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Piaccia o no, Mr Trump è un grande animale politico

usaNorth Charleston, South Carolina. Sesto dibattito tra i candidati repubblicani in corsa per il 2016 organizzato da Fox Business. L’emittente voleva meno candidati sul palco e ce l’ha fatta. Con i parametri utilizzati sette sono andati al dibattito dei grandi e quattro a quello definito undercard. Tra questi ultimi però il senatore Rand Paul si è tirato indietro puntando sulla seconda parte della strategia mi-si-nota-di-più-se-vado-o-se-non-vado: un colpo disperato che difficilmente potrà, come anche del resto qualsiasi altra strategia, garantirgli un balzo rilevante nei sondaggi. Il tutto mentre il partito continua ad invitarlo a preoccuparsi della riconferma del suo seggio dal Kentucky.

Due linee erano attesissime: lo scontro tra i front-runner in Iowa e candidati estremisti Donald Trump e Ted Cruz e la lotta per il posto da prescelto dell’establishment. Su Trump il New York Times così ha scritto: «Nei cinque precedenti dibattiti, Mr. Trump è stata affiancato da una vasta gamma di rivali su entrambi i lati. A volte, sembrava contento di scomparire, mentre altri sul palco discutevano delle complessità della politica – il genere di cose su cui il signor Trump ha talvolta cercato di improvvisare. Ma South Carolina solo sette candidati parteciperanno al dibattito principale. Ciò significa più tempo per il microfono di Mr. Trump, ma meno possibilità di nascondersi». Sono stati profetici. Lo scontro Trump-Cruz è stato immediato. Dopo un inizio zoppicante, il magnate si è rialzato e citando l’Undici settembre – cosa rara in un dibattito politico – ha colpito il senatore del Texas. Trump è stato il mattatore della serata: è stato il suo miglior dibattito. Come del resto tutti gli altri sul palco, ha deciso autonomamente che ogni domanda per quanto specifica fosse diventasse un tema libero. A volte, come in una risposta sui rapporti economici con la Cina, è stato incomprensibile. Ma ha compensato impreparazione, indisciplinatezza e poca attitudine al dibattito dimostrandosi attivissimo, capace di grande retorica politica: si è detto «molto arrabbiato» per la cattiva gestione del Paese e ha promesso che sarà arrabbiato fintanto che il problema non sarà risolto. La più chiara risposta sull’immigrazione è arrivata proprio dal magnate che si è distinto da Cruz e da Rubio. Benino Ted Cruz sempre alla ricerca del voto conservatore ma stoppato in due momenti significativi da Trump (sui valori newyorkesi) e da Rubio (sulla questione dei voti a Washington). Non è stato il suo miglior dibattito, ma nemmeno il peggiore.

L’altro fronte di battaglia, quello per il voto moderato e la conquista dei favori dell’establishment, è stato segnato da Marco Rubio e Chris Christie, due grandi personalità capaci potenzialmente di affascinare l’intera nazione. Il loro più grande problema è stato di giocare all’ombra della sfida tra Trump e Cruz. Il senatore della Florida ha cercato il risultato più efficace per convincere la parte rabbiosa della base repubblicana. All’interno della strategia gli attacchi in apertura contro il presidente Obama e Hillary Clinton, accusati di aver trascinato a fondo il Paese a livello internazionale. Ha accusato Ted Cruz di conservatorismo incoerente, in merito al suo trend di voto al Senato. Incredibile ma vero, nessuno si è scagliato contro di lui per la questione della scarsa esperienza in cariche elettive, nemmeno il suo diretto sfidante nel dibattito in South Carolina, Chris Christie.

Tra gli undercard – dibattito tra Carly Fiorina, Mike Huckabee e Rand Paul noioso e di cui ci si interroga, a questo punto, dell’utilità – sarebbero dovuti finire Jeb Bush e John Kasich, deboli e con la loro politica ormai ai margini del partito repubblicano come dimostrano i sondaggi, e Ben Carson, che al dissesto della sua campagna – se ne stanno andando tutti, l’ultimo è stato il manager delle finanze – aggiunge un’impreparazione imbarazzante.

Come sempre, ora il punto della situazione sugli anni passati. Nel 2004 e nel 2008 Howard Dean e Hillary Clinton guidavano il fronte democratico rispettivamente con 6 e 9,8 punti percentuali di vantaggio. Nel 2008 e nel 2012, invece, il futuro candidato repubblicano sconfitto da Obama già guidava i sondaggi: McCain con McCain +10.6 e Romney +12.6.

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di on 15 gennaio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

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