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Noi (single) senza una piazza

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Cari Family Day, cari Family Gay,

vi scrivo perché abbiamo un problema. “Noichi?”, direte voi. Noi single. Qualcuno di noi oggi è a Roma al Circo Massimo. Qualcuno è sceso nelle strade arcobaleno, la scorsa settimana. Qualcuno ha riempito le vostre piazze per difendere o promuovere i vostri diritti. Qualcuno, diritto sacrosanto anche questo, ha deciso di starsene a casa. Ecco, a noi, oggi, manca una piazza tutta nostra. Anche soltanto un luogo virtuale dove aprire un dibattito sui nostri, di diritti. La politica passa le giornate a litigare su cosa è meglio per voi, dimenticandosi che siamo una bella fetta di Paese. A Milano, tanto per dirne una, siamo quasi il 40% della popolazione.

Noi che godiamo di zero rappresentanza, ma esistiamo. Noi che paghiamo affitti lunari con un solo stipendio perché i monolocali, in proporzione, costano più degli appartamenti da 150 metri quadrati. Noi che, spesso, dobbiamo stare a casa di mamma e papà perché, tanto, chissenefrega se sei da solo, anzi, almeno hai un po’ di compagnia. Noi che, se per caso dovessimo avere bisogno di una casa popolare perché dormiamo sotto ad un ponte, siamo in fondo alle graduatorie perché prima vengono le famiglie, le donne incinte, gli anziani e via dicendo. Noi che un buchetto da acquistare non possiamo nemmeno sognarcelo, perché non rientriamo in quelle categorie che beneficiano dei mutui agevolati. Noi che se viaggiamo da soli dobbiamo pagarci comunque una camera doppia perché il più delle volte la singola non c’è o se c’è costa praticamente uguale. Noi che Italo e Trenitalia ci discriminano davvero, quando sparano le offerte “viaggi-due-paghi-uno” e gli sconti famiglia-bambini-nonni.

Noi che al lavoro ci prendiamo sempre le vacanze nei periodi più scomodi e improbabili perché tanto non abbiamo figli e nemmeno un compagno o una compagna con cui litigare sui giorni di ferie. Noi che, se proprio al lavoro devono lasciare a casa qualcuno, lasciano a casa noi perché tanto non abbiamo nessuno a cui dar da mangiare se non noi stessi, che tanto ce la caviamo con una scatoletta di tonno e via. Noi che siamo stufi delle “tessera famiglia”, “confezione famiglia” dove si risparmia più che acquistando il decimo del prodotto. Noi che viviamo in questo paese dove il meno lo paghi di più. Lo dice pure la Coldiretti: vivere da soli costa il 74% in più. Noi che una smart o una monoposto consuma la stessa benzina di un’auto a cinque porte. Noi che una volta all’Esselunga c’erano le monodosi di sushi e ora stanno sparendo pure quelle.

Però noi cresciamo sempre di più. Noi, nucleifamiliarididiunasolapersona (che termine orrendo), siamo tanti. Ma nessuno ci fila di pezza. Nemmeno in campagna elettorale ci strumentalizzate, ma è possibile? Eppure la tessera elettorale ce l’abbiamo. Eppure a votare ci andiamo. L’unica cosa che promuovete, per noi, sono le app, i siti, i social network e persino le crociere per farci accoppiare. Cioè, in sostanza, per farci smettere di essere single. Eh no, non funziona così. Noi abbiamo dignità per quel che siamo oggi e non per le “famiglie naturali” o allargate o strambe, non per le coppie etero o le coppie omo che potremmo essere domani. Certo, non siamo una lobby, come lo sono molti vostri amici. Ma possiamo organizzarci. Quello che chiediamo non è una specie di “quota single”, ma solo un filino di attenzione in più. Ad oggi, al presente. Anche perché, visto che non abbiamo pargoli a cui badare a casa, non abbiamo un cacchio da fare se non lavorare. O divertirci, o consumare, acquistare. Vi diamo un sacco di ricchezza, noi. Quindi, ogni tanto, smettetela di guardarci dall’alto in basso come fossimo diversamente umani. Perché se un giorno decidessimo di scendere in piazza, saremmo molti, ma molti più di voi. Marameo.

