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God Save Cameron

Il Regno Unito godrà di uno statuto speciale che lo preserverà dal centralismo eurocratico. Così il premier britannico dimostra che ci si può opporre a Bruxelles con un'agenda pragmatica e liberale, non in nome di un'improbabile autarchia nazionalista. Il centrodestra nostrano prenda appunti...

ukDavid Cameron ha vinto la sua battaglia. Al Consiglio Europeo, riunitosi a Bruxelles, hanno accettato, con voto unanime, le richieste del premier conservatore, concedendo al Regno Unito una sorta di “statuto speciale” all’interno dell’Unione Europea. Il premier britannico e il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, hanno annunciato l’intesa dopo 24 ore di trattative. I punti dell’accordo ricalcano, grosso modo, l’agenda pubblicata ieri. Il capitolo negoziale sulla sovranità è solo apparentemente simbolico, ma comporta effetti di lungo periodo, se debitamente compreso e sfruttato. Londra è infatti riuscita a farsi esentare dalla clausola dei Trattati che prevede la partecipazione a una “Unione sempre più stretta”. E’ questo lo “statuto speciale” che il Regno Unito si è ritagliato e che Cameron commenta con una battuta in conferenza stampa: “La Gran Bretagna non farà mai parte del super-Stato europeo”.

Per il primo ministro del Regno Unito, il peso della vittoria si misurerà il prossimo 23 giugno, la data (fissata subito dopo l’accordo) in cui è previsto il referendum sull’uscita dall’Unione Europea. Ora Cameron potrà sfidare il fronte euro-scettico alla sua destra, argomentando che, ormai, uno strappo formale dall’Ue non è più necessario. Le isole britanniche hanno praticamente tutta l’autonomia di cui avevano bisogno. Dal loro punto di vista, il continente appare ora semplicemente come un grande spazio politico a cui associarsi e un gigantesco mercato di sbocco. Più un’opportunità che un peso (o un pericolo). Sta al governo conservatore, adesso, comunicare agli elettori l’importanza della vittoria ottenuta a Bruxelles. Anche se i partiti decisamente contrari all’Ue, come l’Ukip e la destra degli stessi Tories, sono e restano molto forti su questo tema.

L’importanza per il resto dell’Europa sta nel precedente che la Gran Bretagna ha appena creato. Ci si può ritagliare uno statuto speciale, sia pure con gran difficoltà negoziale, pur restando dentro l’ambito europeo. Una separazione “in casa”, a tutti gli effetti: senza strappi, senza guerre, senza chiusure di frontiere e al di fuori di ogni logica nazionalista. Il precedente potrebbe essere sfruttato soprattutto dai paesi dell’Europa centrale che sono ancora fuori dall’eurozona, come la Polonia e l’Ungheria. Ma è difficile che si possa limitare a quelli: anche paesi dell’eurozona avrebbero lo stesso diritto a non far più parte di un progetto che vuole una “Unione sempre più stretta”: sono tutti membri dell’Ue allo stesso modo del Regno Unito. E quale sarebbe il vantaggio? Semplicemente quello di potersi chiamare fuori da un processo “inesorabile” di cessione della sovranità a uno Stato centrale. E sempre più centralista. Non è cosa da poco. L’Ue, almeno dal trattato di Maastricht (1992) in poi è sempre stata considerata dai suoi promotori come un percorso storico già scritto, destinato a culminare negli “Stati Uniti d’Europa” (per i suoi sostenitori) o nel super-Stato europeo (per i detrattori), ma comunque in un’entità politica continentale che si sostituisce completamente agli Stati nazionali. Con l’accordo strappato ieri, a Bruxelles, la Gran Bretagna può aver interrotto questo processo.

