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L’agenda geopolitica del 2016

Dall'impatto della crisi mediorientale sulla nostra economia (Isis, Libia, Siria e nucleare iraniano) ai nuovi squilibri cinesi fino al ritorno della crescita Usa. Tutti gli snodi che ci attendono (ma Renzi li sa?)

Globe is showing world and place in the chess piecesIl 20 gennaio inizia a Davos il World Economic Forum tra centinaia di leaders della politica e dell’economia. L’edizione di quest’anno sarà: Dominio e controllo – ‘mastering’ – della Quarta Rivoluzione Industriale. Argomento suggestivo se si pensa alle difficoltà della Cina a governare il proprio mercato finanziario. Davos sarà anche l’occasione per evocare la preoccupazione, forse filosofica ma per niente astratta, espressa mesi fa da Stephen Hawking. La dilatazione nell’utilizzo dei “metadati” da parte di sistemi che si autogovernano non farà confliggere l’intelligenza artificiale con il “dominio e controllo” dell’uomo? Dopo la Prima Rivoluzione Industriale, delle macchine, la Seconda della produzione di massa, la Terza dell’informatizzazione, stiamo vivendo nella Quarta Rivoluzione Industriale trasformazioni assai più repentine. Esse coinvolgono produzione, distribuzione, consumo; sono alimentate da progressi scientifici e tecnologici sorprendenti; mutano radicalmente la società in cui viviamo.

1. Impatto delle crisi regionali sull’economia: Isis, Libia, Siria, Iran.

I rivolgimenti geopolitici degli ultimi mesi, scrive Christine Lagarde (FMI) in preparazione di Davos, sono destinati ad avere nel 2016 un impatto molto rilevante anche sull’economia. Terrorismo jihadista e ondata migratoria in Europa sono sintomo di tensioni nel Grande Mediterraneo. Divampano anche in altre regioni. Alimentano un flusso globale di 60 milioni di rifugiati. Sono i conflitti che si avvicinano pericolosamente all’Europa che vedono soprattutto l’Italia in prima linea. Il camion bomba fatto esplodere nei giorni scorsi dallo Stato Islamico a Zliten ha causato centinaia di morti e feriti. Tra le vittime, i cadetti della Guardia Costiera formati per contrastare il traffico dei migranti. Si intensificano attacchi verso il petrolio di Ras Lanouf e i tesori di Sabrata che in molti prevedevamo da tempo, mentre Renzi continuava a sdrammatizzare. L’obiettivo è reperire risorse attraverso i migranti, il petrolio e le opere d’arte. In Siria esse stanno prosciugandosi. Ma migranti e greggio procurano fondi e uomini essenziali agli attacchi dell’Isis all’Europa e all’Italia annunciati da Baghdadi. È perciò sconcertante che la discussione nel Governo su controllo e sanzioni per l’immigrazione clandestina stia zigzagando su terreni ideologici invece di concentrarsi su contrasto al terrorismo e radicalizzazione come avviene in Francia e in Gran Bretagna. Persino Berlino che la scorsa estate aveva promesso-facendo del Cancelliere Merkel l’eroina europea- incondizionata accoglienza ai migranti sta adottando severe sanzioni, rimpatri e respingimenti.

Gli ultimi affondi dello Stato Islamico in Libia – e Renzi ne riconosce la gravità solo ora – vogliono impedire la creazione di un Governo di Unità nazionale perché questo passo è decisivo per contrastare militarmente l’Isis, forte in Libia di almeno diecimila terroristi, provenienti da Tunisia, Siria, Iraq, Sahel, ai quali si aggiungono entità tribali e terroristiche locali come Ansar al Sharia. Da Sirte, in pochi mesi, il “Califfato” ha esteso le sue operazioni. Controllerebbe tre, quattrocento chilometri di costa. La prossimità dell’Isis ai campi petroliferi in Libia richiederà inoltre un elevatissimo livello di guardia su “facili affari” con oscuri mediatori che a qualcuno potrebbero venire in mente a scapito della nostra sicurezza .

