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I professionisti dell’appello

Ci mancava l’appello degli intellettuali in favore dei diritti civili. E puntuale è arrivato. Quattrocento firme. Alcune vero e proprio fiore all’occhiello della sinistra progressista, dal cantante Jovanotti al filosofo Massimo Recalcati. E Andrea Camilleri, Daria Bignardi, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Paolo Virzì, Maurizio Cattelan. C’è il rischio, sempre più probabile, che la legge Cirinnà per passare debba perdere pezzi (a cominciare dallo stralcio delle adozioni). Quindi la situazione è gravissima. Ma ce ne faremo una ragione. Saremo un po’ meno europei degli altri paesi europei; un po’ meno civili di altri paesi civili. Che poi la civiltà europea stia andando a ramengo è un’altra storia.

Ma non usciamo dal seminato e rimaniamo all’appello. Quando la situazione si fa grave ecco l’appello. L’ennesimo, inutile appello. Occorre rassicurare il popolo della sinistra: gli intellettuali sono con voi, vivono e lottano per voi. E firmano per voi. Poi che certi appelli nel corso del tempo si rivelino una autentica leggerezza per chi li ha firmati, questo è solo un dettaglio. Del grande, venerato maestro Umberto Eco pochi hanno ricordato che appose la sua firma alla Lettera aperta del settimanale L’Espresso sul caso Pinelli nel 1971, un durissimo atto di accusa del commissario Calabresi, in seguito ucciso da un gruppo armato di terroristi di sinistra. L’appello fu firmato persino da Federico Fellini. Il filosofo Norberto Bobbio, che pure lui aveva firmato la lettera, a molti anni di distanza (nel 1998) rese pubblico il proprio orrore nel rileggere quanto anni prima sottoscritto. L’indignazione del momento, alimentata ieri da giornali e salotti, oggi da televisioni e salotti – ovviamente di sinistra – scalda il cuore e spinge alla firma. Ma bisognerebbe pensarci bene prima di firmare. Gli intellettuali di sinistra – a cominciare dai firmatari dell’appello in favore della Cirinnà senza se e senza ma – considerano chi si oppone alla legge o esprime perplessità su alcuni punti dei trogloditi, degli incivili, dei retrogradi. A loro il mondo sembra un susseguirsi di impennate verso il progresso. E chi si frappone sulla strada del progresso deve essere polverizzato, incenerito, ridotto al silenzio.

L’appello serve a questo: ma se una giornalista come Daria Bignardi, fresca direttrice di Raitre, e uno scrittore come Andrea Camilleri, addirittura il papà del commissario Montalbano (e ci fermiamo, per non tediarvi), ti dicono che è giusto andare in quella direzione, come puoi pensare tu, capace a stento di tracciare una croce al posto della tua firma, di protestare? Abbozziamo una risposta: e se questa cultura alla Jovanotti, che predica una grande chiesa, i cui confini spaziano da Che Guevara a Madre Teresa (nella quale sicuramente i quattrocento firmatari si riconoscono), fosse, come ebbe a dire con lungimiranza il ragioniere Ugo Fantozzi, una boiata pazzesca?

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di on 23 febbraio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a I professionisti dell’appello

  1. Marco Rispondi

    23 febbraio 2016 at 14:38

    Firmano i sinistri eccome se firmano,chissà se in un’attenta analisi di questi firmanti sinistri vi sia anche un buon rapporto con enti di derivazione statale e che magari prebende a loro assegnate sempre dalle tasse di chi lavora davvero derivano.L’artista senza la Rai e senza i media sinistri rischia di esser monco di un braccio.Con l’altro possono comunque firmare.

  2. Pierluigi Rispondi

    23 febbraio 2016 at 14:59

    Non si può non essere d’acordo. Ottimo articolo.

  3. Ernesto Rispondi

    23 febbraio 2016 at 17:21

    “Jovanotti, che predica una grande chiesa, i cui confini spaziano da Che Guevara a Madre Teresa” Fino a che lo predicava Jovanotti, per il quale una donna è come la sua moto, non mi preoccupavo. Adesso che lo predica papa Francesco, mi preoccupo di più.
    Ho pena, poi, di Mario Calabresi, che questi plurifirmatari di appelli uguali a quello che fece accoppare suo padre li invita a cena a casa sua.

  4. Emilia Rispondi

    23 febbraio 2016 at 18:59

    Quanti froci, mamma mia.

  5. luca Rispondi

    24 febbraio 2016 at 09:43

    Ma li ha scelti tutti,ma proprio tutti da quella parte.Niente da fare il capa e sempre il capo e lui sa come si fa.Caso strano uno mai eletto che nomina a raffica fratelli e sorelle,che si sia passati da repubblica a congregazione e non lo abbiamo capito anche se i capo questa cosa ha cercato di farcela capire tante volte.Siamo noi ad essere ottusi …lui sempre nel giusto.

  6. Diana Rispondi

    24 febbraio 2016 at 21:17

    Se Jonavotti, la Bignardi, Ferro e allegra compagnia possono venir considerati “intellettuali”, io posso buttar giù due righe su una mia teoria della relatività in cinque minuti… E’ quello l’errore di base, pensare che degli onesti professionisti nel proprio campo, abbiano più risposte di quante ognuno di noi possa trovare da sé… Sono solo personaggi “famosi”, essere intellettuali è qualcos’altro, francamente, è qualcosa di più e far loro da cassa di risonanza attribuendo tanta importanza a cosa firmano o non firmano, mi sembra controproducente e fuorviante, potrebbe portarli a pensare di essere intellettuali per davvero.

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