Può essere importante anche per l’Italia. Se non altro è un esempio, per chiunque lo voglia ascoltare. Attualmente, infatti, abbiamo una gravissima carenza di proposte, per quanto riguarda la nostra politica europea. La politica del governo Renzi consiste, essenzialmente, nella massima fedeltà possibile all’Ue e ai suoi fini. Salvo qualche “dura” presa di posizione per chiedere più aiuti e il permesso di spendere più soldi pubblici (fuori di retorica: è tutta qui la “ribellione” di Renzi contro la Merkel). I partiti euroscettici, soprattutto il Movimento 5 Stelle, Fratelli d’Italia e la Lega Nord di Salvini, sono invece portatori di un’idea ancor più utopica rispetto al progetto di “Stati Uniti d’Europa”. Partono da un errore di fondo: attribuiscono all’euro e all’Ue i problemi che derivano da errori nazionali (troppe tasse, troppe regole e troppa spesa pubblica). E da questo errore traggono, coerentemente, conclusioni errate: vogliono tornare all’autarchia, nascosta sotto gli slogan per la protezione del made in Italy, le ri-nazionalizzazioni e il ritorno a una “moneta sovrana”. Forza Italia, in questo dibattito, latita. Un Antonio Martino, caso unico di euroscettico della prima ora, liberale e thatcheriano, talvolta fa sentire la sua voce, ma in veste di opinionista e non di politico. Cameron offre un’alternativa pratica, pacifica, culturalmente liberale in questo dibattito. Qualcuno lo vuole seguire?

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di on 22 febbraio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a God Save Cameron

  1. sergio Rispondi

    20 febbraio 2016 at 21:09

    ‘Britain will never be part of European superstate’ https://youtu.be/1buiAPNXQJE

  2. Francesco_P Rispondi

    20 febbraio 2016 at 22:40

    – L’economia britannica è in espansione, quella italiana a livello di crescita dello 0,1 nei momenti favorevoli per l’economia mondiale, altrimenti in recessione.
    – La Piazza finanziaria di Londra è quella di maggiore rilevanza mondiale prima ancora di New York secondo la classifica del GFCI ( vedere http://www.citylab.com/work/2015/09/london-beats-new-york-as-the-worlds-leading-financial-center-in-the-latest-ranking/407632/ ) ed anche la più stabile assieme a Wall Street. Piazza Affari compare al cinquantesimo posto.
    – In base ai dati Eurostat, nel 2013 la pressione fiscale in Italia era del 43,4%, maggiore non solo della media UE, ma anche della Svezia e dell’Austria, mentre quella dello UK era del 35,3%; la forbice si sta allargando.
    – Il debito pubblico italiano è al 136% del PIL, quello dello UK si mantiene inferiore al 90% ed è più basso di quello della Francia.
    – Cameron sta razionalizzando la spesa pubblica per migliorare il rapporto fra tasse pagate e prestazioni erogate, Renzi sta facendo il contrario.
    – ecc.
    Allora, chi può permettersi di trattare con Bruxelles, eventualmente uscendo dalla UE, e chi deve accontentarsi di scodinzolare alla padrona sperando di non essere allontanato con un calcione come un cagnolino impertinente?
    Cameron conta perché fa i fatti e i sudditi di sua Maestà Queen Elizabeth II non hanno dimenticato la lezione della Tatcher. Noi in 140 anni non abbiamo imparato neppure la le lezione del Gatto e della Volpe e neppure quella del Paese dei Balocchi.

    • aquilone Rispondi

      21 febbraio 2016 at 11:16

      Concordo pienamente. Cameroon è alla testa di un paese economicamente tra i più forti, con tradizioni democratiche consolidate e con una cultura imperiale che non può sopportare di dover prendere ordini da chi che sia, quindi può permettersi ogni cosa. Noi No, siamo l’esatto contrario. Troppe tasse dice Magni. Ma è l’europa stessa che ce lo chiede!

  3. Marco Rispondi

    21 febbraio 2016 at 09:29

    Una sorta di statuto speciale alla sicula o alla valdostana.Certo Camerun e’ un leader che alla poco e senza acca aspirata.

  4. sergio Rispondi

    21 febbraio 2016 at 10:31

    il BelPaese invece → https://youtu.be/JfALm806wYc

  5. adriano Rispondi

    21 febbraio 2016 at 14:55

    Quando mio padre comprò,con una valanga di cambiali,il primo televisore in bianco e nero,negli anni sessanta,c’erano solo due canali,la tv dei ragazzi e tante antenne sui tetti.La marca del televisore era Fitre,acronimo,italiano,per “fabbrica italiana radio televisione elettronica”.Oggi quella casa in mezzo al verde chissà dove sarà.L’industria elettronica non c’è più.Hanno chiuso tutte,Mivar,Sinu dyne,tutto scomparso.Che schifo l’autarchia.Meglio importare.Meglio la cassa integrazione.Poveri giovani.

