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Mattarella versione Johnny Stecchino

Come nel film di Benigni, nel discorso di fine anno sostiene che i veri problemi dell'Italia siano l'inquinamento e l'evasione fiscale, mica l'immigrazione e il terrorismo. Dice di essere un capo dello Stato, ma "non gli assomiglia per niente"

mattarella johnny“La Sicilia è bellissima, ma puttroppo siamo famosi ne’ mondo anche per qualche cosa di negativo, per quelle che voi chiamate: “piaghe“. Una, terribile e lei sa a cosa mi rriferisco, è l’Etna. Ma c’è un’altra cosa e questa è veramente una piaga grave che nessuno riesce a risolvere, lei mi ha già capito eh?… è la siccità. […] Ma iè la natura e non ci possiamo fare nenti, eh… Ma dove possiamo fare e non facciamo, perché non è la natura ma l’uomo, è nella terza e più grave di queste piaghe che veramente diffama la Sicilia e in patticolare Palemmo agli occhi de’ mondo… hee… lei ha già capito, è inutile che io glielo dica… mi veggogno a dillo… è il traffico!”.

Sembrava di sentire lo zio avvocato nel film Johnny Stecchino, mentre il presidente Mattarella parlava nel suo discorso di fine anno e sciorinava le “vere” emergenze del Paese. Ti aspettavi che, come prima cosa, citasse il terrorismo e l’immigrazione, la questione sicurezza, il pericolo fondamentalista, l’invasione sulle nostre coste. E invece il siciliano Mattarella, come lo zio di Johnny Stecchino, ci ha tenuto a sottolineare che i veri problemi, le reali emergenze del Paese, sono altre e ben più drammatiche: il lavoro, l’inquinamento, l’evasione fiscale…

Essì, quanto al lavoro, il dramma è la disoccupazione soprattutto nel Meridione, dove i giovani faticano a sbarcare il lunario, mentre “i giovani di altre regioni hanno più opportunità” e ciò crea “diseguaglianze” (e dagli in testa al Nord, dove i giovani ce la fanno, e questo sembra quasi una colpa, un’ “ingiustizia sociale” agli occhi del Presidente).

Ma il secondo grosso problema, anche se in buona parte è “colpa della natura e non possiamo farci niente” è lo smog. Il Presidente deve essersi accorto che recentemente hanno organizzato un’utilissima e molto breve (solo 12 giorni di discussioni, che sarà mai) conferenza sul clima a Parigi e che negli ultimi giorni, in mancanza d’altro, nove giornali su dieci hanno aperto con la notizia (clamorosa) che le metropoli italiane sono inquinate. E allora il capo dello Stato doveva dire la sua, esprimere la sua viva preoccupazione e invitare gli italiani a combattere contro “le siccità e le alluvioni” (contro i mulini a vento, no?).

Epperò, il vero dramma che attanaglia il nostro Paese e gli impedisce di crescere è l’evasione fiscale. Essì, quasi mi vergogno a dirlo – ha fatto intuire il presidente – ma questo è il male e il pericolo che incombe sull’Italia, la grande minaccia che ci sottrae il 7,5% del Pil e che ci costringe (è tutta colpa degli evasori) a pagare più tasse. Qua il Presidente sciorina la sua ricetta ai limiti del ridicolo per ridurre la pressione fiscale: “Se tutti pagassero le tasse“, sostiene, “le tasse sarebbero più basse”. Quando invece è esattamente il contrario: “Se le tasse fossero più basse, tutti le pagherebbero” (e lo pensa anche uno che non è esattamente uno sprovveduto come Netanyahu).

Quando ormai credi che il presidente abbia esaurito la sua lista delle “piaghe” d’Italia e quando – complice la sua immobilità, il suo aspetto imbalsamato e le sue parole biascicate e soporifere – rischi di farti vincere da un sonno incipiente, allora Mattarella si ricorda che, tra le altre cose, l’Italia deve affrontare anche terrorismo e immigrazione. E l’approccio a questi temi è un’accozzaglia formidabile di ovvietà, espressioni politicamente corrette e buonismo terzomondista. Mattarella cita solo una volta la parola “islamista” (guai a dire “terrorismo islamico”, dovesse offendersi qualcuno) e suggerisce di combatterlo “creando condizioni di pace nei Paesi dell’Africa e del Medio Oriente”). Insomma, sconfiggiamo i terroristi con i pacifisti…

Sull’immigrazione, la linea cerchiobottista (tenere i migranti buoni, espellere i cattivi, quasi che la bontà e la cattiveria ce l’avessero scritta in faccia) è condita da un elogio del contributo economico degli immigrati al nostro Paese, che “versano allo Stato molto più di quanto ricevono”. Gli immigrati, eh? E gli imprenditori e gli artigiani del Nord che versano una quantità esorbitante di tasse e vantano un pazzesco residuo fiscale, cosa dovrebbero dire a proposito?

Alla fine del discorso, dopo aver assistito al più triste messaggio di fine anno della tua vita, spegni la tv con la sensazione – anche questa tratta da Johnny Stecchino – che chi abbia parlato non sia il vero presidente della Repubblica, ma il suo sosia, il suo doppione. Il capo dello Stato forse non è lui, ma un altro, Giorgio Napolitano. E Mattarella “non gli assomiglia pe’ ‘nniente”.