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di on 30 gennaio 2016. Filed under Attualità. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

6 commenti a Noi (single) senza una piazza

  1. Marco Rispondi

    30 gennaio 2016 at 16:39

    Grande simpatico pezzo .Sulla solitudine ,anzi sul senso di unicità meglio,pensi quanta gente ha fatto i miliarducci.I social ci rendono vicini al mondo che a sua volta è’ vicino a noi da lontano o da luoghi sconosciuti ad esempio il pianerottolo di casa dove vive l’altro socializzante….ma scherzi a parte andrebbe analizzato anche il soggetto davvero solo che ogni attimo aspetta un messaggio da uno che come lui aspetta un messaggio per farne un’altro in una catena di solitudine Vera alle volte infinita.E si bisognerebbe guardare anche questi accoppiati ad un telefonino che pur producendo orgasmi multipli non permetterà la formazione di una famiglia pur con accoppiamenti multipli fra dito ed orecchio.

  2. Diana Rispondi

    30 gennaio 2016 at 22:14

    Hahaha! Essere single è niente rispetto a essere una coppia sposata senza figli! Un single è considerato uno “spirito libero”, sempre giovane, può fare quello che gli/le pare, pure invidiato, provate a rispondere alla domanda “Avete dei figli? con un “No”. Anche se il “no” è detto con tono rilassato, segue inevitabilmente un “Oh” accompagnato da una smorfia di commiserazione, talvolta mista a vero dispiacere, talvolta a superiorità morale: “Noi ne abbiamo tre”, segue la scarica di fotografie sfuocate sul cellulare a cui non c’è alcun modo di sottrarsi, se non fingere un attacco di cuore o averne uno vero… Una coppia sposata senza figli equivale inevitabilmente a “Poverini, non hanno avuto la benedizione dei pargoli”, che si possa condurre un’esistenza serena e soddisfacente anche senza figli, non è contemplato dalla società italica. Esclusi dal circolo dei sigle in quanto coppia, esclusi dal circolo delle famiglie per mancanza di argomenti “ma tu gli dai mellin? le scarpine cosa gli hai preso, le geox quelle morbide?” Cari single, preferireste essere considerati degli “sfigati”? :)

    • Simone Rispondi

      1 febbraio 2016 at 16:09

      l’articolo parla degli svantaggi economici di essere single, non di sfiga ecc…

  3. Francesco_P Rispondi

    31 gennaio 2016 at 02:33

    Il torto dei single è quello di non rappresentare una potente lobby funzionale al disegno del potere.
    Anche se tutti noi “zitelli” e “zitelle” ci costituissimo in un gruppo di pressione, non saremmo considerati perché non abbiamo una famiglia da distruggere; troveremmo solo muri gomma e aspre censure da parte del pensiero ufficiale, Repubblica in testa.
    Infatti, l’obbiettivo della sinistra è quello di distruggere la famiglia come fulcro della cultura e della tradizione che devono essere sostituiti dal “pensiero unico politicamente corretto”.
    Il fatto è chiarissimo quando si analizzano le proposte del nuovo diritto di famiglia: infatti, non ci si limita a riconoscere il diritto degli omosessuali a “sposarsi” per vedere legalmente riconosciute le questioni ereditarie, l’assistenza al partner, ecc., ma si vuole permettere alle coppie omosessuali di adottare bambini e addirittura di farsi fare in bimbi mediante l’utero in affitto, una pratica mostruosa come un esperimento nazista del dottor Mengele.
    Il diritto del minore, che ha bisogno di un papà maschio e di una mamma femmina autentici per una crescita equilibrata, viene calpestato e stracciato in nome di un modernismo contro l’essenza stessa della natura. Secondo questo pensiero folle della sinistra, il bimbo viene ridotto ad un animale da compagnia che si acquista in negozio o rivolgendosi direttamente all’allevamento!

    • Fabrizio Rispondi

      1 febbraio 2016 at 16:09

      Scusa Francesco, non vorrei offenderti, ma la Logica è stata calpestata e stracciata dal tuo discorso e ora, sul letto di morte, mi ha detto di dirti che avrai la sua triste fine sulla coscienza.
      Ambasciator non porta pena, eh.

  4. Alesven Rispondi

    1 febbraio 2016 at 10:03

    Tutti con sta fregola di essere catalogati in qualche elenco all’anagrafe, di ricevere spiccioli dallo Stato-Padre/Madre, di essere “rappresentati”…. Ognuno rappresenta solo se stesso, lo Stato ti cataloga per avere potere su di te, gli spiccioli te li dà per garantirsi il tuo voto, in un circuito chiuso di politici e funzionari che si alimentano di spesa pubblica e lasciano a te le briciole dei loro lauti pasti a spese tue… Ma meglio “non esistere”! Meglio sfuggire alle statistiche, all’abbordaggio dei partiti che bramano i voti dei gruppi organizzati! Godetevi l’unicità, l’individualismo, la non-omologazione! (parola di madre deliberatamente non sposata che vomita all’idea di essere incasellata in una specie di matrimonio dalla Cirinnà)

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