  6. step Rispondi

    21 febbraio 2016 at 15:07

    Così come avviene a livello mondiale, anche a livello europeo decisivo è distinguere tra globalismo economico (che è una buona cosa e che non snatura le identità, posto che l’oggetto sono le merci e non le persone) e globalismo giuridico. La via scelta da Cameron al momento va bene, ma non dimentichiamo che Cameron e similari non combattono contro una società multi-culty ed etno-masochista, anch’essi faranno la fine della Norvegia. Apprezzo l’utilitarismo inglese ma nel lungo termine questo approccio non paga, una prospettiva temporalmente più ampia giocoforza dovrebbe prescindere da risultati immediati.

    In materia economica l’articolo dice il giusto, riguardo partiti come la Lega o Fratelli d’Italia, c’è però da considerare che questi sono gli unici partiti che oppongono una resistenza anche culturale all’Europa: se non si è convinti di essere popolo è inutile anche una battaglia economica, prima occorre la convinzione di essere popolo, non c’entra l’autarchia ma c’entra semmai il rispetto delle identità, della propria e di quella altrui. La vicinanza geografica non rileva, a più lingue corrispondono più popoli. Mostruosità come i cosiddetti “Stati Uniti di Europa” non farebbero che aumentare il tasso di conflittualità tra le diverse genti che albergano in questa parte di mondo, per questo certi concetti vanno combattuti già a un livello culturale e simbolico, cosa che non fa Cameron e che forse non fanno neanche l’ala più dura dei Tories e Farage. Su questo non si può transigere, occorre essere duri, non fascistoidi ma duri.

  7. recarlos79 Rispondi

    22 febbraio 2016 at 15:46

    forse hanno delle buone ragioni per fare quello che stanno facendo. però non è giusto che chi ha scatenato il caos libia per i propri disegni imperiali non venga coinvolto nell’affrontarne le conseguenze. l’italia dovrebbe chiedere i danni all’inghilterra.

  8. Lorenzo Bonù Rispondi

    22 febbraio 2016 at 15:46

    Buongiorno
    ottimo articolo. Manca solo una considerazione di “dettaglio”. L’euro e i suoi effetti di amplificazione degli squilibri tra economie tanto diverse. Infatti il Regno Unito ne è fuori è fuori intende restare.

    • Ernesto Rispondi

      22 febbraio 2016 at 16:31

      L’euro è una moneta assassina.
      Era del tutto evidente sin dall’inizio che una moneta unica europea avrebbe richiesto una perfetta unificazione anche dei sistemi fiscali, bancari, ASSICURATIVI (chissà perché nessuno ne parla mai) di tutti i paesi.
      Invece, l’euro è un’arma di pulizia etnica nelle mani dei tedeschi, che lo usano per soffocare le economie potenzialmente concorrenziali.
      Il cittadino italiano, poi, tipicamente un ladro ed evasore meridionale impiegato statale, gode del denaro gratis che drena dalle tasche dei settentrionali, i quali a loro volta non hanno accesso ai mercati bancario e assicurativo del nord europa, i quali gli permetterebbero quanto meno di avere servizi bancari decenti e a prezzi bassi (invece della porcheria servita a prezzi da strozzo dalle banche italiane semifallite) e a servizi assicurativi variati, reali e a prezzi più bassi anche della metà.
      La saldatura fra meridionali ladri ed evasori, ai quali la situazione di servi fa comodo, e oppressori tedeschi fa sì che la Germania, governata da una destra sui generis, incoraggi (e paghi…) i governi comunisti della periferia, come quello italiano.

  9. roberto zanella Rispondi

    23 febbraio 2016 at 01:12

    ….ma come possiamo immaginare Downtown Abbey invasa da Muezzin che dalle torri lanciano le loro litanie sul campo verdissimo e rasatissimo del Criket ? Dove si inchinano gente palandrata in nero rovinando con le ginocchia il fondo coltivato da almeno 100 anni dai migliori giardinieri di Sua Maestà ? Come possiamo immaginare pensare a Downtown Abbey con le tavolate dell’Ocktober Fest dove una Merkel qualsiasi discute in turco con un venditore di arazzi di Costantinopoli ? La vedete questa Inghilterra ? Io no e neppure Boris Johnson…

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