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Noi siamo ancora Charlie

A un anno dalla strage, sono tanti in fuga dal #JeSuisCharlie. Radical dell'accoglienza e laicisti multiculti, da sempre i migliori alleati della sharia. Neoreazionari, destrorsi identitari e purtroppo anche cattolici, tutti dimentichi che la libertà di satira o è estrema o non è. Ignavi a vario titolo. Noi no

imageDopo un anno siamo ancora Charlie Hebdo, dobbiamo esserlo, è un atto minimo della coscienza, eppure questo automatismo della civiltà viene messo in discussione, a soli dodici mesi dalle raffiche che macellavano una redazione di giornale al grido di “Allah è grande”, e allora nel nostro piccolo lo ribadiamo.

È iniziata presto, la fuga acefala e ignava, purtroppo incentivata da quella che dovrebbe essere la più alta guida spirituale d’Occidente, quel Papa Francesco che a pochi giorni dal massacro regalò il virgolettato grottesco “Se qualcuno dice una parolaccia contro la mia mamma, lo aspetta un pugno! Ma è normale!” che un’opinione pubblica in coma conformista, la stessa che sbertucciava un pensatore titanico come Joseph Ratzinger senza capirlo, gli ha subito perdonato. Hanno cominciato i radical dell’accoglienza, i benpensanti e benecocomunisti che non a caso stravedono per questo Papa, a dissociarsi dai loro stessi post il giorno della strage, a prendere le distanze da quei gauchisti libertari non intruppati, e non intruppabili, di Charlie, a dire che in fondo se l’andavano cercando. Perché twittare #JeSuisCharlie davanti al sangue fresco di Charlie è facilissimo e simpatizzante, altra cosa è trarne le conseguenze immediate e fallaciane, nominare il proibito nella buona società e nelle mafiette dell’intellighenzia, l’abisso ontologico e valoriale che separa noi e loro, chi spara sugli innocenti in nome di Allah e chi ha fatto del diritto alla parola e alla critica e fin allo sberleffo il proprio stile di vita, l’Occidente cristiano e liberale, dunque laico, e l’islamismo assolutista e teocratico, dunque totalitario. Era obiettivamente troppo, per questa gente, era molto più facile togliere la foto di Charlie dai profili e tornare all’abituale schizofrenia doppiopesista, sul Profeta e sul Dio dei musulmani è meglio tacere, se non taci e ti giochi la pelle affar tuo, la buona società ti allontana, mentre su Gesù Cristo e la Chiesa ovviamente non solo si può, ma si deve infierire, per essere pienamente accettati nel club dei laicisti multiculti, in ogni dove i principali alleati della sharia.

Hanno seguito, spiace dirlo, ma è cronaca, molti cattolici nostrani, identitari, neoreazionari e destrorsi a vario titolo, i quali si sono messi a strillare che no, non si può proprio essere Charlie, perché questi sono blasfemi e bestemmiano (anche) i nostri valori occidentali, come se la libertà estrema e anche selvaggia di satira non ne faccia parte integrante, da Aristofane che insolentiva e umiliava l’intero establishment politico-economico-religioso dell’Atene classica in poi. I bestemmiatori hanno dato una mano (probabilmente intenzionale, ché obiettivo di ogni satira è anche smascherare le pochezze circolanti) con la copertina del numero celebrativo dell’anniversario, uscito ieri. “L’assassino è ancora in libertà”, e la foto di un Dio barbuto e dotato di kalashnikov, secondo le critiche più idiote più assomigliante a quello cristiano che ad Allah (grazie al piffero, quest’ultimo non è rappresentabile dai suoi seguaci, che non ce ne hanno tramandato alcuna iconografia storica). Questa sarebbe la prova, per i nemici “di destra” di Charlie (quelli di sinistra, come abbiamo visto, si son rintanati nella propria pavidità e nella propria ipocrisia da mesi, da quasi subito) che non si può essere Charlie. Feccia del pensiero. A modesto parere di chi scrive, si può essere Charlie addirittura nel merito, perché il Dio-assassino irriso dai vignettisti libertini è il Dio del monoteismo metafisico, prescrittivo, irraggiungibile e assolutizzante, dunque fondamentalmente autoritario (per intenderci, un Dio senza il Nuovo Testamento, un Dio che non ha compiuto il passo tutto umano di saldare il cielo con la terra). Ma può essere un’impressione soggettiva sbagliata, e senz’altro è irrilevante. Ben più alla radice, c’è da essere Charlie nel metodo, c’è da essere Charlie a maggior ragione se e quando Charlie insulta il mio mondo, a maggior ragione se non si è d’accordo con Charlie (Voltaire, sempre Voltaire, contro gli oscurantismi di destra e di sinistra). Sennò, davvero, quei venti morti di un anno fa sono nulla, polvere nel vento, e noi altrettanto. Non vogliamo essere polvere, vogliamo essere qualcosa e qualcuno, anzitutto noi stessi, uomini occidentali, liberi, migliori, e per questo dopo un anno vogliamo ancora essere Charlie.

