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Per i palestinesi gli assassini sono eroi

A Capodanno Nashat Melhem era entrato in un pub di Tel Aviv sparando, e uccidendo tre cittadini israeliani. L'Autorità Palestinese lo ha inserito nella lista ufficiale dei martiri. Poi lo ha tolto, ma ha ribadito che «il suo nome è stato scritto con il suo sangue puro, che ha irrigato la nostra terra»

israeleCompiere un attentato terroristico contro Israele, contro gli ebrei e contro l’Occidente e diventare un martire, anche se sei cittadino israeliano. Il nome dell’assassino che aveva dato il benvenuto all’anno nuovo nel pub della città di Tel Aviv a suon di colpi d’arma da fuoco è stato inserito nella lista lista ufficiale dei martiri dal Ministero della Sanità dell’Autorità Palestinese che ha rilasciato una dichiarazione sottolineando l’eroismo dell’arabo israliano Nashat Melhem. L’esperto di questioni palestinesi del Jerusalem Post e del Gatestone Institute Khaled Abu Toameh è stato il primo a riferire in lingua inglese via Twitter dell’inserimento di Melhem come la centocinquantesima vittima palestinese uccisa dalle forze di sicurezza israeliane durante l’ondata di violenza in corso. Melhem è stato ucciso in uno scontro a fuoco con le forze speciali israeliane nel pomeriggio di venerdì dopo una caccia all’uomo durata una settimana. L’uomo, residente nel villaggio di Wadi Ara, a maggioranza araba a sud di Haifa, ha ucciso tre cittadini israeliani, due ebrei al pub ed un tassista arabo. Abu Toameh ha riportato che, dopo nemmeno due ore, il suo nome era ben in vista nella lista dei martiri aggiornata dal Ministero della Sanità dell’Autorità Palestinese.

Alle – incredibili – proteste nate sui social da parte degli utenti palestinesi per l’inserimento del nome di Nashat Melhem tra i martiri devoti alla causa palestinese si è aggiunto il disappunto dell’organizzazione terroristica Hamas. Forse, riferisce Abu Toameh all’Algemeiner, qualcuno deve aver suggerito all’Autorità Palestinese che la mossa avrebbe potuto aver ripercussioni per «il modo in cui sarebbe stata percepita in Israele e all’estero». Il nome è così scomparso dalla lista. Ma dopo poco, nella tarda serata di venerdì, il Ministero della Salute ha rilasciato una nota di chiarimento in cui illustrava come i nomi dei martiri siano relativi solo alle aree in cui l’Autorità opera, cioè in Cisgiordania, a Gerusalemme e nella Striscia di Gaza. Per questo, essendo Melhem un cittadino israeliano, il nome dell’attentatore è stato rimosso. Ma una sottolineatura è d’obbligo: la mancata inclusione di Melhem sulla lista non significa far cadere il suo titolo di martire. «È uno dei martiri più preziosi, e il suo nome è stato iscritto con il suo sangue puro, che ha irrigato la nostra terra libera». E gli attacchi contro il Ministero della Salute per le decisioni “discutibili” non finiscono qui. Il numero 31 della lista, ad esempio, è Muhanad Alukabi, un beduino israeliano di Negev che lo scorso 18 ottobre ha attaccato la stazione centrale degli autobus a Beersheba causando la morte di un soldato israeliano ed il ferimento di altre undici persone tra militari e civili. Questa è l’Autorità Palestinese, la stessa che, come dimostrato da Giulio Meotti sulle pagine de ll Foglio, ha strettissime relazioni con la Terza Intifada, guidata sul web da uomini di fiducia di Abu Mazen.

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di on 12 gennaio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

2 commenti a Per i palestinesi gli assassini sono eroi

  1. Marco Rispondi

    12 gennaio 2016 at 16:49

    Vanno iscritti nella lista dei vigliacchi assassini vergogna dell’umanità .Vadano questi vili ad affrontare militari o gente armata e non ammazzare quattro ragazzi inermi seduti in un bar.Vili inutili che raggiungono le loro 89 vergini che non finiscono mai e vili coloro che li mettono tra i martiri e non tra i pazzi assassini al loro seguito.

  2. marco Rispondi

    12 gennaio 2016 at 19:55

    che dire? I palestinesi mi ricordano quel marito che, per fare dispetto alla moglie si trancia gli zebedei. Avere la fortuna di essere parte (o di vivere in prossimità) di un organismo vitale come quello israeliano e campare nella miseria, nell’ignoranza e nel rancore, offrendo le proprie carni alla più stupida (e sfruttata) delle cause. Essere tavola imbandita per barbe lunghe che sputazzano odio e mezze seghe miracolate dal petrolio, oltre che per politicanti e pseudo intellettuali in cerca di applausi, prebende e careghe onusiane.

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