Si può facilmente capire che in Libia serve, con urgenza, un impegno militare molto considerevole. Deve essere ricostruito un apparato di sicurezza nazionale sotto un’unica autorità politica. Pensare che bastino poche migliaia di uomini – si è parlato di seimila uomini quando regola base e’ sempre un rapporto di “tre a uno”, quindi una forza di almeno 30/40.000 militari – per compiti tanto complessi è fantascienza; ancor più se si pensa di utilizzare “peacekeepers Onu” idonei all’”interposizione” ma non all’antiterrorismo. Tanto è vero che la Comunità internazionale si è sempre affidata per tale tipo di operazioni a “coalitions of the willing” tra eserciti moderni e Libiaadeguatamente addestrati, sotto mandato del Consiglio di Sicurezza o di altre forme di legittimazione internazionale.

L’urgente pianificazione di una forza multinazionale per la Libia è necessaria per due ordini di considerazioni: 1) la creazione di un “cordone sanitario” sulle coste libiche e, con il consenso dei Paesi confinanti, ai confini terrestri del paese; 2) la manifestazione di una precisa volontà politica nei confronti dei movimenti e formazioni Jihadiste dentro e fuori la Libia. La cosa più dannosa sarebbe una riproposizione del “modulo siriano” con bombardamenti mirati o “a tappeto” e obiettivi politici contrastanti tra i Paesi parte della campagna aerea.

Continua a pagina 2

 

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di on 17 gennaio 2016. Filed under Editoriale. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

3 commenti a L’agenda geopolitica del 2016

  1. Marco Rispondi

    12 gennaio 2016 at 16:59

    Come sempre riesce difficile commentare quanto Terzi ci offre ma il quadro che se ne evince non è felice e le soluzioni sembrano ancora più lontane.Grazie comunque.

  2. Aldo Tufano Rispondi

    25 gennaio 2016 at 05:34

    Egregio Ambasciatore, dopo aver letto il suo interessante articolo, ho la sensazione che chi dovrebbe attuare piani concreti di intervento e soluzioni drastiche per i problemi, che a grandi linee tutti conosciamo; ma che Lei avendo altre fonti e vicinanza, ha cosi bene esposto, Non abbia le idee molto chiare. Ciò sarebbe gravissimo, e mi auguro quindi che Lei, questa volta, possa aver male valutato le intenzioni del nostro Presidente del Consiglio.Ora se devo esprimere un mio modesto pensiero, devo dire che il comportamento, almeno per quanto riguarda gli ultimi fatti, sia stato: saggio e prudente. Saggio perché ha individuato nei governanti francesi la responsabilità di ciò che è avvenuto in Libia, senza per questo accusarli in maniera da portare il nostro Paese in una contra opposizione pericolosa e poco saggia, appunto. Prudente perché non a seguito la “moda”, come lui stesso, la definita: “bombarola”;Anche e sopra tutto nei bombardamenti in Siria. Come ripeto: adesso vorrei, se fosse possibile, che Lei mi possa confermare e confortare, questa sensazione sgradevole che ancora sento.

  3. assia silvia baiamonte Rispondi

    26 gennaio 2016 at 15:32

    EGREGIO AMBASCIATORE condivido gran parte delle sue lucide analisi, ma valgono qualcosa nel mondo attuale? nel ventesimo secolo seguivamo la speranza di un pianeta abitato da cittadini , liberi dai bisogni fondamentali, liberi di esprimere le proprie convinzioni. Magari si partiva da punti di vista diversi, ma l’obiettivo era lo stesso. Ora sembra che il pianeta rotoli non si sa verso dove. Forse sarà il millennio dei musulmani, i cittadini torneranno ad essere individuati dalla appartenenza religiosa. e avranno secoli di lotte sanguinose perché dopo avere annientato questi quattro narcisisti di cristiani infertili, dovranno pur affrontare il gigante cinese che sornione si gode lo spettacolo. Noi così detti occidentali stiamo naufragando perché gli Stati Uniti non sono interessati a noi, in modo miope, ma così è, e abbiamo ancora l’arroganza di levare le sanzioni all’ Iran e imporle a Putin che ,ci piaccia o meno, è l’unico ad avere una visione salvifica della nostra società . mai avrei creduto di doverlo ammettere. Spero che le persone come lei continuino a fare cose che si sarebbero fatte nel secolo scorso e che si sortisca qualche risultato. cordialmente

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