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Milano Capitale

Già epicentro economico, il capoluogo lombardo diventa sempre più fulcro politico del Paese. Mentre a Roma il centrodestra è allo sbando, e il Pd è lontanissimo dalla sensibilità degli elettori, Milano torna laboratorio, con un candidato partorito dalle primarie (è sempre un bene) e un altro che guarda oltre le secche dei vecchi partiti...

DuomoMilano

Da sempre capitale economica, già capitale dell’innovazione e dell’internazionalizzazione grazie anche all’aiutino di Expo, oggi possiamo anche dire, ufficialmente e non senza un certo orgoglio, che Milano sta diventando anche la capitale politica d’Italia. Non certo per la rappresentanza nazionale – finché le istituzioni centrali, meglio così, saranno ancora di casa a Roma – quanto piuttosto per quel ruolo di “laboratorio”, bipartisan è proprio il caso di dirlo, che la città ha assunto e sta, oggi più che mai, rivestendo. Ed è sotto gli occhi di tutti, in particolare adesso che, come in altre importanti grandi città, si gioca la partita delle Comunali.

Sì, perché mentre a Roma la destra è nel pantano, la sinistra punta su cavalli che non riscuotono, secondo gli ultimi sondaggi, l’entusiasmo degli elettori, a Milano, sia da una parte che dall’altra si è, tutto sommato, trovata la quadra. Il centrosinistra, giusto due settimane fa, ha incoronato il suo candidato, Giuseppe Sala. Le primarie, che in altre occasioni e in altri luoghi, è noto, hanno creato diversi problemi, qui sono andate lisce. Al netto di quella polemica sul voto in massa e a tratti inconsapevole della comunità cinese che si è poi rivelata una faccenda da 1%. Una pecca sì, ma nulla di così importante da condizionare il risultato finale. E, nonostante le liti interne che, si sa, sono nel dna della sinistra italiana, alla fine, piaccia o meno, un buon candidato c’è. Bene. Bene anche a destra dove, dopo un po’ di temporeggiamenti, alla fine è arrivato Stefano Parisi il quale, con quel profilo speculare a Sala, permette ad un centrodestra che era dato per spacciato di giocarsela. L’esito di giugno è più che aperto e questo farà bene sia alla campagna elettorale, che dovrà portare molte proposte per la città, sia ad un buon dibattito democratico. Milano, inoltre, è l’esempio che un centrodestra ampio è ancora possibile: la coalizione allargata (Forza Italia – Lega – Fratelli d’Italia – Ncd), quella del modello Lombardia di stampo maroniano, ha tenuto. Discorso a parte per i Cinque Stelle che, pur avendo una classe dirigente in Regione Lombardia da non sottovalutare, a Milano sono messi male. L’unico consigliere uscente, la promessa mancata Mattia Calise, dopo avere passato l’intera legislatura ad arrampicarsi letteralmente sugli alberi (non si ricordano altre azioni politiche rilevanti) ha spinto per far eleggere – con i soliti quattro voti dalla rete – una candidata debolissima, Patrizia Bedori, per cacciare la quale ci si è messo di mezzo pure Casaleggio. Ma questo è un problema intrinseco ai grillini che non riescono ad evadere dalle loro gabbie regolamentari: Milano in sé c’entra poco.