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di on 8 gennaio 2016. Filed under Dibattiti. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

10 commenti a Noi siamo ancora Charlie

  1. aquilone Rispondi

    7 gennaio 2016 at 08:15

    Perdonami Sallusti, io non ho la minima parte della tua cultura, però ho sempre pensato che così come i “Charlì” hanno diritto di scrivere e sbeffeggiare chi vogliono, altrettanto io, di destra o sinistra che sia (ma sono di destra) ho il sacrosanto diritto di disapprovarli e, anche, di mandarli affanculo quando non mi piacciono certe loro manifestazioni di radicata cultura sinistrorsa, senza che alcuno venga a rimproverarmi per questo o a raccontarmi la storia dell’islam, dei cristiani o degli ebrei o a chiedermi di essere politicamente assennato.
    Semplificando i concetti nei confronti dei “Charlì” al mio livello terra terra, la differenza tra il fascista nostrano, il comunista nostrano e il musulmano dove sta? Sta nel fatto che il primo si limita a mandare affanculo, il secondo è sempre pronto a giustificare qualsiasi cosa possa metterla in culo all’occidente, il terzo è sempre disponibile a metter su una carneficina.
    Dopo di che critichiamoci pure a vicenda, anche con parole dure, resti sempre tra i miei giornalisti preferiti

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      7 gennaio 2016 at 15:25

      Caro aquilone, La ringrazio. Non sono d’accordo su tutto, ma sull’essenziale (diritto di sbeffeggiare, diritto di mandare affanculo, critica anche dura come segno della nostra specificità) sì. Saluti, a presto

  2. Aurelio Rispondi

    7 gennaio 2016 at 08:48

    Direttore Sallusti lei fa un grande pezzo e non è adulazione,lei è un giornalista vero ma mandare nel dimenticatoio azioni inumane per l’uomo civile,per il cittadino che vive di normalità può essere giustificabile altrimenti ne tedeschi ne fautori deviazioni inumane potrebbero sopravvivere a loro stessi,alla loro vilta’ ipocrita o alle loro ignoranze.Per gli uomini delle istituzioni no….la vilta’ non può avere giustificazione mai ,eppure esistono tra sinistri e stupidi espressioni come “se la sono cercata”,menti illiberali e false degne di vivere sotto i mafiosi di turno degne della vita da niente che la loro inconsistenza gli permette.

  3. HaDaR Rispondi

    7 gennaio 2016 at 14:13

    VERGOGNA Sig. Sallusti!
    È un pezzo degno del “migliore” antisemitismo, quello in cui possa scrivere una vera e propria porcata come, cito, “…per intenderci, un Dio senza il Nuovo Testamento, un Dio che non ha compiuto il passo tutto umano di saldare il cielo con la terra…”.
    Sulla base di pensieri simili, in (aspetta ed) Esperia si son discrininati, perseguitati, ghettizati, derubati, torturati e assassinati gli ebrei della penisola per 2000 anni!
    Noi ebrei non abbiamo mai avuto bisogno del COSIDDETTO “Nuovo Testamento” per dare l’esempio di moralità e umanità al mondo e per contribuire, non con la morte di altri, ma con la giustizia, la creazione letteraria, musicale, scientifica e tecnologica, allo sviluppo umano, PROPRIO a causa del nostro ebraismo, non nonostante.
    NOI non abbiamo MAI né riempito né frequentato LE GALERE di ogni paese in cui abbiamo vissuto prima di poter tornare a casa, nella terra da cui i suoi antenati ci avevano deportato ed esiliato a forza. Paragoni i tassi di furto, rapina, stupro e omicidio d’Israele con qelli di QUALSIASI paese cristiano, e non dimentichi di vedere CHI commette tali crimini in Israele in percentuali parecchie volte superiori alla propria popolazione reativa, poi ne riparliamo! Possono dire lo stesso coloro che sono stati educati secondo i principi del suo “Nuovo Testamento”?…
    Un buon albero si vede dai frutti che dà!

