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Io napoletano voglio l’esercito a Napoli

Lo Stato non ha più il controllo del territorio, che i clan si contendono sparandosi nelle strade, totalmente incuranti delle vittime civili. La soluzione è una: "militarizzare" la città. Proprio il verbo che il ministro Alfano si rifiuta di usare...

esercitoDieci omicidi dall’inizio dell’anno, tre solo fra venerdì e sabato scorsi, una situazione a dir poco drammatica che, secondo il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, “è senza eguali in Europa“. In una parola, a Napoli lo Stato non ha più il controllo del territorio che i clan camorristi, sempre più spregiudicati e spavaldi, si contendono a colpi di arma da fuoco per le strade. Assolutamente incuranti delle conseguenze sulle vite dei civili innocenti che possono capitare (e spesso capitano) a tiro.

Che fare? O meglio cosa dovrebbero fare uno Stato e forze di governo, nazionali e locali, ben disposte e serie (ed uso il termine non a caso se, nonostante tutto, il demagogico sindaco arruffapopolo De Magistris continua a parlare, senza tema di ridicolo, di una “rinascita” cittadina)? Prima di tutto occorrerebbe non aver paura delle parole, non gettare il sasso con una mano e coprirla con l’altra come fa il ministro dell’Interno Angelino Alfano. Il quale dice che bisogna liberare soldati per mandarli in strada e poi però aggiunge che con questo non si vuole “militarizzare” la città. No, invece la città va proprio militarizzata. E ciò perché è necessario che da una parte le bande criminali sappiano che non possono fare quel che credono, sicure di farla franca, di restare impunite; dall’altra, i cittadini possano riacquistare fiducia ed essere sicuri di essere protetti nella vita e nei loro leciti commerci. Anche simbolicamente, lo Stato ha necessità di mandare a tutti il messaggio che chi controlla il territorio e dispone della forza legittima (ed ha la facoltà di usarla) è solo esso.

Qui sorgono due possibili obiezioni o problemi, soprattutto per noi liberali. Il primo concerne la nostra lotta allo statalismo: qualcuno ci potrebbe chiedere quali diritti abbiamo di invocare più forza da parte dello Stato proprio noi che vorremmo uno Stato minimo, non invasivo e né pervasivo. A chi così obietta deve rispondersi che il liberale non è, in età moderna, per uno Stato debole ma per uno “Stato minimo”: uno Stato che ha poche e limitatissime funzioni (e non certa quella di farsi pedagogo o redistributore delle ricchezze acquisite), ma che le esercita in maniera forte e inflessibile. Una di queste funzioni è sicuramente proprio la sicurezza o protezione della vita di chi è sotto la sua giurisdizione. Che è quasi il presupposto, la conditio sine qua non, affinché ognuno possa poi esercitare la sua libertà. Il cittadino di Napoli oggi, semplicemente, non è libero. Da ciò discende e si risolve anche una seconda falsa contraddizione, che spesso viene messa in luce ed è oggetto di dibattito anche sui giornali. Essa suona suppergiù così: a quanta sicurezza dobbiamo rinunciare per poterci ancora considerare cittadini di uno Stato libero? È una concezione astratta, da pensiero intellettualistico. Sinceramente non affascina, e lo lascerei ai politologi (che se ne inventano per sbarcare il lunario). La questione è astratta non solo perché va affrontata caso per caso, ma proprio perché sicurezza e libertà sono due facce della stessa medaglia. Il primo diritto che noi abbiamo è quello alla vita e la vita è libertà, spontaneità, autonomia (nel senso letterale ed etimologico che ognuno da a sé la propria regola di vita, legittima se non inficia l’uguale diritto altrui). Certo, sarebbe auspicabile che le forze dell’ordine se ne stessero negli uffici, ma questo può avvenire solo in lande e periodi felici della storia. La libertà non è ma acquisita per sempre ed è sempre in trincea. E per alcuni, come per i napoletani, la lotta è da sempre più aspra che per altri. Certo, occorrerebbe capire perché. Ma questo è un altro discorso, da affrontare in altra occasione.

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di on 9 febbraio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Io napoletano voglio l’esercito a Napoli

  1. marco Rispondi

    9 febbraio 2016 at 09:40

    Cosa possono risolvere alcune compagnie di militari invischiati in regole di ingaggio penalizzanti e non addestrati per una missione di contrasto alla malavita? Nulla, ovviamente. Essi rappresentano, piuttosto, una dichiarazione di resa non solo da parte dello Stato, si badi bene, ma anche della società civile partenopea. La camorra non si combatte con qualche jeep agli angoli delle strade. Del resto, lo si è visto al tempo della crisi dei rifiuti. Governi imbelli cercarono di uccellare l’opinione pubblica con la bufala dell’invio dell’esercito. Ma, al di là di qualche ruspa grigioverde in favore di telecamera, la situazione rimase inalterata. Nossignore. Quella della camorra è una faccenda che deve essere risolta innanzitutto a Napoli. Deve essere il tessuto sociale a scegliere tra una ambigua prossimità ed il rifiuto totale. Esiste una zona grigia dove malaffare e società civile tendono a mischiarsi. Non è solo Napoli, ovviamente, ma è così in ogni situazione in cui aree di malaffare prosperano e parassitano la parte buona dei contesti. Meno esercito, dunque, e più politica e società civile

  2. pupi Rispondi

    9 febbraio 2016 at 11:35

    Le file della malavita si ingrossano perchè non c’è lavoro. I mariuoli tengono famiglia e devono pur mangiare…. Situazione che trascina sin dal dopoguerra dove si vendevano per strada sigarette di contrabbando…immortalati in innumerevoli film della Loren e De sica….Concordo con Marco i militari non servono a nulla con quei fucili mitragliatori faranno effetto soprattutto all’estero e scoraggeranno ancora di più i turisti dal venire nel Bel paese!!!!

