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Verdini si “affilia” al Pd e uccide la politica

verdini renzi

Da occasionale stampella del governo a strutturale affiliazione. Mancava solo questo a Denis Verdini per chiudere definitivamente la sua parabola discendente. La sua formazione, Ala destra del Partito della Nazione, sta per diventare costola fissa della maggioranza: «Alle prossime elezioni non saremo una componente del Partito democratico, ma qualcosa che si affilia», ha dichiarato l’ex coordinatore di Forza Italia. Cercando di essere il più esplicito possibile: «Noi siamo pronti a sostenere il governo anche su altre riforme liberali che dovesse presentare». E, dando il colpo finale alla politica: «Fra un paio d’anni ci saranno tre grandi leadership, quella di Renzi, quella di Grillo e quella di Salvini, e io mi pongo nei panni di un italiano che deve votare Renzi, e ci sarà chi per votare Renzi avrà dei problemi, perché è sempre del Pd. Noi abbiamo l’ambizione di farlo votare a chi non lo voterebbe».

L’Am-bi-zio-ne. Cioè, la massima aspirazione politica di un gruppo di parlamentari che fino a ieri era all’opposizione è quella di fare in modo che i propri (ex) elettori vadano a votare il partito che, in un paese normale con una logica normale, dovrebbe essere l’avversario. Non c’è che dire, un capolavoro politico con i fiocchi. Il tutto confezionato in una sorta di manifesto dell’affiliazione che, con una certa infelicità semantica, ricorda loschi inciuci. E alla fine, politicamente parlando, proprio di questo si parla: di patti e accordini stretti non certo nel più volte dichiarato bene superiore del Paese, ma nel semplice interesse di garantirsi un posto in Parlamento. Magari per far passare leggi e riforme che gli stessi membri della suddetta Ala, qualche anno fa, non avrebbero fatto passare nemmeno sotto tortura.”È la politica, bellezza”, direbbero alcuni. Ma noi non ci stiamo, è se mai, il tramonto della politica. Che ora si sta consumando con l’appoggio alle riforme costituzionali, ma che potrebbe andare oltre: «Anche se», alle prossime elezioni, «il Pd ottenesse 340 deputati, vuoi che un 10 per cento non siano della sinistra anti Renzi? A quel punto ci saremmo noi».

E noi che pensavamo, un paio d’anni fa, che il Patto del Nazareno fosse un’eccezione alla regola. Poveri illusi: l’inciucio, l’obbrobrio del Partito della Nazione è diventato ormai la regola. Qualunque sia il tema all’ordine del giorno, quali che siano i valori in gioco. Del resto, lo aveva detto Giuliano Ferrara qualche tempo fa: «Il caso Verdini è semplice, senza di lui non ci sarebbe il governo Renzi». C’aveva visto lungo, Ferarra. Qualcuno dunque ci salvi dal verdinismo. Chi può farlo? Ironia della sorte, il referendum proprio su quelle riforme costituzionali passate con la stampella – ops, l’affiliazione – dell’ala destra del non-Pd.

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di on 20 gennaio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a Verdini si “affilia” al Pd e uccide la politica

  1. pupi Rispondi

    20 gennaio 2016 at 15:49

    Niente di nuovo sotto il sole. Questa pratica affonda nei comportamenti usuali degli Italiani in politica. Sin dai tempi del trasformismo di Giolitti fino alla politica dei due Forni di andreottiana memoria.Parigi val bene una messa.

  2. Ernesto Rispondi

    20 gennaio 2016 at 21:41

    E comunque, indovinate chi ha salvato il Governo nella votazione di stasera? I 3 del “Fare” di Tosi. Una volta traditore, per sempre traditore.

  3. Pingback: Facce inquietanti – Daniel DIBISCEGLIE, di DESTRA a testa alta!

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