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Bestiario tragicomico della Cirinnà

Dalla guerra delle piazze all'aula vuota del Senato, dagli psicodrammi familiari di Arcore agli uteri in affitto dichiarati con orgoglio, il voto sulla legge è diventato il simbolo del teatrino della politica italiana, e della sua inadeguatezza bipartisan...

La senatrice Monica Cirinna' in aula del Senato durante la discussione sulle unioni civili, Roma, 2 febbraio 2016. ANSA/ALESSANDRO DI MEO

Finisca come deve finire, ma domani, finalmente, ci saremo liberati dal tormentone Cirinnà e da tutti gli orrori verbali, comportamentali e naturalmente bipartisan che da settimane infestano il dibattito politico italiano.

Il ddl sulle unioni civili – e sulla stepchild adoption – sarà votato martedì mattina in Senato. Senza entrare nel merito del testo e di come sarà risolta la questione, ci limitiamo a ripercorrere questi mesi di discussioni in aula, sui giornali e nelle piazze, evidenziando come il dibattito che si è formato attorno a questo tema – controverso e delicato, per carità – sia il simbolo perfetto della mediocrità con cui, fuori e dentro il Parlamento, in Italia si discute di temi fondamentali. E ci sarebbe ben poco da ridere se i fatti accaduti in questi mesi non fossero davvero comici. Roba che nemmeno la fantasia di Crozza riuscirebbe a partorire.

Iniziamo con la pietra dello scandalo, quella per cui molti complottisti di mestiere hanno urlato alla legge ad personam: il senatore Sergio Lo Giudice, uno dei firmatari del testo, che si fa intervistare dalle Iene con suo marito (sposato in Belgio) sventolando con orgoglio l’acquisto di un figlio negli Stati Uniti tramite la pratica della maternità surrogata, cioè dell’utero in affitto. Una faccenda barbara e illegale di cui c’è davvero poco da vantarsi. Sempre per il genere avanspettacolo, abbiamo anche due parlamentari omosessuali che cercano di baciarsi in aula, un portaborse che cerca goffamente di fermarli e un Giovanardi che insorge, nel nome del Pudore: «Indecoroso!». Per chiudere con un Calderoli (sic!) che ammonisce tutti a non dare il cattivo esempio.

Ci sono le piazze piene, più o meno strumentalizzate, che stridono con l’aula vuota in maniera desolante, in cui si discute il testo. Ci sono le guerre dei palazzi e le gaffes istituzionali con le scritte di Roberto Maroni pro “Family Day” a tutte luci sul Pirellone; c’è l’opposizione che s’indigna salvo poi applaudire Giuliano Pisapia se usa piazza della Scala e palazzo Marino per far sfilare le bandiere arcobaleno; c’è la terza carica dello Stato, la presidente della Camera Laura Boldrini che, senza troppi giri di parole, suggerisce al Parlamento come votare. Con buona pace del principio democratico di garanzia e rappresentanza di tutti i cittadini in qualità di elettori, che va un po’ a farsi benedire. Ci sono le guerre dei cortei: “Eravate quattro gatti, ma no eravamo più noi, ma no noi…”. E poi, pediatri contro psichiatri, “lobby cattoliche” contro “lobby gay”.

C’è persino lo psicodramma familiare di Arcore, dove una Francesca Pascale paladina dei diritti Lgbt bacchetta un Silvio che, persuaso «da quei bigotti del suo partito», si schiera contro le unioni civili. E che dire dei tweet di Roberto Formigoni? «L’odore della sconfitta sul ddl Cirinnà sta procurando crisi isteriche gravi su gay, lesbiche, bi-transessuali e checche varie. Non è bello poverini».  Per non parlare di quel consigliere ligure della Lega che, con grande candore la spara così: «Se avessi un figlio gay lo butterei in una caldaia e gli darei fuoco». Olé.

E ancora: i nastri arcobaleno e il politically correct del Festival di Sanremo, le interviste deliranti della senatrice Cirinnà a Repubblica che ormai si sente la salvatrice della Patria, le migliaia di emendamenti a vanvera della Lega e le minacce del Pd di canguri e supercanguri (pure!). Persino la Cei riesce a dare spettacolo con una lite a suon di titoli di giornale tra il cardinale Bagnasco e monsignor Galantino: il primo cazziato dal secondo, dopo essere già stato ripreso da giornalisti (Mentana e il suo Tg in testa) e da Renzi in persona perché macchiatosi del terribile peccato di ingerenza, avendo pubblicamente dichiarato di auspicare il voto segreto.

Ce n’è per tutti i gusti, per tutti i partiti e per tutti i credo. E tutti, davvero tutti, in questa occasione hanno mostrato il loro volto peggiore. Dai, nel giro di una settimana dovrebbe essere finita.

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di on 15 febbraio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Bestiario tragicomico della Cirinnà

  1. Emilia Rispondi

    15 febbraio 2016 at 11:36

    Mi chiedo dove andremo a finire. Certo che in questa confusione chi ne rimarrà cotto é il parolaio fiorentino.

  2. Emilia Rispondi

    15 febbraio 2016 at 11:36

    Mi chiedo dove andremo a finire. Certo che in questa confusione chi ne rimarrà cotto é il parolaio fiorentino.

  3. Marco Rispondi

    15 febbraio 2016 at 13:12

    Ottimo colpo questa Cirinna’ che fa dimenticare anche con divertenti strafalcioni i problemi del paese che ci stanno portando al commissari entro.Per questa donna sarà sempre una bella giornata.Ma glielo doveva dire .

  4. cerberus Rispondi

    15 febbraio 2016 at 21:29

    Quanto tempo prezioso buttato nel wc (water cirinna).

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