  1. luca Rispondi

    26 febbraio 2016 at 18:58

    Siamo felici che per una volta sembra esservi insieme su un nome…vedremo piu’ avanti alla formazione delle liste.Singolare che ad un supermanager si contrapponga un’altro supermanager.Complicato indursi ad una prima scelta se non per il fatto che la sinistra di governo per ciò che è e fa ha aperto ampi margini alla destra.Ricadere ancora da quella parte sarebbe da sciocchini e forse i milanesi che sciocchini non sono magari il passo lo fanno.

  2. adriano Rispondi

    27 febbraio 2016 at 10:45

    E’ iniziata la guerra dei cloni.Sono simili anche fisicamente.Se poi si pensa che,a parti invertite rispetto ad oggi,uno viene da esperienze di sinistra e l’altro da destra,l’invarianza è garantita.Bello il programma dei sogni.Peccato che senza il supporto di un governo centrale amico a decidere sarà la corte.Insomma si perpetua la consueta finzione.L’unico elemento di disturbo al sistema rimane,con tutti i limiti,l’odiato Salvini.Il resto fa parte della compagnia di giro e serve solo l’interesse dei soliti noti.

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