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Era tutto uno scherzo

Aveva promesso il rilancio del Paese, a suon di riforme. E invece la crescita è stata rivista al ribasso, il debito ha raggiunto il record e le manovre in deficit non fanno che aumentare la spesa pubblica. Sì, la storia del "Renzi leader liberale" era solo un bluff

renzi 3

Si era presentato quale “rottamatore”: un uomo di rottura che avrebbe fatto le riforme. E in qualche circostanza aveva anche lasciato intendere di voler muoversi verso uno stile di governo più responsabile e liberale, e quindi capace di liberalizzare e privatizzare, tenere sotto controllo i conti, eliminare gli sprechi, far funzionare meglio l’apparato. Tutto questo al fine di favorire crescita e rilancio.

Quello slancio è finito quasi subito. Le leggi sul lavoro hanno risposto solo in parte alle attese della nostra economia, né si è proceduto a privatizzare e liberalizzare: come si capisce prestando attenzione a quanto è successo a proposito di Rai, Poste e Ferrovie. Ma il fallimento più grave si è avuto nell’incapacità di ridurre le uscite.

E così Matteo Renzi oggi mostra la corda, condannato dai numeri. La sua novità politica è ormai assai logorata, se si considera che nel 2015 l’Italia ha avuto una crescita inferiore all’1% e che le stesse stime per il 2016 (mai esaltanti) stanno per essere ulteriormente ridimensionate: prima si parlava di un misero +1,4%, ora si è scesi all’1,3% e al dunque è facile prevedere che il risultato potrebbe essere perfino più modesto. Ma i numeri più inquietanti sono quelli che riguardano deficit e debito.

L’indebitamente pubblico, in effetti, non è mai stato tanto alto, superando di il 130% del Pil. Questo perché il deficit continua a essere assai elevato e anche nel 2016 si prevede che sarà del 2,4%. Con questi dati, che parlano di una spesa pubblica quasi incomprimibile, è sostanzialmente impossibile che ci si possa attendere una vera crescita. E in effetti le previsioni non sono rosee.

La battaglia che il premier sta conducendo a Bruxelles in nome della “flessibilità” è la prova provata che ogni proposito riformatore è stato smentito. Quando un democristiano di antica data entra in conflitto con la Merkel e con Juncker per ridimensionare quel vincolo esterno consistente nell’obbligo di tenere in ordine i conti, questo significa che a furia di licenziare gli uomini delle spending review alla fine si è costretti a sbattere la faccia contro la dura legge dei numeri. E questo potrebbe essere solo l’inizio.

Fino a oggi, in effetti, l’ex-sindaco di Firenze si è trovato a operare entro un quadro complessivo esterno in qualche modo favorevole: con uno spread assai basso e ingenti finanziamenti della Bce alle banche chiamate ad acquistare i titoli di Stato. Se però lo scenario dovesse mutare – e in molti già vedono i primi segnali di un quadro complessivo molto deteriorato – le previsioni dovrebbero essere riviste ancor più al ribasso.

Anche in questo la parabola di Renzi pare assai simile a quella di Silvio Berlusconi. Dopo avere annunciato una rivoluzione liberale, il Cav si è mostrato incapace di sfruttare i bassi tassi d’interesse sul debito assicurati dall’euro e ha perfino ripetutamente affidato la gestione dell’economia al colbertiano Tremonti. Allo stesso modo, prima Renzi si è rappresentato come un fattore di discontinuità rispetto alle politiche basate su tasse, spese e debiti, salvo poi dare in mano le scelte economiche a Padoan, schierandosi a difesa dell’esistente.

Ora che – dopo anni di espansione monetaria keynesiana su entrambi i lati dell’Atlantico – il tornado finanziario sembra davvero essere in arrivo (e infatti le borse sono ormai salite sulle montagne russe…), è davvero difficile essere ottimisti. Se tra poco ricorderemo con nostalgia la crisi del 2008 e saremo costretti a fare i conti con un dissesto assai peggiore, il giovin signore di Firenze non potrà reggere a lungo. I signori della Troika saranno costretti a predisporre la loro valigetta e cercare casa a Roma. E nella politica italiana potrebbero aprirsi scenari del tutto nuovi.

