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Appello ai politici milanesi: “sromanizzatevi”

duomo milanoSabato, sul Corriere della Sera, in un editoriale intitolato “Se i politici aspettano le piazze”, Michele Ainis ha portato alla luce una “malattia” molto italiana: «È un dovere etico, politico e giuridico reggere anche il peso di decisioni impopolari, se lo reclama l’interesse generale. Governare significa scontentare, diceva Anatole France». E ancora: «Chi governa deve sfornare testi, non proteste…una politica debole, in crisi di fiducia popolare, che insegue perciò l’ultimo sondaggio, l’ultimo dato d’ascolto in tv». Terribile. Assurdo. Vero. Tragico!

Siamo in presenza di una morbo inguaribile? No, ma servirebbe un miracolo. Parliamone, e cominciamo da Milano. Sempre sul Corriere della Sera, in un altro recente fondo di Ernesto Galli della Loggia, “Due capitali non fanno una nazione”, Milano viene descritta così: «Qui è innanzi tutto la cultura del fare, dell’intraprendere, del commercio, che scava un invalicabile fossato tra la propria innata praticità e l’astrattezza procedurale della macchina burocratico-statale». Malgrado la nostra “cultura del fare”, dunque, la crisi si è sentita anche a Milano, e questi anni sono stati davvero duri. Ma col 2015 l’aria è cambiata. Grazie anche all’ Expo, hanno ricominciato ad arrivare investimenti dall’estero: siamo un nodo sempre più significativo della rete globale. Quel sota a ti se viv la vita di Giovanni D’Anzi non si riferisce solo a economia, trasporti ecc ma anche alla vita culturale. In questo periodo Milano è straordinaria. Il Piccolo Teatro fa più abbonamenti del Milan o dell’Inter, e ogni giorno c’è l’imbarazzo della scelta tra gli incontri organizzati da decine di istituzioni: l’Istituto Bruno Leoni, l’ISPI, la Società Svizzera di Milano, Ruling, l’Associazione Giorgio Ambrosoli, L’AIAF Associazione degli analisti Finanziari, Ned Community, L’Istituto culturale Ceco, la Fondazione Giannino Bassetti, Transparency e tantissimi altri.

Purtroppo, però, nel “modo di fare politica” Milano è ancora molto romana. I tempi sono maturi per un “Miracolo a Milano”? Riuscirò prima di andare all’altro mondo a vedere, almeno qui a Milano, partiti diversi che lavorano assieme per i cittadini, lasciando al resto d’Italia l’assurda prassi di partiti sempre in lotta tra di loro per gestire il potere e pensando solo e sempre ai voti delle prossime elezioni per continuare ad avere un lavoro (professione: politico) e per continuare a gestire il potere?
Più di 50 anni fa, nel 1964, Gianfranco Miglio scriveva che «Destra e sinistra, conservazione e innovazione sono categorie che acquistano valore soltanto nelle fasi di transito da una antica ad una nuova classe politica: quando quest’ultima si è veramente consolidata esse scompaiono e rimane soltanto l’amministrazione, cioè il vero governo” (Università Cattolica, prolusione all’anno accademico 1964/65). Da quello che sento e leggo in questi giorni, devo dire che purtroppo i tempi non sono maturi: con la politica siamo ancora nel medioevo. Persino Sala ha dovuto arrampicarsi sugli specchi invece di dire “Signori, sono un bravo amministratore. Se mi volete sono a disposizione. Altrimenti me ne farò una ragione, tanti saluti e amici come prima”. La Politica si dovrebbe fare nel rispetto del sistema di milizia.

Il “Miracolo a Milano” è bloccato da due miti a mio giudizio tragicamente dannosi e profondamente sbagliati: 1) La “lotta continua”, 2) L’ “inciucio”.

1) La “lotta continua“. Anno 1992, ero senatore da poche settimane. Ugo Sposetti, del Partito Democratico della Sinistra, in aula parla del debito pubblico e dice una cosa giusta. Se ricordo bene (è passato quasi un quarto di secolo) aveva citato il peso che trasferiamo sulle spalle delle generazioni future. Finisce e io applaudo. “Pagliarini, cosa fai?” “Eh, applaudo…ha detto cose giuste”. “Nooooo, non si applaudono mai i nemici politici”. Ma perché in politica ci devono essere i “nemici”? Non ha senso.