    • Giovanni Sallusti Rispondi

      7 gennaio 2016 at 14:55

      Caro HaDaR, davvero, io posso accettare tutto, ma che si dia dell’ “antisemita” a uno dei pochissimi organi d’informazione e d’opinione che tiene sempre il punto fermo su Israele (al contrario anche di molti giornaloni cartacei sedicenti “liberali”), l’unica oasi di libertà nel Medio Oriente e la nostra prima trincea nella battaglia per la nostra esistenza, è davvero grottesco. Digiti “Israele” in questo sito e osservi di sfuggita i risultati, e tutti gli insulti che ci prendiamo da tutti gli antisemiti fasciocomunisti di questo disgraziato Paese. Guardi un centimetro a sinistra in nome page, il mio editoriale, il suo titolo e il suo contenuto. Quanto al passo, com’è ovvio, polemizzava anzitutto col monoteismo islamico (ma mi concederà che proprio nel nome di quello che Israele rappresenta, niente può essere al di sopra della critica). Tutto, ma “antisemita” a un giornale che tiene alta ogni giorno la bandiera d’Israele davvero no. A presto

      • HaDaR Rispondi

        8 gennaio 2016 at 00:14

        Mi guardo bene dal dare dell’antisemita al giornale!
        L’affermazione da lei fatta lo era.

      • Ernesto Rispondi

        8 gennaio 2016 at 18:35

        Lo vede, Sallusti? E’ tutto inutile. Per quanto si cerchi di impostare un ragionamento coerente, il riflesso pavloviano dell’ebraismo italiano verso la cara “sinistra” è ineluttabile. Io lascerei perdere, lascerei che condottieri come Lerner, Fiano et al determinino in pace la politica delle Comunità Ebraiche italiane. Chi è sordo da un orecchio (e gli ebrei italiani sono anche ciechi, se non vedono il patente antisemitismo dei giornali di sinistra e della stessa sinistra nella quale militano per la maggior parte), da quell’orecchio non ci sente.
        Si sono lette bestialità su Repubblica che facevano saltare dalla sedia. Lei si è beccato dell’antisemita in punta di dibattito teologico. Si rassegni: l’ebraismo italiano ha deciso da tempo dove stare.
        Fossi in lei, mollerei il colpo.

        • Arcroyal Rispondi

          8 gennaio 2016 at 20:56

          Ernesto, scusa, ma secondo te l’ebraismo italiano si esaurisce nelle figure di Lerner, Fiano e Moni Ovadia?

          Fiamma Nirenstein, per esempio, è stata eletta con il Popolo delle Libertà ed è stata nominata ambasciatrice d’Israele in Italia dal governo Netanyahu. E i sinistri da te citati, quelli che tirano fuori la loro identità ebraica solo per partecipare ai cortei ‘antifascisti’ e che sputano ogni giorno sul diritto di Israele a difendersi, le stanno provando tutte per impedirle di insediarsi. Ma non rappresentano certo la totalità delle comunità ebraiche. Sono solo gli ebrei che trovano spazio su stampa e televisioni dominati dal Pensiero Unico di Sinistra.

          HaDaR stesso non ha scritto un commento politically correct: c’è un riferimento ai tassi di criminalità in Israele che un Gad Lerner non ammetterebbe neanche sotto tortura. HaDaR ha solo estrapolato una frase dal contesto ed ha sparato un commento irato che secondo me poteva risparmiarsi. La rete è piena zeppa di siti che meritano la sua furia molto, ma molto di più dell’Intraprendente.

  4. adriano Rispondi

    7 gennaio 2016 at 17:57

    Va tutto bene ma ,per il momento,qui da noi ancora si vota.E a vincere sono sempre quelli a cui le cose vanno bene così.Leggo che a Colonia a sbagliare sono le donne.Mi sembra che siano il 50% e più della popolazione.Se a loro va bene la prospettiva da schiave e se ne dimenticano in cabina c’è poco da fare.Si continua così.

  5. Marco Rispondi

    7 gennaio 2016 at 22:27

    Probabile che il commentatore israelita Hadar legge da poco,forse da oggi questo giornale,altrimenti avrebbe detto grazie cento volte per quel che viene fatto a vantaggio d’Israele e della liberalità di cui è esempio pur con qualche contraddizione.Legga di più e si ravvederà liberandosi da una irascibilità che non gli fa ragione ne onore.

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