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di on 1 gennaio 2016. Filed under Politica. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0. You can leave a response or trackback to this entry

11 commenti a Mattarella versione Johnny Stecchino

  1. cristiano Rispondi

    1 gennaio 2016 at 18:43

    infatti i giovani del Nodde hanno lavoro come se piovesse,infatti oggi in italy non c’è un problemino con la corruzione nella P.A.,infatti il degrado delle periferie e delle zone ad alta concentrazione di pidocchi extracomunitari nullafacenti non è un problema,ma si, il problema italiota è la evasione fiscale…e lo smogghe e il traffico!Fino a quando il pensiero meridionale sarà imperante questa ridicola italietta continuerà a essere l’immagine di sempre,pizza mandolino e pressapochismo irresponsabile. Nord libero dal parassitismo italiota.

  2. Franco C. Rispondi

    1 gennaio 2016 at 19:57

    Se in italia ci sono delle persone valide ed in gamba, è matematica ed assoluta certezza che non diventeranno mai e poi mai presidente della repubblica.
    E in compenso non riusciranno neanche a diventare presidenti della camera.

  3. Maya Sini Rispondi

    1 gennaio 2016 at 20:17

    Quoto in pieno i primi 2 commenti e voglio solo aggiungere una mia convinzione e cioè che se anche ci fosse evasione zero non cambierebbe nulla (se non aumentare i loro privilegi) e la pressione fiscale sarebbe comunque sempre la stessa!

  4. Giovanni Rispondi

    1 gennaio 2016 at 20:25

    Già. Mattarella. Quanto mi manca Cossiga…………

  5. Arcroyal Rispondi

    1 gennaio 2016 at 21:33

    Però bisogna riconoscere al presidente di aver parlato con il cuore in mano. Quando ha denunciato lo scandalo dell’evasione fiscale, Mattarella aveva ben in mente la situazione della sua vasta e ramificata famiglia che da generazioni vive e prospera con il denaro dei contribuenti.

    Il figlio Bernardo Giorgio è professore universitario a Siena ed ora anche capo dell’ufficio legislativo del ministro Madia con stipendio a 5 zeri. Il genero Cosimo, il marito della figlia Laura lavora nell’ufficio del garante della Privacy. Il suocero Lauro Chiazzese, buonanima, era magnifico rettore proprio dell’università di Palermo dove il giovane Sergio fece una rapida e brillante carriera prima di darsi alla politica con la DC. La nipote Maria, figlia di Piersanti il presidente della Regione Sicilia assassinato nel 1980, lavora – chi l’avrebbe mai detto – come legale della Regione così ben amministrata da Rosario Crocetta. Il marito di Maria, Alessandro Argiroffi che è scomparso proprio nel 2015, era docente di filosofia del diritto sempre all’università di Palermo ( Piersanti aveva sposato Irma, la sorella di Marisa, l’altra figlia del magnifico rettore della rinomata università palermitana, ndr ).

    Insomma, se questi stramaledetti evasori consegnassero al fisco fino all’ultimo centesimo, si potrebbero aumentare stipendi e prebende a Mattarella e ai suoi cari, e vivrebbero tutti quanti ancora più felici e contenti. L’evasione fiscale è davvero la minaccia più devastante al futuro della famiglia del presidente che è pure pieno di nipoti, e da qualche parte a spese nostre li dovrà pur sistemare.

  6. Franco Rispondi

    1 gennaio 2016 at 22:51

    Se qualcuno gli spiegasse quanta fatica si fa a produrre quel denaro che viene estorto alle aziende del nord per ridarle a popoli del sud che,pur con tutte le giustificazioni storiche ,non sanno ne ribellarsi ne ricostruirsi ritenendo fino a ieri piu comode le prebende e l’elusione dello stato a vantaggio dei don Carmelo di turno e Mattarella problemi di tal fatta ben conosce per fatti familiari dolorosi e da siciliano non sembra pieno di sacro furore del cambiamento.

  7. cerberus Rispondi

    2 gennaio 2016 at 11:57

    L’unico commento che mi viene:”che nausea!”.

  8. pupi Rispondi

    2 gennaio 2016 at 12:08

    Se tutti pagassero piu’ tasse la pressione fiscale non diminuirebbe perche’ la sx ha un solo fine tassare e spendere con una ridistribuzione del reddito da chi produce e crea ricchezza a chi la sperpera……

  9. Marco Green Rispondi

    2 gennaio 2016 at 13:45

    Sotto il “presbitero”…niente.

    L’unico senso positivo (e produttivo) che potrebbe avere Mattarella su quello scranno è quello di difensore dell’italica democrazia dal disegno autoritario di Renzi: non fa niente perchè è purtroppo evidente che il sistema di potere che ha cagato fuori Renzi è anche lo stesso che anima lui dal ponte ologrammi.

    Ma continuo a sperare di sbagliarmi: spero che al più presto il Mattarella riprenda vita e cominci a batteccare il ducetto fiorentino e l’allegra compagnia fascio-cattocomunista che c’è dietro prima che sia davvero troppo tardi.

  10. adriano Rispondi

    2 gennaio 2016 at 13:48

    Non partecipo al rito e cambio canale nelle repliche.Se lo guardi chi lo ha eletto.Aspetto quella diretta,di elezioni.Per dire la verità aspetto le elezioni.E basta.

  11. Luca Rispondi

    4 gennaio 2016 at 09:48

    Buffoni… una parola che riassume tutto….

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