  3. adriano Rispondi

    9 febbraio 2016 at 12:47

    Non credo che sia utile e comunque,qualsiasi soluzione straordinaria si proponga,deve essere avallata dai cittadini.Altrimenti non si può fare perchè i rischi che si corrono devono prevedere una impunità che può derivare solo da un un mandato insindacabile degli elettori.L’esercito o interventi similari non bastano perchè rimarrebbe il problema di cosa fare di coloro che non accettano le regole del vivere civile.Tutto ciò che non preveda l’impossibiltà di nuocere ancora,dopo la prima volta,serve a niente.Qui il discorso si fa complicato ma,tanto per proporre un esempio,non occorre la galera.Meglio la perdita di cittadinanza e l’esilio perpetuo.Sempre se,come prima,la maggioranza condivida.

  4. aurelio Rispondi

    9 febbraio 2016 at 13:19

    Prof.Ocone esperimenti con forze militari furono con successo consumati per qualche anno in luoghi diversi a grande infiltrazione criminale e dove lo Stato o non esisteva o nulla poteva uno, su tutti Capo D’Orlando in Sicilia allorchè i commercianti cominciarono a denunciare i delinquenti locali che li massacravano col pizzo.Li presero tutti e vedemmo che questi delinquenti erano veramante niente se non la rappresentazione dell’imbarbarimento da ignoranza spinta.Piu o meno quello accade in tutto il centrosud e Napoli ne porta una delle tante bandiere.Alfano non ha i soldi ne la volontà di rappresentare con Napoli sotto assedio le condizioni di un paese sotto scacco alla criminalità organizzata e,spicciola ,giovanile e spontanea.Sotto il suo ministero va tutto bene e tutti sorridiamo….profughi compresi.

  5. Albert Nextein Rispondi

    9 febbraio 2016 at 14:23

    Si, se i militari sono tedeschi.

  6. Pierluigi Rispondi

    9 febbraio 2016 at 14:37

    Anni fa si sosteneva che la chirugia era inutile in quanto il problema del cancro era di altra origine e ben più profonodo. Quelli sfortunati colpiti dalla malattia che la pensavano così correvano immediatamente in sala operatoria. Dopo anni l’affinamento della tecnica ha portato un sostanziale contributo. Contributo che si aggiunge a quello della chemio e della prevenzione. Ancora oggi il problema non è totalmente risolto. In campo sociale le cause dei fenomeni sono tante e continuamente mutevoli. Questo però non esclude di adottare tecniche che sebbene parzialmente possano contribuire. Certo senza un forte aiuto dei napoletani che debbono scendere in guerra il problema sarà ben difficilmente risolto.

  7. Arcroyal Rispondi

    9 febbraio 2016 at 14:47

    Ocone parte da un assunto sbagliato. Se fosse vero che la maggioranza degli abitanti di Napoli e dintorni ( chiamarli ‘cittadini’ mi pare fuori luogo perchè implicherebbe consapevolezza non solo dei propri diritti ma anche dei propri doveri ) volesse davvero levarsi dai piedi la criminalità organizzata, non parteciperebbe con entusiasmo a quel clima di illegalità diffusa che è il brodo di coltura della Camorra. Dal rispetto dell’igiene urbana a quello del codice della strada si coglie chiaramente quanto gliene freghi ai napoletani della legalità.

    La consueta invocazione dello Stato, poi, mi fa subito venire in mente la celebre affermazione di Calamandrei ‘lo Stato siamo noi’. Qui particolarmente appropriata perchè i meridionali dello Stato hanno occupato ogni posto disponibile, soprattutto nel comparto della sicurezza. Non si capisce allora come dei ‘napoletani’ con le stellette ( il grado di meridionalizzazione delle nostre forze armate è altissimo con conseguenze evidenti sul livello generale di efficienza…) possano realizzare quell’ordine pubblico che da civili in pochi hanno voluto rispettare.

  8. cerberus Rispondi

    9 febbraio 2016 at 23:08

    Dopo molti,molti anni che sento parlare di Napoli e camorra penso che non ci sia una soluzione per il problema.la malavita di Napoli è come il Colosseo de Roma, è come il chianti in toscana;la camorra è una realtà intrinseca di Napoli ed è evidente che per la maggioranza dei napoletani va bene così. Chi non vuole vivere con la camorra sotto casa (o in casa) fa le valigie e fugge da Napoli, un amico della Maddalena mi dice che se togli la camorra a Napoli, Napoli muore….

  9. Padano Rispondi

    10 febbraio 2016 at 09:24

    Considerando che i militari sono al 90% meridionali, non vedo a cosa possa servire…

  10. Diana Rispondi

    11 febbraio 2016 at 00:12

    “A quanta sicurezza dobbiamo rinunciare per poterci ancora considerare cittadini di uno Stato libero?” A nessuna, santa pace, la sicurezza è una delle poche cose per cui ci affidiamo allo Stato invece di farci giustizia da soli! Uno Stato non è meno libero perché usa l’esercito per far fuori i criminali, è meno libero quando invece di impiegarlo subito e in maniera efficace, se ne sta a elucubrare se sia il caso o meno di farlo e poi decide che è meglio fregarsene e lascia i propri cittadini in balia della delinquenza, sia questa “autoctona” o “immigrata”. Questo in linea di principio, nel caso specifico di Napoli non serve, è una causa persa, la malavita è congenita e endemica, prospera perché trova terreno fertile, non c’è niente da fare.

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