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Omaggio a Scalia, il giudice che graziò l’Occidente

scalia

Mancano pochi giorni al nuovo turno di primarie americane e lo scenario politico statunitense vira con sempre più forza verso gli estremi dell’arena. Il 20 febbraio gli elettori democratici del Nevada e quelli repubblicani della Carolina del Sud saranno chiamati a votare ai caucus. Tre giorni dopo toccherà ancora al GOP scegliere il candidato in Nevada. Si chiude in Carolina del Sud il 27 con i democratici. Ma oltre ai due dibattiti che hanno evidenziato ancor di più la piega anti-politica che vive il suo apice anche negli Stati Uniti, l’arena americana è stata (e sarà per molti mesi) colpita dalla morte del giudice della Corte Suprema Antonin Scalia, italo-americano di 79 anni e sempre strenuo difensore della carta ed ultra-conservatore e grande esempio del sogno americano di una semplice famiglia siciliana.

Sono iniziati i ricordi commossi, i tributi a Nino Scalia. Ma sono iniziati anche i disgustosi salti di gioia dei suoi oppositori. Su Bloomberg View, il professore di Yale Stephen L. Carter ha raccontato il suo dispiacere e la sua rabbia nel guardare la timeline di Twitter tra festeggiamenti e speranze che il prossimo a fare quella fine sia Clarence Thomas, l’unico afroamericano ora alla Corte, nominato da George H.W. Bush nel 1991.

Scalia è morto sabato in Texas all’età di 79. Era stato nominato alla Corte Suprema dal presidente Ronald Reagan nel 1986 (approvato con 98 voti a 0) ed è stato il giudice a servire per più tempo l’alta corte americana. «Ha influenzato una generazione di giudici, avvocati e studenti e ha profondamente influenzato la giurisprudenza», ha sottolineato il presidente Obama nel suo discorso. «Non c’è dubbio che sarà ricordato come uno dei più importanti giudici e pensatore ad aver servito la Corte Suprema. Il giudice Scalia ha dedicato la sua vita al fondamento della nostra democrazia: lo Stato di diritto». Ed è stato anche colui che nel 2001, durante le elezioni presidenziali, negò il riconteggio dei voti in Florida, richiesto da Al Gore, allora sfidante di George W. Bush. “Piantatela. Quel pesce è già stato cotto e digerito”, tuonò lui, sbrigativo ed essenziale.  E fu anche grazie a quella scelta (benedetta) che l’Occidente si ritrovò ad avere all’alba del Terzo Millennio un leader come Bush che (con tutti i limiti e le approssimazioni) fu capace di fronteggiare a viso aperto il terrorismo, portando gli stivali sul terreno e rivendicando la missione storica dell’America di fronte alle nuove sfide globali.

Sbaglia tuttavia chi etichetta Scalia come un repubblicano. Era infatti un conservatore nel senso puro del termine, uno di quelli che vuole difendere e conservare la Costituzione americana così com’era alle origini. Era un originalista, ed è stato il padre di questa corrente giurisprudenziale americana. La società non sempre matura ma può anche marcire, può regredire anziché progredire: in questo credono gli originalisti. Per queste ragioni, è necessario attenersi al dettato costituzionale originale senza metterci mano seguendo mode o cambiamenti di costumi. La Costituzione americana «non è un documento vivente» ma «è morta, morta, morta». Questa citazione di Scalia riassume il credo del suo filone: i giudici costituzionali possono applicare la legge, non possono crearla in quanto il potere legislativo spetta ai congressi statali e a quello federale. Sono giudici che sperano di contare poco, di pesare poco sull’andamento del loro paese.

A ricordare Scalia in Italia ci ha pensato l’Istituto Bruno Leoni. Nino nel 2013 aveva tenuto un discorso Bruno Leoni dal titolo “Democracy, Judicial Activism, and Free Markets”. Nell’editoriale in memoria del giudice si legge: «In molti credono che le supreme istituzioni di uno Stato, come appunto la Corte suprema statunitense e la nostra Corte costituzionale, non avendo altri sopra di sé debbano trovare al proprio interno gli anticorpi contro l’abuso del loro stesso potere. Con Scalia, morto nel sonno sabato scorso, dopo una battuta di caccia, l’America perde un prezioso “anticorpo” contro gli abusi di potere. Per trent’anni, è stato il più efficace guardiano della Corte stessa, colui che non ha mai smesso di ricordarne il ruolo e i limiti. Anche agli stessi colleghi».

