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Perché il buon cristiano si ribella al Fisco tiranno

La Dottrina sociale della Chiesa insegna che non bisogna dare tutto a Cesare, soprattutto se Cesare fa il despota. Checché ne dica Mattarella, quando le tasse sono ingiuste occorre resistere. Come in Italia, dove la pressione fiscale è arrivata al 65%...

tasse

Contro la tirannia fiscale esiste la legittima difesa, e la dottrina sociale della Chiesa Cattolica la benedice. Reagendo al discorso di Capodanno del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che ha indicato nell’evasione fiscale il principale problema dell’economia italiana, lo mette nero su bianco il noto sociologo Massimo Introvigne. La stessa idea l’ha messa sempre nero su bianco pure il sottoscritto, redigendo la “voce” Fisco per le 550 e passa pagine del Dizionario elementare di apologetica, pubblicato qualche giorno prima di Natale dall’Istituto di Apologetica di Milano. È l’occasione buona per un piccolo “catechismo” a uso del cittadino esasperato.

Dove l’evasione fiscale pesa di più sul Pil? In Danimarca, Svezia e Norvegia (1,7%), ossia nei Paesi della “socialdemocrazia dalla culla alla bara” in cui le tasse sono altissime. Dove pesa di meno? Negli Stati Uniti (0,5%), in cui la libera intrapresa e la certezza del diritto sono, nonostante tutto, reali, controbilanciando tasse che, per quanto elevate, non sono certo quelle del socialismo scandinavo. E l’Italia? Il peso dell’evasione fiscale è di poco inferiore a quello della Scandinavia socialdemocratica (1,5%). Anche un cieco vedrebbe che maggiore è la pressione fiscale, maggiore è l’evasione.

Qual è la ricetta statalista? L’aumento ulteriore delle tasse, che semplicemente allarga l’evasione, spingendo il sistema in una spirale aberrante. Stante che evadere le tasse è un reato e quindi non si deve fare, qual è l’unica soluzione concreta possibile all’evasione fiscale? Abbassare di botto le tasse.

Lo afferma il Dizionario di dottrina sociale della Chiesa realizzato nel 2005 dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, lo dice persino la Banca Mondiale, secondo la quale in Italia il carico fiscale complessivo (imposte indirette comprese) è del 65,4%. Anzi di più, perché (ricorda Introvigne) il calcolo vale per i single: «Non siamo abituati a riflettere sul dato reale, ma è tecnicamente spaventoso: se guadagniamo mille euro e siamo sposati e con figli, alla fine ne daremo 680 direttamente o indirettamente al fisco. E se lavoriamo cento giorni, di questi 68 saranno destinati unicamente a soddisfare il fisco e solo 32 a guadagnare per noi e i nostri figli».

Come s’intitola questo film horror? Persecuzione fiscale, secondo la definizione del giornalista economico Mario Salvatorelli (1920-1997), oppure «inferno d’Europa», secondo l’International Business Times.

Al cattolico che si facesse scrupoli va subito ricordato che la legittimità della leva fiscale è una caso specifico della legittimità del governo politico, di cui lo Stato moderno è una forma. Se un determinato governo politico è legittimo, lo è anche il suo potere alla leva fiscale. Il cattolico non è cioè tenuto all’accettazione acritica di qualsiasi governo politico, dunque di qualsiasi leva fiscale. Se un governo politico è illegittimo, o legittimo ma dispotico, sono o diventano – del tutto o in parte – illegittime anche le sue prerogative, tra le quali la leva fiscale. Del resto, anche un governo legittimo non dispotico può imporre una tassazione esagerata o ingiusta. E al governo illegittimo o ingiusto è moralmente legittimo resistere e opporsi, dunque lo è anche resistere e opporsi alle sue prerogative parzialmente o completamente illegittime. Analogamente, è moralmente legittimo resistere e opporsi a prerogative di per sé legittime che però un governo pur legittimo esercita in modo ingiusto e dispotico. Quale parte del cattolicissimo “le tasse al 65,4% sono un furto legalizzato” non capisce il presidente democristiano Sergio Mattarella?

Il consiglio che il succitato Dizionario di dottrina sociale della Chiesa dà ai cittadini tartassati è quello di «contestare le tasse che essi considerano ingiuste». A inizio 2016 è ora che i cittadini vincano l’irrespirabilità dello smog radunandosi pacifici ma tosti in piazza anche se piove-governo-ladro per difendersi legittimamente come tanti Robin Hood, il quale non “rubava ai ricchi per ridistribuire ai poveri” giacché non era comunista, ma, crociato della proprietà privata, ritornava ai derubati il maltolto dallo sceriffo di Nottingham. Con la benedizione di fra’ Tuck.

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di on 6 gennaio 2016. Filed under Economia. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

4 commenti a Perché il buon cristiano si ribella al Fisco tiranno

  1. Aurelio Rispondi

    6 gennaio 2016 at 09:22

    Ma noi i Robin Hood dove li troviamo in questo paese in cui metà per povertà ed incapacità vive totalmente a carico dell’altra metà’ che viene massacrata fino a far fallire o scappare.Eppoi i Robin Hood dovrebbero trovare una ricchezza che non esiste più.Tutti finiremo per arruolarci da poveri e disperati,tranne i governanti e gli statali che il problema non hanno anzi sono il problema,con il giustiziere ed alla fine ci faremo la guerra tra poveri.E questa chiesa non sembra essere diversa.

  2. alberto Rispondi

    6 gennaio 2016 at 12:36

    “Lo Stato è il problema, non la soluzione.” Ronald Reagan

  3. Lorenzo C Rispondi

    6 gennaio 2016 at 22:16

    Per il buon e vero cristiano il significato di dare a “Cesare quel che è di Cesare” è di vivere appieno nel mondo, lottare per ciò che è giusto, combattere quello che è ingiusto. Non vuol dire pagate le tasse e mosca, non vuol dire fare l’asceta della società. Concetto modernissimo espresso 2000 anni fa.

  4. NICOLA Rispondi

    6 maggio 2016 at 22:38

    In questa nazione vengono tassati solo i privati ,tutti coloro che con un po’ di ingegno e immaginazione si danno da fare …non ci sono piu’ parole …possa il tempo che passa sconfiggere la vigliaccheria di chi in questi istanti ha il potere di inventare nuove tasse sulla proprieta’ privata , sul decadimento dell’istruzione dei nostri ragazzi , la distruzione di tutto il tessuto industriale italiano fatto di migliaia di piccoli e grandi imprenditori !

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