2) L”‘inciucio“. È assurdo ma funziona così: se gli “altri, gli avversari, i cattivi, i nemici”, propongono una riforma giusta, tu se sei all’opposizione la devi comunque bloccare. E viceversa quando al governo ci sei tu. Così il paese resta fermo. Mi faccio aiutare dal fondo “Perchè amo questo paese” che Giancarlo Dilemma ha pubblicato il 31 Luglio 2010 sul Corriere del Ticino il giorno prima del “compleanno” della Confederazione Svizzera: «Amo questo paese anche perché mi ha insegnato a vivere e condividere alcuni valori fondamentali ….nella consapevolezza che si fondano certo sulla salvaguardia dei miei diritti, ma altrettanto sul rispetto di quelli degli altri e sulla ricerca di un comune terreno d’intesa. Un esercizio quotidiano faticoso, a volte difficile, che richiede sopratutto pazienza e perseveranza. E che porta spesso a dover accettare dei compromessi. Parola sgradita a chi si accontenta degli stereotipi. Non a chi è consapevole del suo significato originario, cioè “mettere insieme per uno scopo”. La ricerca di un comune terreno d’intesa. In Svizzera lo chiamano “Formula magica” , e da sei anni sono il paese più competitivo del mondo, davanti a grandi e piccoli Stati (Germania, Stati Uniti, Singapore, Qatar ecc) . Si veda la classifica di competitività del World Economic Forum. Da noi lo chiamano inciucio: serve sempre un nemico di cui parlare male, altrimenti ti tocca dire quello che vuoi fare e per dirlo bisogna avere il coraggio delle idee. Merce rara: è molto più facile criticare i “nemici”. Chissà quando riuscirò a vedere a Palazzo Marino una giunta composta dai rappresentanti dei maggiori partiti dove si decide in modo collegiale e dove tutti gli assessori sono tenuti “a difendere le decisioni verso l’esterno, anche nel caso in cui esse non corrispondono alla propria opinione personale o alla posizione assunta dal proprio partito”.

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di on 2 febbraio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

5 commenti a Appello ai politici milanesi: “sromanizzatevi”

  1. marco Rispondi

    1 febbraio 2016 at 13:31

    E come fanno…questi bravi politici sono sinistri a pieno titolo,la sinistra è statalista ricca di socialismo reale,la capitale del paese che vogliono ben unito è Roma ed ecco il bel sillogismo:i politici sinistri milanesi amano il paese unito con Roma capitale a dare unità e quindi onore a Roma ed alle sue derivazioni…per ovvio da deriva.

  2. Ernesto Rispondi

    1 febbraio 2016 at 16:12

    E’ formidabile come Pagliarini, eletto in parlamento per una Lega nemmeno indipendentista, ma veementemente secessionista, non abbia capito un’acca sulla natura del dominio romano del settentrione, sul progetto politico marxista-leninista delle dittature-nazione dentro all’Unione Sovietica Europea, sulla natura consociativa mafia-evasione-olitica che i ladri meridionali portano avanti anche in parlamento, assieme ai comunisti emiliani e toscani, per asservire il nord. Con certi fenomeni come Pagliarini a fingere di essere secessionisti, il destino della Lega Nord era segnato nella culla. 24 anni persi dietro a gente che quando vede il tricolore italiano si commuove e parla di nazione, mentre a un milanese che si rispetti dovrebbe venir voglia di raccogliere una pietra da terra. Siamo davvero in una botte di ferro…

  3. LUCANO Rispondi

    2 febbraio 2016 at 09:31

    …la natura consociativa mafia-evasione-olitica che i ladri meridionali portano avanti anche in parlamento, assieme ai comunisti emiliani e toscani, per asservire il nord…
    ernesto cambia spacciatore

    • Ernesto Rispondi

      2 febbraio 2016 at 10:05

      Ah, quando scrivi qualcosa di inconfutabile, spunta il commissario politico con le sue altissime capacità argomentative: insulto, pernacchia e scorreggia cerebrale. I meridionali…

  4. LUCANO Rispondi

    2 febbraio 2016 at 15:32

    natura consociativa mafia-evasione-olitica che i ladri meridionali portano avanti anche in parlamento, assieme ai comunisti emiliani e toscani, per asservire il nord sarebbe una verità inconfutabile???

    chi comanda in Italia? dove sono le banche e le istituzioni finanziarie piu’ grandi ed influenti? i giornali? le Tv? la confindustria? di dov’è la classe politica che ha governato (si fa per dire) negli ultimi 20 anni?

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