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Prigione Forza Italia

ITALY POLITICS GOVERNMENTI sondaggi sono solo sondaggi, non sempre reali, non sempre azzeccati, non sempre puntuali rispetto all’emotività dell’elettore che può cambiare idea. Ma quando urlano che Forza Italia è sotto la soglia del 10% diventano un cazzotto in pieno stomaco centro-destrorso abbastanza potente da non poter essere ignorato. Non c’è sorpresa, non è una novità politica: il partito di Silvio Berlusconi tracolla.

È la fine di una parabola che non è stata rapida e priva di sintomi, il berlusconismo s’è smantellato pezzo per pezzo dall’interno. Renzi, che ha cambiato volto alla sinistra ricostituendo la Balena Bianca, in questo teatrino decadente ha fatto solo da comparsa, quella che entra al momento giusto ma nulla più. Il merito dello sfacelo è tutto lì, nella casa forzista che fu delle libertà. Quella mai in grado di figliare scuola politica, militanza vera e di sostituire i suoi vertici. La nave affonda e anche i violini hanno smesso di suonare. Il populismo incassa quel che deve incassare, la fame e l’ignoranza della gente, e non c’è scout più felice del Matteo. Il notaio è pronto a nascondere sotto il tappeto il simbolo, si va di liste civiche forse, forse no, forse sì, bisogna capire chi la vince in quest’ultimo marginale scontro interno. E la prigione del centrodestra si fa sempre più angusta, perché il Cav. da soluzione s’è mutato in carnefice, paralizzando ogni slancio di rinnovamento, cannibalizzando ogni nuova via per chi non vuole né può cedere al salvinismo imperante cui lui è stato costretto a chinarsi. Niente primarie, niente morte del partito, niente crescita dello stesso, killeraggio sistematico di ogni capannello liberale. Una serie assortita di insuccessi al governo e di partite giocate male fuori da esso. Certo, Silvio, il grande, era in grado di salvare l’insalvabile, capitalizzava voti al ’92esimo ma il linguaggio è cambiato, lui è invecchiato e il tessuto produttivo davvero non ce la fa più, non può più accontentarsi di nostalgie intitolate al ’94 che oggi vedono sostituito ad Antonio Martino Maria Rosaria Rossi. Quindi gli ammiccamenti forzisti alla Lega Nord affossano terze vie, il serbatoio di energie e voti che ancora potrebbe essere convertito va al macero mentre molti moderati si accasciano ai piedi di Renzi, infelici come non credevano di poter essere. Intanto le aree minoritarie si disperdono e il Paese resta in balia di imposte troppo alte, crescita assente e riforme farlocche. Forza Italia è una prigione, che fa comodo a tutti tranne che agli italiani. E da vedere è davvero brutto.

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di on 5 gennaio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Prigione Forza Italia

  1. Aurelio Rispondi

    5 gennaio 2016 at 09:48

    Gran peccato ,lui ,la divinità padrone,l’ha creata e poi stanco o stancato la distrugge.Dimentica i vent’anni che la gente votante ha trascorso per lui o con lui.Gran peccato ma da un uomo che non molla per le sue aziende ormai vi è poco da espettarsi se non chiacchiere di rilancio ed assuefazione ad altri che non lo sopportano se non continuare a portargli via i votanti.

  2. aquilone Rispondi

    5 gennaio 2016 at 11:39

    Di Berlusconi bisognerebbe capire una cosa: il primo Berlusconi, l’imprenditore, era un accentratore o uno che sapeva scegliere (con capacità e fortuna) i collaboratori migliori cui delegava gli affari?
    Come politico è stato un accentratore. Se lo è stato anche negli affari i risultati gli hanno dato ragione; in politica no.
    Le persone abili (se mai ce ne siano state) pian piano lo hanno abbandonato. Lui, di contro, non ha capito che la sua stella andava sempre più offuscandosi (merito anche della magistratura) e ora, anche se lo volesse, non ha più alcun personaggio cui affidare l’eredità del partito.
    L’unico erede poteva essere Fini (diciamocelo) che all’epoca godeva di grande popolarità. Ma ne’ Fini, nè Berlusconi hanno capito a quell’epoca che la divisione avrebbe comportato la fine di una formula vincente e, in un modo o nell’altro, alla disgregazione del partito, con un accumularsi di errori da parte di uno e dell’altro, senza più possibilità di rimediarvi. Ognuno, chi per un verso chi per l’altro, pensò al proprio immediato tornaconto, alla propria immagine, alla propria idea di supremazia. Da lì cominciò la fine del centro destra

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