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di on 8 febbraio 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Era tutto uno scherzo

  1. Pierluigi Rispondi

    6 febbraio 2016 at 18:22

    “il buon giorno si vede dal mattino” I proverbi sono la cultura popolare. I primi atti del neo primo ministro furono gli 80 euro e l’innalzamento dell’imposta sul capital gain. Di liberale c’è ben poco, anzi tutto il contrario. Chi aveva occhi per vedere e orecchie per intendere non poteva sbagliarsi sulla natura del nostro. Solito populista di sinistra, anche se ben mascherato. Il job act se fosse dipeso da lui e non imposto dalla Ue non l’avrebbe mai fatto. Nulla di nuovo sotto la luce del sole. Quindi completamente d’accordo con Lei: nulla di nuovo sotto la luce del sole di domani e dopodomani.

  2. Marco Rispondi

    6 febbraio 2016 at 19:58

    Si ma il ragazzotto nulla aveva di liberale e nulla aveva in componenti culturali in tal senso.Ha creato i presupposti per un partito di centro con lui ed i suoi accoliti a capo, bisognerà vedere se la cosa Gli riuscirà portando via a tutti i partiti primo fra tutti i voti del pd ,Sicilia docet,con questo maramaldesco modo di produrre politica delle chiacchiere.Abbiamo la troika addosso e non lo vuole dire.Ne parli con quello che lo ha mandato la cioè Napolitano.

    • Pierluigi Rispondi

      7 febbraio 2016 at 12:41

      I consensi e gli appoggi ottenuti da parlamentari per restare al governo sono la più chiara espressione della cultura italiana sul potere: tradire il mandante pur di comandare. Cioè la completa inaffidabilità. Non lo possono affermare palesemente, ma in nord Europa lo sapevano, storia insegna quante volte siamo stati voltagabbana, e lo vedono confermato in questi tempi.
      La flessibilità sui conti non è concessa non tanto perchè sono dei volgari ragionieri, quanto perchè appunto non siamo affidabili. Certo, noi copriamo il tutto aggredendoli con l’epiteto “burocrati”.

  3. sante Rispondi

    7 febbraio 2016 at 11:58

    a volte i democristiani 2.0 sono una release peggiore degli 1.0.
    il boy scout ha solo “tirato” in mezzo alla strada
    le vecchiette PD, qnd passava il TIR.
    Conoscete tutti l’epilogo della triste storia.

  4. adriano Rispondi

    7 febbraio 2016 at 13:24

    “Si era presentato quale rottamatore…”Ma lei ha visto le immagini grottesche delle conferenze con i diagrammi alla lavagna?Come si fa ad avere fiducia di fronte ad uno spettacolo ridicolo come quello?Ma quale crescita.Per avere un più striminzito abbiamo dovuto inventarci altri dati di fantasia ,oltre a quelli sul sommerso consueto, su quello criminale e truccare il resto.”Se però lo scenario dovesse mutare..”Se?A parte la dietrologia che vede Berlino manovrare di nuovo come nel 2011,nel 2019 il signor Draghi se ne va e probabilmente finisce la cuccagna della stampa.Può darsi che la troika predisponga la “valigietta”.Chi non lo farà sarà la nostra nomenclatura a cominciare dal “giovin signore”che a me risulta insopportabile ma che ai sondaggi piace.Come dire che è il meglio che c’è.

  5. luigi bandiera Rispondi

    7 febbraio 2016 at 13:54

    Ci tengo a ripetere un concetto che dovrebbe far pensare molto, specie i creduloni filo…

    In aritmetica 1+1= a 2.
    In politica l’1+1 l’e = a QUELLO CHE SI VUOLE.

    Detto cio’, mai fidarsi delle parole dei politicanti. Regola UNIVERSALE e vale per tutti i scesi in campo..!

    Certo, se non sparano non vincono: come in una qualsiasi guerra.

    L’e’ che le loro cannonate sono purtroppo e o per fortuna per noi, sempre a SALVE. Infatti, fanno solo tanto rumore..!

    Rimane, per noi, una constatazione che:
    l’= e’ sempre secondo la volonta’ del BANCO che vince sempre e fa QUEL CHE VUOLE. Sicuramente per stare in trono e non per il bene nostrum…

    An salam

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