A Roma, invece, ovunque ti giri è l’ecatombe. Dopo la figuraccia che il Pd ha fatto con Ignazio Marino, il quadro è questo: il candidato renziano Roberto Giachetti, che ieri ha candidamente ammesso di non avere nemmeno un programma, è basso nei sondaggi. Non piace a tutti perché troppo rutelliano. L’altro candidato “di peso” alle primarie del centrosinistra capitolino (in tutto sono sei) è Roberto Morassut, ex assessore all’Urbanistica della giunta Veltroni, che potrebbe incidere molto su un’eventuale debole vittoria di Giachetti.  Fuori dalla coalizione ci sono nomi in campo più per fare le scarpe al Pd che per avanzare una proposta politica. Uno è il “Cosmopolitico” Stefano Fassina, già ufficialmente in corsa, l’altro è il sempreverde (di rabbia) Ignazio Marino. L’ex sindaco potrebbe scendere in campo qualora la sua voglia di vendetta sul premier che lo ha detronizzato prevalesse sul buonsenso. Insomma, a sinistra sono messi davvero male e rischierebbero seriamente di perdere Roma se non fosse che a destra sono riusciti nel miracolo di fare addirittura peggio. C’era già pronta la candidatura di Alfio Marchini (il quale, tra l’altro, sta flirtando a sinistra con l’onnipresente Francesco Rutelli) sulla quale però non si è chiuso l’accordo: il palazzinaro non lo voglio, aveva fatto capire Giorgia Meloni. Che – la leader di Fratelli d’Italia ultimamente non ne azzecca una – ha lanciato una Rita dalla Chiesa che grazie al cielo è durata meno di ventiquattro ore. Ma quando, finalmente, il trio delle meraviglie Silvio-Matteo-Giorgia aveva trovato la quadra su Guido Bertolaso, Matteo Salvini ha fatto retromarcia. La candidatura dell’ex capo della Protezione Civile, che ha creato fin da subito molti mal di pancia sia in Forza Italia che in diversi mondi legati alla destra romana, non va più a genio al leader del Carroccio. Perché? Non certo perché ha detto qualche frase sconclusionata sui rom («sono una categoria vessata»), quanto perché, visti gli scandali sulla sanità lombarda che hanno investito la Lega , candidare a sindaco un nome con due processi sulle spalle non è cosa che Salvini ora può permettersi. Quindi che succede? Domenica prossima la lega farà delle specie di primarie senza tessera con tanto di gazebo per capire “cosa vogliono i romani”, la Meloni minaccia di correre da sola non solo a Roma e Storace (già in campo per la destra) profetizza che il nome di Bertolaso non arriverà a fine mese. Un pasticcio enorme, la certificazione che il modello Bologna non esiste, non è praticabile. In tutto ciò, i Cinque Stelle hanno perso l’ennesima occasione per proporre un candidato forte (ah, le regole del web!): come ha ammesso la senatrice Paola Taverna, hanno evidentemente paura di governare.

E’ il biennio nero della capitale dunque, partito a fine 2014 con gli scandali di Mafia Capitale. Un cancro politico che non accenna a ridursi. Mentre Milano, specularmente, si gode il suo anno di gloria inaugurato con l’Expo. L’auspicio è che quell’anno, sulla scia di una buona gestione del post-Expo e con un sindaco della città più lungimirante e “illuminato” di Giuliano Pisapia, riesca fare il passo per diventare una vera capitale, non solo italiana, ma soprattutto europea.

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di on 22 febbraio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Milano Capitale

  1. Marco Rispondi

    22 febbraio 2016 at 12:20

    Tutte le aree dove la ricchezza non si produce o viene sprecata finiscono male.Oggi il denaro e’ finito e Roma è tutto il meridione vanno in una sofferenza irrimediabile.Milano e’ la vera capitale del paese per fattività e capacità d’intrapresa..La soluzione per quanto antipatico sembri a noi ed ai capetti di partitini rimangono Passera a Milano e Marchini a Roma..Ma faremo ancora un passo indietro.

  2. Ernesto Rispondi

    22 febbraio 2016 at 12:58

    Siamo, come sempre, lontani anni luce da una vera consapevolezza politica e culturale. Milano è già una capitale: è capitale di uno degli Stati più ricchi d’Europa, dotato di proporla cultura e lingua, risorse illimitate e in grado di essere perfettamente autosufficiente. Milano è la capitale della Lombardia, e come tale sarebbe una delle città più ricche e influenti d’Europa. Ma vedo che nemmeno nella propria testa i milanesi sono liberi. Non parliamo di questo “quotidiano di opinione” che, dopo un promettente inizio in cui ha dato voce alla spinta indipendentista, ora parla di italietta e di esigenze delle sanguisughe del meridione

  3. Paolo Rispondi

    23 febbraio 2016 at 06:06

    É da tempo che sostengo che la capitale debba essere materialmente trasferita da roma a milano. Troppe sporcherie e troppe ruberie in quel di roma. La cosa di cui non si grida e non ci si stupisce abbastanza é come sia possibile tollerare che la capitale di questo paese sia commissariata! Come lula in sardegna, rosarno o un altro posto della sicilia anche la capitale roma é commissariata nel più assordante dei silenzi!!
    Ma é possibile? E poi spiegatemi perchè dobbiamo ancora sopportare che tutti i ministeri siano a Roma ad esclusivo appannaggio dei romani e dei meridionali ( se pasate in un ufficio di qualsivoglia ministero sentirete parlare solo il romanesco o il napoletano) perchè il pubblico deve essere esclusiva solo dei meridionali??? Questo è ingiusto prima ancora che intollerabile. Per tutto questo il vero punto di partenza sarebbe quello di togliere il titolo di capitale con relativi uffiici e ministeri a roma spostarli al nord e far diventare roma una cittá esclusivamente storica dove si possano ammirare le uniche cose buone che ha e appartengono però solo all passato.

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