La morte del giudice che più aveva combattuto le riforme di Obama, dall’Obamacare al matrimonio per tutti, ha aperto scenari molteplici, il primo dei quali legato a una domanda: può un presidente uscente nominare un nuovo giudice? Mancano pochi mesi alla sua uscita dalla Casa Bianca ed il Congresso a maggioranza repubblicana ha promesso battaglia. A favore dei repubblicani esiste una regola non scritta e non giuridicamente vincolante nota come regola Thurmond, secondo la quale un candidato a giudice non può essere confermato nei mesi che precedono le elezioni. Era il giugno 1968, quando il senatore Strom Thurmond, repubblicano della Carolina del Sud, ha bloccato la nomina del giudice Abe Fortas da parte del presidente democratico Lyndon B. Johnson a capo della Corte (noto come Chief Justice). Anche i candidati repubblicani hanno preso posizione: per citarne uno, Rubio ha dichiarato che «il prossimo presidente dovrà eleggere un giudice…». Obama ha già annunciato che spetterà a lui la nomina. Nelle speculazioni c’è chi parla del suo vice Joe Biden e chi addirittura pensa ad un rinvio fino a gennaio-febbraio prossimo con la Clinton alla Casa Bianca e Obama alla Corte. I giochi sono apertissimi.

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di on 15 febbraio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Omaggio a Scalia, il giudice che graziò l’Occidente

  1. Giovanni Rispondi

    15 febbraio 2016 at 21:16

    Grande Bush, che ci ha regalato l’Iraq di oggi, fabbrica di terroristi ho baroli. Prima dell’ottimo Bush almeno le porcherie non venivano esportate. Il cattivissimo Saddam ci pensava lui come Gheddafi in Libia. Concludendo, Scalia sarà stato un fenomeno ma non in quella occasione.

    • Arcroyal Rispondi

      16 febbraio 2016 at 15:02

      Sì, questo è quello che si scrive sulla stragrande maggioranza dei giornali italiani e trasmesso incessantemente dalle televisioni, canali Rai in testa. Le capre come Giovanni si limitano a brucare quanto viene spacciato da mane a sera alla mensa dell’informazione politicamente corretta.

      Saddam Hussein è stato uno dei principali finanziatori del terrorismo internazionale per decenni. Si va dalle generose regalie concesse alle famiglie degli attentatori suicidi della seconda Intifada alla affettuosa ospitalità accordata ad Abu Abbas il mandante del dirottamento dell’Achille Lauro all’organizzazione di attentati per eliminare ex presidenti degli Stati Uniti ( George H.W. Bush, Kuwait City, 1993 ). Poi c’è la lunga deriva islamista che Saddam iniziò alla fine degli anni ottanta del secolo scorso. Abu Bakr Al Baghdadi, il califfo dell’Isis, studiò e si allenò all’estremismo e al terrorismo proprio sotto gli auspici della gestapo di Saddam i cui ufficiali hanno poi occupato importanti posizioni di comando nello stato islamico.

      Su Muhammar Gheddafi basta ricordare gli aerei inglesi e francesi fatti esplodere nei cieli scozzesi ed africani per capire con chi si aveva a che fare. Per la serie “Loro no, loro erano bravi, loro non esportavano porcherie: parola di Giovanni la capra”.

  2. Arcroyal Rispondi

    16 febbraio 2016 at 15:07

    Di Antonin Scalia, esempio perfetto del ‘Sogno americano’, va anche ricordato il fulminante giudizio espresso anni fa a proposito della magistratura italiana:

    “Sarei molto preoccupato se dovessi essere processato da un sistema giudiziario come quello italiano. Considero una pessima idea la mancata separazione delle carriere tra magistratura inquirente e magistratura giudicante. In America un sistema giudiziario come il vostro sarebbe assolutamente inaccettabile. Nel nostro Paese una lunga, radicata tradizione impone la separazione completa tra il ruolo del Pubblico Ministero e quello del Giudice. Il PM rappresenta l’esecutivo, il Giudice in genere è un avvocato che per gran parte della sua vita ha sostenuto le ragioni dei privati contro lo Stato, per esempio come difensore nei processi penali o nelle vertenze fiscali. Il popolo americano rifiuterebbe un giudice uscito dai ranghi della magistratura inquirente, con una mentalità da inquisitore e troppi amici nell’ufficio del Pubblico Ministero. Un sistema in cui giudice e accusatore sono intercambiabili mi pare una ricetta per l’ingiustizia”.

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